Fatto in Italia. Dal Medioevo al Made in Italy

Filed under:Antichità,Piemonte — scritto da Mostre in Italia il 16 aprile 2016

Coppa del miseroniFato in… nella butega de…”, impresso sul retro delle maioliche realizzate in Italia, è il marchio, il segno forte che fin dal Medioevo identificava la qualità artistica e artigianale del prodotto fatto in Italia.

Prende inizio proprio dal Duecento la straordinaria avventura del “Made in Italy”, che la Reggia di Venaria presenta in una mostra dedicata alle eccezionali creazioni artigianali tra il Medioevo e la prima metà del Seicento con alcune riflessioni sul contemporaneo.

La mostra si propone di rintracciare nella storia della produzione artistica italiana quei momenti straordinari in cui la qualità artistica, la capacità di innovazione e l’eccellenza tecnica si sono uniti per produrre beni che, riconoscibili per il loro stile e diventati di moda, sono stati esportati nel resto d’Europa.

Dai tessuti lucchesi a quelli veneziani e genovesi, dagli avori medievali degli Embriachi alle invenzioni dell’oreficeria milanese del Cinquecento, dalle armature lombarde ai bronzetti che diffusero il gusto per l’antico, fino alle maioliche di Faenza poi note in Francia come faïences: sono alcuni dei momenti della produzione artistica italiana in cui vennero creati oggetti di straordinaria qualità tecnica e decorativa. Creazioni che, ispirandosi al rapporto con l’antico che connotava l’arte italiana, attinsero alle più avanzate invenzioni delle arti cosiddette maggiori e costituirono il tramite più rapido della diffusione nel mondo dei modelli iconografici e stilistici elaborati in Italia.

La straordinaria mostra Fatto in Italia sarà visitabile alla Venaria Reale di Torino fino al 10 luglio 2016

Toulouse-Lautrec e il disegno come firma di una presenza

Filed under:Lazio — scritto da Mostre in Italia il

Jane Avril“Che importa. Farò un bove!”. Così, all’età di quattro anni, il bambino Henri de Toulouse- Lautrec, che non sapeva ancora scrivere, chiese ai suoi genitori di poter lasciare, anch’egli, la propria “firma” nel registro degli invitati al battesimo di un fratellino. Prima espressione, forse, di quella propensione, già in nuce, di essere, con il disegno, testimone del proprio presente.
Quel disegno che tanta parte avrebbe avuto, poi, nella produzione artistica della sua brevissima
esistenza.
Intensa fu, infatti, la sua attività di illustratore di libri, giornali e riviste, così come quella di grafico pubblicitario per la realizzazione di manifesti e cartelloni teatrali, nuovo veicolo comunicativo di cui si avvalse il gusto nuovo a cavallo dei due secoli, quell’Art Nouveau che fu ponte di raccordo tra decorazione e produzione industriale.
Sono cronaca illustrata, fotografie disegnate di guizzi di vita fermati in un’istantanea quelle affiche giunte sino a noi. Per raccontare, con tratto sicuro e svelto, lo spettacolo di vita di quello scorcio di tempo. Di quella Belle Époque.
Fu il celebre manifesto del Moulin Rouge (1891) a sancire l’esordio di Lautrec nella litografia, tecnica giovane in cui l’artista si lancia con passione sperimentando sempre nuove soluzioni.
Come il crachis, di sua invenzione: colore schizzato sulla pietra con l’ausilio di spazzolini per conferire, alle opere finali, effetti pittorici insoliti. È una testimonianza lucida, priva di compiacimento ornamentale, quella con cui l’artista seppe trascrivere, nel suo disegno dal contorno spigoloso e sintetico, vicino al cloisonnisme di Gauguin, lo spirito del tempo. Colto in teatri e café-chantants, circhi e maisons closes, e reso per sintesi di tipi umani scrutati nell’essenza da un’osservazione acuta e che, purtuttavia, non giudica. Ma rappresenta in modo schietto e senza turbamento. Protagonisti i corpi, attraverso la posa e la gestualità. Ma anche i caratteri, individuati da brevi accenni caricaturali. Di cantanti, attrici, pagliacce, acrobati o ballerine fermati, in un’istantanea, nei loro atteggiamenti più tipici. Una ricerca, oltre la forma, più a fondo, dell’umana essenza. Travalicando la maschera del trucco o dell’acconciatura; bucando il fragore o il tramestio di fondo. Per arrivare in quella quieta permanenza in cui ciascuno è solo nella folla. Libero da pesi di appartenenza. A corpi non conformi o a status elevati.

