Toulouse-Lautrec e il disegno come firma di una presenza

Filed under:Lazio — scritto da Mostre in Italia il 16 aprile 2016

Jane Avril“Che importa. Farò un bove!”. Così, all’età di quattro anni, il bambino Henri de Toulouse- Lautrec, che non sapeva ancora scrivere, chiese ai suoi genitori di poter lasciare, anch’egli, la propria “firma” nel registro degli invitati al battesimo di un fratellino. Prima espressione, forse, di quella propensione, già in nuce, di essere, con il disegno, testimone del proprio presente.
Quel disegno che tanta parte avrebbe avuto, poi, nella produzione artistica della sua brevissima
esistenza.
Intensa fu, infatti, la sua attività di illustratore di libri, giornali e riviste, così come quella di grafico pubblicitario per la realizzazione di manifesti e cartelloni teatrali, nuovo veicolo comunicativo di cui si avvalse il gusto nuovo a cavallo dei due secoli, quell’Art Nouveau che fu ponte di raccordo tra decorazione e produzione industriale.
Sono cronaca illustrata, fotografie disegnate di guizzi di vita fermati in un’istantanea quelle affiche giunte sino a noi. Per raccontare, con tratto sicuro e svelto, lo spettacolo di vita di quello scorcio di tempo. Di quella Belle Époque.
Fu il celebre manifesto del Moulin Rouge (1891) a sancire l’esordio di Lautrec nella litografia, tecnica giovane in cui l’artista si lancia con passione sperimentando sempre nuove soluzioni.
Come il crachis, di sua invenzione: colore schizzato sulla pietra con l’ausilio di spazzolini per conferire, alle opere finali, effetti pittorici insoliti. È una testimonianza lucida, priva di compiacimento ornamentale, quella con cui l’artista seppe trascrivere, nel suo disegno dal contorno spigoloso e sintetico, vicino al cloisonnisme di Gauguin, lo spirito del tempo. Colto in teatri e café-chantants, circhi e maisons closes, e reso per sintesi di tipi umani scrutati nell’essenza da un’osservazione acuta e che, purtuttavia, non giudica. Ma rappresenta in modo schietto e senza turbamento. Protagonisti i corpi, attraverso la posa e la gestualità. Ma anche i caratteri, individuati da brevi accenni caricaturali. Di cantanti, attrici, pagliacce, acrobati o ballerine fermati, in un’istantanea, nei loro atteggiamenti più tipici. Una ricerca, oltre la forma, più a fondo, dell’umana essenza. Travalicando la maschera del trucco o dell’acconciatura; bucando il fragore o il tramestio di fondo. Per arrivare in quella quieta permanenza in cui ciascuno è solo nella folla. Libero da pesi di appartenenza. A corpi non conformi o a status elevati.

Claudio Parisi Presicce
Sovrintendente Capitolino ai Beni Culturali

Al Museo dell’Ara Pacis di Roma, fino all’8 maggio 2016, una spettacolare mostra con circa 170 del grande artista francese.

I Macchiaioli. Le collezioni svelate

Filed under:Lazio,Pittura — scritto da Mostre in Italia il 15 marzo 2016

Raccolta del fienoPuò risultare alquanto insolita l’idea che per conoscere i macchiaioli sia utile indagare anche tra le maglie del collezionismo privato che affiancò strada facendo questo importante movimento pittorico e ne perpetuò il ricordo e il messaggio poetico lungo i primi decenni del Novecento.
Cosa potranno mai avere a che vedere le vite di Rinaldo Carnielo, di Enrico Checcucci, di Mario Galli, di Edoardo Bruno, di Gustavo Sforni con le gloriose vicende del movimento toscano, che a partire dal 1855 attuò il radicale rinnovamento contenutistico e formale della pittura italiana?
A noi che di questi personaggi abbiamo letto gli aneddoti nei libri di Anna Franchi o nelle prefazioni ai cataloghi delle vendite all’asta redatte da Ruggero Focardi, da Enrico Somaré, da Emilio Cecchi, da Ugo Ojetti, è venuta la curiosità di saperne di più; partendo dai semplici dati anagrafici, faticosamente recuperati, abbiamo dato spessore alle loro personalità di uomini reali, con
abitudini e impegni lavorativi. Ci siamo tenuti distanti quanto basta tanto dall’idea generica di “amateur”, quanto dalle macchiette alla Fucini che rendono gradevolissimi i libri della Franchi e abbiamo cercato di restituire la specificità di ciascuno dei collezionisti di cui ci siamo occupati.
Ci siamo per così dire calati nella Firenze a cavallo tra Ottocento e Novecento, la città ridisegnata dall’architetto Poggi che ancora va procedendo nella sua vivace espansione urbanistica verso le zone limitrofe al centro storico, come l’elegante piazza Savonarola nei pressi della quale acquisiscono le loro abitazioni il milanese Ettore Sforni e il trevigiano Rinaldo Carnielo; gradualmente l’abitato si inoltra anche verso la campagna, seguendo la via Aretina, dove tra case popolari in via di recupero Enrico Checcucci impianta la sua fabbrica di mattoni. Del grande flusso di personalità del mondo politico e finanziario che erano giunte da Torino al tempo di Firenze capitale, qualcuno è rimasto e ha prosperato, come la famiglia di Carlo Maurizio Bruno.

