Ottavio Pinarello – Profili di un artista

Filed under:Veneto — scritto da Mostre in Italia il 20 aprile 2015

Bendato_e_Imbavagliato_Ottavio_PinarelloGiovedì 16 aprile 2015 alle ore 18.30 alla Galleria Samonà di via Roma sarà inaugurata la mostra Ottavio Pinarello – Profili di un artista, organizzata dall’Assessorato Cultura e Turismo del Comune di Padova. La mostra rimarrà aperta al pubblico dal 17 aprile al 24 maggio 2015, orario 15.30 – 19.30 (chiuso i lunedì non festivi; ingresso libero).

Ottavio Pinarello, pittore e fotografo, oltre a lavori esclusivamente pittorici, da diversi anni realizza opere in cui attua una commistione di pittura e fotografia, creando un gioco di scambio di ruoli tra realtà pittorica e fotografica, tra profilo pittorico e fotografico: le immagini derivate dai particolari scatti dell’artista assumono il valore di analisi concettuale della complessità dell’esistenza. Queste immagini vengono “trasferite” su parte della tela, su cui successivamente Pinarello opera un preciso intervento pittorico che, senza coprire e alterare la porzione fotografica, la contiene e la motiva ulteriormente, anche attraverso l’inserimento dei suoi caratteristici profili stilizzati. Le immagini fotografiche per l’artista sono la rappresentazione di una realtà interiore che diventa percettibile proprio grazie all’uso dello strumento fotografico, mentre la realtà esterna è rappresentata pittoricamente dai profili stilizzati, che talvolta contengono come gusci esterni queste rappresentazioni interiori, talvolta le osservano impassibili; in altre situazioni Pinarello ribalta ulteriormente le realtà percepite, sostituendo il profilo pittorico con un profilo fotografico.

Nell’ambito della mostra giovedì 7 maggio, alle ore 19 sarà presentato il libro fotografico Paolo Barozzi, una passione per l’arte, scritto e curato dall’artista Ottavio Pinarello in stretta collaborazione con lo stesso Barozzi, con la prefazione di Gillo Dorfles, pubblicato da Artecom Editore.

Pinarello ha esposto in numerose mostre personali, come le recenti al Museo d’Arte Moderna MUSINF e al Museo MD’N nelle Marche, e in esposizioni come Arte Padova, l’Arte Fiera di Bologna, o come Open, rassegna internazionale d’arte, collaterale della Mostra del Cinema e della Biennale di Venezia. Collabora tra l’altro con Paolo Barozzi (già assistente personale di Peggy Guggenheim e successivamente gallerista, Barozzi da molti anni segue il lavoro di Pinarello), e col critico d’arte Gillo Dorfles, con cui ha tenuto anche diverse presentazioni. Oltre alla sua principale attività di artista, ha realizzato nel corso degli anni numerosi articoli e scritti sul mondo dell’arte contemporanea. I lavori dell’artista, pubblicati anche dalla rivista Arte Contemporanea, sono presenti in diverse collezioni private e museali.

Info

Servizio Mostre – Settore Attività Culturali – tel. 049 8204523

tagliettie@comune.padova.it

padovacultura.padovanet.it

Il teatro nuovo di Verona

Filed under:Veneto — scritto da Mostre in Italia il 18 settembre 2011

Spero mi sarà perdonato l’OT ma non posso fare a meno di segnalare la programmazione del Teatro Nuovo di Verona. Superba.

24^ Rassegna Internazionale del Presepio

Filed under:Natale,Veneto — scritto da claudia il 23 novembre 2007
Nell’Arena di Verona dal 1  dicembre 2007  al 20 gennaio 2008
AL VIA LA 24^ RASSEGNA INTERNAZIONALE DEL PRESEPIO
PATROCINATA DALL’UNESCO

Dal 1 dicembre prossimo e sino al 20 gennaio 2008, la 24^ edizione della Rassegna Internazionale del Presepio nell’Arte e nella Tradizione vedrà esposte, nella suggestiva ambientazione degli arcovoli dell’Anfiteatro Arena di Verona, oltre 400 opere provenienti da quasi tutti i Paesi del mondo: Francia, Spagna, Slovenia, Polonia, Svizzera, Germania, Austria, Repubblica Ceca, Portogallo, Perù, Africa, America Latina, Cuba, Corea, Cina, Giappone, Filippine, Thailandia, Cile, Egitto, Uruguay, Madagascar e tanti altri ancora.

Come ogni anno, a testimoniare l’arrivo del Natale e, quindi dei presepi, sarà la famosa Stella cometa, archiscultura in acciaio alta 70 metri (con un peso di 78 tonnellate)  Per allestirla è stata impiegata la più potente gru presente in Europa. Una copia in miniatura è stata donata a Papa Giovanni Paolo II, Gorbaciov e Reagan. Quest’ultimo utilizzò l’immagine della stella, in occasione del messaggio di fine anno agli americani, come simbolo di pace e fratellanza nel mondo. Essa è divenuta oramai simbolo non solo della Rassegna stessa bensì del Natale a Verona e, simbolicamente nel mondo. L’esposizione è particolarmente suggestiva come pure  l’ambientazione che la trasforma in una mostra-spettacolo in cui musica, luce e proiezioni contribuiscono a creare un’atmosfera correlata con gli oggetti esposti: un modo per trasformare il visitatore da semplice spettatore in attore tra sculture e oggetti connessi non solo con il presepio tradizionale, ma anche con l’arte.