Claudio Parisi Presicce
Sovrintendente Capitolino ai Beni Culturali

Al Museo dell’Ara Pacis di Roma, fino all’8 maggio 2016, una spettacolare mostra con circa 170 del grande artista francese.

Street Art – Banksy & Co. L’arte allo stato urbano

Filed under:Emilia Romagna,Grandi eventi — scritto da Mostre in Italia il 24 marzo 2016
Lee Quiñones Howard the Duck 1988 Olio su tela Museum of the City of New York, Gift of Martin Wong

Lee Quiñones
Howard the Duck
1988 Olio su tela
Museum of the City of New York, Gift of Martin Wong

L’arte allo stato urbano
Intellectual property is the oil of the 21th century. La proprietà intellettuale è il petrolio del XXI Secolo
(Michalis Pichler)

L’urban art ha cinquant’anni. È, infatti, passato circa mezzo secolo da quando i primi writers iniziarono a ripetere in maniera ossessiva le loro firme sui muri di Philadelphia e New York. Le prime tags di Cornbread sono datate 1967, ma la firma “Joe ’58” sulla colonna alle spalle di Stevie Wonder, sulla copertina del suo terzo album – Down to earth – uscito nel 1966, ci ricorda che le origini di questo fenomeno non sono ancora state del tutto chiarite e che forse, senza neanche saperlo, questa mostra celebra una ricorrenza importante. Cinquant’anni di vita e una molteplicità di forme, di nomi e di contesti etnici, sociali, politici e culturali, che è probabilmente scorretto racchiudere sotto la sola etichetta di urban art. Parliamo di graffiti o name writing? Identifichiamo come un unico fenomeno i graffiti della New York degli anni Settanta e quelli che hanno invaso l’Europa e il resto del globo grazie all’hip hop negli anni Ottanta? La street art degli anni Duemila è la semplice evoluzione di un’arte di strada che trovava più interesse nel lettering e, in questo caso, sarebbe più giusto parlare di post-graffiti o la sua estetica è geneticamente altra? In che casella mettiamo la scena dei pochoiristes parigini degli anni Ottanta? Hugo Kaagman, che inizia a dipingere a stencil dei temi ispirati alla cultura punk e reggae all’inizio degli anni Ottanta, merita una casella a sé stante, come i pixaçao di Sao Paulo e il cholo writing di Los Angeles? Il muralismo degli anni 2010 è sempre street art, oppure dobbiamo creare la nuova ennesima categoria di una tassonomia che nessuno vuole, ma a cui molti fanno riferimento, implicitamente, per evitare di essere amalgamati con fenomeni e contesti che nulla hanno a che vedere con il proprio agire?
La storia dell’arte è una battezzatrice recidiva. Gli artisti ignari di aver sottoscritto un manifesto sono molto più numerosi di quanto non si creda. Prendiamo il termine barocco: fa la sua apparizione a fine Seicento, ma il suo uso si diffonde solo nei decenni successivi. Il neoclassicismo, invece, compare nella seconda metà dell’Ottocento, più o meno negli stessi anni in cui l’impressionismo è tenuto a battesimo in occasione della sua prima mostra: i ritmi della nomenclatura accelerano. Gli esempi sarebbero ancora più numerosi se le avanguardie storiche non si fossero ribellate a questo meccanismo, decidendo di autoattribuirsi un nome e di definire, tramite un manifesto, il proprio posizionamento in questa tassonomia, tanto inutile quanto necessaria a strutturare un panorama d’insieme funzionale all’indagine delle peculiarità e delle variabili dei singoli contesti.
Tassonomie a parte, quel che conta, oggi, è che il processo di profondo rinnovamento dell’universo urbano, messo in atto dai writers, dagli artisti e dagli organizzatori di progetti di arte pubblica e di festival sorti a macchia d’olio nel mondo nell’ultimo decennio, attende delle risposte all’altezza dell’importanza storica di questi fenomeni da parte delle istituzioni pubbliche. Musei, comuni, assessorati, così come il mondo universitario sono chiamati a costruire e condividere dei percorsi capaci di inquadrarne e accompagnarne lo sviluppo. Tuttavia, lavorare sul presente non basta, perché la mancata storicizzazione dell’urban art da parte delle istituzioni ne ostacola un’analisi approfondita. Al mondo, esistono solo tre fondi di opere e documenti dedicati a queste culture urbane: la Wong Collection pervenuta al Museum of the City of New York nel 1994, il fondo di graffiti creato negli anni Duemila da Claire Caligirou al MuCEM di Marsiglia e la Hip Hop Collection donata nel 2007 alla Cornell University di Ithaca da Johan Kugelberg. È evidente che, per quanto importanti, questi fondi non possono sovvenire all’interesse crescente della società e del mondo della ricerca per l’urban art. Negli anni a venire, un’attenzione particolare dovrà, quindi, essere consacrata alla costituzione di nuovi fondi museali e archivistici, utili non solo alla salvaguardia dell’arte prodotta in questi ambienti, ma anche alla documentazione del portato antropologico di queste culture urbane.