In questa realtà, sopravvissuti all’epoca loro, operano gli ultimi macchiaioli: varcano il secolo i soli Banti, Fattori, Borrani, mentre Signorini muore appena nel 1901. Circondati dall’affetto delle nuove generazioni, aspirano – senza ormai averne più le forze – a un definitivo riconoscimento del loro valore. Nel 1901 si stringono nel ricordo di Diego Martelli, la cui collezione ha trovato una
sede istituzionale (sebbene provvisoria) in Palazzo Vecchio. La dissoluzione della collezione di Cristiano Banti, ad opera dei figli, va alimentando l’interesse del mercato intorno a questi artisti del recente passato. A interessarsi di loro sono ora imprenditori innamorati della bellezza, ora intellettuali impegnati nel dibattito culturale del tempo, ora semplici artisti capaci però di valutare nello specifico i meriti intrinseci della pittura dei macchiaioli.
Edoardo Bruno, imprenditore attivo a Firenze nel settore farmaceutico con la ditta Girolamo Pagliano (essa produce uno sciroppo depurativo famoso in tutto il mondo) e poi cofondatore della società farmaceutica Menarini, vive in una dimora rinascimentale alle porte di Firenze, dominata da una splendida loggia (più volte riprodotta in cartoline d’epoca) celebre per la spettacolare veduta sull’Arno e sulla città; ma il tesoro della villa è custodito al primo piano, la quadreria composta da oltre centoquaranta dipinti, tra i quali il noto Cucitrici di camicie rosse di Odoardo  Borrani, vera e propria icona della pittura macchiaiola, e Uliveta a Settignano di Telemaco Signorini, rimasto sino ad oggi inedito. Gustavo Sforni, collezionista, intellettuale, pittore e mecenate, abita un’elegante villa nel cuore di Firenze; egli è il rampollo di una ricchissima famiglia di banchieri e imprenditori milanesi. Imprenditore egli stesso, Gustavo Sforni è un cultore dell’opera di Giovanni Fattori di cui ama collezionare i piccoli formati, cioè le struggenti tavolette dipinte dal vero; egli ama accostarle alle opere di artisti a lui contemporanei. Durante i suoi viaggi a Parigi acquista dipinti di Van Gogh, Cézanne, Utrillo, Degas e una leggenda di Casa Sforni ci riferisce l’acquisto anche di opere di Amedeo Modigliani, che come sappiamo è molto amico del protetto di Sforni, il pittore Oscar Ghiglia. Innamorato dell’Oriente, delle civiltà cinese e giapponese, colleziona kakemoni e oggetti d’arte orientale; fonda anche una casa editrice – la cui direzione egli affida a Giovanni Papini – per diffondere la conoscenza di questi temi a lui cari. Per la prima volta dunque immaginiamo di entrare in Casa Sforni per ammirare opere mai viste di Fattori, di Ghiglia, di
Lloyd, di Puccini e rivivere – attraverso l’accostamento di opere di epoche diverse – le emozioni estetiche di questo raffinato cultore d’arte. Mario Galli, scultore fiorentino, non ha certamente i mezzi di un forte imprenditore, pure tra le sue mani passano i più importanti capolavori macchiaioli che egli religiosamente raccoglie esponendosi economicamente oltre misura per essere
poi costretto a cederli a importanti collezionisti, come Giacomo Jucker o Emanuele Rosselli: sue sono le splendide solari vedute di Castiglioncello di Borrani, sua la bellissima Ciociara di Giovanni Fattori, non più vista da tempo. Frattanto il mercato dell’arte, orientato dagli studi di Enrico Somaré, di Ugo Ojetti, di Mario Tinti, di Emilio Cecchi, s’interessa sempre di più dei macchiaioli e
Milano diventa centro privilegiato di esposizioni e vendite all’incanto. Se ne avvantaggiano i collezionisti lombardi come Giussani, Toscanini e Jucker. Sono gli accostamenti di quadri macchiaioli con l’arte dell’impressionista italiano Federico Zandomeneghi, con De Nittis, con Alberto Pasini, con il belga Émile Claus, con Alfred Stevens a caratterizzare la collezione milanese di Camillo Giussani, personalità poliedrica di giurista, intellettuale, latinista e sportivo amante della montagna; presidente della Banca Commerciale Italiana, Giussani ha legato il suo nome alla ricostruzione postbellica di Milano, quale consigliere comunale della sua città.
Mario Borgiotti, livornese, unisce alla passione e all’intuito di Mario Galli la competenza del grande divulgatore: a lui si devono fondamentali pubblicazioni dedicate ai macchiaioli edite nel corso degli anni cinquanta e sessanta del Novecento. La sua attività si svolge tra Firenze e Milano, prevalentemente in un ambito cronologico successivo a quello contemplato da questo nostro percorso; tuttavia non potevamo mancare di ricordarne la pionieristica figura, attraverso l’opera più eclatante cui Borgiotti ha legato il suo nome, cioè Il Ponte Vecchio a Firenze di Telemaco Signorini da lui recuperato fortunosamente sul mercato inglese.

La scheda tecnica della mostra

Lorenzo Lotto e i tesori artistici di Loreto

Filed under:Lazio,Pittura — scritto da Mostre in Italia il 29 aprile 2015

Lorenzo Lotto e i tesori artistici di LoretoUltimi giorni per visitare questa mostra, a Castel Sant’Angelo.

