Michael Snow – Lucca

Filed under:Installazione,Toscana — scritto da claudia il 28 agosto 2007

Michael SnowMICHAEL SNOW
Cinema, installazioni video e arti visuali
Lucca, Fondazione Centro Studi sull’Arte Licia e Carlo Ludovico Ragghianti
Dal 29 settembre al 4 novembre 2007

Michael Snow, esponente di spicco dei rapporti tra arte, cinema e nuove tecnologie, è il protagonista di una rassegna, originalmente concepita per la Fondazione Ragghianti, che ne documenta e attualizza il fondamentale lavoro creativo nel divenire rivoluzionario delle arti della seconda metà del XX secolo.
Considerato uno degli autori di maggior rilievo del cinema sperimentale mondiale, Snow ha anche svolto ai massimi livelli l’attività di pittore, scultore, fotografo e musicista jazz qualificandosi come uno dei più eclettici e versatili artisti contemporanei.
Attivo a Toronto, sua città di origine, e trasferitosi successivamente negli Stati Uniti, ha allestito a New York mostre personali presso il Moma e messo in opera il concetto della serialità della “Walking Woman”, la silhouette di donna elaborata in una moltitudine di varianti tecniche con cui ricoprì i muri della città.
L’attività di video-artista e più in generale di artista visivo gli ha valso i massimi riconoscimenti del settore; nel 2004 gli è stato conferito il dottorato ad honorem dalla Sorbona (l’ultimo artista a riceverlo era stato Pablo Picasso).
La mostra realizzata dalla Fondazione Ragghianti sarà inaugurata sabato 29 settembre in concomitanza e collaborazione con l’apertura del Lucca Film Festival 2007 che presenterà una retrospettiva filmica dell’ autore.

L’esposizione riunisce 13 tra le più importanti proiezioni e video-installazioni della  produzione di Michael Snow tra cui la sua prima “Film Installation”, “Little Walk” del 1964.

1) Solar Breath (Northern Caryatids), 2002 – video installazione
2) Couple, 2001 – DVD, proiezione continua 2’5”
3) SSHTOORRTY, 2005 – DVD
4) Triage – April 22, 2005, 2005 – DVD
5) WVLNT. Wavelenght  (For Those Who Don’t Have The Time. Originally 45 minutes – Now 
    15!!), 2003
6) Little Walk , 1964 – DVD
7) Observer, 1974 – video installazione
8) Slidelenght, 1969/71 – diapositive
9) Sink, 1969 – diapositive
10) Sheeploop, 2000 – DVD, 15′
11) Line drawing with Synapse, 2003 – 2 fotografie elettroluminescenti
12) La Ferme, 1998 – Fotografia a colori 50×700 cm.
13) W in the D – solo sonoro
L’esposizione resterà aperta dal 29 settembre al 4 novembre 2007 con il seguente orario:
10-13; 15-19 – lunedì chiuso
Catalogo in mostra con testi di Vittorio Fagone, Antonio Bisaccia, Jacinto Lageira, Martha Langford.
Come per tutte le altre manifestazioni dedicate all’arte ed alla cultura visuale contemporanea realizzate dalla Fondazione Ragghianti l’ingresso è gratuito, offerto dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca.

Jan Fabre – Palazzo Benzon di Venezia

Filed under:Installazione,Scultura,Veneto — scritto da claudia il 5 giugno 2007

Jean fabreLA GAMeC DI BERGAMO ALLA BIENNALE D’ARTE DI VENEZIA 2007
A PALAZZO BENZON DALL’8 GIUGNO AL 23 SETTEMBRE
LA PERSONALE DI
JAN FABRE
Anthropology of a Planet

