I Macchiaioli. Le collezioni svelate

Filed under:Lazio,Pittura — scritto da Mostre in Italia il 15 marzo 2016

Raccolta del fienoPuò risultare alquanto insolita l’idea che per conoscere i macchiaioli sia utile indagare anche tra le maglie del collezionismo privato che affiancò strada facendo questo importante movimento pittorico e ne perpetuò il ricordo e il messaggio poetico lungo i primi decenni del Novecento.
Cosa potranno mai avere a che vedere le vite di Rinaldo Carnielo, di Enrico Checcucci, di Mario Galli, di Edoardo Bruno, di Gustavo Sforni con le gloriose vicende del movimento toscano, che a partire dal 1855 attuò il radicale rinnovamento contenutistico e formale della pittura italiana?
A noi che di questi personaggi abbiamo letto gli aneddoti nei libri di Anna Franchi o nelle prefazioni ai cataloghi delle vendite all’asta redatte da Ruggero Focardi, da Enrico Somaré, da Emilio Cecchi, da Ugo Ojetti, è venuta la curiosità di saperne di più; partendo dai semplici dati anagrafici, faticosamente recuperati, abbiamo dato spessore alle loro personalità di uomini reali, con
abitudini e impegni lavorativi. Ci siamo tenuti distanti quanto basta tanto dall’idea generica di “amateur”, quanto dalle macchiette alla Fucini che rendono gradevolissimi i libri della Franchi e abbiamo cercato di restituire la specificità di ciascuno dei collezionisti di cui ci siamo occupati.
Ci siamo per così dire calati nella Firenze a cavallo tra Ottocento e Novecento, la città ridisegnata dall’architetto Poggi che ancora va procedendo nella sua vivace espansione urbanistica verso le zone limitrofe al centro storico, come l’elegante piazza Savonarola nei pressi della quale acquisiscono le loro abitazioni il milanese Ettore Sforni e il trevigiano Rinaldo Carnielo; gradualmente l’abitato si inoltra anche verso la campagna, seguendo la via Aretina, dove tra case popolari in via di recupero Enrico Checcucci impianta la sua fabbrica di mattoni. Del grande flusso di personalità del mondo politico e finanziario che erano giunte da Torino al tempo di Firenze capitale, qualcuno è rimasto e ha prosperato, come la famiglia di Carlo Maurizio Bruno.