Il Museo-Antico Tesoro di Loreto, ospitato negli ambienti del cinquecentesco Palazzo Apostolico di Loreto, adiacente alla Basilica della Santa Casa, prende vita a seguito dei periodici trasferimenti di opere ed oggetti d’arte che, a partire dalla metà dell’Ottocento, interessarono la Basilica e gli altri ambienti contigui, come la farmacia, e le sale del Palazzo Apostolico. Nel 1919 Luigi Serra pubblica il primo catalogo della Santa Casa di Loreto. Il museo viene inaugurato ufficialmente l’8 settembre 1951, ma solo molti anni dopo, il 15 giugno 1974, viene aperto in maniera continuativa al pubblico. L’8 settembre 1997 viene inaugurata la ristrutturazione del museo, in nuovi e più ampi locali.
L’attuale mostra “Lorenzo Lotto e i tesori artistici di Loreto” è organizzata in vista di un nuovo, più scientifico e razionale riallestimento delle collezioni museali del Museo-Antico Tesoro della Santa Casa di Loreto e per proporre ad un pubblico più vasto, ed internazionale, che visita gli spazi del Museo Nazionale di Castel Sant’Angelo, questo ricco e prezioso patrimonio di arte e di fede. Il percorso della mostra si snoderà con una scelta significativa dei dipinti di Lorenzo Lotto, segue l’iconografia lauretana, poi opere già collocate sugli altari ed altri ambienti della basilica e infine preziosi reperti del Tesoro della basilica, scampati alle razzie napoleoniche.
Informazioni Evento:

Dal: 03 febbraio 2015
Al: 03 maggio 2015
Prenotazione:Facoltativa
Museo Nazionale di Castel Sant’Angelo
Città: Roma
Indirizzo: Lungotevere Castello, 50
Provincia: RM
Orario: Martedì/domenica 9.00 – 19.30Chiuso lunedì; 25/12; 1/01La biglietteria chiude alle 18.30 –
Telefono: 066819111
E-mail: sspsae-rm.castelsantangelo@beniculturali.it
Sito web: http://castelsantangelo.beniculturali.it

100 Scialoja. Azione e Pensiero

Filed under:Lazio,Pittura — scritto da Mostre in Italia il 28 aprile 2015

100 Scialoja. Azione e PensieroIn occasione del Centenario della sua nascita (1914-2014), la Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, l’Accademia di Belle Arti di Roma e la Fondazione Toti Scialoja organizzano una mostra dedicata ad uno dei maggiori artisti italiani del secondo Novecento, nazionale e internazionale, Toti Scialoja

Esposte alcune opere di Scialoja dei primi anni Quaranta – piccole tele dalla evidente sensibilità espressionista, molto vicine alla temperie internazionale di matrice soutiniana e alla pittura tonalista romana degli anni Venti-Trenta – e gli ultimi grandi teleri inediti della fine degli anni Novanta, passando per la famosa serie delle Impronte della seconda metà degli anni Cinquanta, con l’inizio dell’avventura verso “l’Azione”, come lo stesso artista la definisce, nel periodo in cui è emotivamente e stilisticamente attratto dall’espressionismo astratto americano.

Sarà esposta per la prima volta la “Macchina a pettine”, una delle cinque originali macchine sceniche di Scialoja create per l’opera di Rosso di San Secondo, Il ratto di Proserpina, andata in scena nel 1986 per il cartellone teatrale delle “Orestiadi di Gibellina”. Per l’occasione, la macchina sarà appositamente restaurata dagli artigiani di Gibellina che furono i suoi originari realizzatori, a quasi trenta anni dalla prima messa in scena, e ridipinta dagli studenti dell’Accademia di Belle Arti di Roma, in un cantiere aperto allestito direttamente al MACRO.

Nella sezione dedicata alla scenografia saranno anche trasmesse alcune puntate delle serie televisive RAI “Le fiabe dell’albero” (1974) e “Fantaghirò” (1975). Per l’occasione l’Accademia di Belle Arti di Roma ha realizzato un documentario dedicato a Scialoja.

Data Inizio: 28 marzo 2015
Data Fine: 06 settembre 2015
Costo del biglietto: 13.50 euro
Prenotazione:Nessuna
MACRO
Città: Roma
Indirizzo: Via Nizza
Provincia: RM
Orario: da martedì alla domenica ore 10.30-19.30 (la biglietteria chiude un’ora prima). Chiuso Lunedì
Telefono: 06 671070400
E-mail: info@fondazionetotiscialoja.it

The Independent

Filed under:Lazio — scritto da Mostre in Italia il 27 aprile 2015

The IndependentLaboratori di sperimentazione, realtà emergenti e innovative, spazi espositivi, piattaforme online e riviste, progetti indipendenti, oggi la cultura contemporanea passa per canali non ufficiali, che hanno generato una via alternativa ai modi tradizionali di “fare cultura”.
All’identificazione e alla promozione di queste realtà il MAXXI dedica il progetto THE INDEPENDENT nato da una idea di Hou Hanru Direttore Artistico del MAXXI e curato da Giulia Ferracci e Elena Motisi.

Insieme a La scrittura degli echi presentato dal gruppo romano di NERO, che fino al 7 giugno porta nelle gallerie del MAXXI i contributi audio di novanta tra artisti e intellettuali, dal 2 aprile al 3 maggio il gruppo SMU – research e lo scrittore francese Philippe Vasset presentano Percorsi Informali, un progetto che ha per protagonista la periferia romana.

Il gruppo SMU–research si confronta con la realtà complessa di Valle Borghesiana a Roma, un luogo che nel tempo si è rivelato l’ambito perfetto per descrivere la nascita e la crescita di quei processi di autorganizzazione tipici dei territori costruiti in modo abusivo.
Il gruppo presenta il processo di avvicinamento critico al quartiere romano tramite opere, foto, testi e documentazioni, collaborazioni con altri artisti, ricercatori e attivisti sociali.

