Grande inaugurazione il 3 marzo alla galleria Sabrina Falzone

Filed under:Collettiva,Lombardia — scritto da Mostre in Italia il 2 marzo 2015

monica bertoliAlla galleria Sabrina Falzone di Milano il mese di marzo si anticipa intenso e ricco di eventi. La programmazione ufficiale dell’ente organizzatore prevede, infatti, una grande inaugurazione espositiva che si terrà martedì 3 marzo alle ore 18 con la partecipazione di rinomati artisti contemporanei, invitati dalla curatrice artistica Sabrina Falzone per la loro eccellente qualità pittorica.

I percorsi espositivi in programma sono i seguenti: “Universo femminile”, “Visioni urbane”, “Frammenti di luce” e “Geometrie dell’universo”.

Nella Saletta Guttuso saranno presentati i dipinti su cartone, appartenenti alla recente produzione artistica di Bruno Carati, che s’ispirano ad una frammentazione dell’unità visiva grazie ad una innata padronanza creativa. La mostra personale “Frammenti di luce” evidenzia significativamente la dominante luministica nelle ricerche pittoriche del maestro milanese, enfatizzata dal preliminare frazionamento della superficie dipinta e successivamente ricomposta in modo da ottenere la massima espressione della luce.

Nello spazio Mirò si potranno ammirare le opere selezionate per il progetto “Geometrie dell’universo”, accomunate da un efficace linguaggio cosmico e spirituale. In evidenza, si segnalano le tele realizzate da Roberto Re (proveniente dalla provincia parmense di Casaltone), caratterizzate da una profondità etica e mentale che si dipana grazie ad un’accorata espressività interiore; inoltre, saranno visionabili i lavori eseguiti da Osvaldo Mariscotti residente a New York, dotati di grande temperamento e carisma.

Nel lussuoso Salone Bernini si svolgerà una bi personale che vedrà confrontarsi due promesse della pittura contemporanea dagli stili ben distinti: Emanuele Biagioni e Monica Bertoli.

Il nucleo di opere proposte da Biagioni, dedicato alle “Visioni urbane”, indaga lo spazio della città immersa nella sua quotidianità contrassegnata da ritmi frenetici, dal caos metropolitano e dal traffico urbano. L’artista toscano, originario della provincia di Lucca (Barga), riesce a cogliere le atmosfere della città in virtù non soltanto di un acuto spirito di osservazione ma anche in virtù di un’interiorizzazione pittorica del contesto circostante. Tale processo di interiorizzazione si evince prevalentemente dall’emozione della luce e dalle eleganti sfumature tonali.

La raffinatezza prosegue nei raggianti volti femminili raffigurati da Monica Bertoli, pittrice autodidatta di origine veneziana attualmente residente a Marcon. Esposti in concomitanza con la Giornata internazionale della donna, i suoi quadri intendono rappresentare l’“Universo femminile” sotto una nuova luce moderna tra grazia, sensualità e bellezza. Attraverso la sua pittura figurativa quantomai dinamica Bertoli ci insegna che emancipazione ed eleganza possono viaggiare sullo stesso binario dell’odierna società.

Esposizione Internazionale d’Arte Contemporanea
Dal 3 al 30 marzo 2015
Vernissage Martedì 3 Marzo dalle ore 18 alle 20

Programma:

Saletta Guttuso, “Frammenti di luce” Personale di Bruno Carati

Spazio Mirò, “Geometrie dell’universo” con Roberto Re, Osvaldo Mariscotti e Bruno Carati

Salone Bernini, “Universo femminile” Bipersonale di Monica Bertoli e “Visioni urbane” di Emanuele Biagioni

Artisti: Monica Bertoli, Emanuele Biagioni, Bruno Carati, Osvaldo Mariscotti, Roberto Re

Via Giorgio Pallavicino 29
20145 Milano – Italy
Orari di apertura: mart-ven h.16-19; sabato h.10-12
Chiuso lunedì e festivi
Ingresso gratuito
www.galleriasabrinafalzone.com

FaR EasT dal 15 settembre al 28 ottobre a Milano

Filed under:Lombardia — scritto da Mostre in Italia il 25 agosto 2011

FaR EasTCurata da Tiziana Castelluzzo ed Elena Zonca In occasione di START, Zonca e Zonca è lieta di annunciare l’apertura della mostra FaR EasT: Nobuyoshi Araki, Jin Han Lee, Sea Hyun Lee, Kyoko Kanda, Takako Kimura, Shimon Minamikawa, Yulim Song.

Sette artisti, tre giapponesi e quattro coreani offrono, attraverso la contaminazione di generi e discipline, uno scorcio sull’estetica orientale. La mostra si articola su una serie di dicotomie: passato e futuro, oriente ed occidente, tradizione e contemporaneità, interiorità ed esteriorità. Un incontro/scontro di culture, tempi e personalità diverse che attraverso l’arte cercano di esprimere le contraddizioni del proprio mondo interiore.

GIOVANNI LO PRESTI Metaphorá

Filed under:Lombardia,Personale — scritto da Mostre in Italia il 17 febbraio 2010

ARIANNA SARTORI
ARTE & OBJECT DESIGN
Via Ippolito Nievo, 10 – 46100 MANTOVA
Tel e Fax: 0376 32.42.60 – info@sartoriarianna.191.it

Lo prestiGIOVANNI LO PRESTI
Metaphorá

dal 20 febbraio al 4 marzo 2010

Nome della Galleria: Galleria "Arianna Sartori"
Indirizzo: Mantova – via Ippolito Nievo, 10 – tel. 0376.324260
Titolo della mostra: Giovanni Lo Presti. Metaphorá
Date: dal 20 febbraio al 4 marzo 2010
Inaugurazione: Sabato 20 febbraio, ore 17.00. Sarà presente l’artista
Orario di apertura: 10.00-12.30 / 16.00-19.30. Chiuso festivi

Dal 20 febbraio al 4 marzo 2010, la Galleria “Arianna Sartori Arte & object design” di Mantova, in via Ippolito Nievo 10, ospita la mostra personale di Giovanni Lo Presti, intitolata “Metaphorá”. L’inaugurazione si terrà il 20 febbraio alle ore 17.00 alla presenza dell’artista.
Giovanni Lo Presti è nato a Vittoria (Ragusa) nel 1952. Trasferito a Milano dove vive e insegna ha frequentato l’Accademia di Belle Arti di Brera.