In questa realtà, sopravvissuti all’epoca loro, operano gli ultimi macchiaioli: varcano il secolo i soli Banti, Fattori, Borrani, mentre Signorini muore appena nel 1901. Circondati dall’affetto delle nuove generazioni, aspirano – senza ormai averne più le forze – a un definitivo riconoscimento del loro valore. Nel 1901 si stringono nel ricordo di Diego Martelli, la cui collezione ha trovato una
sede istituzionale (sebbene provvisoria) in Palazzo Vecchio. La dissoluzione della collezione di Cristiano Banti, ad opera dei figli, va alimentando l’interesse del mercato intorno a questi artisti del recente passato. A interessarsi di loro sono ora imprenditori innamorati della bellezza, ora intellettuali impegnati nel dibattito culturale del tempo, ora semplici artisti capaci però di valutare nello specifico i meriti intrinseci della pittura dei macchiaioli.
Edoardo Bruno, imprenditore attivo a Firenze nel settore farmaceutico con la ditta Girolamo Pagliano (essa produce uno sciroppo depurativo famoso in tutto il mondo) e poi cofondatore della società farmaceutica Menarini, vive in una dimora rinascimentale alle porte di Firenze, dominata da una splendida loggia (più volte riprodotta in cartoline d’epoca) celebre per la spettacolare veduta sull’Arno e sulla città; ma il tesoro della villa è custodito al primo piano, la quadreria composta da oltre centoquaranta dipinti, tra i quali il noto Cucitrici di camicie rosse di Odoardo  Borrani, vera e propria icona della pittura macchiaiola, e Uliveta a Settignano di Telemaco Signorini, rimasto sino ad oggi inedito. Gustavo Sforni, collezionista, intellettuale, pittore e mecenate, abita un’elegante villa nel cuore di Firenze; egli è il rampollo di una ricchissima famiglia di banchieri e imprenditori milanesi. Imprenditore egli stesso, Gustavo Sforni è un cultore dell’opera di Giovanni Fattori di cui ama collezionare i piccoli formati, cioè le struggenti tavolette dipinte dal vero; egli ama accostarle alle opere di artisti a lui contemporanei. Durante i suoi viaggi a Parigi acquista dipinti di Van Gogh, Cézanne, Utrillo, Degas e una leggenda di Casa Sforni ci riferisce l’acquisto anche di opere di Amedeo Modigliani, che come sappiamo è molto amico del protetto di Sforni, il pittore Oscar Ghiglia. Innamorato dell’Oriente, delle civiltà cinese e giapponese, colleziona kakemoni e oggetti d’arte orientale; fonda anche una casa editrice – la cui direzione egli affida a Giovanni Papini – per diffondere la conoscenza di questi temi a lui cari. Per la prima volta dunque immaginiamo di entrare in Casa Sforni per ammirare opere mai viste di Fattori, di Ghiglia, di
Lloyd, di Puccini e rivivere – attraverso l’accostamento di opere di epoche diverse – le emozioni estetiche di questo raffinato cultore d’arte. Mario Galli, scultore fiorentino, non ha certamente i mezzi di un forte imprenditore, pure tra le sue mani passano i più importanti capolavori macchiaioli che egli religiosamente raccoglie esponendosi economicamente oltre misura per essere
poi costretto a cederli a importanti collezionisti, come Giacomo Jucker o Emanuele Rosselli: sue sono le splendide solari vedute di Castiglioncello di Borrani, sua la bellissima Ciociara di Giovanni Fattori, non più vista da tempo. Frattanto il mercato dell’arte, orientato dagli studi di Enrico Somaré, di Ugo Ojetti, di Mario Tinti, di Emilio Cecchi, s’interessa sempre di più dei macchiaioli e
Milano diventa centro privilegiato di esposizioni e vendite all’incanto. Se ne avvantaggiano i collezionisti lombardi come Giussani, Toscanini e Jucker. Sono gli accostamenti di quadri macchiaioli con l’arte dell’impressionista italiano Federico Zandomeneghi, con De Nittis, con Alberto Pasini, con il belga Émile Claus, con Alfred Stevens a caratterizzare la collezione milanese di Camillo Giussani, personalità poliedrica di giurista, intellettuale, latinista e sportivo amante della montagna; presidente della Banca Commerciale Italiana, Giussani ha legato il suo nome alla ricostruzione postbellica di Milano, quale consigliere comunale della sua città.
Mario Borgiotti, livornese, unisce alla passione e all’intuito di Mario Galli la competenza del grande divulgatore: a lui si devono fondamentali pubblicazioni dedicate ai macchiaioli edite nel corso degli anni cinquanta e sessanta del Novecento. La sua attività si svolge tra Firenze e Milano, prevalentemente in un ambito cronologico successivo a quello contemplato da questo nostro percorso; tuttavia non potevamo mancare di ricordarne la pionieristica figura, attraverso l’opera più eclatante cui Borgiotti ha legato il suo nome, cioè Il Ponte Vecchio a Firenze di Telemaco Signorini da lui recuperato fortunosamente sul mercato inglese.

La scheda tecnica della mostra

Kandinsky – una retrospettiva

Filed under:Pittura — scritto da Mostre in Italia il 13 ottobre 2015

Gelb-Rot-Blau20 ottobre 2015 – 28 febbraio 2016 CentroCentro, Madrid

A quasi 150 anni dalla nascita di Wassily Kandinsky (1866-1944), uno tra i più grandi pionieri dell’arte astratta, il CentroCentro di Madrid celebra il suo percorso artistico e spirituale con una mostra che abbraccia quattro decenni di evoluzione della sua arte, dai primi lavori figurativi alla sperimentazione esuberante di astrazione e colore.

Prodotta e organizzata dal CentroCentro di Madrid, dal Centre Pompidou di Parigi e Arthemisia Group, l’esposizione è curata da Angela Lampe – curatrice del Museo nazionale d’arte moderna del Centre Pompidou – come una grande retrospettiva monografica con circa 100 dipinti, disegni e fotografie tratte dalle ricche collezioni del Centre Pompidou. Quasi tutte queste opere meravigliose facevano parte della collezione personale dell’artista e sono state donate dalla vedova dell’artista, Nina.

Folgorato dalla visione di “I covoni” di Claude Monet nella mostra degli Impressionisti a Mosca nel 1896, Kandinsky lascia la carriera universitaria per diventare pittore. Segue il classico cursus degli studi sotto la guida di grandi maestri come Anton Azbé e Franz von Stuck a Monaco e soggiorna dal 1906 al 1907 a Sèvre, vicino a Parigi (Il parco di Saint-Cloud, viale ombreggiato 1906). Sviluppa così il suo pensiero artistico, che abbraccia numerosi campi come la pittura, la musica e il teatro nei quali cerca e difende lo spirituale nell’arte, titolo di un suo saggio fondamentale al quale Kandinsky lavorerà dal 1904 al 1911 e all’interno del quale si raccoglie il pensiero kandinschiano.