Christian Omodeo
(tratto dal testo in catalogo “L’arte allo stato urbano”)

tutti i dettagli della mostra

I Macchiaioli. Le collezioni svelate

Filed under:Lazio,Pittura — scritto da Mostre in Italia il 15 marzo 2016

Raccolta del fienoPuò risultare alquanto insolita l’idea che per conoscere i macchiaioli sia utile indagare anche tra le maglie del collezionismo privato che affiancò strada facendo questo importante movimento pittorico e ne perpetuò il ricordo e il messaggio poetico lungo i primi decenni del Novecento.
Cosa potranno mai avere a che vedere le vite di Rinaldo Carnielo, di Enrico Checcucci, di Mario Galli, di Edoardo Bruno, di Gustavo Sforni con le gloriose vicende del movimento toscano, che a partire dal 1855 attuò il radicale rinnovamento contenutistico e formale della pittura italiana?
A noi che di questi personaggi abbiamo letto gli aneddoti nei libri di Anna Franchi o nelle prefazioni ai cataloghi delle vendite all’asta redatte da Ruggero Focardi, da Enrico Somaré, da Emilio Cecchi, da Ugo Ojetti, è venuta la curiosità di saperne di più; partendo dai semplici dati anagrafici, faticosamente recuperati, abbiamo dato spessore alle loro personalità di uomini reali, con
abitudini e impegni lavorativi. Ci siamo tenuti distanti quanto basta tanto dall’idea generica di “amateur”, quanto dalle macchiette alla Fucini che rendono gradevolissimi i libri della Franchi e abbiamo cercato di restituire la specificità di ciascuno dei collezionisti di cui ci siamo occupati.
Ci siamo per così dire calati nella Firenze a cavallo tra Ottocento e Novecento, la città ridisegnata dall’architetto Poggi che ancora va procedendo nella sua vivace espansione urbanistica verso le zone limitrofe al centro storico, come l’elegante piazza Savonarola nei pressi della quale acquisiscono le loro abitazioni il milanese Ettore Sforni e il trevigiano Rinaldo Carnielo; gradualmente l’abitato si inoltra anche verso la campagna, seguendo la via Aretina, dove tra case popolari in via di recupero Enrico Checcucci impianta la sua fabbrica di mattoni. Del grande flusso di personalità del mondo politico e finanziario che erano giunte da Torino al tempo di Firenze capitale, qualcuno è rimasto e ha prosperato, come la famiglia di Carlo Maurizio Bruno.