…Quella che si contempla, sembra sottintendere l’autore,è soltanto una faccia della drammatica trappola speculare dell’esistenza. Ed anche se in qualche quadro si avverte, immediato,un senso di libertà strangolata, i corpi appaiono come imbalsamati in una sorta di folgorata agonia: talvolta immobili e inerti come dei “Marat” assassinati, talaltra congelati nel delirante galoppo di una istintualità sbranata nel suo vano tentativo di realizzarsi… Più li guardiamo questi dipinti-lastre di ghiaccio, più avvertiamo che a un tratto potrebbero creparsi, frantumarsi, decomponendosi in un’uniforme chiazza di cadaverina, discoprendo il nostro non essere nel mondo contemporaneo, emanando tutti i fetori dei nostri irrisolti conflitti, delle nostre perversioni, dei nostri egoismi, in una parola: della nostra disumanità.
… quella di Giovanni Lo Presti è ancora una pittura che si muove ed articola nell’esistenziale, ma in “un’esistenziale” che possiede tutte le premesse per portarsi nel territorio di una più vasta e penetrante disamina dell’oggettività.
Gianni Pre

…Giovanni Lo Presti colloca la sua poetica in quel grande filone che dal realismo arriva a Milano ad una singolare versione dell’oggettività: una versione che trova riscontri e radici nello sviluppo di quelle ricerche, definite poi di “ realismo esistenziale”, così attive, proprio nella nostra città, negli anni sessanta.
Si tratta di una testimonianza poetica ed emozionale ancor prima che semplice scelta stilistica. Testimonianza allucinata e sbalordita, muta e silenziosa; fatta di quella qualità di “silenzio” che solo la disperata coscienza di un dramma compiuto o che sta per compiersi può dare.
I quadri allarmati e silenziosi di Lo Presti ci parlano proprio di questo: del dramma nostro di ogni giorno, fatto di città disumananti, di alienazioni e contraddizioni inaudite, di ambienti e gesti umani svuotati di ogni concretezza, di ogni reale significato umano.
Sono quadri perentori e asciutti, inequivocabili. Lucidi, di quella lucidità che solo proviene dalla coscienza diretta, dalla consapevolezza dell’esperienza in prima persona. E’ proprio per questa verità priva di filtri letterari, priva di artificiosi spessori che essi investono l’attenzione dello spettatore con la forza di uno schiaffo.
Giorgio Seveso

…C’è un modo per cogliere il significato profondo della realtà oltre la lente d’ingrandimento del lirismo; certo, bisogna rovesciare completamente la visione, bisogna invertire le lenti del cannocchiale: estraniarsi, allontanarsi fino a che il gioco delle suggestioni e dell’incantesimo emanato dagli oggetti svanisca. Solo allora la realtà senza più gli specchi della magia ci restituirà l’altra faccia nascosta.
Giovanni Lo Presti insegue questa seconda faccia. Lo fa con una tecnica di pittura precisa, attenta, spietatamente realistica, lontana da tutte le suggestioni incantatorie dell’astrattismo colorista. Lo fa con estrema perizia e con sottile crudeltà.
Il bisturi scarnisce ogni “aura” letteraria che imprigiona l’oggetto, ne recide ogni legamento superfluo, ogni compiacimento, fino a restituirci una nuova immagine che possa competere con la luce…
…Non resta allora che avventurarci nei labirinti della mente. Ripercorrere i mille fili colorati delle mappe del quotidiano … nei miliardi di strade che si incrociano e s’intersecano per riportarci sempre a capo, allo stesso punto di partenza.
Cercare un’uscita, o forse negarci un’uscita per non perderci nei campiti sfondi metallici, nel bianco terrore, dove immobili pareti riflettono il freddo silenzio…
Antonio Dalla Nora

…Esplicata fino alla minuzia, la figurazione di Giovanni Lo Presti è bensì perentoria e determinata, nondimeno la sua gelida evidenza adombra i sintomi di una viscerale afflizione, di un pensare ricorrente e ossessivo. Giovanni Lo Presti intende l’arte come un modo o, per meglio dire, un sistema attraverso il quale forzare il rapporto con la realtà, fissando, in una dimensione spaziale univoca, l’istante ultimo, il momento esaustivo del confronto.
Quello di Giovanni Lo Presti è uno spazio solidificato, che non ammette intrusioni. Uno spazio dove le istanze impregnano le idee, dove i moventi provocano la forma e la struttura.. Perciò credo sia opportuno soffermarvisi.
Non visionarie attraenze, come detto, ne avventurose sperimentazioni, e tantomeno un comodo divagare sui sedimenti della memoria. Pur riconducibile ad un comune dettato etico, ogni singola opera è, di per se, un evento esauriente, un compendio definitivo. La pittura è il mezzo per creare entità conchiuse, criticamente organizzate come luoghi di convivenza di cause ed effetti. ..
La luce fredda che avvolge cose e figure non è genericamente allusiva, bensì mediata dall’analisi e dalla riflessione. La limpida, serica linearità dei soggetti richiama ed afferma il codice morale che ne anima l’essere ed esistere.
Mi sembra , in conclusione, che l’arte di Giovanni Lo Presti, attraverso la meticolosa chiarezza delle sue trame suggestive, miri ad aggredire l’anima nascosta dell’uomo d’oggi: quella più vulnerabile alle ansie, alle incertezze, alle paure; quella più debole, colpevole e inconfessata. Affiora così il messaggio profondo di una ricerca che si compie nella coscienza oggettiva e obiettiva della realtà, delle sue implicazioni e degenerazioni e nel presagio di un momento decisivo, imminente, non altrimenti dispensabile.
Preludio alla fine o, forse, all’espiazione.
Alberto Rovida

Angelo Balduzzi “ e se la vita non ha sogni io li ho”

Filed under:Lombardia,Personale — scritto da Mostre in Italia il 12 dicembre 2009

Angelo BalduzziAngelo Balduzzi
mostra personale
“ e se la vita non ha sogni io li ho”
Clusone, museo della basilica
19 dicembre 2009 – 6 gennaio 2010
orario 10.00 – 12.00 / 16.00 – 19.00 / 20.30 – 22.00
martedì 5 gennaio ore 21.00 concerto musicale con i Sushi Cornucopia
(Luca Balduzzi, Mauro Ghilardini, Giorgio Sala, Alberto Bigoni, Alberto Gritti)
inaugurazione sabato 19 dicembre alle ore 17.00
Piazza Orologio, 24 – Clusone – tel. 0346/24948 –

http://www.angelobalduzzi.it

con il patrocinio del Comune di Clusone Parrocchia di Clusone
assessorato alla cultura