Le sezioni della mostra seguono i periodi principali della vita del pittore, dagli esordi in Germania agli anni in Russia e in Francia poi, attraverso numerose e fondamentali opere come Old Town (1902), Chanson (1906), Improvisation III (1909), In Grey (1919), Yellow-Red-Blue (1925) e Sky Blue (1940).

Monet dalle collezioni del Musée d’Orsay

Filed under:Piemonte,Pittura — scritto da Mostre in Italia il

02_ MONET_ RégatesMercoledì 14 ottobre, ore 16.30

LA RIVOLUZIONE DEL PAESAGGIO. Quando la natura diventa protagonista

GAM – Attività per il pubblico in occasione della mostra “Monet dalle collezioni del Musée d’Orsay”

Mercoledì 14 ottobre alle 16.30 la GAM propone un percorso tematico dedicato alla mostra “Monet dalle collezioni del Musée d’Orsay”.

L’appuntamento è un’occasione per soffermarsi su alcuni dei capolavori esposti quali La pie, Régates à l’Argenteuil e la Seine à Vétheuil effet de soleil après la pluie.

A seguire, in Educational Area, sarà possibile approfondire il tema del paesaggio mettendo a confronto l’opera di Monet con artisti della collezione permanente quali Giuseppe Camino, Antonio Fontanesi, Giorgio Morandi  fino al paesaggio futurista di Fortunato Depero e all’astrattismo lirico di Renato Birolli.

 

GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea

via Magenta 31, Torino

orario: martedì – domenica 10.00-19.30 (la biglietteria chiude un’ora prima). chiuso il lunedì

Ingresso: secondo regolamento mostra. Percorso e approfondimento: € 7

Info e prenotazioni Dipartimento Educazione GAM (lun-ven ore 9-13 e 14-16): t. 011 4436999 email didattica@fondazionetorinomusei.it

Tamara de Lempicka

Filed under:Piemonte,Pittura — scritto da Mostre in Italia il 9 maggio 2015

Tamara de LempickaLa mostra dedicata a Tamara de Lempicka, allestita a Torino a Palazzo Chiablese (con una seconda tappa a Budapest, Hungarian National Gallery), presenta circa 100 opere di questa artista dal tratto davvero unico, donna dalla natura ambivalente e dalla condotta trasgressiva.
Suddivisa in diverse sezioni, la mostra apre col genere che procurò alla de Lempicka  maggiore successo: la ritrattistica, con i ritratti dedicati alle “amazones”, all’amica Ira Perrot e ai bambini (in particolare alla figlia Kizette).

Un’altra sezione dell’esposizione racconta la sua realtà di artista vissuta tra due mondi, l’Europa e l’America, esplorata in un percorso che presenta le sue case e i quadri che si ispirano ai loro interni.

Alla pittura “devozionale” (un genere che può sembrare anomalo per una personalità come quella della Lempicka), è invece dedicata la terza sezione.

In mostra anche alcune sue nature morte (il primo genere a cui l’artista si dedicò), spettacolari nudi, illustrazioni per riviste di moda databili al 1921 e fotografie dell’ artista scattate dai massimi fotografi di moda dell’epoca 1930-1950

Data Inizio: 19 marzo 2015
Data Fine: 30 agosto 2015
Prenotazione:Nessuna
Palazzo Chiablese
Città: Torino
Indirizzo: Piazza San Giovanni, 2
Provincia: TO
Telefono: 011 5220450
E-mail: sr-pie@beniculturali.it
Sito web: http://www.piemonte.beniculturali.it

Lorenzo Lotto e i tesori artistici di Loreto

Filed under:Lazio,Pittura — scritto da Mostre in Italia il 29 aprile 2015

Lorenzo Lotto e i tesori artistici di LoretoUltimi giorni per visitare questa mostra, a Castel Sant’Angelo.