La mostra, organizzata dalla Fondazione Verona per l’Arena, ideata e curata da Alfredo Troisi e realizzata grazie alla collaborazione del Comune di Verona, della Camera di Commercio I.A.A.,della Regione Veneto e della Provincia di Verona e di aziende private, raccoglie  opere artistiche provenienti da musei, collezionisti, presepisti e appassionati di tutto il mondo, continuando ad ottenere grandi consensi e riconoscimenti ogni anno. Essa si rinnova totalmente ad ogni edizione presentando opere d’arte e presepi mai visti prima.

Molte le sezioni speciali della Rassegna: una sezione sarà dedicata al tema “La vita di Gesù”, in collaborazione con l’Accademia d’Arte e Artigianato Artistico di Verona.

Le altre sezioni speciali saranno dedicate all’arte presepiale veneta, a quella siciliana con opere che rappresentano la tradizione del Natale in queste regioni, alla scultrice croata Margareta Kristic e all’Associación de Belinistas de Alicante con nuovi venti diorami scelti tra i più significativi.

La Rassegna ha come tema quest’anno “Personaggi del Presepio”, che diventa il simbolo dell’esposizione, un invito al visitatore a soffermarsi sulla molteplicità dei modi di rappresentare i personaggi che formano il presepio, così come è stato ideato nel 1223 da San Francesco d’Assisi. Una pregiata scultura del Santo è stata appositamente realizzata dal maestro Lino Agnini ed è collocata emblematicamente all’inizio del percorso.

La parte centrale della Rassegna ospiterà un presepio di enormi proporzioni, più di 100 m², il più grande esposto in Arena, realizzato dalla Confraternita Jesina dei “Mastri Presepai”. L’opera si sviluppa su tre linee narrative: gli episodi del Natale, dall’Annunciazione alla fuga in Egitto; i lavori di un secolo fa ambientati in caratteristici scorci della vita della Vallesina e Marchigiana; le relative tradizioni folcloristiche natalizie.

Quattrocento, come sopra ricordato, sono i presepi esposti, di diverse dimensioni realizzati con diverso materiale dai più importanti presepisti del mondo. Tra le molteplici curiosità un gigantesco presepio meccanico con figure in movimento ed effetti speciali che affascinerà grandi e piccini, opera realizzata dall’artista Divo Pettorossi in collaborazione con gli Amici del Presepe di Penna in Teverina (Tr).

Una sezione della mostra, che anche quest’anno ripropone il nuovo percorso più funzionale alle esigenze dei visitatori oltreché offrire una maggiore superficie espositiva, ospiterà i famosi diorami spagnoli dell’Associación de Belinistas de Alicante – parola che significa rappresentazione di luoghi, persone ed oggetti eseguita con particolari tecniche di illuminazione . Si tratta di vere e proprie "scatole magiche",  in cui il gioco delle luci dilata ampiamente la visione frontale fino ad ottenere raffinate illusioni di prospettiva.

Dal 1982, da quando Don Antonio Molinè realizzò un prototipo, il diorama presepistico è entrato a far parte della tradizione prima spagnola e poi diffusasi in altri paesi, perfezionandosi nel tempo con straordinaria efficacia. Audacissime prospettive intonate a colori naturalistici  sono le curiosità costruttive che attirano l’interesse dei visitatori della Rassegna.

Naturalmente anche quest’anno ogni regione italiana sarà presente all’interno della Rassegna con le proprie tradizioni presepistiche  tra queste citiamo il Lazio, la Campania, il Piemonte, la Lombardia, il Veneto, l’Emilia, la Sicilia, l’Abruzzo, la Basilicata, la Toscana, l’Umbria, la Sardegna, le Marche, il Friuli Venezia Giulia. Tutte le opere rappresentano le peculiarità tipiche delle tradizioni locali contribuendo così ad arricchire il patrimonio artistico nazionale.

Inoltre, ricco il programma di avvenimenti e rappresentazioni che si terranno durante tutto il periodo natalizio sotto la Stella cometa, in particolare ricordiamo l’ormai famoso e spettacolare evento dell’arrivo dei Re Magi il 6 gennaio sempre sotto la Stella cometa che appassiona ogni anno decine e decine di migliaia di persone.

INFORMAZIONI:
La Rassegna sarà aperta tutti i giorni, compresi i festivi, dal 1 dicembre 2007 al 20 gennaio 2008 con orario continuato dalle 9.00 alle 20.00. Il prezzo del biglietto è di 7 euro intero, 6 euro ridotto per le comitive, 4 euro speciale scuole.
Ulteriori informazioni: 045 592544
info@veronaperlarena.it
www.presepiarenaverona.it

Elegantia

Filed under:Antichità,Veneto — scritto da claudia il 19 ottobre 2007

scalote laccateSpeciale collezione Elegantia
Straordinaria antologica di arredi, dipinti e oggetti d’arte del XVIII secolo

Dal 10 al 25 novembre 2007
Galleria Cecchetto Antiquariato, Castelfranco Veneto (TV)

Una straordinaria raccolta antologica celebra l’arredo del Settecento veneziano e veneto.
In un appuntamento speciale Cecchetto Antiquariato riunisce la collezione di Elegantia e presenta un percorso espositivo di oltre duecento opere, tra importanti mobili, preziosi dipinti e oggetti d’arte, pezzi unici, frutto di un’ accurata ricerca e rappresentativi di un’epoca eccezionale.
Proposta a Castelfranco Veneto (TV) dal 10 al 25 novembre, la rassegna, da sempre sinonimo di garanzia e trasparenza, è un’opportunità da non perdere per collezionisti ed esperti alla ricerca del pezzo unico tra una raccolta d’eccezione che abbraccia l’intera produzione del Settecento. 