Looking For The Border

Filed under:Collettiva,Lombardia — scritto da claudia il 7 dicembre 2007

Marcel Broodthaers, l'Oeil, 1966ALLA FONDAZIONE STELLINE DI MILANO
DAL 13 DICEMBRE 2007 AL 3 FEBBRAIO 2008
LOOKING FOR THE BORDER
Una linea concettuale dell’arte italiana e belga tra l’iconico e l’ironico

PROGETTO INTERNAZIONALE A CURA DI
Roberto Pinto & Francesca di Nardo
Luk Lambrecht & Koen Leemans

Dal 13 dicembre 2007 al 3 febbraio 2008, alla Fondazione Stelline di Milano si terrà la mostra Looking for the Border, che prende il nome dall’omonimo progetto internazionale che lega due pesi europei da sempre attenti alle dinamiche e agli sviluppi dell’arte contemporanea, quali l’Italia e il Belgio.
L’iniziativa, curata da un pool di quattro critici – due italiani, Roberto Pinto e Francesca di Nardo, e due belgi, Luk Lambrecht e Koen Leemans – col patrocinio del Comune di Milano – Assessorato allo Sport e Tempo Libero,  coinvolge la Fondazione Stelline di Milano e due istituzioni belghe, il De Garage di Mechelen e il Cultuurcentrum di Strombeek, che ospiteranno momenti espositivi in tempi diversi.

Looking for the Border. Una linea concettuale dell’arte italiana e belga tra l’iconico e l’ironico è una mostra di confronto e di approfondimento, che permette di leggere le nuove proposte creative italiane e belghe, attraverso le opere di 8 artisti (Rossella Biscotti, Dafne Boggeri, Michael Fliri, Geert Goiris, Sophie Nys, Matthieu Ronsse, Luca Trevisani, Sarah Vanagt), presentate in rapporto a figure artistiche importanti del passato prossimo di entrambi i Paesi, quali Alighiero Boetti e Marcel Broodthaers, Cesare Pietroiusti e Guillaume Bijl.
Come ricorda Giovanni Terzi, Assessore allo Sport e Tempo Libero del Comune di Milano, il progetto Looking for the Border è “un’occasione per ampliare le nostre relazioni internazionali e favorire lo sviluppo della creatività giovanile italiana sul territorio e all’estero, nella convinzione che ogni singola azione in questo senso possa un domani coniugarsi in possibilità lavorative”.

Questo progetto illustra quella linea della ricerca artistica italiana e belga che ha origine dalle opere di due importanti figure di riferimento, una italiana e una belga — Alighiero Boetti e Marcel Broodthaers — i cui lavori sono di stringente attualità e costituiscono, soprattutto per le giovani generazioni, materiale di studio e di confronto vitale. La loro influenza e visione, infatti, sono ancora fortemente propositive e le loro riflessioni critiche sull’arte e la sua funzione, sul ruolo dell’artista, sui confini di questa disciplina, accompagnate sempre da una lucidità intellettuale e da una dimensione ironica, si sono rivelate col passare del tempo centrali nel dibattito e nella ricerca artistica.
A essi sono affiancati, come figure di riferimento e di collegamento con la produzione più contemporanea, due artisti viventi: Cesare Pietroiusti e Guillaume Bijl, che più di altri nei rispettivi Paesi hanno indagato gli ambiti e i confini di cosa sia o non sia l’arte, e quali siano gli intrecci che si instaurano tra la messa in scena e la sfera del reale. Le installazioni di Bijl sono spesso incentrate sulla costruzione di ambienti distanti dal contesto artistico (come negozi, stanze di ospedale, agenzie di viaggio, ecc.), assolutamente credibili — tanto da creare un forte senso di straniamento nello spettatore — quanto falsi. L’ironia e lo smascheramento della simulazione sono le sue armi. Armi che possiamo ritrovare anche nel lavoro di Cesare Pietroiusti che attraverso performance, installazioni o video, si pone continuamente l’interrogativo di come entrare in comunicazione con il pubblico, in modo da stabilire una relazione che non si limiti a far vedere delle cose o a spiegarle; si genera così un processo che non smette di domandarsi quali siano i meccanismi di costruzione del pensiero e i pregiudizi che ognuno porta con sé.

Come evoluzione successiva del percorso proposto sono stati individuati quattro artisti belgi e quattro artisti italiani, dell’ultima generazione – Rossella Biscotti, Dafne Boggeri, Michael Fliri, Geert Goiris, Sophie Nys, Matthieu Ronsse, Luca Trevisani, Sarah Vanagt – che con la loro opera possano interpretare e indagare i temi sopra evidenziati. Tali artisti, scelti di comune accordo dal team curatoriale, costituiscono un campione rappresentativo e già internazionalmente riconosciuto dell’arte dei due Paesi. Le loro opere permettono di analizzare come si è trasformata e declinata, a volte in modi diversi e contraddittori, questa linea analitica dell’arte italiana e belga, che ha costituito negli anni una caratteristica forte e distintiva di entrambe le culture figurative, ma non sempre è stata analizzata e approfondita sia a livello teorico che espositivo.

Il progetto è accompagnato da un catalogo in inglese/italiano/fiammingo, con testi critici dedicati all’opera di Marcel Broodthaers e Alighiero Boetti, Guillaume Bijl e Cesare Pietroiusti, e pagine su ognuno dei giovani artisti, con interviste appositamente realizzate.
Tra gli eventi collaterali è in progettazione un breve ciclo di incontri e conferenze, sia in Italia e in Belgio, sull’argomento chiave del progetto espositivo: una particolare indagine sugli ambiti e i confini di cosa sia o non sia l’arte, e quali siano gli intrecci che si instaurano tra la messa in scena e sfera del reale.

LOOKING FOR THE BORDER
Una linea concettuale dell’arte italiana e belga tra l’iconico e l’ironico

13 dicembre 2007 – 3 febbraio 2008
Milano, Fondazione Stelline (corso Magenta 61)
Orari: martedì – domenica 10 – 20  / Chiuso il lunedì chiuso e 25 dicembre 2007 e 1 gennaio 2008
Ingresso libero
Informazioni al pubblico 02/45462411
fondazione@stelline.it
www.stelline.it 

L’arte delle donne. Dal Rinascimento al Surrealismo.

