Il principe Henryk Lubomirsky come Amore

Filed under:Scultura,Veneto — scritto da claudia il 31 luglio 2007

Manifesto mostraIL PRINCIPE HENRYK LUBOMIRSKY COME AMORE
Possagno, Museo e Gipsoteca Canoviana
Dal 29 luglio all’ 1 novembre 2007

Per i 250 anni della nascita di Antonio Canova
Per la prima volta in Italia torna “Amore”.
A circondarlo altre 29 opere dedicate all’Eros

Le celebrazioni per 250 della nascita di Antonio Canova (1757 – 2007) offrono una occasione da non perdere.
La Gipsoteca ed il Museo Canova di Possagno, il paese tra Asolo e Bassano del Grappa, dove lo scultore è nato ed è sepolto, presentano, dal 29 luglio al primo novembre, per la prima volta in Italia, “Il Principe Henryk Lubomirski come Amore”, un capolavoro assoluto del maestro veneto ma anche e soprattutto un’opera che, sin dal suo comparire, è assurta ad oggetto di culto in tutta Europa.
La abbagliante bellezza del principino tredicenne, immortalata in marmo, a grandezza naturale, da Canova conquistò molti estimatori che si contesero, a peso d’oro, copie e calchi del meraviglioso nudo.
Canova aveva eseguito questo ritratto per volontà della bella principessa Elzbieta Lubomirski che, vedova, aveva eletto questo incantevole giovinetto, lontano parente del suo defunto marito, come sue inseparabile pupillo, portandolo con se in un lungo tour europeo e dandolo, qualche anno dopo, in sposo a una sua nipote.
Henryk Lubomirski fu, per Canova, un modello leggiadro quanto ritroso. L’artista, per la timidezza del ragazzo, riuscì a modellare dal vero solo il volto. Per il corpo nudo fece riferimento ad una statua antica. Il principino vi è raffigurato come il dio Eros, la mano sinistra tiene dolcemente l’arco d’amore appoggiato a terra, il busto mollemente piegato verso il vicino tronco d’albero, il braccio destro lungo i fianchi, la testa, dalla fluente e mossa capigliatura, rivolta a tre quarti sulla sua sinistra.
Una volta conclusa, l’effigie venne trasportata in Polonia e collocata nel castello Lubomirski a Łançut come in un santuario o in un tempio greco; sullo sfondo del marmo era appesa una stoffa cinese con la rappresentazione della Fenice a cui tutti gli uccelli rendono omaggio, proprio come tutti i visitatori del palazzo erano pronti a rendere omaggio alla bellezza di Heryk. Non appagata dal solo marmo, la bella Elzbieta chiese, e ottenne, dal Canova anche due calchi in gesso , del tutto uguali all’originale tranne che per la presenza nei due gessi della foglia di fico.
Fu subito passione per “Amore”: copie in marmo e gesso della meravigliosa rappresentazione di un giovane Amore vennero commissionate, a caro prezzo, da nobiluomini di diversi paesi, affascinati e conquistati dalla dolce bellezza del Principe Henryk. Ad essere sedotto da una così incomparabile perfezione fu anche il diciassettenne John, figlio del banchiere irlandese Latouche. Così repliche o gessi del Principino finirono in molte case del continente, dall’Irlanda, alla Russia, dalla Francia all’Inghilterra, alla Germania e, naturalmente, all’Italia. Un gesso è anche patrimonio della Gipsoteca Canoviana, oggi purtroppo acefalo per gli effetti del bombardamento che colpì la raccolta durante la Grande Guerra.
La magnifica opera, eccezionalmente concessa dalla Polonia, non sarà esposta all’interno della Gipsoteca ma nel Salone d’onore della attigua Casa del Canova, come se il riottoso Principino “dalle labbra tumidette” tornasse ad essere ospite di riguardo dello scultore.