Come in una prestigiosa bottega veneziana, tra le sale della Galleria Cecchetto i mobili sono protagonisti: in questo periodo che tralascia grandiosità e sfarzo per concentrarsi su funzionalità ed equilibrio, i mobili sfoggiano linee curve e leggere, sinuosi sostegni en cabriole ed eleganti motivi decorativi, cartigli e riccioli, volute e fiori a ghirlande. Tra gli oltre cento esemplari raccolti da Cecchetto, spiccano poltrone rivestite da pregiate tappezzerie, regine dei salotti veneziani, un gruppo di deliziosi tavolini da gioco e da toilette, importanti cassettoni e un’attenta selezione di scrivanie e credenze.

Una raccolta che comprende più di venti esemplari è dedicata al Barocchetto. E’ in questa fase di transizione dal Barocco al Rococò che i mobili, direttamente ispirati alla moda francese, assumono dimensioni più intime e vengono lavorati con impiallacciature in noce e radica di noce, radica di ulivo, amaranto, bois de violette e bois de rose . Si afferma il cassettone a ribalta, compare il trumeau e le consoles trionfano nei saloni dell’epoca: tra gli esemplari in esposizione segnaliamo un prezioso bureau trumeau lastronato in noce, un tavolo da centro ovale con chinoiserie decorato da raffinati intarsi in legno di mandorlo e una preziosa diplomatica in radica di noce filettata in legno di acero.

Durante il Settecento Venezia conosce notorietà anche per la vasta produzione di oggetti d’arte, vassoi e vasi, cofanetti e sculture, curiose opere ornamentali in legno sapientemente intagliate e magistralmente dipinte in policromia. Grande attenzione si presta alle tendenze di provenienza orientale, ecco un importante gruppo di porcellane Imari dipinte nei caratteristici toni del blu e del rosso, mentre l’arte dei doratori diviene indispensabile nelle scintillanti specchiere.

Il catalogo di questa particolare edizione di Elegantia raccoglie in quattro sezioni l’intera collezione, tra mobili, oggetti d’arte, specchiere e dipinti. Più di trenta le tele a firma di autorevoli esponenti veneziani e veneti del XVIII secolo, da Pietro Liberi ad Antonio Bellucci, da Gaspare Dizioni a Gabriel Bella.

Visionabili durante l’intera rassegna, tutti gli esemplari in esposizione sono presentati all’interno del volume che illustra in modo preciso ogni opera, così come le esclusive condizioni di vendita, appositamente ideate per Elegantia. E’ possibile richiedere il catalogo cartaceo direttamente in Galleria o dal sito web.

Informazioni
Galleria Cecchetto Antiquariato
Via San Pio X 17, Castelfranco Veneto (TV)
tel. 0423 721332  www.cecchettoantiquariato.com
Orari feriali 10-13 e 15-20 / festivi e prefestivi 10-20

Arte contemporanea a Villa Pisani

Filed under:Collettiva,Veneto — scritto da claudia il 19 settembre 2007

Arte Contemporanea a Villa Pisani
  coordinatore del progetto: Luca Massimo Barbero
Mostra: Nelio Sonego  Michel Verjux
   a cura di: Francesca Pola

Inaugurazione: sabato 29 settembre 2007  ore 18
Periodo espositivo: 29 settembre – 4 novembre 2007
  organizzazione: Associazione Culturale Villa Pisani Contemporary Art
Sede: Villa Pisani Bonetti
         Via Risaie 1  36045 Bagnolo di Lonigo (Vicenza)
         Tel. 0444 831104  Fax 0444 835517
         villapisani.mostre@alice.it  www.villapisani.net
Orari: da lunedì a venerdì 15-18 o su appuntamento