Nella mostra Percorsi Informali i curatori e fondatori di SMU-research Antonella Perin, Susanna Perin e Alessandro Lanzetta, presentano Sketches on Valle Borghesiana – The illegal master plan and everyday life un lavoro che racconta la costruzione materiale e immateriale di Valle Borghesiana attraverso gli intrecci tra potere e politica, le esigenze dei singoli cittadini, e l’analisi delle dinamiche dell’edificazione residenziale.
Accanto a questo lavoro il wall paper The Making of Autogestion degli artisti Sabine Bitter & Helmut Weber una composizione di immagini di Valle Borghesiana, della Pantanella e del Cinema America ispirata all’opera di Aldo Rossi Architettura Assassinata. Una critica all’architettura ma anche un’analisi delle potenzialità dell’autogestione.
L’architetto Alison Crawshaw presenta Flight over the Toponimi una ripresa aerea che documenta l’ultima fase della espansione urbana non pianificata della periferia di Roma.
Spaccateste dell’artista, autore e curatore Christian Hanussek è un video che racconta il treno che da 100 anni attraversa la Via Casilina. Un vero e proprio testimone della storia e motore di sviluppo della periferia est di Roma. L’artista Alexander Schellow porta una serie di disegni in stile “puntinista” dal titolo Utopologies: Via Casilina, Rome. Nati dai ricordi delle passeggiate dell’artista lungo Via Casilina, raccontano le pratiche sviluppate dagli abitanti e i fenomeni derivanti dalla ri -formalizzazione del paesaggio urbano.
Completa la mostra The C.P.A. (The Street) una animazione del fotografo e artista Tobias Zielony dedicata al centro di accoglienza per minori stranieri a Via Sant’Alessio a Borghesiana. Ragazzi che lavorano in un difficile contesto sociale e legale vendendo gadget luminosi. Le luci intermittenti di questi oggetti diventano metafora della loro visibilità e invisibilità nei confronti della cultura italiana dominante.
Insieme a questi lavori, una narrazione registrata in tre lingue invade lo spazio espositivo: l’opera dello scrittore Philippe Vasset descrive la prospettiva che un quartiere come Valle Borghesiana offre a chi vive e osserva dall’interno questo spazio ricco di complessità, senza conoscerne però le specifiche criticità.

Mercoledì 1 aprile alle ore 17.00 lo spazio di mostra accoglie anche un incontro con gli artisti coinvolti (ingresso libero), primo appuntamento di un ciclo che ne comprende altri tre: Narrazioni (giovedì 9 aprile, ore 17.00), Visioni (venerdì 17 aprile, ore 17.00) e Autorganizzazioni (venerdì 24 aprile, ore 17.00).
Questi incontri con artisti, attivisti, critici, curatori e intellettuali, affrontano i temi della mostra da un punto di vista interdisciplinare. Le registrazioni audio di questi incontri resteranno a disposizione del pubblico negli spazi di mostra per tutta la sua durata.

Il gruppo di lavoro transdisciplinare SMU-research si è formato nel 2009 a partire da un comune interesse nei confronti dei temi urbani, e in particolar modo delle questioni dell’informalità e dell’autorganizzazione. Basato su un organigramma flessibile, il gruppo si è dedicato ad attività diversificate come discussioni, simposi, pubblicazioni ed esposizioni situate tra arte e ricerca. Il lavoro di ricerca sulla Via Casilina, che ha prodotto l’esposizione S.M.U.R (nGbK, Berlino) e diverse pubblicazioni è stato coordinato e curato da: Jochen Becker, Carlo Cellamare, Christian Hanussek, Alessandro Lanzetta, Antonella Perin, Susanna Perin www.smu-research.net/

Nato nel 1972, Philippe Vasset è scrittore e giornalista. E’ stato redattore capo di Intelligence Online e, in ambito giornalistico, ha condotto inchieste per Vanity Fair e Le Nouvel Observateur. Come romanziere ha pubblicato sette fiction, tra cui Un livre Blanc (2007), Journal intime d’un marchand de canons (2010) e La Conjuration (2013). E’ co-fondatore del collettivo artistico “Atelier de Geographie Parallele”. È borsista all’Accademia di Francia a Roma – Villa Medici, dove sta conducendo un progetto di ricerca sul genere letterario delle vite dei santi.

Si ringrazia l’Accademia di Francia a Roma – Villa Medici

Data Inizio: 02 aprile 2015
Data Fine: 03 maggio 2015
Costo del biglietto: 11,00 euro
Prenotazione:Facoltativa
Luogo: Roma, MAXXI
Orario: martedì-mercoledì-giovedì-venerdì-domenica 11.00-19.00; sabato 11.00-22.00. Chiuso Lunedì.La biglietteria chiude un’ora prima del museo
Telefono: 06 322.51.78
E-mail: press@fondazionemaxxi.it
Sito web: http://www.fondazionemaxxi.it

Emotions

Filed under:Collettiva,Lazio — scritto da Mostre in Italia il 19 febbraio 2015

4. Ermanno BARTOLIDal 21 al 28 febbraio a Palazzo Margutta esplodono “Emotions”

La collettiva, che punta ad attirare l’attenzione dello spettatore sull’arte come momento di condivisione delle emozioni, a prescindere da tematiche e stili, vuole essere un omaggio a sei artisti contemporanei

 

Roma, 21 febbraio 2015 – Un prezioso confronto artistico costruito attraverso un’attenta selezione di tecniche, percorsi e linguaggi, differenti fra di loro eppur ugualmente capaci di suscitare emozioni intense che diventano un momento di condivisione fra autori e pubblico. E’ questo, in sintesi, il punto di partenza e il risultato della collettiva “Emotions”, organizzata dalla Galleria “Il Mondo dell’Arte” e in programma nella storica sede di Palazzo Margutta (Via Margutta, 55) da sabato 21 a sabato 28 febbraio, con orario 10.00-13.00 e 16.00-20.00 (ingresso gratuito, domenica 22 aperto).