Dall’8 giugno al 23 settembre 2007 la GAMeC “si trasferisce“ a Venezia con una grande personale dedicata a Jan Fabre allestita nelle sale di Palazzo Benzon – dimora storica che si affaccia sul Canal Grande – e presenta la ricerca dell’artista fiammingo nella sua molteplicità spaziando dalle sculture ai film, dai disegni alle installazioni. La mostra, dal titolo Anthropology of a Planet, è a cura di Giacinto Di Pietrantonio che ha già curato nel 2003 la personale di film e disegni di Fabre Gaude Succurrere Vitae alla GAMeC di Bergamo e nel 2006 la monografia “Homo Faber” che raccoglie le opere complete dell’artista dal 1978 al 2006 realizzata in occasione dell’omonima mostra ad Anversa.
La mostra rientra tra gli eventi collaterali della 52. Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia.
Jan Fabre, uno degli artisti più significativi in Belgio e sulla scena internazionale, dalla fine degli anni ‘70 si esprime con una vasta gamma di linguaggi che spaziano dalle arti plastiche ai film, dal teatro alla coreografia alla danza, dal disegno alla scultura.
Fabre riesce a passare con agilità da una disciplina all’altra discostandosi dall’archetipo dello “specialista” ormai così tipico nella nostra cultura e ad ottenere, in ciascuna di esse, una tensione sempre alta, indice di qualità e forza teorica e formale del suo percorso artistico. Così egli passa dall’essere disegnatore a creatore di immagini, performer, attore, regista, scenografo ed infine, quindi, artista nel senso più ampio e ancestrale del termine.
In ciascuno dei molteplici ambiti di espressione, Fabre pone al centro della sua ricerca il corpo, inteso come realtà fisica e dimensione mentale. La sua arte riflette la natura umana, necessariamente fragile e mortale, e il desiderio che ciascuno di noi nutre verso il superamento di questa precarietà, attraverso i temi cari alla tradizione fiamminga: la follia, la malattia, la morte, la dolcezza del peccato, la rigenerazione, la forza spirituale.
L’essere umano, la sua precarietà e caducità, è argomento centrale della sua opera, attraverso l’esaltazione del ciclo nascita-vita-morte-rinascita. Fabre considera la morte l’essenza dell’essere in vita, lo spazio di ciò che non è più vivo e a cui l’arte ridona vita. In questo senso il corpo è per l’artista la massima rappresentazione del fluire, del ciclo vitale, di ciò che comincia e finisce per poi ricominciare. Sovente Fabre sviluppa questo concetto di rinascita e superamento dei limiti attraverso l’immagine di insetti che popolano la sua fantasia e il suo lavoro – in particolar modo lo scarabeo, simbolo egizio del dio del Sole – non senza colti riferimenti ai maestri delle vanitas fiamminghe tra il XVI e il XVII secolo. Lo scarabeo diventa paradigma assoluto della trasformazione e della rigenerazione nel mondo della natura e della condizione umana. Questo interesse per il mondo delle scienze e la passione per gli insetti, in particolar modo dei coleotteri, è stata ereditata dal bisnonno, il famoso entomologo Jean-Henri Fabre, ed ha rappresentato un passaggio fondamentale nella formazione dell’artista.
Centrali nella sua opera sono quindi i momenti di passaggio – tra visibile e invisibile, giorno e notte, vita e morte, immanenza e trascendenza – e le figure che li rappresentano e simboleggiano. Con il suo lavoro, Fabre esplora la vita in tutte le sue espressioni e forme.
L’opera di Jan Fabre riunisce i vari aspetti della creazione umana per eccellenza: la scienza, la tecnologia e l’arte. Come uno scienziato raccoglie i dati che determinano l’essenza della sua creazione, la tecnica dona la forma, mentre il risultato è l’espressione artistica che Fabre decide di utilizzare.
La personale presenta così al pubblico questo percorso e la catarsi che è propria di ogni essere vivente attraverso la diversità delle forme che le opere assumono per mano dell’artista fiammingo.