Villa Pisani a Bagnolo di Lonigo, progettata da Andrea Palladio a partire dal 1541 e realizzata tra il 1544 e il 1545, avvia con questa mostra la realizzazione di una serie di progetti artistici specificamente concepiti per i suoi spazi da artisti contemporanei, attraverso i quali intende arricchire la propria identità di monumento di eccezionale valore storico-artistico anche di una relazione positiva e propositiva con il presente della creatività.
Nelio Sonego e Michel Verjux sono stati invitati a realizzare una serie di interventi, in mutuo dialogo tra loro, in una relazione diretta e attiva con gli spazi architettonici e la memoria storica dello splendido edificio palladiano. Le opere che Sonego e Verjux hanno ideato per questa occasione, segnano infatti una modalità fortemente innovativa di mettere in relazione presente, passato e futuro della creazione artistica, in una prospettiva che non è né retoricamente celebrativa né freddamente citazionistica, ma intende ripercorrere, attraverso nuove immagini di senso, caratteri e significati propri di questo luogo.
La parte centrale della mostra è costituita dal grande salone principale, per il quale i due artisti hanno ideato due serie interventi tra loro incrociati. Per una delle controfacciate, Nelio Sonego ha realizzato una grande opera appartente al ciclo "Orizzontaleverticale", una tela lunga cinque metri, nella quale rettangoli sovrapposti e interferenti di diversi colori dialogano intenzionalmente, nella loro espansione spaziale, al contempo con le vedute della corte esterna e con gli affreschi rinascimentali del soffitto. Sulle due pareti laterali, Michel Verjux si è invece messo in relazione con la morfologia architettonica stessa della struttura, realizzando due proiezioni circolari il cui diametro e la cui collocazione coincidono con quelli della volta a botte che costituisce la copertura della sala.
Altri due "éclairages" di Verjux sono poi realizzati all’esterno, ai due angoli diagonalmente opposti dei corpi laterali della villa, che vengono illuminati da due semicerchi luminosi che ne sottolineano la relazione aperta con la natura all’esterno: il rapporto storico con il fiume che lambiva un tempo il contesto ambientale in cui è collocato l’edificio e con il viale di platani, piantati per virtuale sostituzione del portico dorico progettato originariamente da Palladio. In questa stessa prospettiva di stretto legame con la dimensione naturale è concepito anche l’altro intervento di Sonego, nei locali dei due spazi sottostanti il corpo principale dell’edificio, aperte sulla corte interna: l’artista ha qui dipinto una serie di opere collocate al suolo, con rettangoli che riducono la gamma cromatica all’alternanza di bianchi e neri, a sottolineare la dimensione imprescindibile di uno scambio continuo tra interno ed esterno della villa, il suo costituirsi come luogo nel quale struttura e natura non sono che due aspetti della medesima realtà.
Coordinatore del progetto "Arte Contemporanea a Villa Pisani" è Luca Massimo Barbero, che con questa prima occasione intende avviare una serie di interventi specifici per questo particolare spazio e un piano di commissioni che faranno di questo tesoro architettonico palladiano un luogo centrale nel contesto del dibattito e della progettazione in merito a una nuova modalità di committenza sul territorio.
In occasione della mostra, sarà pubblicato un catalogo bilingue, con testi di Luca Massimo Barbero, Francesca Pola, Nelio Sonego e Michel Verjux, una serie di immagini che documentano la mostra e un apparato bio-bibliografico.

IRAN gente strade paesaggi – Mestre

Filed under:Fotografia,Veneto — scritto da claudia il 21 agosto 2007

IRAN gente strade paesaggi – Fotografie di Abbas Kiarostami, Riccardo Zipoli e cinquantasei autori persiani contemporanei è il titolo della nuova mostra che sarà inaugurata al Centro Culturale Candiani, lunedì 27 agosto 2007, alle ore 18, visitabile nei locali del centro sino al 14 ottobre. Prodotta dal Centro Culturale Candiani con il contributo dell’ Istituto Culturale dell’Ambasciata della Repubblica Islamica dell’Iran, di Kel12, di Orient Explorer e con il patrocinio dell’Università Ca’ Foscari di Venezia e accompagnata da un catalogo edito da Marsilio, la mostra raccoglie centoventidue immagini scattate in Iran e selezionate da Riccardo Zipoli.
La parte dedicata alle strade presenta quaranta fotografie, venti in bianco e nero del grande regista e fotografo Abbas Kiarostami e venti, a colori, di Riccardo Zipoli, fotografo oltre che studioso di cultura iraniana e docente di letteratura persiana a Ca’ Foscari. Altre dodici fotografie, anch’esse di Riccardo Zipoli, ritraggono paesaggi naturali. Settanta scatti infine, assolutamente inediti, illustrano la vita della gente comune e sono opera di autori di quel paese selezionati  in Iran con un bando pubblicato su un sito apposito il 30 dicembre 2006 e scaduto il 30 gennaio 2007.

La mostra sarà tenuta a battesimo dal grande regista e fotografo Abbas Kiarostami, per l’occasione a Mestre, che non poco ha contribuito, con le sue immagini, a restituirci l’idea di un Iran vero, bello e intenso, ma soprattutto vicino e amico, nonostante le diversità. 
Mettere in risalto la complessità dell’odierno panorama culturale iraniano, tutt’altro che riconducibile alle sole monolitiche espressioni di regime e imparare a conoscere un paese fratello, pur con qualche ovvia, ma non insormontabile, differenza,  agevolandone in tal modo la comprensione e l’apprezzamento, è quanto il Candiani si propone con questa mostra e con una serie di altre iniziative collaterali: rassegne cinematografiche, spettacoli, incontri letterari, serate gastronomiche, accentuando così quella propensione all’internazionalità che costituisce motivo di crescita per l’intera città di Mestre.

Itinerari d’Arte a Treviso

Filed under:Collettiva,Veneto — scritto da claudia il 14 agosto 2007

In occasione del Secondo Premio Internazionale di Pittura Arte Laguna, concorso organizzato dall’Associazione Culturale MoCA (Modern Contemporary Art) in collaborazione con lo Studio Arte Laguna per promuovere e valorizzare l’Arte contemporanea, la città di Treviso vivrà due mesi interi nel segno dell’Arte: un’occasione imperdibile per poter conoscere e stimare i movimenti artistici che caratterizzano la nostra contemporaneità.

Dal 7 al 28 settembre 2007 sarà allestita presso il Museo di Santa Caterina una Mostra Collettiva delle 40 opere finaliste al Premio finale. Le opere, realizzate in totale libertà tematica e stilistica da artisti provenienti da ogni parte del Mondo, verranno selezionate da un’esperta Giuria di Premiazione, tra cui figurano due importanti critici d’Arte e tre galleriste di riconosciuto valore.

L’evento avrà inizio con la cerimonia d’inaugurazione, che avrà luogo Venerdì 7 settembre 2007 alle ore 18.00 presso il Museo di Santa Caterina di Treviso, sede principale dei Musei Civici trevigiani. Seguiranno la cerimonia di premiazione e la consegna dei diplomi ai finalisti.