La collocazione temporanea del prezioso marmo è accompagnata, in Gipsoteca, da un percorso tutto dedicato al tema della Bellezza: 30 opere qui esposte comporranno questo percorso. Si va da Adone incoronato da Venere, al gesso originale di Amore e Psiche stanti, alle tempere con gli Amorini, al dipinto di Cefalo e Procri, ai bozzetti in terracotta della Morte di Adone, di Amore e Psiche che si abbracciano, il dipinto di Venere e Amore.
Un percorso che è, insieme, celebrazione della Bellezza e dell’Amore.
Un percorso ancor più magico se fatto in notturna, magari cogliendo l’occasione delle “Visite alla tenue luce di Psiche” che, così come Canova era aduso fare con i suoi ospiti, daranno vita a marmi e gessi con la fioca, calda luce di antiche lanterne (info sul sito della Fondazione Canova: www.museocanova.it): chissà, forse una occasione per verificare se effettivamente la Gipsoteca, così come sembrerebbe indicare una indagine dell’Istituto italiano di psicologia analitica, abbia realmente titolo per l’essere indicata ai primi posti nell’elenco dei musei italiani che più stimolano un nuovo incontro d’amore.

Un ulteriore elemento sottolinea l’importanza dell’evento. In occasione dell’inaugurazione della mostra dedicata al Principe Henryk come Amore, verrà ufficialmente inaugurata l’Ala scarpiana della Gipsoteca, a conclusione dell’intervento di restauro durato alcuni anni. Il capolavoro del maggior architetto veneto del Novecento tornerà così ad accogliere, in modo adeguato, i capolavori del Canova.

Il Principe Henryk Lubomirski come Amore.
Possagno (Treviso), Gipsoteca e Casa del Canova, dal 29 luglio al primo novembre 2007.
Mostra organizzata nell’ambito delle Celebrazioni per i 250 anni dalla nascita di Antonio Canova; a cura di Mario Guderzo. Catalogo Silvana Editoriale a cura di Mario Guderzo. con interventi di Giancarlo Cunial, Gabriella Delfini, Mario Guderzo, Hugh Honour, Ewa Manitowska, Vit Karol Wojtowicz, Stefano Zecchi.

Orario: 9 – 19.
Ingresso alla Mostra e al Museo: interi euro 7, ridotti euro 4.
Per informazioni e prenotazioni: tel. 0423.544323 posta@museocanova.it
www.museocanova.it

Park Eun Sun – Parco della Versiliana, Marina di Pietrasanta

Filed under:Scultura,Toscana — scritto da claudia il 2 luglio 2007

Park Eun Sun operaPark, Eun – Sun
8 luglio – 26 agosto 2007
Marina di Pietrasanta, Parco della Versiliana

Un dialogo ardito e sublime tra la colonna e la sfera. Nell’ampio Parco della Versiliana, tra le fresche ombre dei pini di dannunziana memoria, Park Eun Sun, giovane artista coreano, presenta dieci opere monumentali della sua più recente stagione espressiva, in marmo e granito. Opere di grandi dimensioni, dai due ai sette metri di altezza. Pensieri, documenti, simboli sul tema della vita che si genera e si diffonde. Un’iniziativa dell’Assessorato alla Cultura in collaborazione con la Fondazione Festival La Versiliana.

Le sculture di Park sono armoniose costruzioni interamente basate sulla colonna e sulla sfera in combinazioni strutturali e cromatiche. Simbolo di purezza e di ordine, la sfera è allegoria della nascita che secondo natura si genera in tutta la sua perfezione. La colonna, costruita da lamelle sovrapposte di marmo, riassume il significato della crescita. Sulle superfici sferiche assolutamente levigate si allungano fenditure scabre: anche la più armoniosa esistenza può essere percorsa da ombre piccole e grandi, da rabbia e sofferenza che talvolta la vita presenta.
Le colonne di Park, nella loro essenzialità costruttiva, non hanno nessuna funzione portante, ma costituiscono veri e propri percorsi sensibili, documenti della storia umana, vetrine sul fluire del tempo.

“Osservando i bambini mentre, nel gioco, costruivano forme con la sabbia – spiega lo stesso Park – mi sono detto: ecco che cosa deve fare uno scultore, costruire. La mia ricerca è partita proprio dall’infanzia, perché essere bambino significa naturalezza nel divertimento e serietà, restare sempre nel giusto, a contatto con la propria umanità”.
“Con grande piacere ospitiamo nello splendido parco della Versiliana – afferma l’assessore alla cultura Daniele Spina – la mostra di Park Eun-Sun. Giunto quattordici anni fa a Pietrasanta, Park ha stretto un forte legame affettivo ed artistico con la città da cui era stato richiamato dalla passione per il marmo. Una mostra di grande suggestione, di intenso significato e poesia”.
 