Il Museo-Antico Tesoro di Loreto, ospitato negli ambienti del cinquecentesco Palazzo Apostolico di Loreto, adiacente alla Basilica della Santa Casa, prende vita a seguito dei periodici trasferimenti di opere ed oggetti d’arte che, a partire dalla metà dell’Ottocento, interessarono la Basilica e gli altri ambienti contigui, come la farmacia, e le sale del Palazzo Apostolico. Nel 1919 Luigi Serra pubblica il primo catalogo della Santa Casa di Loreto. Il museo viene inaugurato ufficialmente l’8 settembre 1951, ma solo molti anni dopo, il 15 giugno 1974, viene aperto in maniera continuativa al pubblico. L’8 settembre 1997 viene inaugurata la ristrutturazione del museo, in nuovi e più ampi locali.
L’attuale mostra “Lorenzo Lotto e i tesori artistici di Loreto” è organizzata in vista di un nuovo, più scientifico e razionale riallestimento delle collezioni museali del Museo-Antico Tesoro della Santa Casa di Loreto e per proporre ad un pubblico più vasto, ed internazionale, che visita gli spazi del Museo Nazionale di Castel Sant’Angelo, questo ricco e prezioso patrimonio di arte e di fede. Il percorso della mostra si snoderà con una scelta significativa dei dipinti di Lorenzo Lotto, segue l’iconografia lauretana, poi opere già collocate sugli altari ed altri ambienti della basilica e infine preziosi reperti del Tesoro della basilica, scampati alle razzie napoleoniche.
Informazioni Evento:

Dal: 03 febbraio 2015
Al: 03 maggio 2015
Prenotazione:Facoltativa
Museo Nazionale di Castel Sant’Angelo
Città: Roma
Indirizzo: Lungotevere Castello, 50
Provincia: RM
Orario: Martedì/domenica 9.00 – 19.30Chiuso lunedì; 25/12; 1/01La biglietteria chiude alle 18.30 –
Telefono: 066819111
E-mail: sspsae-rm.castelsantangelo@beniculturali.it
Sito web: http://castelsantangelo.beniculturali.it

100 Scialoja. Azione e Pensiero

Filed under:Lazio,Pittura — scritto da Mostre in Italia il 28 aprile 2015

100 Scialoja. Azione e PensieroIn occasione del Centenario della sua nascita (1914-2014), la Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, l’Accademia di Belle Arti di Roma e la Fondazione Toti Scialoja organizzano una mostra dedicata ad uno dei maggiori artisti italiani del secondo Novecento, nazionale e internazionale, Toti Scialoja

Esposte alcune opere di Scialoja dei primi anni Quaranta – piccole tele dalla evidente sensibilità espressionista, molto vicine alla temperie internazionale di matrice soutiniana e alla pittura tonalista romana degli anni Venti-Trenta – e gli ultimi grandi teleri inediti della fine degli anni Novanta, passando per la famosa serie delle Impronte della seconda metà degli anni Cinquanta, con l’inizio dell’avventura verso “l’Azione”, come lo stesso artista la definisce, nel periodo in cui è emotivamente e stilisticamente attratto dall’espressionismo astratto americano.

Sarà esposta per la prima volta la “Macchina a pettine”, una delle cinque originali macchine sceniche di Scialoja create per l’opera di Rosso di San Secondo, Il ratto di Proserpina, andata in scena nel 1986 per il cartellone teatrale delle “Orestiadi di Gibellina”. Per l’occasione, la macchina sarà appositamente restaurata dagli artigiani di Gibellina che furono i suoi originari realizzatori, a quasi trenta anni dalla prima messa in scena, e ridipinta dagli studenti dell’Accademia di Belle Arti di Roma, in un cantiere aperto allestito direttamente al MACRO.

Nella sezione dedicata alla scenografia saranno anche trasmesse alcune puntate delle serie televisive RAI “Le fiabe dell’albero” (1974) e “Fantaghirò” (1975). Per l’occasione l’Accademia di Belle Arti di Roma ha realizzato un documentario dedicato a Scialoja.

Data Inizio: 28 marzo 2015
Data Fine: 06 settembre 2015
Costo del biglietto: 13.50 euro
Prenotazione:Nessuna
MACRO
Città: Roma
Indirizzo: Via Nizza
Provincia: RM
Orario: da martedì alla domenica ore 10.30-19.30 (la biglietteria chiude un’ora prima). Chiuso Lunedì
Telefono: 06 671070400
E-mail: info@fondazionetotiscialoja.it

Gherardo delle Notti Quadri bizzarrissimi e cene allegre

Filed under:Pittura,Toscana — scritto da Mostre in Italia il 21 febbraio 2015

Quadri bizzarrissimi e cene allegre10 febbraio – 24 maggio 2015 Galleria degli Uffizi

La Galleria degli Uffizi apre la stagione espositiva di Firenze 2015. Un anno ad arte con la prima mostra monografica dedicata al pittore caravaggesco di origine olandese Gerrit van Honthorst, più noto al pubblico italiano come Gherardo delle Notti per la particolarità di ritrarre scene a lume di notte, con suggestivi effetti luministici, generati dall’intenso chiarore della luce di candela, contrapposti alle ombre.