All’evento sarà associata un’ulteriore iniziativa, volta ad avvicinare il pubblico al Mondo dell’Arte: per tutto il periodo compreso tra il 7 Settembre e il 31 Ottobre 2007, si potrà passeggiare lungo alcuni suggestivi "Itinerari d’Arte" e ammirare oltre 250 opere "selezionate" esposte presso gli esercizi commerciali del Centro Storico di Treviso, lungo alcuni percorsi articolati che daranno modo agli amanti dell’arte e ai semplici curiosi di apprezzare quadri e dipinti all’interno dei negozi e delle vetrine.

Per gradire maggiormente la visita, gli interessati potranno trovare, in vari punti della Città, il Magazine del Premio, una rivista realizzata al fine di orientare e guidare i lettori nell’esplorazione delle Opere esposte e per conoscere le iniziative e gli eventi sviluppati dell’Associazione Culturale MoCA, nell’intento di promuovere l’Arte e farla conoscere al un pubblico sempre più vasto.

Per conoscere il calendario completo degli eventi organizzati in occasione del Premio Internazionale di Pittura Arte Laguna, è sufficiente visitare il sito ufficiale dell’evento, alla sezione eventi.

Per informazioni:
ufficio stampa – Artelaguna
Tel 041 5937242
Cell 320 5331847
Tel/Fax 041 8627948
info@artelaguna.it
www.artelaguna.it

Il principe Henryk Lubomirsky come Amore

Filed under:Scultura,Veneto — scritto da claudia il 31 luglio 2007

Manifesto mostraIL PRINCIPE HENRYK LUBOMIRSKY COME AMORE
Possagno, Museo e Gipsoteca Canoviana
Dal 29 luglio all’ 1 novembre 2007

Per i 250 anni della nascita di Antonio Canova
Per la prima volta in Italia torna “Amore”.
A circondarlo altre 29 opere dedicate all’Eros

Le celebrazioni per 250 della nascita di Antonio Canova (1757 – 2007) offrono una occasione da non perdere.
La Gipsoteca ed il Museo Canova di Possagno, il paese tra Asolo e Bassano del Grappa, dove lo scultore è nato ed è sepolto, presentano, dal 29 luglio al primo novembre, per la prima volta in Italia, “Il Principe Henryk Lubomirski come Amore”, un capolavoro assoluto del maestro veneto ma anche e soprattutto un’opera che, sin dal suo comparire, è assurta ad oggetto di culto in tutta Europa.
La abbagliante bellezza del principino tredicenne, immortalata in marmo, a grandezza naturale, da Canova conquistò molti estimatori che si contesero, a peso d’oro, copie e calchi del meraviglioso nudo.
Canova aveva eseguito questo ritratto per volontà della bella principessa Elzbieta Lubomirski che, vedova, aveva eletto questo incantevole giovinetto, lontano parente del suo defunto marito, come sue inseparabile pupillo, portandolo con se in un lungo tour europeo e dandolo, qualche anno dopo, in sposo a una sua nipote.
Henryk Lubomirski fu, per Canova, un modello leggiadro quanto ritroso. L’artista, per la timidezza del ragazzo, riuscì a modellare dal vero solo il volto. Per il corpo nudo fece riferimento ad una statua antica. Il principino vi è raffigurato come il dio Eros, la mano sinistra tiene dolcemente l’arco d’amore appoggiato a terra, il busto mollemente piegato verso il vicino tronco d’albero, il braccio destro lungo i fianchi, la testa, dalla fluente e mossa capigliatura, rivolta a tre quarti sulla sua sinistra.
Una volta conclusa, l’effigie venne trasportata in Polonia e collocata nel castello Lubomirski a Łançut come in un santuario o in un tempio greco; sullo sfondo del marmo era appesa una stoffa cinese con la rappresentazione della Fenice a cui tutti gli uccelli rendono omaggio, proprio come tutti i visitatori del palazzo erano pronti a rendere omaggio alla bellezza di Heryk. Non appagata dal solo marmo, la bella Elzbieta chiese, e ottenne, dal Canova anche due calchi in gesso , del tutto uguali all’originale tranne che per la presenza nei due gessi della foglia di fico.
Fu subito passione per “Amore”: copie in marmo e gesso della meravigliosa rappresentazione di un giovane Amore vennero commissionate, a caro prezzo, da nobiluomini di diversi paesi, affascinati e conquistati dalla dolce bellezza del Principe Henryk. Ad essere sedotto da una così incomparabile perfezione fu anche il diciassettenne John, figlio del banchiere irlandese Latouche. Così repliche o gessi del Principino finirono in molte case del continente, dall’Irlanda, alla Russia, dalla Francia all’Inghilterra, alla Germania e, naturalmente, all’Italia. Un gesso è anche patrimonio della Gipsoteca Canoviana, oggi purtroppo acefalo per gli effetti del bombardamento che colpì la raccolta durante la Grande Guerra.
La magnifica opera, eccezionalmente concessa dalla Polonia, non sarà esposta all’interno della Gipsoteca ma nel Salone d’onore della attigua Casa del Canova, come se il riottoso Principino “dalle labbra tumidette” tornasse ad essere ospite di riguardo dello scultore.