Biografia
Park Eun-Sun è nato in Corea del Sud nel 1965.
Ha conseguito la laurea in scultura presso il Dipartimento di Belle Arti dell’ Università di Kyung-Hee a Seoul. Diplomato presso l’Accademia di Belle Arti di Carrara, da quattordici anni risiede a Pietrasanta e lavora allo Studio Sem. Sue opere si trovano in collezioni e spazi pubblici a Seoul, San Francisco, Zurigo, Milano.
           
Artista:                                   Park Eun Sun
Mostra:                                  Park Eun Sun
Date esposizione:               8 luglio –  26 agosto 2007
Luogo:                                   Parco della Versiliana – Marina di Pietrasanta (LU)
Orario:                                   ore 10.00-13.00 e 16.30-23.00, tutti i giorni, ingresso libero
Catalogo:                              Bandecchi e Vivaldi

Jan Fabre – Palazzo Benzon di Venezia

Filed under:Installazione,Scultura,Veneto — scritto da claudia il 5 giugno 2007

Jean fabreLA GAMeC DI BERGAMO ALLA BIENNALE D’ARTE DI VENEZIA 2007
A PALAZZO BENZON DALL’8 GIUGNO AL 23 SETTEMBRE
LA PERSONALE DI
JAN FABRE
Anthropology of a Planet

Dall’8 giugno al 23 settembre 2007 la GAMeC “si trasferisce“ a Venezia con una grande personale dedicata a Jan Fabre allestita nelle sale di Palazzo Benzon – dimora storica che si affaccia sul Canal Grande – e presenta la ricerca dell’artista fiammingo nella sua molteplicità spaziando dalle sculture ai film, dai disegni alle installazioni. La mostra, dal titolo Anthropology of a Planet, è a cura di Giacinto Di Pietrantonio che ha già curato nel 2003 la personale di film e disegni di Fabre Gaude Succurrere Vitae alla GAMeC di Bergamo e nel 2006 la monografia “Homo Faber” che raccoglie le opere complete dell’artista dal 1978 al 2006 realizzata in occasione dell’omonima mostra ad Anversa.
La mostra rientra tra gli eventi collaterali della 52. Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia.
Jan Fabre, uno degli artisti più significativi in Belgio e sulla scena internazionale, dalla fine degli anni ‘70 si esprime con una vasta gamma di linguaggi che spaziano dalle arti plastiche ai film, dal teatro alla coreografia alla danza, dal disegno alla scultura.
Fabre riesce a passare con agilità da una disciplina all’altra discostandosi dall’archetipo dello “specialista” ormai così tipico nella nostra cultura e ad ottenere, in ciascuna di esse, una tensione sempre alta, indice di qualità e forza teorica e formale del suo percorso artistico. Così egli passa dall’essere disegnatore a creatore di immagini, performer, attore, regista, scenografo ed infine, quindi, artista nel senso più ampio e ancestrale del termine.
In ciascuno dei molteplici ambiti di espressione, Fabre pone al centro della sua ricerca il corpo, inteso come realtà fisica e dimensione mentale. La sua arte riflette la natura umana, necessariamente fragile e mortale, e il desiderio che ciascuno di noi nutre verso il superamento di questa precarietà, attraverso i temi cari alla tradizione fiamminga: la follia, la malattia, la morte, la dolcezza del peccato, la rigenerazione, la forza spirituale.
L’essere umano, la sua precarietà e caducità, è argomento centrale della sua opera, attraverso l’esaltazione del ciclo nascita-vita-morte-rinascita. Fabre considera la morte l’essenza dell’essere in vita, lo spazio di ciò che non è più vivo e a cui l’arte ridona vita. In questo senso il corpo è per l’artista la massima rappresentazione del fluire, del ciclo vitale, di ciò che comincia e finisce per poi ricominciare. Sovente Fabre sviluppa questo concetto di rinascita e superamento dei limiti attraverso l’immagine di insetti che popolano la sua fantasia e il suo lavoro – in particolar modo lo scarabeo, simbolo egizio del dio del Sole – non senza colti riferimenti ai maestri delle vanitas fiamminghe tra il XVI e il XVII secolo. Lo scarabeo diventa paradigma assoluto della trasformazione e della rigenerazione nel mondo della natura e della condizione umana. Questo interesse per il mondo delle scienze e la passione per gli insetti, in particolar modo dei coleotteri, è stata ereditata dal bisnonno, il famoso entomologo Jean-Henri Fabre, ed ha rappresentato un passaggio fondamentale nella formazione dell’artista.
Centrali nella sua opera sono quindi i momenti di passaggio – tra visibile e invisibile, giorno e notte, vita e morte, immanenza e trascendenza – e le figure che li rappresentano e simboleggiano. Con il suo lavoro, Fabre esplora la vita in tutte le sue espressioni e forme.
L’opera di Jan Fabre riunisce i vari aspetti della creazione umana per eccellenza: la scienza, la tecnologia e l’arte. Come uno scienziato raccoglie i dati che determinano l’essenza della sua creazione, la tecnica dona la forma, mentre il risultato è l’espressione artistica che Fabre decide di utilizzare.
La personale presenta così al pubblico questo percorso e la catarsi che è propria di ogni essere vivente attraverso la diversità delle forme che le opere assumono per mano dell’artista fiammingo.