Quando Gerrit van Honthorst se ne andò improvvisamente da Roma nella tarda primavera del 1620 per fare definitivamente ritorno nella natìa Utrecht, dovevano essere circa dieci anni che risiedeva in Italia. Probabilmente infatti era giunto a Roma all’inizio del secondo decennio del XVII secolo (1610-1611 circa).

Il periodo dell’attività italiana del pittore è quello qualitativamente più ricco e denso di novità stilistiche. Il suo accostamento alla rivoluzione caravaggesca fu pressoché immediato e i suoi primi dipinti attestano la forza e la crudezza dell’arte di un giovane pittore nordico folgorato dal naturalismo del Merisi.

Honthorst diventò in poco tempo un grande protagonista e le sue prove ebbero l’onore di occupare altari importanti delle chiese romane e genovesi, successo non così comune per un maestro di forte impronta naturalistica. Ben presto fu ricercato da prestigiosi collezionisti, come il marchese Vincenzo Giustiniani e il Granduca di Toscana Cosimo II.

È proprio anche grazie alla passione di Cosimo II per Gherardo se oggi Firenze, e nella fattispecie la Galleria degli Uffizi,  possiede sue cinque bellissime tele: fra queste, tre sono dedicate a soggetti conviviali, decisive per lo sviluppo di questa tipologia d’immagini in ambito italiano e nordico. Anche l’ambasciatore mediceo a Roma, Piero Guicciardini, commissionò a Gherardo nel 1619 la pala per l’altare della sua cappella (la maggiore) in Santa Felicita: quella grande Adorazione dei pastori dipinta a lume di notte, che fu vittima dell’attentato mafioso degli Uffizi nel 1993.

Firenze è dunque una sede significativa per ambientare una mostra sull’attività italiana di Gherardo delle Notti, che è pittore ormai di assoluta rilevanza e d’interesse internazionale, al quale non era stata ancora riservata un’esposizione monografica, né in Italia né all’estero. Per l’occasione sono giunti prestiti da prestigiosi musei internazionali quali la National Gallery di Londra, gli Staatliche Museen di Berlino, l’Ermitage di San Pietroburgo, l’Alte Pinakothek di Monaco, il Rijksmuseum di Amsterdam, l’Ashmolean Museum di         Oxford, il Cleveland Museum of Art, il Los Angeles County Museum of Art, il Minneapolis Institute of Arts.

“Da quando gli Uffizi sono stati investiti dalla furia criminale dell’attentato mafioso, nel 1993, l’Adorazione dei pastori di Gherardo delle Notti s’è fatta memoria di quella stagione buia, assurgendo però nel contempo a simbolo anche d’una rinascita orgogliosa. Ma se gli Uffizi dedicano a Gherardo una rassegna ragguardevole è specialmente per via del pregio che vanta il nucleo d’opere di lui esibite nelle sale di Galleria. Nucleo che, oltre tutto, è anche il più cospicuo, nei numeri, d’ogni museo d’Italia. ” (A. Natali).

La mostra documenta accuratamente sia la fase iniziale di attività (più nordica con opere come il Cristo morto con due angeli del Palazzo Reale di Genova o la nuova Preghiera di Giuditta prima di decapitare Oloferne, di collezione privata), sia quella più famosa e matura. A questa seconda fase appartengono i risultati che hanno reso celebre il pittore, come le tele conviviali fiorentine Cena con sponsali, Buona ventura, Cena con suonatore di liuto o quelle appartenute a Vincenzo Giustiniani con l’eccezionale prestito del Cristo dinanzi a Caifa della National Gallery di Londra. Particolarmente importante la presenza di tre pale d’altare: quella genovese per la chiesa di Sant’Anna Santa Teresa incoronata da Cristo, quella per Santa Maria della Scala a Roma Decollazione del Battista e la grande tela della chiesa dei Cappuccini di Albano, del 1618, Madonna in gloria con i santi Francesco e Bonaventura.

Oltre ai quadri eseguiti in Italia è esposto anche un florilegio di dipinti realizzati da Honthorst in Olanda, nei primi anni dopo la partenza dalla penisola, per documentare come la sua tavolozza andò gradualmente schiarendosi: fra essi, il celeberrimo Violinista allegro del Rijksmuseum di Amsterdam.

Un’ampia sezione documenta la grande influenza avuta da Gherardo sullo sviluppo del filone della pittura a lume di notte, presentando opere di Trophime Bigot, del Maestro del lume di candela, di Giovan Francesco Guerrieri, di Francesco Rustici, di Rutilio Manetti, di Adam de Coster, di Mathias Stomer, di Domenico Fiasella e di Paolo Guidotti. Due dipinti di Abraham Bloemaert, maestro di Honthorst, dimostrano la sua evoluzione stilistica dalla fase tardo manierista della fine del XVI secolo a quella dei primi anni venti del XVII (con il lirico Flautista del Centraal Museum di Utrecht), condizionata  anche dal ritorno dell’allievo nella città d’origine nel 1620.