La collocazione temporanea del prezioso marmo è accompagnata, in Gipsoteca, da un percorso tutto dedicato al tema della Bellezza: 30 opere qui esposte comporranno questo percorso. Si va da Adone incoronato da Venere, al gesso originale di Amore e Psiche stanti, alle tempere con gli Amorini, al dipinto di Cefalo e Procri, ai bozzetti in terracotta della Morte di Adone, di Amore e Psiche che si abbracciano, il dipinto di Venere e Amore.
Un percorso che è, insieme, celebrazione della Bellezza e dell’Amore.
Un percorso ancor più magico se fatto in notturna, magari cogliendo l’occasione delle “Visite alla tenue luce di Psiche” che, così come Canova era aduso fare con i suoi ospiti, daranno vita a marmi e gessi con la fioca, calda luce di antiche lanterne (info sul sito della Fondazione Canova: www.museocanova.it): chissà, forse una occasione per verificare se effettivamente la Gipsoteca, così come sembrerebbe indicare una indagine dell’Istituto italiano di psicologia analitica, abbia realmente titolo per l’essere indicata ai primi posti nell’elenco dei musei italiani che più stimolano un nuovo incontro d’amore.

Un ulteriore elemento sottolinea l’importanza dell’evento. In occasione dell’inaugurazione della mostra dedicata al Principe Henryk come Amore, verrà ufficialmente inaugurata l’Ala scarpiana della Gipsoteca, a conclusione dell’intervento di restauro durato alcuni anni. Il capolavoro del maggior architetto veneto del Novecento tornerà così ad accogliere, in modo adeguato, i capolavori del Canova.

Il Principe Henryk Lubomirski come Amore.
Possagno (Treviso), Gipsoteca e Casa del Canova, dal 29 luglio al primo novembre 2007.
Mostra organizzata nell’ambito delle Celebrazioni per i 250 anni dalla nascita di Antonio Canova; a cura di Mario Guderzo. Catalogo Silvana Editoriale a cura di Mario Guderzo. con interventi di Giancarlo Cunial, Gabriella Delfini, Mario Guderzo, Hugh Honour, Ewa Manitowska, Vit Karol Wojtowicz, Stefano Zecchi.

Orario: 9 – 19.
Ingresso alla Mostra e al Museo: interi euro 7, ridotti euro 4.
Per informazioni e prenotazioni: tel. 0423.544323 posta@museocanova.it
www.museocanova.it

Jan Fabre – Palazzo Benzon di Venezia

Filed under:Installazione,Scultura,Veneto — scritto da claudia il 5 giugno 2007

Jean fabreLA GAMeC DI BERGAMO ALLA BIENNALE D’ARTE DI VENEZIA 2007
A PALAZZO BENZON DALL’8 GIUGNO AL 23 SETTEMBRE
LA PERSONALE DI
JAN FABRE
Anthropology of a Planet

Dall’8 giugno al 23 settembre 2007 la GAMeC “si trasferisce“ a Venezia con una grande personale dedicata a Jan Fabre allestita nelle sale di Palazzo Benzon – dimora storica che si affaccia sul Canal Grande – e presenta la ricerca dell’artista fiammingo nella sua molteplicità spaziando dalle sculture ai film, dai disegni alle installazioni. La mostra, dal titolo Anthropology of a Planet, è a cura di Giacinto Di Pietrantonio che ha già curato nel 2003 la personale di film e disegni di Fabre Gaude Succurrere Vitae alla GAMeC di Bergamo e nel 2006 la monografia “Homo Faber” che raccoglie le opere complete dell’artista dal 1978 al 2006 realizzata in occasione dell’omonima mostra ad Anversa.
La mostra rientra tra gli eventi collaterali della 52. Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia.
Jan Fabre, uno degli artisti più significativi in Belgio e sulla scena internazionale, dalla fine degli anni ‘70 si esprime con una vasta gamma di linguaggi che spaziano dalle arti plastiche ai film, dal teatro alla coreografia alla danza, dal disegno alla scultura.
Fabre riesce a passare con agilità da una disciplina all’altra discostandosi dall’archetipo dello “specialista” ormai così tipico nella nostra cultura e ad ottenere, in ciascuna di esse, una tensione sempre alta, indice di qualità e forza teorica e formale del suo percorso artistico. Così egli passa dall’essere disegnatore a creatore di immagini, performer, attore, regista, scenografo ed infine, quindi, artista nel senso più ampio e ancestrale del termine.
In ciascuno dei molteplici ambiti di espressione, Fabre pone al centro della sua ricerca il corpo, inteso come realtà fisica e dimensione mentale. La sua arte riflette la natura umana, necessariamente fragile e mortale, e il desiderio che ciascuno di noi nutre verso il superamento di questa precarietà, attraverso i temi cari alla tradizione fiamminga: la follia, la malattia, la morte, la dolcezza del peccato, la rigenerazione, la forza spirituale.
L’essere umano, la sua precarietà e caducità, è argomento centrale della sua opera, attraverso l’esaltazione del ciclo nascita-vita-morte-rinascita. Fabre considera la morte l’essenza dell’essere in vita, lo spazio di ciò che non è più vivo e a cui l’arte ridona vita. In questo senso il corpo è per l’artista la massima rappresentazione del fluire, del ciclo vitale, di ciò che comincia e finisce per poi ricominciare. Sovente Fabre sviluppa questo concetto di rinascita e superamento dei limiti attraverso l’immagine di insetti che popolano la sua fantasia e il suo lavoro – in particolar modo lo scarabeo, simbolo egizio del dio del Sole – non senza colti riferimenti ai maestri delle vanitas fiamminghe tra il XVI e il XVII secolo. Lo scarabeo diventa paradigma assoluto della trasformazione e della rigenerazione nel mondo della natura e della condizione umana. Questo interesse per il mondo delle scienze e la passione per gli insetti, in particolar modo dei coleotteri, è stata ereditata dal bisnonno, il famoso entomologo Jean-Henri Fabre, ed ha rappresentato un passaggio fondamentale nella formazione dell’artista.
Centrali nella sua opera sono quindi i momenti di passaggio – tra visibile e invisibile, giorno e notte, vita e morte, immanenza e trascendenza – e le figure che li rappresentano e simboleggiano. Con il suo lavoro, Fabre esplora la vita in tutte le sue espressioni e forme.
L’opera di Jan Fabre riunisce i vari aspetti della creazione umana per eccellenza: la scienza, la tecnologia e l’arte. Come uno scienziato raccoglie i dati che determinano l’essenza della sua creazione, la tecnica dona la forma, mentre il risultato è l’espressione artistica che Fabre decide di utilizzare.
La personale presenta così al pubblico questo percorso e la catarsi che è propria di ogni essere vivente attraverso la diversità delle forme che le opere assumono per mano dell’artista fiammingo.