 

L’esposizione, che è uno degli appuntamenti più attesi nel calendario della nota galleria romana, punta a far sì che lo spettatore, entrando in contatto con artisti caratterizzati da percorsi formativi, patrimoni conoscitivi e produzioni diversi, possa migliorare la propria capacità critica, riuscendo così a distaccarsi dai condizionamenti imposti dalle mode e dalle omologazioni volute dal mercato per lasciarsi andare alla ricerca del senso più profondo dell’opera d’arte e farsi travolgere dalle emozioni che la stessa genera.

 

Così, una accanto all’altra e perfettamente amalgamate tra di loro, trovano il proprio spazio tele di enorme impatto visivo, caratterizzate da un linguaggio forte e indirizzate verso la ricerca e la valorizzazione di ogni singolo potenziale espressivo e comunicativo di chi decide di mettere in gioco la propria identità artistica. Tutti questi lavori sono il segno incisivo e fiero del mondo interiore che anima e ispira i pittori in mostra, un intreccio estremamente variegato di fili differenti tra di loro ma assolutamente capaci di spingere lo spettatore in un interminabile viaggio all’interno dell’animo umano.

Diversi tra loro i generi in esposizione: si passa dal figurativo, anche di ispirazione metafisica, all’astrattismo geometrico, dal surrealismo all’action painting.Tante anche le tecniche utilizzate: da quelle tradizionali dell’olio e dell’acrilico a quelle miste, dagli smalti all’acquerello, dalla matita alle chine, dalla tempera all’uovo, invenzione tutta italiana ideata del ‘400 con la quale si sono espressi i più grandi pittori, al dripping, una tecnica veloce che in passato è stata usata anche da artisti del calibro di Pollock.

 

Sei i pittori, di provenienza, non soltanto culturale, assolutamente diversa: Ermanno Bartoli, Pina Buonocore, Rita Delle Noci, Maria Sole Sollazzi, Sabatino Tarquini ed Elio Tosti.

A selezionarli il Maestro Elvino Echeoni, direttore artistico di Palazzo Margutta e Presidente dell’Associazione Margutta Arte, e il gallerista Remo Panacchia, entrambi soci fondatori de “Il Mondo dell’Arte”, che, da sempre, propone in questo prestigioso luogo espositivo artisti professionisti e pittori che hanno portato l’arte italiana nel mondo.

 

“In quest’esposizione – ha detto il Maestro Elvino Echeoni – abbiamo messo insieme autori che presentano tecniche originali e affrontano temi diversi, accentuandone le differenze stilistiche e tematiche. Così facendo siamo riusciti, a mio avviso, a presentare visioni differenti della realtà da cui prendono forma lavori eterogenei ma ugualmente coinvolgenti, capaci di far vibrare l’animo di chi li osserva”.

 

L’appuntamento per il vernissage è fissato per sabato 21 febbraio 2015 dalle 18.00 alle 21.30.

 

Ermanno Bartoli: romano di nascita, dopo la maturità classica si laurea in matematica. Ancora giovanissimo, si interessa all’arte contemporanea, con particolare attenzione alla metafisica, all’astrattismo e al surreale. Dopo aver insegnato nei licei prima e nelle università di stato poi, tra la fine del secolo scorso e il primo decennio del presente, riprende a dipingere, producendo una consistente mole di opere negli ambiti a lui congeniali del figurativo di ispirazione metafisica, del surreale e dell’astrattismo geometrico. E’ capace di interpretare l’astrattismo in forma prevalentemente geometrica e di esprimere il surrealismo in forma di pura fantasia con riferimento a elementi spaziali utilizzando le tecniche tradizionali dell’olio, dell’acrilico e quelle miste.

 

Pina Buonocore: romana, classe 1953, amante dell’arte a tutto tondo, ha fatto da sempre della pittura, alla quale si è avvicinata da autodidatta nel ’68, parte integrante di sé, dei suoi interessi e del suo tempo. Costretta a rinunciare alla scuola artistica, la Buonocore ha saputo sperimentare ogni forma pittorica: dall’acquerello all’olio, dalla matita alle chine, dagli acrilici alle tempere fino all’attuale tempera all’uovo, tecnica utilizzata per riuscire a realizzare lavori eseguiti proprio come nel ‘400 e nel ‘500. Diverse le esposizioni, personali e collettive, alle quali ha preso parte e che le hanno consentito di ricevere apprezzamenti positivi da pubblico e critica. Da qualche anno risiede in Abruzzo.