Completa l’esposizione il confronto con alcuni pittori attivi sulla scena romana insieme a Gherardo, che mostrano evidenti tangenze con la sua arte, in uno scambio vivace e fecondo: i suoi concittadini Dirck van Baburen e Hendrick Terbrugghen, entrambi di Utrecht; lo Spadarino (il cui Convito degli dei degli Uffizi era stato riferito a Honthorst); Bartolomeo Manfredi, autore, come Gherardo, di fondamentali scene conviviali.

In mostra Caravaggio è presente col Cavadenti  della Galleria Palatina, eseguito nel 1609 e ben presto giunto alla corte granducale. Il quadro dovette essere decisivo per la messa a punto dei temi prediletti dal pittore olandese, che lo citerà in almeno tre dipinti. Considerata tale circostanza e l’evidente passione di Cosimo II e di Piero Guicciardini per l’opera di Honthorst, pare lecito ipotizzare in questa sede – pur senza il conforto di carte d’archivio – che il pittore abbia soggiornato anche a Firenze.

La mostra, a cura di Gianni Papi come il catalogo edito da Giunti, è promossa dal Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo con la Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici della Toscana, la Soprintendenza Speciale per il Patrimonio Storico, Artistico ed Etnoantropologico e per il Polo Museale della città di Firenze,  la Galleria degli Uffizi, Firenze Musei e l’Ente Cassa di Risparmio di Firenze.

Persone. Ritratti di uomini, donne, bambini (1850-1950)

Filed under:Pittura,Puglia — scritto da Mostre in Italia il

Fra le novità proposte della mostra Persone, che sarà inaugurata il 13 dicembre prossimo presso la Pinacoteca di Bari  e che si qualifica come uno degli eventi più importanti nel panorama espositivo di fine d’anno, c’è un inedito di Silvestro Lega, firmato sul retro, raffigurante un giovane uomo dal volto serio e malinconico, bocca ben disegnata, occhi castani di forma allungata, capelli bruni corti e ben pettinati, vestito con una giacca di velluto marrone ad ampi revers, sulla quale spicca il triangolo bianco della camicia con collo a listino chiuso da un grande fiocco nero.

Il ritratto apporta un notevole contributo di conoscenza alla prima stagione artistica di Silvestro Lega e può essere collocato tra il 1850 e il 1860,  trova il suo corrispondente stilistico più vicino nel noto Ritratto del fratello Ettore fanciullo della Pinacoteca di Brera. Anche la cromia, giocata come nel ritratto milanese su una gamma di tonalità spente e cinerine, illuminate delicatamente da una luce limpida e cristallina, portano in questa direzione, tanto da far pensare che il dipinto faccia parte di quel nucleo di ritratti realizzati dal Lega a Modigliana fra il 1855 e il 1857, quando il giovane pittore vi fece ritorno in preda ad una crisi di “carenza d’invenzione” e dove, pur compiendo frequenti puntate a Firenze, eseguì una decina, e forse più, di ritratti, alcuni su commissione, come quello del vescovo Melini, altri più intimi e personali, per parenti ed amici.

ALTAMURA Ritratto BiaselloIl dipinto  costituisce sicuramente uno dei tanti centri d’interesse della mostra, costituita da oltre 100 opere (pittoriche, scultoree, grafiche), datate o databili tra il 1850 (con poche eccezioni di epoca precedente) e il 1950, scelte tra quelle conservate nella stessa Pinacoteca barese e nei più importanti musei pugliesi, nonché in alcune collezioni private, anch’esse pugliesi, propone al grande pubblico una approfondita lettura del genere “ritratto” attraverso gli exempla forniti da alcuni noti artisti pugliesi (da De Napoli a Netti a De Nittis, da Toma ai Barbieri, da Cifariello a Martinez, sino a Speranza, Martinelli, Cavalli, Levi), aprendosi ovviamente ad accogliere anche interessanti opere “extraregionali” (Michele Cammarano, Enrico Fiore, Giuseppe De Sanctis, Giuseppe Costa, Enrico Lionne ed altri napoletani, un inedito di Silvestro Lega, opere di Romolo Pergola, Annibale Belli, ecc.) o addirittura di valenza internazionale (come il cileno, naturalizzato francese, Santiago Arcos y Megalde, morto nel secondo decennio del Novecento, autore di un finissimo Ritratto di signora, o John Singer Sargent, autore dello straordinario, Ritratto di Vernon Lee).