Filed under:Lombardia,Pittura — scritto da claudia il 30 novembre 2007

Elisabetta SiraniMilano, Palazzo Reale
5 dicembre 2007 – 9 marzo 2008
L’ARTE DELLE DONNE
dal Rinascimento al Surrealismo

Nell’Anno Europeo delle Pari Opportunità, il primo grande evento espositivo dedicato a cinque secoli di arte al femminile, attraverso 110 artiste e 200 opere, da Sofonisba Anguissola a Camille Claudel, da Lavinia Fontana a Frida Kalho, da Marietta Robusti Tintoretto a Tamara de Lempicka, ad altre ancora.
Artematica destinerà il 5% degli incassi della mostra alla Fondazione Umberto Veronesi e ABO PROJECT per finanziare il progetto di ricerca “Radioterapia Intraoperatoria e Radioterapia Fast”, un nuovo schema terapeutico nel trattamento del carcinoma della mammella, coordinato e diretto dall’Istituto Europeo di Oncologia di Milano (IEO).
Stefanel donerà al progetto 1 euro su ogni acquisto effettuato in tutti i suoi negozi in Italia aderenti all’iniziativa, per tutto il mese di dicembre.

Valorizzare la figura della donna come pittrice e non più solo come soggetto dipinto, assegnandole il ruolo di protagonista della scena artistica a lungo dominata dalla figura maschile, è quello che si propone la mostra L’Arte delle Donne, dal Rinascimento al Surrealismo, in programma a Milano, Palazzo Reale, dal 5 dicembre 2007 al 9 marzo 2008.

L’iniziativa si propone, nell’Anno Europeo delle Pari Opportunità, di promuovere ed evidenziare il ruolo della donna nell’arte e di recuperare il valore scientifico, sociale e antropologico delle opere di alcune fra le più illustri artiste della storia, così come di figure meno note, ma egualmente rilevanti nel panorama creativo internazionale, nonché analizzare com’è cambiata l’immagine della donna artista nel corso degli ultimi cinque secoli.

Artematica destinerà il 5% degli incassi della mostra alla Fondazione Umberto Veronesi e ABO PROJECT per finanziare il progetto di ricerca “Radioterapia Intraoperatoria e Radioterapia Fast”, un nuovo schema terapeutico nel trattamento del carcinoma della mammella, coordinato e diretto dall’Istituto Europeo di Oncologia di Milano (IEO).
Stefanel, partner dell’esposizione, brand da sempre vicino al mondo dell’arte e attivo nell’ambito della solidarietà, ha accolto con particolare entusiasmo l’iniziativa di Artematica di coniugare l’evento artistico con un’azione benefica a favore della ricerca medica, e ha deciso di coinvolgere la propria rete di vendita per contribuire al progetto: per ogni scontrino emesso nel mese di dicembre, i negozi Stefanel aderenti all’iniziativa doneranno 1 Euro alla Fondazione Umberto Veronesi e ABO PROJECT.
A supporto saranno dedicate le vetrine degli store di tutta Italia, una campagna stampa e una radiofonica su Radio DeeJay e il sito internet www.stefanel.it

La mostra presenterà oltre 200 opere realizzate tra il XVI e il XX secolo da 110 artiste, tra cui Rosalba Carriera, Artemisia Gentileschi, Lavinia Fontana, Elisabetta Sirani, Nathalie Gontcharova, Camille Claudel, Tamara de Lempicka, provenienti da musei e collezioni di 14 paesi, europei ed extraeuropei, quali il Museo Nacional del Prado e il Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofia di Madrid, il Centre National d’Art et de Culture Georges Pompidou di Parigi, il National Museum of Women in the Arts di Washington, la Galleria degli Uffizi di Firenze, il Museo Nazionale di Capodimonte di Napoli.

“Certo in nessun’altra età”, ebbe modo di scrivere Giorgio Vasari nelle sue Vite, “s’è ciò meglio potuto conoscere, che nella nostra; dove le donne hanno acquistato grandissime lettere”. Il percorso espositivo non poteva quindi che prendere inizio proprio dal Rinascimento, quando, in Italia e in Europa, il caso di una donna artista non rappresentava più, come nel Medioevo, un fenomeno isolato.