 

Rita Delle Noci: nasce a Melfi (PZ), ma vive e lavora a Formia. Ha partecipato a diverse esposizioni di pittura e grafica in Italia e all’estero e lavorato come illustratrice di libri presso case editrici italiane, inglesi e spagnole e per riviste di cultura. Ha insegnato grafica pubblicitaria e diretto un Centro di Programmazione culturale della Regione Puglia. Figlia della lezione novecentesca, realizza opere di enorme forza lirica. Osservare le sue composizioni significa innanzitutto porsi di fronte al lavoro di un’artista che ha piena coscienza di sé, plasmata attraverso una rigorosa ricerca che dura da quasi cinquanta anni e che non lascia il minimo margine di dubbio sulla profonda riflessione poetica che accompagna il suo percorso. Sue opere sono presenti presso enti, strutture pubbliche e religiose. La sua tecnica grafica – realizzata a china su cartoncino, con inserti di colore a tempera o acquarello, e creata alla fine degli anni ’60 – si basa su una ‘trama’ di linee in cui si svolge una decorazione modulare che si plasma sul soggetto prescelto.

 

Maria Sole Sollazzi: nasce a Roma, dove tuttora vive e lavora. Laureata in sociologia, si nutre di pittura sin dalla più tenera età. E’ “figlia d’Arte” e diversi componenti della sua famiglia sono pittori affermati. Capace di raccontare sulla tela il mondo attraverso l’universo dei colori, opera utilizzando pennellate forti che entrano nella mente dell’osservatore. Molti i riconoscimenti a lei assegnati. Tra questi: il premio “Arte in Divisa” (2011), il “Premio Europa” (1999) e il primo premio Campidoglio d’Oro (1987). Tantissime anche le esposizioni, personali e collettive, alle quali l’artista, nel tempo, ha preso parte, sia nella Capitale che in Italia. Di lei Mara Ferloni, giornalista e critico d’arte, scrive: “Sono molto eloquenti i suoi paesaggi che, immersi nel silenzio, creano nell’osservatore un particolare stato d’animo che inevitabilmente porta a pensare alle città di oggi, a fare certi confronti e a subire il fascino della dolce, silente armonia che emana dalle sue tele dense di note nostalgiche di poesia in colore”.

 

Sabatino Tarquini: nato a Prata D’Ansidonia nel 1889 e morto a Roma nel 1981, inizia a frequentare a 12 anni, a L’Aquila, la Scuola d’Arte e Mestieri, diretta da Teofilo Patini. Fu proprio quest’ultimo, stimandolo per le sue qualità, che lo aiutò a entrare in uno dei più noti e prestigiosi istituti d’arte della Capitale, la Scuola preparatoria alle arti ornamentali. Poco interessato agli studi tradizionali, Tarquini amava applicarsi nel disegno, nel lavoro d’intaglio, nella decorazione sul legno. Dopo una breve esperienza parigina, che influì profondamente nella maturazione della sua personalità artistica, rientrò a Roma, dove si trasferì definitivamente nel dicembre del 1930, richiamato dalla possibilità di esercitare la professione di decoratore. Oltre 250 le opere pittoriche realizzate, ma anche sculture in bronzo e marmo, lavori di intaglio e di ornato a stucco, bozzetti, studi preparatori e diversi monumenti ai caduti che gli furono affidati da vari comuni subito dopo il conflitto mondiale. Scultore, pittore di qualità e notevole intagliatore, affascinato dai grandi temi della classicità, dall’arte ellenica e da quella rinascimentale, coltivò molteplici interessi e seppe nutrirsi delle espressioni migliori della cultura nazionale e internazionale del suo tempo.

 

Elio Tosti: romano, classe 1962, dopo gli studi classici, si diploma in pittura all’Accademia di Belle Arti (1988). Presente in diverse mostre collettive, partecipa, nel 1993, alla Fiera Internazionale d’Arte Contemporanea di Calcata, curata da Paolo Portoghesi. Intanto organizza personali presso il Teatro La Scaletta di Roma, l’associazione culturale Metafora verde, nei locali dell’Azzurro Scipioni di Silvano Agosti. Segue un periodo di pura ricerca, nel quale Tosti preferisce dedicarsi esclusivamente all’individuazione di un percorso artistico sempre più personale. La pittura ad olio è la tecnica che predilige, all’inizio, per esplorare i confini del figurativo, declinandolo via via in forme sempre più oniriche. Poi, attraverso l’aggiunta di tecniche miste, tra le quali l’acrilico, gli smalti e l’uso del dripping, abbandona i canoni del formale per individuare luoghi pittorici sempre più difficilmente definibili, paesaggi interiori nei quali la figura diviene puro segno quasi primitivo, e i colori delineano codici mobili quasi a suggerire linguaggi segreti capaci di movimento e ritmo. Di lui hanno detto: “Elio Tosti cerca di trovare l’invisibile che scorre fra quegli stessi atomi, come fossero i corsi d’acqua che separano le case di Amsterdam, o ancora i fiumi di cioccolata che si muovono dentro “La fabbrica di cioccolato” di Tim Burton. Come se la sua più recente pittura fosse una ricerca “liquida” di ciò che l’occhio vede senza avere il coraggio di guardare per davvero”. (Marco Lombardi)

 

Galleria Il Mondo dell’Arte “Palazzo Margutta” (www.ilmondodellarte.com) – Via Margutta, 55 Roma

Mostra collettiva degli artisti: Ermanno Bartoli, Pina Buonocore, Rita Delle Noci, Maria Sole Sollazzi, Sabatino Tarquini ed Elio Tosti.

Vernissage cocktail sabato 21 febbraio 2015, ore 18.00 – 21.30.

La mostra si protrarrà fino al 28 febbraio 2015: dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 16.00 alle 20.00.

Domenica 22 aperto, lunedì mattina chiuso.

What’s your fetish?

Filed under:Lazio — scritto da Mostre in Italia il 28 marzo 2009




WHAT’S YOUR FETISH?