In questa realtà, sopravvissuti all’epoca loro, operano gli ultimi macchiaioli: varcano il secolo i soli Banti, Fattori, Borrani, mentre Signorini muore appena nel 1901. Circondati dall’affetto delle nuove generazioni, aspirano – senza ormai averne più le forze – a un definitivo riconoscimento del loro valore. Nel 1901 si stringono nel ricordo di Diego Martelli, la cui collezione ha trovato una
sede istituzionale (sebbene provvisoria) in Palazzo Vecchio. La dissoluzione della collezione di Cristiano Banti, ad opera dei figli, va alimentando l’interesse del mercato intorno a questi artisti del recente passato. A interessarsi di loro sono ora imprenditori innamorati della bellezza, ora intellettuali impegnati nel dibattito culturale del tempo, ora semplici artisti capaci però di valutare nello specifico i meriti intrinseci della pittura dei macchiaioli.
Edoardo Bruno, imprenditore attivo a Firenze nel settore farmaceutico con la ditta Girolamo Pagliano (essa produce uno sciroppo depurativo famoso in tutto il mondo) e poi cofondatore della società farmaceutica Menarini, vive in una dimora rinascimentale alle porte di Firenze, dominata da una splendida loggia (più volte riprodotta in cartoline d’epoca) celebre per la spettacolare veduta sull’Arno e sulla città; ma il tesoro della villa è custodito al primo piano, la quadreria composta da oltre centoquaranta dipinti, tra i quali il noto Cucitrici di camicie rosse di Odoardo  Borrani, vera e propria icona della pittura macchiaiola, e Uliveta a Settignano di Telemaco Signorini, rimasto sino ad oggi inedito. Gustavo Sforni, collezionista, intellettuale, pittore e mecenate, abita un’elegante villa nel cuore di Firenze; egli è il rampollo di una ricchissima famiglia di banchieri e imprenditori milanesi. Imprenditore egli stesso, Gustavo Sforni è un cultore dell’opera di Giovanni Fattori di cui ama collezionare i piccoli formati, cioè le struggenti tavolette dipinte dal vero; egli ama accostarle alle opere di artisti a lui contemporanei. Durante i suoi viaggi a Parigi acquista dipinti di Van Gogh, Cézanne, Utrillo, Degas e una leggenda di Casa Sforni ci riferisce l’acquisto anche di opere di Amedeo Modigliani, che come sappiamo è molto amico del protetto di Sforni, il pittore Oscar Ghiglia. Innamorato dell’Oriente, delle civiltà cinese e giapponese, colleziona kakemoni e oggetti d’arte orientale; fonda anche una casa editrice – la cui direzione egli affida a Giovanni Papini – per diffondere la conoscenza di questi temi a lui cari. Per la prima volta dunque immaginiamo di entrare in Casa Sforni per ammirare opere mai viste di Fattori, di Ghiglia, di
Lloyd, di Puccini e rivivere – attraverso l’accostamento di opere di epoche diverse – le emozioni estetiche di questo raffinato cultore d’arte. Mario Galli, scultore fiorentino, non ha certamente i mezzi di un forte imprenditore, pure tra le sue mani passano i più importanti capolavori macchiaioli che egli religiosamente raccoglie esponendosi economicamente oltre misura per essere
poi costretto a cederli a importanti collezionisti, come Giacomo Jucker o Emanuele Rosselli: sue sono le splendide solari vedute di Castiglioncello di Borrani, sua la bellissima Ciociara di Giovanni Fattori, non più vista da tempo. Frattanto il mercato dell’arte, orientato dagli studi di Enrico Somaré, di Ugo Ojetti, di Mario Tinti, di Emilio Cecchi, s’interessa sempre di più dei macchiaioli e
Milano diventa centro privilegiato di esposizioni e vendite all’incanto. Se ne avvantaggiano i collezionisti lombardi come Giussani, Toscanini e Jucker. Sono gli accostamenti di quadri macchiaioli con l’arte dell’impressionista italiano Federico Zandomeneghi, con De Nittis, con Alberto Pasini, con il belga Émile Claus, con Alfred Stevens a caratterizzare la collezione milanese di Camillo Giussani, personalità poliedrica di giurista, intellettuale, latinista e sportivo amante della montagna; presidente della Banca Commerciale Italiana, Giussani ha legato il suo nome alla ricostruzione postbellica di Milano, quale consigliere comunale della sua città.
Mario Borgiotti, livornese, unisce alla passione e all’intuito di Mario Galli la competenza del grande divulgatore: a lui si devono fondamentali pubblicazioni dedicate ai macchiaioli edite nel corso degli anni cinquanta e sessanta del Novecento. La sua attività si svolge tra Firenze e Milano, prevalentemente in un ambito cronologico successivo a quello contemplato da questo nostro percorso; tuttavia non potevamo mancare di ricordarne la pionieristica figura, attraverso l’opera più eclatante cui Borgiotti ha legato il suo nome, cioè Il Ponte Vecchio a Firenze di Telemaco Signorini da lui recuperato fortunosamente sul mercato inglese.