Jan Fabre (Anversa 1958) studia all’Istituto di Arti Decorative e Belle Arti alla Royal Academy ed attualmente vive e lavora ad Anversa.
Mostre personali gli sono state dedicate da importanti musei e gallerie private tra i quali: lo SMAK – Stedelijk Museum voor Actuele Kunst, Gent (1985; 2002); la Kunsthalle, Basilea (1990); il Centro de Arte Moderna, Lisbona (1990); il Palais des Beaux-Arts, Bruxelles (1990); la Schirn Kunsthalle, Francoforte (1991); il Kunstverein, Hannover (1992); il Museo Pecci, Prato (1994); lo Stedelijk Museum, Amsterdam (1995); il Ludwig Muzeum, Budapest (1996); il Muzej Suvremene Umjetnosti, Zagabria (1997, 2000); il MuHKA – Museum voor Hedendaagse Kunst, Anversa (1997, 2005, 2006); l’Haggerty Museum of Art, Milwaukee (1998); il Centre for Contemporary Art, Varsavia (1999); lo Sprengel Museum, Hannover (1999); la Kunsthalle, Kiel (1999); il Natural History Museum, Londra (2000); il MIMOCA – Museum of Contemporary Art, Marugame (2001); la Galleria Comunale d’Arte Moderna e Contemporanea, Roma (2001); il Kunstnernes Hus, Oslo (2003); la GAMeC, Bergamo (2003); il Musée d’Art moderne et d’Art contemporain, Nizza (2003); il Musée d’Art Contemporain, Lione (2004); il Magazzino d’Arte Moderna, Roma (2006).
Ha preso parte alla Biennale di Venezia (1984, 1990), alla 21° Biennale di San Paolo (1991), a Documenta IX a Kassel (1992), al World Expo 2000 a Hannover e alla 5° Biennale di Lione (2000), alla 7° Biennale di Istanbul (2001) e alla Triennale d’Arte Contemporanea di Beaufort (2003, 2006).
Suoi lavori sono stati esposti in mostre collettive presso istituzioni pubbliche e private come: lo Stedelijk Museum, Amsterdam (1987, 1991); il MuHKA – Museum voor Hedendaagse Kunst, Anversa (1988, 1989); il Kunstmuseum, Basilea (1992); la Kunsthalle, Basilea (1992); Palazzo Grassi, Venezia (1997); il Guggenheim Museum SoHo, New York (1997); l’Israel Museum, Gerusalemme (1998); il Palais des Beaux-Arts, Bruxelles (2005); il Kunst Palast, Düsseldorf (2005); la GAMeC, Bergamo (2005).

JAN FABRE. Anthropology of a Planet
Palazzo Benzon, S. Marco 3927 – Calle Benzon, Venezia
8 giugno – 23 settembre 2007
orari: da martedì a domenica, 11-19; chiuso lunedì
ingresso libero
Per informazioni:
tel. +39 035 399528
fax +39 035 236962
www.gamec.it

Fulvio Pendini. Antologica a Padova

Filed under:Pittura,Veneto — scritto da claudia il 21 maggio 2007

pendiniFULVIO PENDINI (1907 – 1975). Antologica
Padova, Musei Civici agli Eremitani
Dal 19 maggio al 4 novembre 2007