Sofonisba Anguissola e Lavinia Fontana sono alcune delle prime artiste attive nel Cinquecento italiano.
Figura mitica, per aver ricevuto, vecchissima e cieca, l’omaggio di una visita di Anton van Dyck, Sofonisba Anguissola (c.1535-1625), cremonese, si specializzò, come le sue sorelle, soprattutto nel ritratto e nell’autoritratto, introducendo un tema che avrà, nelle biografie delle artiste, uno speciale rilievo e un preciso significato, destinato a divenire uno dei filoni principali della produzione femminile fino ai nostri giorni. “Dama di honore de la Reyna” di Spagna, l’Anguissola, di cui si espongono due tra le opere maggiori, (Autoritratto al cavalletto e Partita a scacchi) fu la prima donna a godere dell’appoggio dei monarchi europei.
Lavinia Fontana (1552-1614), sua quasi coetanea bolognese, divenne a sua volta ritrattista ufficiale delle famiglie nobili della città. Figlia di uno dei protagonisti del manierismo bolognese molto attivo a Roma a metà del Cinquecento, Lavinia si formò alla scuola del padre, animata da un gusto eclettico che univa ai modelli tosco-romani e parmensi i primi sentori di quello spirito nuovo che avrebbe nutrito la “riforma” dei Carracci.
Era assai frequente che le artiste fossero figlie o sorelle e mogli di artisti.
È il caso di Marietta Robusti (c.1550-1590), figlia di Tintoretto, detta la Tintoretta, presente col suo luminoso Autoritratto della Galleria degli Uffizi, che fa cenno alla sua educazione musicale, in accordo con le regole educative del tempo.
Ma è la romana Artemisia Gentileschi (1593-1654) ad avere ricoperto un ruolo fondamentale nell’affermazione della donna artista, non solo perché fu una grande pittrice, ma anche perché fu lei a ispirare, negli anni Settanta del secolo scorso, un nuovo interesse di natura femminista e sociale, su tutto il mondo femminile nelle arti. Figlia di Orazio Gentileschi, caravaggista della prima ora, subì violenza da Agostino Tassi, pittore raffinatissimo, e lo denunciò. La raccolta degli atti del processo per lo stupro subito è uno dei primi documenti di questo tipo e spiega l’oscuro fascino che, unendosi a quello della sua pittura, la trasformò in una eroina senza tempo. Continuò a dipingere scene dove il sangue gronda purpureo e lasciò alcune delle più stupefacenti immagini di Giuditta, l’eroina biblica. Giuditta, Susanna, Betsabea divengono i soggetti preferiti di Artemisia e delle artiste seicentesche, che scelsero di rappresentare donne eccezionali della storia classica e della storie biblica, femmes fortes in cui identificavano il loro stesso destino.
Elisabetta Sirani (1638-1665), figlia di un pittore allievo di Guido Reni, Giovanni Andrea Sirani, ebbe un destino opposto a quello di Artemisia. Dedita soltanto alla sua arte, visse soli ventisette anni, lavorando indefessamente, ma morì all’improvviso, forse avvelenata. Entrò quindi nella leggenda: era donna, era pittrice, era figlia di un pittore. La morte giovane aggiunse un’aura alla sua figura; il sospetto avvelenamento trasformò l’intera vicenda in giallo.
Nel Settecento il palcoscenico delle donne dell’arte si apre per accogliere biografie straordinarie, quali quelle dell’italiana Rosalba Carriera (1675-1757) specializzata nella raffinatissima tecnica del pastello qui rappresentata da uno splendido Autoritratto e da un Ritratto maschile, che fu attiva presso le maggiori corti d’Europa, da Parigi a Vienna e della svizzera Angelica Kauffmann (1741-1897), colta interprete di un precoce neoclassicismo ancora intriso di grazie rococò, splendidamente rappresentato nelle due opere in mostra, Erminia e l’Immortalità.
Con l’Ottocento le schiere s’infoltiscono: ecco dunque Berthe Morisot (1841-1895) cognata di Edouard Manet e protagonista dell’Impressionismo e delle sue battaglie, specializzata nella resa di temi domestici e intimi, Eva Gonzalès (1849 – 1883),e l’americana Mary Cassatt (1844 – 1926), scoperta da Degas e da lui introdotta nell’ambiente impressionista.
Suzanne Valadon (1867-1938), madre di Maurice Utrillo, fu una figura in intelligente equilibrio tra i due secoli, tanto da anticipare molte delle visioni fauviste o cubiste. Negli stessi anni si consumò la vita tormentata di Camille Claudel, (1864-1943) maggior scultrice dell’Ottocento, la cui esistenza fu segnata dalla relazione con Auguste Rodin, suo maestro. La mostra accoglie il famoso ritratto che la giovane allieva eseguì dell’amante, e un bronzo raffigurante La Valse. Grande scultrice, potente artigiana, infaticabile lavoratrice, era la sola donna dell’atelier di Rodin che potesse tagliare il suo marmo – compito da uomini. Allo stesso tempo è interprete delicata e sensibilissima di una misura che declinava il modello rodiniano nella sfumatura più moderna delle curve e dei motivi decorativi: abbassò il tono stentoreo e monumentale del maestro, per scoprire la forza anche dentro una scultura di dimensioni inferiori.
Si giunge così al Novecento, attraverso l’opera elegantissima di Elisabeth Chaplin (1890-1982), francese di origine ma di cultura italiana, di cui si espongono due capolavori provenienti dalla Galleria d’Arte Moderna di Palazzo Pitti, alle prime avanguardie e all’inglese Vanessa Bell (1879-1961), protagonista, con la sorella Virginia Woolf, di un movimento straordinariamente vivace nell’Inghilterra tra i due secoli.
Artiste quali Gabriele Münter (1877-1962), Marianne von Werefkin (1860-1938), Paula Modersohn-Becker (1876-1907) e Käthe Kollwitz (1867-1945), presente con un nutrito gruppo di opere, vissero da protagoniste l’atmosfera cosmopolita della Germania del primo espressionismo gareggiando con le prime donne italiane lanciate nell’entusiasmo mediatico del futurismo.
Meteore fuori dal coro, Tamara de Lempicka (1902-1980) e Frida Kahlo (1907-1954) sconcertano non solo con le opere, ma anche con le loro biografie. Autrici di altissima individualità, seppero tracciare linee uniche e indipendenti tra le correnti del secolo.

Il Novecento spalanca la complessità del contemporaneo presentando voci sparse, ormai non più elencabili secondo un ordine, né di nazione, né di tendenze, come Meret Oppenheim (1913-1985), indiscussa protagonista di uno sperimentalismo sempre all’avanguardia.

Accompagna la mostra un catalogo Federico Motta Editore.
Artematica ringrazia sentitamente per la collaborazione il National Museum of Women in the Arts di Washington e l’Associazione Amici del National Museum of Women in the Arts di Milano.

Dove: Milano, Palazzo Reale (Piazza Duomo, 12)
Quando: 5 dicembre 2007 – 9 marzo 2008
Orari: lunedì dalle 14.30 alle 19.30; martedì, mercoledì, venerdì, sabato e domenica dalle 9.30 alle 19.30; giovedì dalle 9.30 alle 22.30.
Biglietti: intero: 9 euro; ridotto: 7 euro (studenti, tesserati TCI, over 60); ridotto: 6 euro (fino a 18 anni); gratuiti fino a 3 anni, disabili con accompagnatore.
Informazioni e prenotazioni: www.ticket.it; tel. 02.54915

L’esposizione, col patrocinio del Comune di Milano – Assessorato alla Cultura e Assessorato alla Famiglia, Scuola e Politiche Sociali, della Provincia di Milano, realizzata da Artematica, con la partnership di Gobbetto e Stefanel, sponsor Davines, Rcs, sponsor tecnici The Westin Palace, Milano, Trimtec, ATM, è curata da un comitato scientifico presieduto da Hans Albert Peters, storico dell’arte, ex direttore del Kunstmuseum di Düsseldorf, e composto da Sergio Benedetti, curatore capo della National Gallery of Ireland, Beatrice Buscaroli, storica dell’arte, docente di Storia dell’Arte Contemporanea all’Università di Bologna-Ravenna, direttore artistico delle collezioni d’Arte della Fondazione Cassa di Risparmio di Bologna, Susan Fischer Sterling, curatore capo National Museum of Women in the Arts, Washington, Gutman Ilene, direttore Affari Nazionali ed Internazionali del National Museum of Women in the Arts, Washington, Francesco Petrucci, direttore del Museo di Palazzo Chigi in Ariccia, Elena Pontiggia, storica dell’arte, Accademia di Brera, Milano, Nicola Spinosa, sovrintendente Polo Museale Napoletano, Edoardo Testori, critico d’arte, Marco Vallora, professore di Storia dell’Arte Contemporanea all’Università di Urbino, di Estetica al Politecnico di Milano e di Storia dell’arte e Storia della Critica alla Facoltà di Architettura di Parma.