La scheda tecnica della mostra

Alessandro Tassoni. Spirito bisquadro

Filed under:Curiosità,Emilia Romagna — scritto da Mostre in Italia il 22 gennaio 2016

Alessandro Tassoni. Spirito bisquadro

La mostra “Alessandro Tassoni. Spirito bisquadro” si svolge nell’ambito delle Celebrazioni per i 450 anni della nascita dell’autore (Modena 1565-1635), iniziativa promossa dal Comune di Modena, con la collaborazione degli istituzioni culturali della città, e organizzata dal Dipartimento di Studi Linguistici e Culturali dell’Università di Modena e Reggio Emilia e dal Dipartimento di Filologia, Letteratura e Linguistica dell’Università di Pisa.

L’evento intende commemora la figura di Alessandro Tassoni, inventore del poema eroicomico barocco, mettendone in luce gli aspetti poliedrici di intellettuale in sintonia con lo spirito del suo tempo e partecipe delle vicende politiche italiane dell’epoca. Il titolo della mostra richiama lo pseudonimo scelto da Tassoni come membro dell’Accademia degli Umoristi di Roma e con cui firmò l’edizione della Secchia del 1624: “bisquadro”, ovvero “fuori di squadra” cioè irregolare, definizione che allude alla vena bizzarra che lo rese figura emblematica del gusto del paradosso e del peregrino del Seicento barocco. La mostra si caratterizza per la presenza di molteplici percorsi: sulla scia della parabola biografica dell’autore sono rivisitati i fasti della Corte papale seicentesca, la vita culturale della corte di Francesco I d’Este e la vicenda editoriale del poema La secchia rapita, fantasmagoria del conflitto tra Bologna e Modena al tempo dell’imperatore Federico II.

Nella mostra sono impiegate le più recenti tecnologie di proiezione multimediale per ricostruire gli scenari in cui prendono vita i beni culturali in esposizione; inoltre sono previsti anche percorsi didattici e laboratori per l’infanzia.

Promosso da: Musei civici di Modena.

Redattore: CATERINA MELAPPIONI
Informazioni Evento:

Data Inizio: 15 dicembre 2015
Data Fine: 13 marzo 2016
Costo del biglietto: (vedi sito); Per informazioni (vedi sito)
Prenotazione:Facoltativa
Luogo: Museo civico d’arte di Modena
Proprietà: Comune
Città: Modena
Indirizzo: Viale Vittorio Veneto, 5,
CAP: 41121
Provincia: MO
Telefono: 0592033100
Fax: 0592033110
E-mail: museo.arte@comune.modena.it
Sito web: http://www.comune.modena.it/museoarte
Sito web: http://www.museicivici.modena.it/it

 

Kandinsky – una retrospettiva

Filed under:Pittura — scritto da Mostre in Italia il 13 ottobre 2015

Gelb-Rot-Blau20 ottobre 2015 – 28 febbraio 2016 CentroCentro, Madrid

A quasi 150 anni dalla nascita di Wassily Kandinsky (1866-1944), uno tra i più grandi pionieri dell’arte astratta, il CentroCentro di Madrid celebra il suo percorso artistico e spirituale con una mostra che abbraccia quattro decenni di evoluzione della sua arte, dai primi lavori figurativi alla sperimentazione esuberante di astrazione e colore.