Completeranno il percorso alcuni stralci e frammenti tratti da opere di scrittori dell’Otto e Novecento, veri e propri “ritratti” letterari, che dialogheranno con effetti intriganti con le opere esposte, mostrando le sintonie o le variazioni che intercorrono tra i due diversi “media”.

La mostra, a cura di Clara Gelao, sarà accompagnata da un catalogo scientifico edito da Mario Adda editore di Bari, contenente  brevi saggi introduttivi nonché la riproduzione a colori di tutte le opere, corredate da schede scientifiche che vedono la generosa collaborazione di molti studiosi e storici dell’arte di diverse generazioni, alcuni dei quali impegnati nelle stesse istituzioni museali.

Pinacoteca Provinciale “Corrado Giaquinto”

Via Spalato 19 / Lungomare Nazario Sauro 27 – Bari – Tel. 080/ 5412420-3-4-5-7  pinacotecaprov.bari@tin.it       www.pinacotecabari.it

ORARIO: dal martedì al sabato ore:9.00 – 19.00
domenica ore: 9.00 – 13.00
lunedì e festività settimanali: chiuso

(La biglietteria chiude 30 minuti prima dell’orario di chiusura).

come raggiungere la Pinacoteca

Alla Pinacoteca Provinciale di Bari si può arrivare in treno (dalla stazione 10/15 minuti a piedi), in aereo (30 minuti per giungere in centro città col taxi o col terminal), pullmann provenienti da varie destinazioni. Diversi autobus cittadini si fermano dinanzi al Palazzo della Provincia.

Se si giunge in auto, è consigliabile lasciare la vettura nel grande parcheggio comunale “Pane e Pomodoro”, ubicato nel tratto sud del Lungomare, e di lì prendere la navetta B, che si ferma all’altezza del Palazzo della Regione, distante pochi metri dal Palazzo della Provincia dove ha sede la Pinacoteca. Il parcheggio per 24 h e la navetta costano € 1,00.

 

PREZZI D’INGRESSO: INTERO   € 2,58

RIDOTTO  € 0,52:
– soci COOP – muniti di tessera di iscrizione;
– soci  TOURING – muniti di tessera di iscrizione;
– possessori coupon QUI!CULTURA.

GRATUITO:
studenti universitari e di istituti AFAM (Accademie di Belle Arti e Conservatori Musicali) – muniti di libretto di iscrizione;
giornalisti – muniti di tesserino;
minori di 18 anni e maggiori di 65 anni;
docenti;
possessori  tessera ICOM.

Ingresso libero in occasione di inaugurazioni, cerimonie e particolari iniziative in programma

Visite guidate per scuole e gruppi:
Informazioni e prenotazioni tel. 080 54 12 422 – 423  (negli orari d’ufficio).

Tempo medio di visita:
Per un giro completo del percorso espositivo sono necessarie circa 2 ore.

La visita alle mostre in corso è inclusa nel biglietto d’ingresso.

Il silenzio dei corpi

Filed under:Piemonte,Pittura — scritto da Mostre in Italia il

Capriola nel nulla - H70xL50 - grafite su carta 2013Il percorso su cui da tempo la ricerca artistica di Elena Monaco si viene articolando sembra svilupparsi lungo un tragitto figurativo particolarmente impegnativo e di fatto sostanzialmente autonomo e, verrebbe da aggiungere, anche piuttosto solitario.

Esso, infatti, non è facilmente incasellabile tra le correnti e i movimenti artistici recenti e contemporanei: non rientra tal quale, ad esempio, nell’astrattismo, né nell’informale e nei successivi esiti concettuali, non è post-concettuale, né, che so, optical, né, diciamo, genericamente “ecologico”, non è nemmeno pienamente figurativo, perché lo è solo apparentemente.

Ciò non significa, però, che esso avanzi come una avventura senza metri di orientamento nella complessità del panorama artistico, che anzi, essi sono presenti, ma rielaborati con la dovuta discrezione e, soprattutto, sottoposti preliminarmente ad un processo di interiorizzazione e di reinterpretazione, fino a celarne l’eventuale sostanza di modelli, che, a ben vedere, è culturalmente, sovente alta e molto ben radicata.

Poiché non c’è qui spazio per una analisi particolareggiata, mi limito ad un duplice livello di suggerimenti: nelle sue opere si alternano e si integrano suggestioni provenienti da alcuni maestri piemontesi della seconda metà del secolo scorso, accanto a riferimenti – che, sia chiaro, non sono da intendersi come citazioni esteriori – anche più lontani nel tempo, fino a quelli pertinenti con la tradizione “classica”.