Il cielo provvisorio

Filed under:Lombardia — scritto da claudia il 16 novembre 2007
invito mostra castellani e paolettiCASTELLANI e PAOLETTI
IL CIELO PROVVISORIO
 
giovedì 22 novembre 2007 ore 19:00
Twelve – viale sabotino, 12
Milano
 
fino al 12 dicembre 2007
dalle 7:00 alle 2:00 tutti i giorni
ingresso libero

  

Iacopo Castellani e Andrea Paoletti, già da tempo, hanno stretto un sodalizio artistico molto singolare che vede accomunate le reciproche specificità e gli individuali talenti. Nella mostra il cielo provvisorio, infatti, i due artisti espongono opere realizzate a quattro mani. Sulle fotografie, sugli squarci di cielo di Paoletti, talvolta forti, densi, cupi oppure vivaci, soavi, intensi, ma comunque sempre mutevoli, Castellani si inserisce con interventi materici, dati da resine di vario tipo, e “sconvolge” l’assetto primario dell’immagine, lo muta…

Il cielo sopra di noi è un cielo mai uguale, in continuo divenire, è un cielo sempre provvisorio che cambia in continuazione e che Paoletti con la fotografia – mezzo espressivo per eccellenza nel cogliere l’attimo – fissa in un’immagine. Gli interventi di Castellani trasformano nuovamente quest’immagine, la mutano quasi a voler sottolineare l’inafferrabilità e l’ineffabilità del cielo in sé; un cielo sempre diverso che ci sovrasta e sotto il quale tutto accade, quel cielo che ci vede nascere, vivere, morire…

Il risultato del connubio artistico tra Castellani e Paoletti è dato da opere che fermano il cielo, le nuvole, la luce, l’istante; opere che a guardarle appaiono sempre “diverse”, sempre provvisorie.

Iacopo Castellani nato a Firenze nel 1970 vive e lavora a Sesto Fiorentino. Realizza quadri che esprimono idee e sentimenti attraverso forme, materia e colori. Considera le sue opere come oggetti che non hanno nessuna funzione se non quella di comunicare sensazioni. Li compone sempre in orizzontale, abbandonando definitivamente l’idea del quadro come una finestra aperta sul mondo e abbracciando invece quella di un’apertura per scendere su sensazioni e pensieri nascosti. L’artista interviene sulla materia, la esplora, la “lavora” con resine, sabbie, terre, ossidi, foglie metalliche, fibra ottica sempre su supporto ligneo. Questi sono gli ingredienti di un impasto ben amalgamato che guida l’osservatore verso sensazioni e pensieri. La mutevole incidenza della luce sulle superfici intensamente materiche porta il fruitore a scoprire un’emozione nuova a ogni sguardo. 

Andrea Paoletti è nato a Firenze e da sempre ha coltivato l’interesse per l’arte e il viaggio. Lavorando da oltre un decennio per una collezione privata di arte contemporanea e collaborando da circa tre anni per una casa editrice di libri d’arte, ha potuto arricchire il suo bagaglio culturale tramite il contatto diretto con gli artisti provenienti da tutto il mondo. Grazie ai numerosi viaggi fatti, dall’Asia alle Americhe passando per tutta l’Europa, ha creato un archivio fotografico di centinaia di immagini di reportage, scatti di paesaggi, di persone, documentazioni di usi e costumi dei paesi visitati. La passione per l’arte contemporanea lo ha portato a orientarsi verso la fotografia tanto che essa è diventata la sua forma espressiva prediletta e si è specializzato in reportage di taglio giornalistico.

 

Divinità, scimmie e segni zodiacali

Filed under:Lombardia — scritto da claudia il 26 settembre 2007

Divinità, scimmie e segni zodiacali

8 – 30 Novembre 2007

La mostra “Divinità, scimmie e segni zodiacali”  nasce dal desiderio della galleria Moshe Tabibnia di proseguire e portare in Italia le celebrazioni attualmente in corso in Francia (12 maggio – 30 settembre 2007 : "Les Gobelins 1607-2007, Trésors dévoilés – Quatre  siècles de création"), volute dal Mobilier National e dalla Galerie des Gobelins, per festeggiare i 400 anni d’insediamento della Galerie des Gobelins al 42 di avenue des Gobelins a Parigi.
La manifattura vera e propria era stata in realtà voluta qualche anno prima del 1607, per la precisione nel 1601, da Enrico IV, re di Francia (1553 – 1610), consigliato dall’allora Ministro dell’Economia Barthélemy de Laffemas (1545 -1612), ma la Galerie des Gobelins, chiusa al pubblico dal 1972, ha deciso di festeggiare l’importante anniversario nel 2007, in occasione della sua riapertura al pubblico con rinnovati e più ampi spazi espositivi, dopo un silenzio durato 35 anni.

La Mostra
La galleria Moshe Tabibnia, molto attenta al panorama internazionale, desidera fornire un’analisi di tale manifattura, attraverso l’esposizione di una suite di 12 arazzi in seta, con dettagli in lana, del 1710-30 circa, rappresentanti i 12 mesi dell’anno, serie altresì nota come “Les douze mois grotesques” o “Mois grotesque par bandes”.

La galleria Moshe Tabibnia, con l’esposizione “Divinità, scimmie e segni zodiacali”, crea una tappa importante a Milano, inserendo la città in un circuito internazionale.
Appassionati e studiosi di arazzi antichi, ritornati dalle celebrazioni parigine (in chiusura il 30 settembre),  dall’inaugurazione del 17 ottobre di “Tapestry in the Baroque: Threads of Splendor ” al Metropolitan Museum di New York (mostra che rimarrà al Metropolitan fino a gennaio 2008) e dal simposio internazionale che avrà luogo sempre a New York il 20 e 21 ottobre, avranno proprio a Milano l’opportunità di osservare, studiare, dialogare su una serie di arazzi Gobelins, estremamente importante da un punto di vista storico e antiquario.