Prodotta e organizzata dal CentroCentro di Madrid, dal Centre Pompidou di Parigi e Arthemisia Group, l’esposizione è curata da Angela Lampe – curatrice del Museo nazionale d’arte moderna del Centre Pompidou – come una grande retrospettiva monografica con circa 100 dipinti, disegni e fotografie tratte dalle ricche collezioni del Centre Pompidou. Quasi tutte queste opere meravigliose facevano parte della collezione personale dell’artista e sono state donate dalla vedova dell’artista, Nina.

Folgorato dalla visione di “I covoni” di Claude Monet nella mostra degli Impressionisti a Mosca nel 1896, Kandinsky lascia la carriera universitaria per diventare pittore. Segue il classico cursus degli studi sotto la guida di grandi maestri come Anton Azbé e Franz von Stuck a Monaco e soggiorna dal 1906 al 1907 a Sèvre, vicino a Parigi (Il parco di Saint-Cloud, viale ombreggiato 1906). Sviluppa così il suo pensiero artistico, che abbraccia numerosi campi come la pittura, la musica e il teatro nei quali cerca e difende lo spirituale nell’arte, titolo di un suo saggio fondamentale al quale Kandinsky lavorerà dal 1904 al 1911 e all’interno del quale si raccoglie il pensiero kandinschiano.

Le sezioni della mostra seguono i periodi principali della vita del pittore, dagli esordi in Germania agli anni in Russia e in Francia poi, attraverso numerose e fondamentali opere come Old Town (1902), Chanson (1906), Improvisation III (1909), In Grey (1919), Yellow-Red-Blue (1925) e Sky Blue (1940).

Monet dalle collezioni del Musée d’Orsay

Filed under:Piemonte,Pittura — scritto da Mostre in Italia il

02_ MONET_ RégatesMercoledì 14 ottobre, ore 16.30

LA RIVOLUZIONE DEL PAESAGGIO. Quando la natura diventa protagonista

GAM – Attività per il pubblico in occasione della mostra “Monet dalle collezioni del Musée d’Orsay”

Mercoledì 14 ottobre alle 16.30 la GAM propone un percorso tematico dedicato alla mostra “Monet dalle collezioni del Musée d’Orsay”.

L’appuntamento è un’occasione per soffermarsi su alcuni dei capolavori esposti quali La pie, Régates à l’Argenteuil e la Seine à Vétheuil effet de soleil après la pluie.

A seguire, in Educational Area, sarà possibile approfondire il tema del paesaggio mettendo a confronto l’opera di Monet con artisti della collezione permanente quali Giuseppe Camino, Antonio Fontanesi, Giorgio Morandi  fino al paesaggio futurista di Fortunato Depero e all’astrattismo lirico di Renato Birolli.

 

GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea

via Magenta 31, Torino

orario: martedì – domenica 10.00-19.30 (la biglietteria chiude un’ora prima). chiuso il lunedì

Ingresso: secondo regolamento mostra. Percorso e approfondimento: € 7

Info e prenotazioni Dipartimento Educazione GAM (lun-ven ore 9-13 e 14-16): t. 011 4436999 email didattica@fondazionetorinomusei.it

Galassie, di Roberta Ubaldi

Filed under:Personale,Umbria — scritto da Mostre in Italia il 30 agosto 2015

Galassie, di Roberta UbaldiQuattro anni fa, invitai Roberta Ubaldi a tenere una personale nella mia Galleria-Studio. La mostra si intitolava HANDS, dipinti ad olio su ferro ossidato, la nuova personale sarà GALASSIE. In mostra verranno esposti, oltre alle lamiere arrugginite e dipinte, i nuovi lavori su carta e alluminio. Lascio a Roberta Ubaldi una piccola riflessione sulle nuove opere. “Il percorso che ho intrapreso, mi ha portato a sperimentare l’effetto della ruggine su materiali diversi e a verificarne il fascino di metafora del passare del tempo sopra a superfici che nulla hanno a che fare con questo processo chimico, l’ossidazione. Mettendo sempre al centro delle mie opere il corpo umano durante la sua metamorfosi sono giunta, in alcuni piccoli lavori su carta, a rappresentare il mondo vegetale, piante e semi, come punto di arrivo della trasformazione.” Franklin Watts

STUDIO WATTS – Vicolo Gemine Astolfi 2

SAN GEMINI (TERNI)