Mostra personale di Claudio Evangelista

 
ROMA – Il Baretto
31 marzo – 14 aprile 2009
Vernissage 31 marzo a partire dalle ore 19.00
 

Un viaggio nell’universo del fetish, in cui il sesso viene vissuto come gioco, come teatro, come performance: è questa la dimensione in cui conduce la mostra personale “What’s your fetish?” di Claudio Evangelista, curata da Francesco Paolo Del Re e ospitata a Roma presso Il Baretto (via Garibaldi 21) dal 31 marzo al 14 aprile. L’inaugurazione ha luogo martedì 31 marzo a partire dalle 19.00, nell’ambito della programmazione dell’aperitivo-vernice Rocketto al Baretto, selezioni musicali da “tape party” del dj Civitillovic.

La mostra presenta al pubblico un trittico di lavori realizzati tra il 2001 e il 2009 (“Fetish Party”, “Fetish Girl” e Fetish Boy”), sospesi nello spazio espositivo come un punto di domanda che vuole interrogare i desideri e le passioni di chi guarda.

Da sempre attratta dal potere seduttivo di singole immagini, che vengono selezionate e prelevate dal flusso visuale contemporaneo e trasformate con la pittura, l’arte di Claudio Evagelista costruisce e venera feticci. L’immaginario erotico feticistico che prende corpo in senso letterale nel “What’s your fetish?” può essere eletto a metafora del particolare rapporto che l’artista intrattiene con il complesso scenario visuale contemporaneo. Il feticismo, prima che essere contenuto o tema, è infatti un’attitudine che profondamente guida Evangelista nel panorama di immagini e stimoli visivi che pullulano e si moltiplicano nel nostro scorrere quotidiano.

“Nel fluire incessante – scrive il curatore Francesco Paolo Del Re – Claudio Evangelista seleziona, con attitudine collezionistica, fotografie prese da pagine di giornali, flyer pubblicitari e immagini a corredo di dischi musicali. L’artista lavora nel deposito in cui si accumulano le merci visuali (e lo spazio del ripostiglio, dello stipo, del cassetto gli appartiene e lo suggestiona, come mostra un’altra più recente serie di tele in fase di preparazione). L’erotismo, che affiora nei prodotti dell’industria culturale e dello spettacolo e riempie gli interstizi del nostro tempo libero, viene triturato e cristallizzato in un repertorio di immagini che portano su di sé una chiara etichetta feticistica. Non soffermandosi su facili ammiccamenti e orpelli, Evangelista porta avanti il filone di ricerca sul fetish con un’attenzione ritrattistica, che pare immettere la sessualità in una dimensione relazionale, articolata in forma di rituale, teatro, circo, performance. Non solo il sesso è artificio, ma è un gioco anche la nostra intera esistenza, sembra dire l’artista, in un continuo scomporsi e ricombinarsi di relazioni, sfilacciarsi e tessersi di immagini”.

 
INFORMAZIONI TECNICHE:

TITOLO:  WHAT’S YOUR FETISH?

A CURA DI:            Francesco Paolo Del Re

ARTISTI:                 Claudio Evangelista

SEDE:                      Roma, Il Baretto, via Garibaldi 27
DATE:                      Dal 31 marzo al 14 aprile 2009
BIGLIETTI:               INGRESSO GRATUITO
VERNISSAGE:       31 marzo, a partire dalle 19.00

INFO:                        tel. 389.8060651 – aloa@claudioevangelista.it – www.claudioevangelista.it

 

UFFICIO STAMPA: Francesco Paolo Del Re – cell. 320.0823405 – mostracrocevia@gmail.com




andrea carini luce propria

Filed under:Lazio,Personale — scritto da Mostre in Italia il 2 maggio 2008

luce propria

andrea carini



luce propria



LAC – LIBERA ARTE CONTEMPORANEA
Via Del Teatro Pace 3, 00186 Roma
+39 0668301685
info@liberaartecontemporanea.it
www.liberaartecontemporanea.it

inaugurazione 6 maggio 2008, ore 18.00
orario: da martedi a sabato 16 – 20

catalogo: in galleria. a cura di Alessio Verzenassi

http://digilander.libero.it/andreacarini/

Neve

Filed under:Lazio — scritto da Mostre in Italia il 13 marzo 2008

AMANDE IN

Neve

 

Inaugurazione: giovedì 27 marzo 2008, ore 18.30



a cura di Annalisa Retico

 

Giovedì 27 Marzo 2008 alle ore 18.30, presso il MLAC – Museo Laboratorio di Arte Contemporanea, La Sapienza Università di Roma verrà inaugurata Neve, prima mostra personale in Italia dell’artista francese Amande In (Les Lilas, 1981), a cura di Annalisa Retico.

 

I lavori di Amande In rivelano un’estrema versatilità di linguaggio, una maturità e una consapevolezza rare in un’artista così giovane. Interventi creati appositamente per lo spazio destinato ad accoglierli, formalmente non riducibili ad un’unica tecnica artistica. Le sue opere presuppongono una premessa comune: l’artista studia lo spazio espositivo, lo ascolta, lo vive, lo arricchisce della propria presenza, camaleontica e discreta.

Riduttivo e inesatto, tuttavia, sarebbe parlare di una mera operazione mimetica; se così fosse, l’osservatore potrebbe attraversare lo spazio senza affatto esperirlo, senza viverlo pienamente. L’artista, al contrario, lo coinvolge con delicatezza suscitando molteplici reazioni percettive. Lo spettatore non potrà sottrarsi alle sollecitazioni olfattive, tattili e visive di volta in volta operate da Amande In.