Nel processo di composizione dell’immagine, o di “costituzione dell’immagine”, secondo la storica definizione di Cesare Brandi, essi operano a distanza, appunto con “discrezione”, come un tenue sostrato entro cui si viene costruendo l’immagine vera e propria, quella che prende forma a conclusione di ogni suo lavoro di ricerca, nella cui densa e paziente elaborazione vengono prendendo corpo, accanto a valori volutamente e consapevolmente espressi, istanze emotive e pulsioni, che paiono sfuggire ad ogni controllo.

In quella fitta congerie e convivenza di immagine e di segni, di figurazione, da una parte, affidata alla pura e semplice “costituzione d’immagine” e, dall’altra, di affioramenti di segni, che per loro intrinseca natura alludono a paradigmi e codici non visivi, in quel conflitto di opposti, si deve rintracciare la condizione inesorabilmente contraddittoria in cui versa e si fonda l’arte contemporanea.

E da cui, ovviamente, nemmeno Elena Monaco può rifuggire, ma che ci sa mostrare con altrettanta severa padronanza.

Paolo Nesta

Titolo mostra: Il silenzio dei corpi

Luogo:  Galleria “Arte per Voi” Piazza Conte Rosso, 3 – 10051 Avigliana (To)
Tipologia: Dipinti e disegni
Artista: Elena MONACO
Organizzazione: Associazione culturale “Arte per Voi” – Avigliana (To)
Patrocinio: Città di Avigliana
Vernissage: sabato 6 dicembre 2014 ore 16:00
Durata: da sabato 7 a domenica 29 marzo 2015
Orario di apertura: sabato e domenica dalle 15:00 alle 19:00
A cura di: Luigi Castagna e-mail: lcastagna@artepervoi.it e Paolo Nesta     e-mail: paolnest@tin.it
Testo critico di: Paolo Nesta
Sito web: http://artepervoi.it/

I silenzi di Anna Torelli

Filed under:Lazio,Pittura — scritto da claudia il 23 gennaio 2008

controlapideLa Galleria Cortese & Lisanti inaugura mercoledì 6 febbraio 2008 dalle 18 alle 21 la mostra

I silenzi di Anna Torelli

Dal 6 al 29 febbraio 2008 si tiene, presso la galleria romana Cortese & Lisanti, la mostra
“I silenzi di Anna Torelli”  curata da Mirella Bentivoglio.

Diplomata presso l’Accademia di Belle Arti di Napoli, questa artista è passata da una pittura di marca costruttivista a un impiego “muto” del pentagramma, conducendo così l’attenzione sulla musicalità ritmica delle sue composizioni. Con questo uso visivo di convenzioni scrittorie, l’artista ha concretamente attuato, da primi anni Ottanta, ciò che l’arte non figurativa ha sempre proclamato di se stessa: musica da vedere. Sono tavole parietali, pagine e cartigli di ogni misura, in carta, tela, filo, plexiglas, con ricorso anche ad effetti di trasparenza e rilievo, ed ibridazioni con antiche scritture e con segni tratti dall’architettura: come nel “Progetto di cupola musicale” o nella trasformazione “pentagrammatica” delle modanature brunelleschiane.
Più volte premiata, Anna Torelli ha partecipato a numerose mostre di scrittura visuale, tra l’altro alle Biennali di Venezia e di San Paolo, al MoMA di New York, al Museo Pecci di Prato, ecc., e il suo lavoro è documentato, con ricca antologia critica, dalla monografia edita nel 2007 da De Luca.
Fanno parte dell’attuale esposizione alcune opere in marmo e plexiglas realizzate insieme a Mirella Bentivoglio, da entrambe congiuntamente dedicate alla poetessa Barbara Torelli, ava di Anna, e autrice, nel 1508 di un celebre sonetto per la morte del marito Ercole Strozzi, truce evento che la storia ha attribuito a un mandato dei Bentivoglio. Un giallo rinascimentale (rievocato in suggestive pagine di Maria Bellonci) e un poetico gesto di riparazione, con gli emblematici segni di silenzio di Anna Torelli che, a distanza di mezzo millennio, cancellano le parole di dolore.

I silenzi di Anna Torelli
Inaugurazione mercoledì 6 febbraio dalle 18 alle 21
Roma 6 – 29 febbraio 2008
Galleria Cortese & Lisanti Via Garigliano, 29 00198 Roma
Orario di apertura: lunedì – sabato 10- 13 e 16,30- 19,30


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