Jan Fabre (Anversa 1958) studia all’Istituto di Arti Decorative e Belle Arti alla Royal Academy ed attualmente vive e lavora ad Anversa.
Mostre personali gli sono state dedicate da importanti musei e gallerie private tra i quali: lo SMAK – Stedelijk Museum voor Actuele Kunst, Gent (1985; 2002); la Kunsthalle, Basilea (1990); il Centro de Arte Moderna, Lisbona (1990); il Palais des Beaux-Arts, Bruxelles (1990); la Schirn Kunsthalle, Francoforte (1991); il Kunstverein, Hannover (1992); il Museo Pecci, Prato (1994); lo Stedelijk Museum, Amsterdam (1995); il Ludwig Muzeum, Budapest (1996); il Muzej Suvremene Umjetnosti, Zagabria (1997, 2000); il MuHKA – Museum voor Hedendaagse Kunst, Anversa (1997, 2005, 2006); l’Haggerty Museum of Art, Milwaukee (1998); il Centre for Contemporary Art, Varsavia (1999); lo Sprengel Museum, Hannover (1999); la Kunsthalle, Kiel (1999); il Natural History Museum, Londra (2000); il MIMOCA – Museum of Contemporary Art, Marugame (2001); la Galleria Comunale d’Arte Moderna e Contemporanea, Roma (2001); il Kunstnernes Hus, Oslo (2003); la GAMeC, Bergamo (2003); il Musée d’Art moderne et d’Art contemporain, Nizza (2003); il Musée d’Art Contemporain, Lione (2004); il Magazzino d’Arte Moderna, Roma (2006).
Ha preso parte alla Biennale di Venezia (1984, 1990), alla 21° Biennale di San Paolo (1991), a Documenta IX a Kassel (1992), al World Expo 2000 a Hannover e alla 5° Biennale di Lione (2000), alla 7° Biennale di Istanbul (2001) e alla Triennale d’Arte Contemporanea di Beaufort (2003, 2006).
Suoi lavori sono stati esposti in mostre collettive presso istituzioni pubbliche e private come: lo Stedelijk Museum, Amsterdam (1987, 1991); il MuHKA – Museum voor Hedendaagse Kunst, Anversa (1988, 1989); il Kunstmuseum, Basilea (1992); la Kunsthalle, Basilea (1992); Palazzo Grassi, Venezia (1997); il Guggenheim Museum SoHo, New York (1997); l’Israel Museum, Gerusalemme (1998); il Palais des Beaux-Arts, Bruxelles (2005); il Kunst Palast, Düsseldorf (2005); la GAMeC, Bergamo (2005).