DAL  12 AL 27 SETTEMBRE

SABATO E DOMENICA 10.00 – 12.00, 16.00 – 18.00

3290482943

franklin.watts@alice.it

Tamara de Lempicka

Filed under:Piemonte,Pittura — scritto da Mostre in Italia il 9 maggio 2015

Tamara de LempickaLa mostra dedicata a Tamara de Lempicka, allestita a Torino a Palazzo Chiablese (con una seconda tappa a Budapest, Hungarian National Gallery), presenta circa 100 opere di questa artista dal tratto davvero unico, donna dalla natura ambivalente e dalla condotta trasgressiva.
Suddivisa in diverse sezioni, la mostra apre col genere che procurò alla de Lempicka  maggiore successo: la ritrattistica, con i ritratti dedicati alle “amazones”, all’amica Ira Perrot e ai bambini (in particolare alla figlia Kizette).

Un’altra sezione dell’esposizione racconta la sua realtà di artista vissuta tra due mondi, l’Europa e l’America, esplorata in un percorso che presenta le sue case e i quadri che si ispirano ai loro interni.

Alla pittura “devozionale” (un genere che può sembrare anomalo per una personalità come quella della Lempicka), è invece dedicata la terza sezione.

In mostra anche alcune sue nature morte (il primo genere a cui l’artista si dedicò), spettacolari nudi, illustrazioni per riviste di moda databili al 1921 e fotografie dell’ artista scattate dai massimi fotografi di moda dell’epoca 1930-1950

Data Inizio: 19 marzo 2015
Data Fine: 30 agosto 2015
Prenotazione:Nessuna
Palazzo Chiablese
Città: Torino
Indirizzo: Piazza San Giovanni, 2
Provincia: TO
Telefono: 011 5220450
E-mail: sr-pie@beniculturali.it
Sito web: http://www.piemonte.beniculturali.it

#Collezionemart

Filed under:Trentino — scritto da Mostre in Italia il 30 aprile 2015

#CollezionemartIl Mart presenta oltre 100 capolavori delle proprie Collezioni.
Attraverso lo sguardo dei curatori del Mart, il Museo ridisegna se stesso e costruisce nuove inedite narrazioni, valorizzando le proprie raccolte e rendendo unica l’esperienza di visita attraverso una rinnovata e intima relazione con le opere.

La mostra #collezionemart è un viaggio lungo un secolo che si sviluppa in due percorsi autonomi e complementari il cui denominatore comune è, come sempre, l’originalità della ricerca artistica e della proposta culturale.

Le due sezioni cronologiche e tematiche, affidate a team curatoriali differenti, si intitolano #modernaclassicità e #canonecontemporaneo

La prima parte si snoda in un percorso che va da Medardo Rossoa Giorgio Morandi, passando per Mario Sironi, Carlo Carrà, Arturo Martini, Giorgio de Chirico, Fausto Melotti, Massimo Campigli e molti altri. Si prosegue con il secondo ‘900 da Lucio Fontana a Teresa Margolles incontrando, tra gli altri, John Baldessari e Alberto Burri, ma anche Bruce Nauman, Candida Höfer, Robert Mapplethorpe, Luigi Ontani, Cindy Sherman, Wolfgang Tillmans.

Insieme ai capolavori delle Collezioni, la mostra mette in luce la ricchezza e la varietà dei materiali e dei documenti conservati dall’Archivio del ‘900 del Mart che completano l’excursus storico con materiali complementari a quelli esposti: manifesti, inviti, brochure, ritagli stampa e cataloghi, carteggi, fotografie, registrazioni sonore, filmati.

Data Inizio: 28 marzo 2015
Data Fine: 08 novembre 2015
Costo del biglietto: 11,00€; Riduzioni: 7,00€
Prenotazione:Nessuna
Museo di Arte Contemporanea di Trento e Rovereto
Città: Rovereto
Indirizzo: Corso Bettini, 43
Provincia: TN
Orario: martedì, domenica: 10.00-18.00venerdì: 10.00-21.00lunedì chiuso
Telefono: 800 397760
E-mail: info@mart.trento.it
Sito web: http://www.mart.trento.it


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