Padova celebra Fulvio Pendini nel centenario della nascita. La mostra, allestita presso i Musei Civici agli Eremitani, rappresenta l’occasione sia per ricordare, approfondire e riscoprire un artista che per mezzo secolo è stato protagonista della scena culturale cittadina e nazionale, sia per ripercorrere gli anni cruciali compresi tra le mostre sindacali degli anni trenta e lo scoppio delle neo-avanguardie degli anni sessanta.a sua attività si colloca tra gli episodi salienti dello scenario artistico cittadino del secolo scorso: il cantiere del Novecento al Bo, voluto dal rettore Carlo Anti e diretto da Gio Ponti, e l’attività del Gruppo N, esponente di punta dei movimenti ottico-cinetici nei primi anni sessanta. Tra queste due polarità scorrono solo tre decenni ma, in realtà, si dipana la vicenda artistica di una città che affonda da un lato nel mito della classicità (accordata alla vocazione umanistica patavina e risvegliata dalla riscoperta del Mantegna ad opera di Giuseppe Fiocco) e dall’altro si spinge sul bordo della contemporaneità più sperimentale collegandosi con Milano e Düsseldorf.a biografia di Fulvio Pendini si situa tra questi due momenti, incarnando la figura ideale di un artista che si è dedicato per tutta la vita alla pittura partendo da un distillato e parco classicismo neo-giottesco sulla scia del primo Oppi, per poi adottare e sviluppare una linea di primitivismo novecentista incentrata sull’animazione di feste popolari entro scenari di piazze e cortili, per approdare infine alla rappresentazione stilizzata di matrice medioevale di Padova e di altre città venete, ma anche emiliane, toscane, spagnole e algerine.
Tuttavia, pur se il tema figurativo è dominante, nelle opere di Pendini si avverte subito come l’interesse principale sia rivolto ai valori compositivi, ai rapporti cromatici, alle dinamiche lineari. Questa disposizione a cogliere la natura espressiva delle forme pittoriche in quanto tali lo porta, nella seconda metà degli anni quaranta e negli anni cinquanta, a sperimentare le vie delle avanguardie storiche filtrate dalla lezione del Fronte Nuovo delle Arti. E’ la stagione felice delle nature morte con scorci di cucine, stufe, strumenti musicali, ceste e gabbie d’uccelli. Una speciale sensibilità cromatica lo porta a smorzare l’impronta neocubista, privilegiando il gioco dei tagli e la disposizione delle pezzature. Se nel cantiere novecentista del Bo sono stati Gio Ponti (con il quale collabora nell’affrescare la scala del rettorato) e Gino Severini le figure di riferimento, nell’immediato dopoguerra sarà piuttosto Giuseppe Santomaso tra gli artisti del Fronte Nuovo a influenzarne la ricerca.
Il percorso espositivo e l’ordinamento del catalogo seguiranno l’evoluzione della pittura di Pendini soffermandosi sulle variazioni stilistiche e tematiche.

L’artista fu presente alle mostre sindacali interprovinciali di Ca’ Pesaro negli anni trenta, a sei edizioni della Biennale dal 1940 al 1954, alle Biennali d’Arte Triveneta degli anni cinquanta e sessanta e a molti premi e concorsi nazionali. Sue opere si trovano in musei nazionali e in importanti raccolte come la collezione Gori e quella del Quirinale.a produzione di Pendini è costituita soprattutto da oli di diverse dimensioni e da affreschi o grandi pannelli decorativi realizzati sia per privati che per pubbliche istituzioni. Le sue numerose imprese decorative l’hanno reso l’ideale continuatore della tradizione “murale” patavina che lo stesso Anti intendeva riproporre e valorizzare con gli interventi all’università.
Fulvio Pendini fu anche figura di riferimento per la comunità degli artisti padovani: fu tra i fondatori dei gruppi “Il Bastione” e “Il Coccodrillo”, nonché animatore e segretario della Mostra Triveneta d’Arte contribuendo in modo determinante alla sua rinascita post-bellica.

L’esposizione presenterà più di cento opere che illustrano il percorso di Pendini, mettendo in luce l’inclinazione più lirica e sperimentale, assai poco conosciuta, dell’artista e la sua attività di decoratore di spazi architettonici interni ed esterni, oltre alla vasta produzione a soggetto sacro disseminata nelle chiese del territorio.a mostra, organizzata dal Comune di Padova, Assessorato ai Musei, Politiche Culturali e Spettacolo – Settori Attività Culturali e Musei e Biblioteche, è curata da Davide Banzato, Virginia Baradel (cui si deve anche la predisposizione del progetto scientifico) e Franca Pellegrini. Alla realizzazione dell’evento ha contributo Banca Aletti (private bank del Gruppo Banco Popolare di Verona e Novara) che quest’anno nell’ambito del progetto Banca Aletti per l’Arte è sostenitrice di questa mostra presso i Musei Civici agli Eremitani. La mostra sarà allestita dal 19 maggio al 4 novembre nelle sale per esposizioni temporanee dei Musei Civici agli Eremitani e si avvarrà di un catalogo Skira con testi di Davide Banzato, Virginia Baradel, Vittorio Dal Piaz, Giovanni Lorenzoni, Andrea Nante, Franca Pellegrini, Benedetta Pendini, Elena Pontiggia e Pietro Randi. In contemporanea, presso Palazzo Zuckermann, saranno esposte le opere di Paolo De Poli (1905 – 1996), celebre maestro padovano dell’arte dello smalto, di recente donate dai figli al Museo d’Arte Medioevale e Moderna. Verrà così messo in luce il percorso comune di queste due forti personalità artistiche, protagoniste negli stessi anni della scena culturale cittadina.

Musei Civici agli Eremitani, piazza Eremitani 8
Orario: tutto l’anno 09.00 – 19.00
chiusura: tutti i lunedì non festivi, Natale, S. Stefano, Capodanno, I Maggio
Biglietti: intero (mostra e Museo) euro 10,00; cumulativo (mostra, musei e cappella degli Scrovegni) euro 12,00; ridotto euro 8,00, ridotto speciale euro 5,00; gratuito bambini fino ai 6 anni, disabili
Catalogo SKIRA

Visite guidate: max 25 persone euro 70,00; scolaresche euro 50,00
ImmaginArte – tel. e fax .049 8719255, info@immaginarte.pd.it
info: http://padovacultura.padovanet.it
Vernice: 18 maggio 2007, ore 12,00



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