JAN FABRE. Anthropology of a Planet
Palazzo Benzon, S. Marco 3927 – Calle Benzon, Venezia
8 giugno – 23 settembre 2007
orari: da martedì a domenica, 11-19; chiuso lunedì
ingresso libero
Per informazioni:
tel. +39 035 399528
fax +39 035 236962
www.gamec.it

Mappamondino – San Marino

Filed under:Scultura — scritto da claudia il 28 maggio 2007

mappamondino“ M A P P A M O N D I N O ”
Antologia di opere di Aldo Mondino tra gli Anni ’60 e gli Anni 2000

a cura di Vittoria Coen
in collaborazione con l’Archivio Aldo Mondino
 
Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di San Marino
23 giugno – 26 agosto 2007

Dal 23 giugno 2007 la Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea della Repubblica di San Marino presenta Mappamondino, mostra personale di Aldo Mondino, in collaborazione con l’Archivio Aldo Mondino.
L’esposizione, a cura di Vittoria Coen, sintetizza alcune tappe dell’opera del grande artista torinese scomparso nel 2005. Si tratta di una retrospettiva che raccoglie un’importante sintesi di opere realizzate tra la prima metà degli Anni ‘60 e la prima metà degli Anni 2000.
Aldo Mondino inizia il proprio personalissimo percorso artistico durante la prima metà degli Anni ‘60 come interprete del Movimento Concettuale, per poi gradualmente rivolgere il suo interesse verso una ricerca decisamente più pittorica. Dalle opere su faesite, ad esempio, alle sue sculture realizzate con materiali sempre differenti fino al recupero della pittura, realizzata prevalentemente su linoleum e filtrata da una grande attrazione per l’Oriente, l’Africa, il Marocco, l’India, senza dimenticare i pattern variopinti di cioccolatini che delineano luoghi geografici e talvolta ritratti, l’universo poetico di Mondino è all’insegna dell’eclettismo stilistico e di una grande ironia che pervade tutta la sua opera. I giochi di parole (tra Ali e Ali-ghiero Boetti) tra titoli e contenuti sono come i suoi famosi Dervisci danzanti che sembrano sospesi in uno spazio surreale.
La curiosità per culture e tradizioni lontane rispecchia una costante attenzione che ha portato l’artista a servirsi di tecniche diverse, dai supporti di linoleum, appunto, alla cioccolata, dallo zucchero al vetro (in mostra 9 bellissimi Iznik, che hanno per soggetti preziose ceramiche turche realizzate in quella città),  al bronzo (Eiffel) così come Lobby Star, ai tappeti di eraclite e a quelli composti a terra  con chicchi di caffè e fagioli, per non citare l’opera Gravère realizzata con sardine vere alla fine degli Anni Sessanta.
Le due mostre antologiche realizzate rispettivamente a Trento nel 2000 e a Ravenna nel 2003 hanno poi avuto il ruolo di mostrare simultaneamente tutta la ricca e varia produzione di un artista che non ha mai cessato di interrogarsi sull’arte e sul nostro tempo, che è stato assistente di Tancredi e che ha “citato” Casorati (in mostra la celebre Tenda del 1964), che ha amato Kupka così come la pittura orientalista di fine ‘800 e che ha fatto della sua leggera miopia un filtro nella percezione delle cose del mondo tanto da tradurre gli oggetti apparentemente più banali in esiti arditi.
In mostra sono esposte circa quaranta opere bidimensionali e tridimensionali di grandi e medie dimensioni che ripercorrono la carriera artistica di Aldo Mondino, dalle Tavole anatomiche a quelle realizzate su quadrettature (Il pittore del 1963), fino ai dipinti di soggetto vario realizzati su linoleum e su tela.
La mostra è accompagnata da un catalogo pubblicato da Damiani Editore.

Sede:                                  
Galleria di Via Eugippo
Via Eugippo – 47890  San Marino (RSM)
Periodo:                              
23 giugno – 26 agosto 2007
Orari di apertura:                
da martedì a domenica ore 11.00 – 13.00 / 15.00 – 19.00
lunedì chiuso 
Ingresso:                             
Libero
Catalogo:                            
Damiani Editore 
Informazioni:                      
Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di San Marino 
Tel. +39 0549 882670 
info@museidistato.sm

Rinaldo Bigi. I sogni di Gorky.