Jan Fabre (Anversa 1958) studia all’Istituto di Arti Decorative e Belle Arti alla Royal Academy ed attualmente vive e lavora ad Anversa.
Mostre personali gli sono state dedicate da importanti musei e gallerie private tra i quali: lo SMAK – Stedelijk Museum voor Actuele Kunst, Gent (1985; 2002); la Kunsthalle, Basilea (1990); il Centro de Arte Moderna, Lisbona (1990); il Palais des Beaux-Arts, Bruxelles (1990); la Schirn Kunsthalle, Francoforte (1991); il Kunstverein, Hannover (1992); il Museo Pecci, Prato (1994); lo Stedelijk Museum, Amsterdam (1995); il Ludwig Muzeum, Budapest (1996); il Muzej Suvremene Umjetnosti, Zagabria (1997, 2000); il MuHKA – Museum voor Hedendaagse Kunst, Anversa (1997, 2005, 2006); l’Haggerty Museum of Art, Milwaukee (1998); il Centre for Contemporary Art, Varsavia (1999); lo Sprengel Museum, Hannover (1999); la Kunsthalle, Kiel (1999); il Natural History Museum, Londra (2000); il MIMOCA – Museum of Contemporary Art, Marugame (2001); la Galleria Comunale d’Arte Moderna e Contemporanea, Roma (2001); il Kunstnernes Hus, Oslo (2003); la GAMeC, Bergamo (2003); il Musée d’Art moderne et d’Art contemporain, Nizza (2003); il Musée d’Art Contemporain, Lione (2004); il Magazzino d’Arte Moderna, Roma (2006).
Ha preso parte alla Biennale di Venezia (1984, 1990), alla 21° Biennale di San Paolo (1991), a Documenta IX a Kassel (1992), al World Expo 2000 a Hannover e alla 5° Biennale di Lione (2000), alla 7° Biennale di Istanbul (2001) e alla Triennale d’Arte Contemporanea di Beaufort (2003, 2006).
Suoi lavori sono stati esposti in mostre collettive presso istituzioni pubbliche e private come: lo Stedelijk Museum, Amsterdam (1987, 1991); il MuHKA – Museum voor Hedendaagse Kunst, Anversa (1988, 1989); il Kunstmuseum, Basilea (1992); la Kunsthalle, Basilea (1992); Palazzo Grassi, Venezia (1997); il Guggenheim Museum SoHo, New York (1997); l’Israel Museum, Gerusalemme (1998); il Palais des Beaux-Arts, Bruxelles (2005); il Kunst Palast, Düsseldorf (2005); la GAMeC, Bergamo (2005).

JAN FABRE. Anthropology of a Planet
Palazzo Benzon, S. Marco 3927 – Calle Benzon, Venezia
8 giugno – 23 settembre 2007
orari: da martedì a domenica, 11-19; chiuso lunedì
ingresso libero
Per informazioni:
tel. +39 035 399528
fax +39 035 236962
www.gamec.it

One of Many. Pawel Althamer a Milano

Filed under:Installazione,Lombardia — scritto da claudia il 7 maggio 2007

ONE OF MANY. Un progetto di PAWEL ALTHAMER
Palazzina Appiani dell’Arena Civica di Milano
Ingresso da Viale Byron 2, Milano
dal 7 maggio al 6 giugno 2007
Aperto tutti i giorni dalle ore 10:00 alle ore 20:00

Opening:        Lunedì 7 maggio 2007 / ore 18:30
Palazzina Appiani, Arena Civica di Milano
Ingresso da Viale Byron 2, Milano

A cura di:        Massimiliano Gioni, Direttore Artistico / Fondazione Nicola Trussardi