Si tratta di una rara ri-edizione di una serie di arazzi commissionata da Re Sole (Luigi XIV) per il Gran Delfino nel 1709, per il castello di Meudon, realizzata su disegno di Claude Audran il Giovane, forse coadiuvato da Antoine Watteau e Alexandre – François Desportes. In realtà il Gran Delfino morì poco dopo, nel 1711, ed insieme a lui il figlio Luigi, Duca di Borgogna (nipote di Luigi XIV), dunque alla morte di Luigi XIV (avvenuta nel 1715), l’erede divenne il bisnipote Luigi, Duca d’Angiò (nato nel 1710), che diverrà re col nome di Luigi XV e rimarrà sul trono fino al 1774.

L’editio princeps e la serie Moshe Tabibnia
Nell’editio princeps, precedentemente menzionata, voluta da Re Sole, la sequenza dei 12 mesi era suddivisa su tre panelli, comprendenti rispettivamente tre, sei, e tre mesi, a racchiudere l’alcova reale, nella stanza da letto del Gran Delfino. L’ultimo pannello, con i mesi di ottobre, novembre e dicembre risulta scomparso già nel 1830 (cfr. Histoire et Description des Tapisseries du Garde – Meuble, p. 115).
Negli anni successivi, dagli ateliers dei Gobelins uscirono diverse edizioni di questo ciclo, nessuno di questi accuratamente documentato, in quanto non destinato alla Corona, ma a privati.
In queste riedizioni le “bande” dei mesi vennero separate, ciascuna serie comprendeva dunque 12 pannelli, ed i disegni subirono leggere modifiche, le stesse che si riscontrano su un ciclo di incisioni di Jean Audran (fratello del Claude Audran vedi sopra), risalenti al 1726, probabilmente copiato dai cartoni degli arazzi o da “modelletti” preparatori.
Di queste edizioni la serie Tabibnia è una delle quattro che si pensa siano sopravvissute complete (una è in esposizione nella Sala Gialla, presso il Palazzo Doria Pamphilj a Roma, un’altra, ora in una collezione privata, proveniva dal Palazzo del Principe Giovannelli a Venezia, della quarta, nota ai primi del ‘900, si sono al momento perse le tracce). Altri gruppi di arazzi appartenenti ad altre edizioni, incomplete o ulteriormente modificate, sono conservate in collezioni pubbliche e private, tra cui risultano l’Art Institute di Chicago e la Wernher Collection in Ranger’s House in Gran Bretagna.
La serie Tabibnia è fra le più importanti perché comprendente tutti i 12 mesi, è eseguita con estrema raffinatezza e si trova in un eccezionale stato di conservazione.
La trama degli arazzi è in seta, con qualche dettaglio in lana; è verosimile pensare che sia stata eseguita per destinatari importanti e facoltosi, da ricercarsi verosimilmente entro la cerchia della nobiltà che la Corona, nell’età di Luigi XIV, aveva asservito, e che facilmente avrebbe potuto trarre ispirazione, per il proprio arredo, dagli appartamenti reali.

“Divinità, scimmie e segni zodiacali” 
Questo il titolo ideato per far emergere i personaggi che abitano questi 12 esemplari: le divinità a cui sono stati consacrati i mesi; le scimmie, tipiche del Rococò francese, nella sezione grottesca; i segni zodiacali, posizionati in alto a fornire una guida astrologica e astronomica.
Dà il titolo all’esposizione questa particolare “imagerie” degli arazzi, nei quali i “mesi” sono rappresentati con immagini allegoriche, che rinviano ad una tradizione secolare, radicata nell’antichità classica e nel Rinascimento, ma rivisitata secondo il gusto laico e leggero del primo ‘700.
Ogni mese è descritto con una divinità pagana, collocata in un fragile padiglione centrale, che ricorda il repertorio delle “cineserie” Rococò; a sottolinearne il ruolo e gli attributi appartenenti ad ogni divinità olimpica vi è una miriade di dettagli, animali, soprattutto scimmie, che personificano le attività umane connesse alla venerazione di Giunone, Nettuno, Marte, Venere, Minerva, Vulcano, e così via. Nello spirito del primo ‘700, laico e giocoso, la serie volge le spalle alle tematiche eroiche e militaresche degli arazzi del XVIII secolo, e scopre i valori della leggerezza e della grazia: gli stessi di Mozart e Fragonard.

Le iniziative
La mostra occuperà parte del I piano della galleria Moshe Tabibnia, al 3 di via Brera, per tre settimane: dall’8 al 30 novembre.
Durante l’esposizione la galleria ospiterà un ciclo di conferenze con oggetto la manifattura Gobelins e il ciclo dei 12 mesi. Fra i relatori siamo già in grado di menzionare autorità nel campo degli arazzi, quali il Professor Nello Forti Grazzini di Milano, ed il Professor Pascal – François Bertrand dell’Università di Bordeaux, che hanno già accettato di partecipare all’iniziativa.
In occasione della mostra, uscirà una pubblicazione , edita per i tipi della Moshe Tabibnia e curata dal gruppo di ricerca della galleria con interventi dei relatori delle conferenze, e una descrizione dettagliata di tutti i 12 arazzi del ciclo esposto.
Sono previsti anche intermezzi musicali, ad apertura o chiusura della mostra, con musiche del ‘700 francese, al fine di ricercare e ricreare l’atmosfera più congeniale alla visione e all’apprezzamento degli arazzi esposti.
L’ingresso all’esposizione sarà gratuito, come altresì alle conferenze e agli intermezzi musicali, previa conferma, che, per ovvi motivi organizzativi sarà necessaria per arrecare meno disagio possibile ai visitatori.

La galleria
La mostra “Divinità, scimmie e segni zodiacali” del prossimo autunno sottolinea ancora una volta:
Il contesto di una galleria – museo
la ricchezza della collezione della galleria Moshe Tabibnia, che può disporre di esemplari significativi di qualsiasi tipologia, epoca e provenienza;
il fermento intellettuale, che anima la galleria ed il gruppo di ricerca, voluto da Moshe Tabibnia;
il rigore accademico con cui il centro di ricerca opera;
l’attenzione ad eventi e manifestazioni nazionali ed internazionali, affinché nella pianificazione di mostre ed eventi si possa lavorare in sinergia con altre istituzioni, così da amplificare i risultati e le iniziative delle singole istituzioni che operano e progrediscono nell’ambito del tessile antico
Questa, dunque, l’impostazione che con lungimiranza e generosità Moshe Tabibnia ha voluto conferire alla galleria, rinnovata nel 2006, ed ampliata così da disporre di nuove sale espositive, di una moderna biblioteca altamente specializzata, che annovera già più di 4000 volumi, una fototeca con più di 20.000 immagini, uffici specializzati dediti alla ricerca.

