Mirò 1893-1983 il trionfo del colore

Mirò 1893-1983 il trionfo del colore

Spazi Espositivi della Provincia di Pordenone, 7 dicembre 2007 – 2 marzo 2008

“Farò emergere il mio lavoro come il canto di un uccello o la musica di Mozart, senza sforzo apparente, ma pensato per lungo tempo e lavorato all’interno”. Con queste parole Joan Mirò sintetizzava il suo impegno nell’arte che lo avrebbe portato alla realizzazione di una serie di opere in parte esposte nella mostra “Mirò 1893-1983 il trionfo del colore” che si inaugurerà venerdì 7 dicembre alle ore 17:30 presso gli Spazi Espositivi della Provincia di Pordenone e resterà aperta al pubblico fino al 2 marzo 2008.

La mostra è curata da Giuseppe Bergamini ed Enzo di Martino ed è organizzata dalla Triennale Europea dell’Incisione e dalla Provincia di Pordenone, in collaborazione con la Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia e la Fondazione Cassa di Risparmio di Udine e Pordenone. Verranno esposte 80 grafiche provenienti da una delle gallerie d’arte moderna più importanti del mondo, lo Sprengel Museum di Hannover, che sigla questa sinergia con la Triennale Europea dell’Incisione per il quinto anno.

Nato nel 1893 a Barcellona, Mirò esprime al meglio la sua visione poetica e fiabesca del mondo alimentata da impulsi di una memoria segreta e inconsapevole, apparentemente gioiosa, ma anche misteriosamente tragica e inquietante.

La grafica è stata per Mirò – come per molti grandi artisti del passato, da Dürer a Rembrandt, da Goya a Picasso, abbondantemente celebrati nei cataloghi editi dalla Triennale Europea dell’Incisione – un segmento estremamente importante della sua produzione artistica ed egli stesso ha affermato che “un’incisione può avere la stessa bellezza e dignità di un buon quadro”.

Molte di queste opere saranno esposte nella mostra di Pordenone, così come quelle realizzate anche negli anni Cinquanta attraverso il procedimento della morsura diretta dell’acido su lastra di rame, realizzate nel celebre atelier di Lacourière, ai piedi di Montmartre, altro spazio celeberrimo, frequentato dai più grandi artisti della storia dell’incisione europea del XX secolo.

Va sottolineata la particolare considerazione che Mirò aveva per la grafica d’arte, con riflessioni al di fuori dell’àmbito strettamente artistico, anche grazie ai successi ottenuti con questa tecnica che lo porterà a importanti risultati come quello del 1954, quando all’artista venne attribuito il Gran Premio Internazionale per la Grafica alla Biennale di Venezia.

“Dal punto di vista sociale e umano – ha scritto lo stesso Joan Mirò – l’incisione, benché se ne stampi un numero limitato di esemplari, ha maggiori capacità di diffusione di un dipinto che sarà invece un’opera unica, conservata nel museo”.

Ma è proprio il mondo immaginativo di Mirò, quello affollato di sogni prevalentemente rossi e neri, di figure fantastiche apparentemente infantili, di uccelli sconosciuti dalla lunga coda, forme vaganti nello spazio infinito, il più apprezzato del suo panorama artistico. Una sorta di spericolato funambolismo espressivo nel quale ogni forma e ogni segno si organizzano magicamente nello spazio in un’immagine che non sembra avere più nulla a che fare con la realtà conosciuta.

Dagli appunti di lavoro emerge chiara e limpida la poetica dell’artista, tanto chiara ed essenziale quanto naturale e priva di cerebralismi: “Nel disegnare – scrive – si badi al fatto che il tratto è la cosa più importante, riempiendo solo alcuni spazi con il nero, come le rarissime aree colorate nei grandi pastelli, e che i neri assumono la stessa importanza come nei punti di luce degli interni olandesi”. E ancora: “Farò emergere il mio lavoro come il canto di un uccello o la musica di Mozart, senza sforzo apparente, ma pensato per lungo tempo e lavorato all’interno”.

Il fatto è che la “scrittura” di Mirò, inventata, non convenzionale, indipendente da un preciso rapporto con la realtà, apparentemente dipendente dal caso o dal capriccio, è immediatamente percepibile.

Le 80 grafiche presentate alla mostra riassumono e traducono in forme diverse un pensiero interiore logico e conseguente, che inizia nei primissimi anni del Novecento: invitano a meditare sulla vicenda umana e artistica di Mirò, uno dei protagonisti della cultura figurativa del XX secolo, che per tutta la vita, anche quando il mondo era sconvolto da guerre, dittature, odi razziali e sociali, conservò intatto il raro dono di saper sognare, dando così vita a un’arte a sua volta capace di introdurci nel mondo senza confini dell’onirico e dell’inconscio.

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