 

Neve, realizzata in occasione dell’invito del MLAC, è un progetto creato ad hoc dall’artista dopo aver visionato attentamente gli spazi del museo. Un’opera disarmante nella sua semplicità tecnica e formale, intensa e problematica per le riflessioni che innesca nello spettatore. Leggerezza e gravità, coniugate e risolte in una metafora, sono il candore, la fragilità, la bellezza effimera della neve. Come la neve, l’opera copre per riscoprire, nasconde per mostrare, vuole essere toccata per scomparire fino a tradursi nell’esperienza pura e personale dell’osservatore.

 

Con Neve si apre un lungo progetto di collaborazione tra l’artista e la curatrice. È prevista la realizzazione di un progetto editoriale sperimentale, con contributi di ospiti internazionali, articolato in due uscite: la prima alla fine del 2008, la seconda nel 2009.

 

La mostra fa parte del ciclo espositivo del MLAC diretto da Simonetta Lux e curato da Domenico Scudero, ed è realizzata con il contributo della Regione Lazio per la ricerca “Applicazione nuove tecnologie multimediali arte contemporanea” e grazie al generoso sostegno della Banca di Credito Cooperativo di Roma.

 

Amande In è nata a Les Lilas in Francia nel 1981. Vive tra Parigi e Praga (website http://insides.free.fr).

Principali mostre personali: 2008 Hunt Kastner Gallery, Praga 2006 The best memories are the ones we forgot, Futura in Karlin Studios, Praga / Mystère, Institut Finlandais, Parigi  2005 Détours, La Vitrine – Galerie Frédéric Giroux, Parigi 2004 Soupçon, Galerie Alain Couturier, Nizza 2003 Uns, Galerie Premier Regard, Parigi  Principali mostre collettive: 2007 Aparecidos, a cura di Cecilia Canziani e Vincent Honoré, Museo de la Ciudad, Quito  2006 Hopes & Dragonflies, Monitor, Roma / Until it makes sense, a cura di James Brook, Galerie Thaddeus Ropac, Parigi e Seventeen Gallery, Londra / Attentifs, ensemble, Attitudes, Ginevra  2005 Printing Matters, Witte de With – Center for Contemporary Art, Rotterdam / Serendipity, a cura di Muriel Colin-Barrand, Console & Galerie Frédéric Giroux, Parigi 2004 Ghostscapes, a cura di Philippe Rahm, Villa Savoye, Musée Le Corbusier, Poissy.





MLAC
dal 27 marzo al 29 aprile 2008

Lun – Ven ore 10:00 – 19:30
Direttore: Simonetta Lux   
Curatore: Domenico Scudero
Ufficio stampa: Giorgia Calò

 

Piazzale Aldo Moro 5 –  00185 Roma, Italia
Tel. +39.06.49910653
Fax +39.06.49910365
E-mail
muslab@uniroma1.it
www.luxflux.net

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I silenzi di Anna Torelli

Filed under:Lazio,Pittura — scritto da claudia il 23 gennaio 2008

controlapideLa Galleria Cortese & Lisanti inaugura mercoledì 6 febbraio 2008 dalle 18 alle 21 la mostra

I silenzi di Anna Torelli

Dal 6 al 29 febbraio 2008 si tiene, presso la galleria romana Cortese & Lisanti, la mostra
“I silenzi di Anna Torelli”  curata da Mirella Bentivoglio.

Diplomata presso l’Accademia di Belle Arti di Napoli, questa artista è passata da una pittura di marca costruttivista a un impiego “muto” del pentagramma, conducendo così l’attenzione sulla musicalità ritmica delle sue composizioni. Con questo uso visivo di convenzioni scrittorie, l’artista ha concretamente attuato, da primi anni Ottanta, ciò che l’arte non figurativa ha sempre proclamato di se stessa: musica da vedere. Sono tavole parietali, pagine e cartigli di ogni misura, in carta, tela, filo, plexiglas, con ricorso anche ad effetti di trasparenza e rilievo, ed ibridazioni con antiche scritture e con segni tratti dall’architettura: come nel “Progetto di cupola musicale” o nella trasformazione “pentagrammatica” delle modanature brunelleschiane.
Più volte premiata, Anna Torelli ha partecipato a numerose mostre di scrittura visuale, tra l’altro alle Biennali di Venezia e di San Paolo, al MoMA di New York, al Museo Pecci di Prato, ecc., e il suo lavoro è documentato, con ricca antologia critica, dalla monografia edita nel 2007 da De Luca.
Fanno parte dell’attuale esposizione alcune opere in marmo e plexiglas realizzate insieme a Mirella Bentivoglio, da entrambe congiuntamente dedicate alla poetessa Barbara Torelli, ava di Anna, e autrice, nel 1508 di un celebre sonetto per la morte del marito Ercole Strozzi, truce evento che la storia ha attribuito a un mandato dei Bentivoglio. Un giallo rinascimentale (rievocato in suggestive pagine di Maria Bellonci) e un poetico gesto di riparazione, con gli emblematici segni di silenzio di Anna Torelli che, a distanza di mezzo millennio, cancellano le parole di dolore.

I silenzi di Anna Torelli
Inaugurazione mercoledì 6 febbraio dalle 18 alle 21
Roma 6 – 29 febbraio 2008
Galleria Cortese & Lisanti Via Garigliano, 29 00198 Roma
Orario di apertura: lunedì – sabato 10- 13 e 16,30- 19,30


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