Dal 7 maggio al 6 giugno 2007 la Fondazione Nicola Trussardi presenta One Of Many (Uno dei Tanti), la prima grande mostra personale in Italia di Pawel Althamer negli spazi della Palazzina Appiani dell’Arena Civica di Milano.
Pawel Althamer è l’artista più rispettato dell’Est europeo e con le sue sculture, installazioni, performance e video racconta un mondo popolato da piccoli eroi, personaggi marginali e fragili martiri: l’uomo è sempre al centro dell’universo di Althamer, ma è scosso da paure ancestrali, tensioni sociali e visioni allucinate.
Come uno sciamano, l’artista polacco ha compiuto, attraverso rituali mistici e religiosi, un lungo percorso introspettivo per carpire ogni sfaccettatura della condizione umana. Ha utilizzato il proprio corpo e la propria immagine per svelare i demoni che abitano il nostro mondo. Dagli autoritratti realizzati con materiali organici – erba, foglie, intestini e pelli di animali – ai film in cui ha sperimentato su di sé il condizionamento dell’ipnosi e delle sostanze stupefacenti, le sue opere sono un racconto poetico sulla ricerca della propria identità. Come in un esercizio di autoanalisi, Althamer usa la propria arte per sperimentare il potere sconfinato dell’immaginazione e le infinite capacità della mente.
Nelle opere di Pawel Althamer realtà e finzione di mescolano e si confondono. In Kosmonauta, rinchiuso in una tuta da astronauta l’artista si avventura alla scoperta della Terra trasformata come per magia in un pianeta lontano. Nelle sue performance ironicamente intitolate Film, Althamer dirige e coreografa i gesti più banali di attori e comparse che si mescolano in maniera invisibile tra i passanti di una strada trafficata. Altre volte Althamer ha accelerato il passare del tempo trasformando gallerie d’arte in ruderi e macerie, quasi a scrutare il nostro futuro.
Sempre attento alle debolezze e alla fragilità della nostra vita quotidiana, l’opera dell’artista polacco combina lavori spirituali e fiabeschi con sculture sociali e performance politiche che analizzano il ruolo della società nella trasformazione degli individui. Pawel Althamer ha invitato bambini emarginati a partecipare a una grande opera d’arte collettiva e ha convinto centinaia di persone a collaborare alla realizzazione di una monumentale insegna luminosa. Lo scorso anno in Germania Althamer ha trasformato una sua opera in una petizione per salvare un immigrato irregolare dalle spirali della burocrazia. L’artista polacco ha lavorato anche con disabili, malati di mente, alcolisti e barboni: in ogni sua opera Pawel Althamer cerca di ridare voce ai più deboli, non con proclami retorici ma piuttosto con una dedizione di una semplicità quasi francescana.
Con la mostra One of Many  la Fondazione Nicola Trussardi continua la sua avventura alla ricerca dei luoghi storici più significativi della città, rimessi al centro dell’attenzione attraverso lo sguardo dell’arte contemporanea. Nell’anno in cui si celebra il bicentenario della sua apertura al pubblico, l’Arena Civica di Milano si trasforma in un palcoscenico neoclassico per le opere introspettive di Pawel Althamer. Cornice di eventi memorabili come gli spettacoli pirotecnici e circensi dell’800, l’arrivo della prima edizione del Giro d’Italia, e perfino teatro del primo derby calcistico tra le due squadre cittadine, l’Arena Civica è stata testimone della storia di Milano nei suoi lampi di splendore ma anche nei suoi momenti più bui, come i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale. Nel luogo dove lo sport glorifica l’eroismo di azioni straordinarie, con la mostra della Fondazione Nicola Trussardi Pawel Althamer celebra l’essere umano nelle sue azioni più semplici e quotidiane.

Brevi Note Biografiche: 
Pawel Althamer è nato a Varsavia nel 1967 e espone con mostre personali da molti anni nel circuito dei musei e degli spazi espositivi più importanti del mondo tra cui il Centre Pompidou di Parigi, il Museo di Arte Contemporanea di Chicago, la Biennale di Venezia, la Biennale di Istanbul, di Berlino, di Mosca e la più importante mostra internazionale del mondo, Documenta a Kassel. L’artista polacco ha partecipato a numerose mostre collettive in spazi autorevoli come il museo Ludwig di Vienna, il Carnegie Museum of Art di Pittsburgh, la Haus der Kunst di Monaco, l’Institute of Contemporary Art di Londra, la Kunsthalle di Basilea, lo spazio Creative Time di New York.  Nell’estate del 2007 Pawel Althamer parteciperà alla prestigiosa mostra Skulptur Projekte di Münster e nel mese di ottobre sarà protagonista di un nuovo progetto della Tate Modern di Londra.



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