Filed under:Pittura,Scultura,Toscana — scritto da claudia il 11 aprile 2007

Opera Rinald BigiSeravezza , 5 MAGGIO- 3 GIUGNO 2007
Palazzo Mediceo

INAUGURAZIONE
sabato 5 maggio ore 17,30

Seravezza (Lucca) – Sarà inaugurata sabato 5 maggio la mostra antologica di Rinaldo Bigi, intitolata “I sogni di Gorky, opere dal 2000 al 2006” Le sale espositive di Palazzo Mediceo ospiteranno le opere del pittore e scultore toscano, conosciuto in tutto il mondo per le sue figure dal forte temperamento ludico ed emotivo. 15 sculture e 50 dipinti di grande formato che segnano le  tappe evolutive della carriera del maestro, divisa tra l’umorismo plastico delle figure scolpite e la drammaticità inquietante dei paesaggi su tela.
Un doveroso tributo che l’Amministrazione Comunale di Seravezza rende ad uno dei pochi artisti capaci di coinvolgere i sensi, l’intelligenza e le emozioni con un sapiente accostamento di materiali e colori in continuo, apparente, contrasto.

Nato a Pietrasanta, Bigi ben conosce la bellezza e le difficoltà del denso marmo e del rigido bronzo, che tratta con grande rispetto e straordinaria familiarità. Consapevole della forza che si sprigiona dall’accostamento di due materiali così diversi, realizza sculture che, nonostante la loro ieratica staticità,  sembrano pronte a cambiare posa e azione ad ogni girar d’occhio. Come i personaggi dei cantastorie, le figure di Bigi – solari e astuti assemblaggi di forme disparate – trasmettono con vigoroso umorismo ed esuberante fantasia, un candore soltanto apparente: l’inganno e lo stratagemma fuorviante sono spesso usati da Bigi per ricordare che nella vita niente è mai come appare e che dietro la favola più bella si può nascondere la tragedia più amara, nella vita e nell’arte. Da qui la necessità per lo scultore di calare le sue grandi opere nell’esperienza, collocandole negli spazi urbani, con i quali quotidianamente interagiamo, ci confrontiamo, e ci orientiamo.
Di tono opposto le opere di Rinaldo Bigi pittore. I grandi pastelli, pur mantenendo il suo inconfondibile stile, sorprendono per l’inquietante visione notturna dell’esperienza umana. Tele cariche di angoscia in cui le figure, collocate in paesaggi lontani dalla nostra esperienza, sembrano dare voce alle incertezze e alle paure. I pastelli sono introspettivi, richiamano i momenti di solitudine, ed interrogano sulle misteriose ragioni della mente.
Il passaggio dai pastelli alle sculture è liberatorio per lo spettatore, che si sente liberato dalle angosce e rafforzato dal vigore di un ottimismo che non è risultato di una battaglia interiore vinta, ma di una nuova e pacata visione dell’uomo nel suo mondo.

La mostra antologica di Rinaldo Bigi, curata da Nicola Micieli, autore dell’introduzione al catalogo edito da Bandecchi e Vivaldi, sarà visitabile a Palazzo Mediceo fino al 3 giugno prossimo, tutti i giorni (escluso il lunedì) dalle 15.00 alle 19.30.

Rinaldo Bigi
I sogni di Gorky, opere dal 2000 al 2006
Seravezza, Palazzo Mediceo
Via del Palazzo

5 maggio – 3 giugno 2007
Ore  15.00 -19.30 (lunedì chiuso)
ingresso: intero € 5,00 – ridotto € 3,00