Stefan Hoenerloh – Galleria Rubin

Filed under:Lombardia,Pittura — scritto da claudia il 12 settembre 2007

Stefan Hoenerloh, Rue Abigail et Brittany Hensel, 2006, olio su tela, 171 x 126 cmStefan Hoenerloh
22 settembre – 22 ottobre 2007

Inaugurazione venerdì 21 settembre 2007 ore 19.00
Galleria Rubin è lieta di annunciare la nuova personale del pittore tedesco Stefan Hoenerloh.

Stefan Hoenerloh dipinge città immaginarie che non hanno riscontri nel reale e lo fa con grande abilità tecnica, descrivendo ogni minimo dettaglio con una perizia degna degli antichi maestri.
L’artista tedesco ci offre vedute di panorami cittadini, con inquadrature limitate a pochi edifici monumentali accostati uno all’altro, a sviluppo verticale. Le opere dell’artista conducono l’osservatore attraverso vicoli e strade nascoste introducendolo in uno spazio scenico fittizio, dai caratteri neutri e indecifrabili per questo avvolti da un’aura di mistero. Il colore è steso in modo che la superficie della tela resti liscia, così che il pigmento pittorico non prenda corpo e non sottragga attenzione alla scena dipinta.
Hoenerloh ritrae città immaginarie che nascono da reminiscenze architettoniche che mescolano la maestosità delle rovine romane con gli antichi e austeri palazzi di una Germania sospesa nel tempo. I suoi panorami urbani sembrano rimandare ad una civiltà europea e occidentale, che in questo inizio secolo si vede minacciata a divenire sempre di più la periferica provincia di un impero che ha spostato il suo baricentro geopolitico.

Nasce a Karlsruhe nel 1960, tra 1980 e il 1986 studia Filosofia e Storia dell’Arte presso la Libera Accademia di Berlino. Vive e lavora a Berlino

Esposizioni personali (selezione):
2007  Galleria Rubin, Milano
2006  Galleria Jean-Luc & Takako Richard, Parigi
2005  The Blue Gallery, Londra
2005  Hof&Huyser, Amsterdam
2004  Galleria Rubin, Milano
2003  Kunstverein Emsdetten, Emsdetten
2002  Galleria Voss, Düsseldorf,
2002  Galleria Städtische, Viersen
2000  Galleria Voss, Düsseldorf
1999  Kunstverein, Tauberbischofsheim,
1999  Arnot Art Museum, New York
1997  Salon D`Art Contemporain de Bagneux, Parigi
1997  Galleria Neumann, Monaco
1997  Johnson und Johnson Fine Art, Berlino
1997  Galleria Raab, Berlino
1996  Kunstverein Friedrichstadt, Berlino
1996  Galerie im Turm, Berlino
1994  Galerie Zellweger, Basilea
1994  Galerie OZ, Parigi
1993  Realismus Trienale, Martin Gropius Bau, Berlino

Partecipazione a Fiere Internazionali (1993 – 2007)         
Art Cologne, Colonia;  Arte Fiera, Bologna; MiArt, Milano; Tefaf, Maastricht; Arco, Madrid; Art Brussels, Bruxelles; Art Frankfurt, Frankfurt; Art Forum Berlin, Berlino; Art International New York, New York;  Art Stockholm, Stoccolma; Gramercy, New York; Art Jonction, Cannes;  Toronto International Art Fair, Toronto; Kunstkabinett, Francoforte; Art Bodensee, Marburgo; Art Rotterdam, Rotterdam; Art Karlsruhe,  Karlsruhe

Galleria Rubin    Via Bonvesin de La Riva , 5  20129 Milano, tel. +39 02 36561080  fax. +39 02 36561075    inforubin@galleriarubin.com

Abituarsi all’idea

Filed under:Lombardia,Pittura — scritto da claudia il 5 settembre 2007
Spazio espositivo:     Oratorio dei Disciplini, Clusone, (BG)
Titolo:         Abituarsi all’idea / variazioni sul tema della Danza Macabra
Vernissage:        Sabato 15 settembre 2007, alle ore 16.30
Data di chiusura:    7 ottobre 2007

Gli antichi spazi dell’Oratorio dei Disciplini di Clusone (BG), sono noti soprattutto per il celebre affresco che decora la facciata del convento, risalente al 1485 e che raffigura uno dei primi casi di Danza Macabra rinvenuti in Italia. Recenti interventi di restauro hanno consegnato ai visitatori del complesso un nuovo spazio destinato a periodiche esposizioni d’arte. In questo contesto si colloca il progetto intitolato  “ABITUARSI ALL’IDEA”.
Su invito dello storico d’arte Mauro Zanchi, l’artista Paolo Dolzan presenterà un corpo di opere concepite per l’occasione,  (dipinti, grafiche e sculture), nel tentativo di aggiornare l’iconografia e le tematiche di critica sociale legate al complesso tema della Danza Macabra. Durante il processo di elaborazione dell’iniziativa avviato da             più di un anno, si è creduto efficace estendere la proposta  ad altri artisti impegnati su diversi fronti di sperimentazione: Fulvio de Pellegrin, con il ciclo “Homines” (immagini tratte dalle Catacombe dei Cappuccini di Palermo), Heidi Lichtenberger (con le sue installazioni e video-proiezioni), il poeta sonoro Massimo Arrigoni                assieme  ai danzatori Maria Cristina Zanon e Yelly Thioune, (con una performance ispirata al capolavoro cinematografico Il Settimo Sigillo di Ingmar Bergman).

Orari di apertura:   
Tutti i giorni dalle 15.30 alle 19.00 – Mercoledì chiuso – INGRESSO LIBERO

Catalogo:       
Edizioni Publistampa (Pergine Valsugana), a cura di Mauro Zanchi,             112 pag., costo euro 30,00.

Curatore:        
Mauro Zanchi

Artista:       
Paolo Dolzan

Contributi artistici:   
Fulvio de Pellegrin, Heidi Lichtenberger, Massimo Arrigoni,                     Mariacristina Zanon, Yelly Thioune.


pagina successiva


Powered by Memoka

Questo sito utilizza i cookie, anche di terze parti, per funzionare meglio e per offrire pubblicità attinente agli interessi dei visitatori. Proseguendo con la navigazione oppure cliccando il pulsante ok acconsenti a ricevere cookie sul tuo dispositivo. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi