Toulouse-Lautrec La Belle Époque

Filed under:Disegni,Grandi eventi,Piemonte — scritto da Mostre in Italia il 22 ottobre 2016

divan japonais

Manifesti pubblicitari, disegni, litografie, illustrazioni di libri e riviste, raccolte di stampe, diventati emblema di un’epoca e tratti distintivi del grande Henri de Toulouse-Lautrec. L’artista interpreta e illustra la Parigi di fine Ottocento con lo sguardo disincantato di un grande aristocratico dal fisico infelice ma dal talento straordinario. Lontanissimo dalla solarità degli impressionisti, il suo è un mondo illuminato dalla cruda luce elettrica e dai fari della ribalta: ci appare sempre equivoco nei colori troppi accesi, nel trucco pesante, nelle grazie esibite, nei gesti eccessivi; eppure intensamente umano, capace di offrire, nonostante tutto, l’emozione pura della bellezza, i sentimenti sotto il cerone, il desiderio della tenerezza.

L’eccezionale sperimentalismo tecnico ed espressivo di Toulouse Lautrec trova applicazione nei temi più diversi, con soluzioni sorprendenti.

Il volume si dipana fra le luci dei cafés-chantants, i locali notturni, i protagonisti degli spettacoli popolari, demi-monde delle case chiuse, ma anche gli sviluppi più impegnati e consapevoli della cultura artistica e letteraria dall’impressionismo al simbolismo.

Pubblicato in occasione della mostra torinese, il volume riunisce circa 170 opere provenienti dalla collezione dell’Herakleidon Museum di Atene: litografie a colori (come Jane Avril del 1893 e Troupe de Mlle Églantine del 1896), manifesti pubblicitari (come Divan Japonais ed Eldorado: Aristide Bruant nel suo cabaret del 1893), grafiche promozionali e illustrazioni per giornali (come in La revue blanche del 1895), diventati emblema di un’epoca e tratti distintivi del grande artista e aristocratico visconte Henri de Toulouse-Lautrec.

Corredato dei testi di Stefano Zuffi e Simona Bartonena, il volume è suddiviso in dieci capitoli che documentano nel dettaglio l’ambiente e i soggetti preferiti della pittura di Toulouse- Lautrec: i protagonisti delle notti parigine (Aristide Bruant, Yvette Guilbert, Jane Avril); Locali, personaggi, situazioni; Cavalli e cavalieri; I disegni; La collaborazione con le riviste satiriche; Lavori editoriali: libri e musiche; “La revue blanche” e l’impegno intellettuale; Henri e le donne.

La mostra in corso a Torino permetterà di conoscere anche attraverso i manifesti il rapporto tra l’artista e le donne.

Mirò 1893-1983 il trionfo del colore

Filed under:Disegni,Friuli Venezia Giulia — scritto da claudia il 30 novembre 2007

Mirò 1893-1983 il trionfo del colore

Spazi Espositivi della Provincia di Pordenone, 7 dicembre 2007 – 2 marzo 2008

“Farò emergere il mio lavoro come il canto di un uccello o la musica di Mozart, senza sforzo apparente, ma pensato per lungo tempo e lavorato all’interno”. Con queste parole Joan Mirò sintetizzava il suo impegno nell’arte che lo avrebbe portato alla realizzazione di una serie di opere in parte esposte nella mostra “Mirò 1893-1983 il trionfo del colore” che si inaugurerà venerdì 7 dicembre alle ore 17:30 presso gli Spazi Espositivi della Provincia di Pordenone e resterà aperta al pubblico fino al 2 marzo 2008.

La mostra è curata da Giuseppe Bergamini ed Enzo di Martino ed è organizzata dalla Triennale Europea dell’Incisione e dalla Provincia di Pordenone, in collaborazione con la Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia e la Fondazione Cassa di Risparmio di Udine e Pordenone. Verranno esposte 80 grafiche provenienti da una delle gallerie d’arte moderna più importanti del mondo, lo Sprengel Museum di Hannover, che sigla questa sinergia con la Triennale Europea dell’Incisione per il quinto anno.

Nato nel 1893 a Barcellona, Mirò esprime al meglio la sua visione poetica e fiabesca del mondo alimentata da impulsi di una memoria segreta e inconsapevole, apparentemente gioiosa, ma anche misteriosamente tragica e inquietante.

La grafica è stata per Mirò – come per molti grandi artisti del passato, da Dürer a Rembrandt, da Goya a Picasso, abbondantemente celebrati nei cataloghi editi dalla Triennale Europea dell’Incisione – un segmento estremamente importante della sua produzione artistica ed egli stesso ha affermato che “un’incisione può avere la stessa bellezza e dignità di un buon quadro”.

Molte di queste opere saranno esposte nella mostra di Pordenone, così come quelle realizzate anche negli anni Cinquanta attraverso il procedimento della morsura diretta dell’acido su lastra di rame, realizzate nel celebre atelier di Lacourière, ai piedi di Montmartre, altro spazio celeberrimo, frequentato dai più grandi artisti della storia dell’incisione europea del XX secolo.

Va sottolineata la particolare considerazione che Mirò aveva per la grafica d’arte, con riflessioni al di fuori dell’àmbito strettamente artistico, anche grazie ai successi ottenuti con questa tecnica che lo porterà a importanti risultati come quello del 1954, quando all’artista venne attribuito il Gran Premio Internazionale per la Grafica alla Biennale di Venezia.

“Dal punto di vista sociale e umano – ha scritto lo stesso Joan Mirò – l’incisione, benché se ne stampi un numero limitato di esemplari, ha maggiori capacità di diffusione di un dipinto che sarà invece un’opera unica, conservata nel museo”.

Ma è proprio il mondo immaginativo di Mirò, quello affollato di sogni prevalentemente rossi e neri, di figure fantastiche apparentemente infantili, di uccelli sconosciuti dalla lunga coda, forme vaganti nello spazio infinito, il più apprezzato del suo panorama artistico. Una sorta di spericolato funambolismo espressivo nel quale ogni forma e ogni segno si organizzano magicamente nello spazio in un’immagine che non sembra avere più nulla a che fare con la realtà conosciuta.

Dagli appunti di lavoro emerge chiara e limpida la poetica dell’artista, tanto chiara ed essenziale quanto naturale e priva di cerebralismi: “Nel disegnare – scrive – si badi al fatto che il tratto è la cosa più importante, riempiendo solo alcuni spazi con il nero, come le rarissime aree colorate nei grandi pastelli, e che i neri assumono la stessa importanza come nei punti di luce degli interni olandesi”. E ancora: “Farò emergere il mio lavoro come il canto di un uccello o la musica di Mozart, senza sforzo apparente, ma pensato per lungo tempo e lavorato all’interno”.

Il fatto è che la “scrittura” di Mirò, inventata, non convenzionale, indipendente da un preciso rapporto con la realtà, apparentemente dipendente dal caso o dal capriccio, è immediatamente percepibile.

Le 80 grafiche presentate alla mostra riassumono e traducono in forme diverse un pensiero interiore logico e conseguente, che inizia nei primissimi anni del Novecento: invitano a meditare sulla vicenda umana e artistica di Mirò, uno dei protagonisti della cultura figurativa del XX secolo, che per tutta la vita, anche quando il mondo era sconvolto da guerre, dittature, odi razziali e sociali, conservò intatto il raro dono di saper sognare, dando così vita a un’arte a sua volta capace di introdurci nel mondo senza confini dell’onirico e dell’inconscio.

Giovanni Fattori. Incisioni e disegni

Filed under:Disegni,Lazio — scritto da claudia il 5 ottobre 2007

La rivoluzione del segno inciso di Giovanni Fattori, per scavare nei territori della fatica di vivere: dal 19 ottobre al 25 novembre 2007, negli spazi della Calcografia dell’Istituto Nazionale per la Grafica di Roma è allestita, a cura di Fabio Fiorani e Maria Cristina Rodeschini, la mostra che presenta 124 acqueforti e 23 litografie di Giovanni Fattori della collezione donata da Luigi Franconi all’Accademia Carrara di Bergamo, dove oggi è conservata, una delle raccolte più ricche di incisioni del grande maestro macchiaiolo.

A dialogare con questo nucleo sono 19 disegni  e, per la prima volta esposto al pubblico, un prezioso taccuino di schizzi raffiguranti studi d’animali, figure di butteri, soldati e piccoli scorci di paesaggio, provenienti dalle collezioni dell’Istituto Nazionale per la Grafica.

Ben nota agli studiosi per il suo carattere di sistematicità, la raccolta Franconi dell’Accademia Carrara di Bergamo, comprende ben 124 delle oltre 200 acqueforti note di Fattori. Non mancano fogli eccezionali, come alcuni esemplari unici e una serie tirata da Fattori con il suo piccolo torchio a mano.

La presenza in mostra anche di alcune stampe custodite dall’Istituto Nazionale per la Grafica, che documentano stati  diversi da quelli presenti nella raccolta Franconi, testimoniano ulteriormente l’approfondita e appassionata ricerca svolta da Fattori in questo ambito espressivo.

L’esposizione consente quindi al pubblico di leggere il percorso grafico dell’artista che, per originalità e modernità, è considerato tra i maggiori incisori dell’Ottocento italiano.

Cenni biografici

Giovanni Fattori (Livorno 1825 – Firenze 1908) si dedicò con particolare interesse all’ incisione solo nella maturità, a partire dagli anni ’80 del XIX secolo, diventando tuttavia un punto di riferimento per la ricerca grafica italiana del Novecento, da Bartolini a Morandi.
Fattori infatti scopre nell’acquaforte la possibilità di sperimentare nuove soluzioni espressive e, rompendo apertamente con la tradizione incisoria, inventa una nuova grafia che, mai uguale a se stessa, asseconda in modo puro, forte e istintivo il mutare dell’ispirazione, ora poetica e malinconica, ora  aspra e dirompente. Arrivando fino alla noncuranza per il dettaglio e per le finezze tecniche, con l’unico obiettivo di tradurre nel segnare deciso e forte quel rapporto diretto e immediato con le cose che contraddistinse il suo essere artista.

Ricorrono nelle vere e proprie intuizioni grafiche del maestro macchiaiolo tanti motivi frequentati nella pittura: vivide “impressioni” campestri, scorci quasi fotografici di stradine riarse dal sole, figure affaticate e impolverate di militari a cavallo e di anti-eroi, contadini al lavoro, cavalli solitari al pascolo, buoi spossati dal peso del giogo, paesaggi boschivi, maremmani e marini. Tutte immagini catturate agli scenari dell’amata Toscana.

Ma nei fogli incisi la “macchia” lascia il posto alla sintesi potente di un segno vigoroso ed essenziale, che scava e corrode la superficie dell’immagine per distillare la cruda e semplice verità del mondo ambientale e umano caro all’artista, incentrato sulla fatica dell’esistenza e sui brani di vita quotidiana degli umili e degli emarginati: “un documento straordinario della scoperta di un’Italia sommersa, osservata con l’impassibile obiettività di chi non ha la mente alterata dai veli classicheggianti”, scrisse Federico Zeri nella prefazione al Catalogo della Donazione Franconi (Ed. Pananti, Firenze, 1987).

Curato da Andrea Baboni, il volume, che è anche catalogo generale dell’opera incisa di Fattori, accompagnerà la mostra romana, completato per questa occasione da un catalogo coordinato delle opere dell’artista conservate dall’Istituto Nazionale per la Grafica.
La mostra è organizzata dall’Istituto Nazionale per la Grafica e dall’Accademia Carrara di Bergamo.
L’Istituto Nazionale per la Grafica dedica la mostra alla studiosa dell’opera grafica di Fattori, Anna Maria Bonagura.

La mostra di Roma inaugura un programma espositivo itinerante dedicato alle opere della Collezione Franconi dell’Accademia Carrara di Bergamo che, dalla fine di maggio 2008, saranno esposte alla Fondazione Querini Stampalia di Venezia.

Roma – Istituto Nazionale per la Grafica
Calcografia, via della Stamperia 6
Orari: 10.00 -19.00. Chiuso lunedì
Ingresso gratuito
Info al pubblico:  tel. 06.699801 o  06.69980242
Sito internet: www.accademiacarrara.bergamo.it



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