Enzo Cucchi. Sculture

Filed under:Lombardia,Scultura — scritto da claudia il 15 marzo 2007

Opera Enzo CucchiALLA GAMeC DI BERGAMO
DAL 4 APRILE
AL 27 MAGGIO 2007

Per la prima volta in un’istituzione pubblica, la personale di uno dei maggiori esponenti della Transavanguardia, interamente dedicata alla sua produzione plastica, dagli anni Novanta a oggi. Dal 4 aprile al 27 maggio 2007 la GAMeC – Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo ospita nello Spazio Zero una personale di Enzo Cucchi, a cura di Giacinto Di Pietrantonio, la prima in un’istituzione pubblica interamente dedicata all’opera scultorea dell’artista, tra i maggiori esponenti della Transavanguardia.
Il percorso espositivo copre un arco cronologico che, dagli inizi degli anni Novanta, giunge fino ad oggi con oltre quaranta bronzi, una grande opera in ceramica e una tela di oltre 6 metri per 6 realizzata appositamente per lo spazio della GAMeC; quest’ultima, collocata sull’estremità della grande sala, farà da sfondo all’intera mostra.
L’iniziativa consente di esplorare l’universo plastico di un artista noto al pubblico soprattutto come pittore. In realtà, anche nella pittura, Cucchi non ha mai smesso di confrontarsi con le forme scultoree o ancora installative. Molti dei suoi primi lavori, infatti, esprimevano tridimensionalità, una qualità spaziale che si respira sia nella pittura che nel disegno. Cucchi presta molta attenzione allo spazio e le immagini che ne risultano non sono mai piatte, ma colme di una visionarietà che le colloca sempre in un vuoto tridimensionale. Questo è forse uno dei motivi che lo hanno portato ad incontrarsi culturalmente con maestri dello spazio come Lucio Fontana o a lavorare con un architetto delle forme e spazi metafisici come Ettore Sottsass.
Questo affondare le proprie radici nella scultura permette al suo lavoro di imporsi per originalità rispetto alle tendenze predominanti alla fine degli anni Settanta e al contempo di differenziarsi dalle coeve nuove ricerche puramente pittoriche. In tal modo egli mantiene vivo lo sperimentalismo tipico delle avanguardie: le sue installazioni sono composte dai materiali più diversi, dislocati liberamente nello spazio espositivo ed utilizzati come supporto dell’immagine dipinta, scolpita o disegnata. In questo senso la mostra alla GAMeC, pur essendo composta da oltre quaranta bronzi – da sculture così piccole da essere contenute nel pugno di una mano ad altre alte oltre 4 metri e mezzo – cui si aggiungono una grande ceramica ed un quadro di enormi dimensioni, è concepita e allestita come un’unica grande installazione.

Nato a Moro d’Alba (Ancona) nel 1949, Enzo Cucchi è uno dei maggiori esponenti della Transavanguardia.
Il suo lavoro si connota fin da subito per l’originalità, derivante dal recupero dei mezzi espressivi più tradizionali (pittura, disegno, scultura, ceramica e grafica) posti al servizio dello sperimentalismo tipico dell’epoca. L’arte, nel senso più generico del termine, rappresenta per Cucchi il mezzo necessario per veicolare all’esterno la propria interiorità, immagini visionarie e poetiche della realtà radicate nella sua memoria esistenziale che, al tempo stesso, superano questi confini per farsi coinvolgimento emotivo universale, svincolato dalla singola esperienza dell’artista. È in quest’ottica che va interpretata l’attività svolta dall’artista in diversi ambiti; degni di nota, in questo senso, sono i lavori che Cucchi ha realizzato per il teatro come scenografo, per l’editoria come illustratore di poeti e scrittori e come scultore di opere permanenti all’aperto.
Dall’inizio degli anni Ottanta viene riconosciuto a livello internazionale come uno degli artisti più rappresentativi del nuovo clima culturale. È invitato a partecipare alla Biennale di Venezia nel 1980 e nel 1993, a Documenta a Kassel nel 1982 e nel 1987, alla Quadriennale di Roma nel 1992 e nel 2005 e alla Bienal Internacional de Sao Paulo a San Paolo del Brasile nel 1985 e nel 1996. Sue personali sono state organizzate presso prestigiosi musei e gallerie tra cui la Kunsthaus di Zurigo nel 1982 e nel 1988, la Kunsthalle di Basilea nel 1984, l’ICA di Boston nel 1984, il Kunstmuseum di Düsseldorf e il Louisiana Museum di Humlebæk nel 1985, il Solomon R. Guggenheim Museum di New York e il Centre Georges Pompidou di Parigi nel 1986, la Wiener Secession di Vienna e la Kunsthaus di Zurigo nel 1988, il Museo Luigi Pecci di Prato nel 1989, la Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma nel 1998 e, infine, il Tel Aviv Museum of Art nel 2001.



Powered by Memoka

Questo sito utilizza i cookie, anche di terze parti, per funzionare meglio e per offrire pubblicità attinente agli interessi dei visitatori. Proseguendo con la navigazione oppure cliccando il pulsante ok acconsenti a ricevere cookie sul tuo dispositivo. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi