MIA – Milan Image Art Fair, videoarte e fotografia

Filed under:Fotografia — scritto da Mostre in Italia il 4 marzo 2012

Dal 4 al 6 maggio 2012 torna MIA – Milan Image Art Fair, l’appuntamento, ideato e diretto da Fabio Castelli, riservato alla fotografia e alla video arte, che per questa occasione cambia d’abito e si veste di verde. Il verde, infatti, è il nuovo colore scelto per identificare e declinare graficamente la manifestazione di quest’anno.

Grazie al suo format unico (uno stand per ogni artista – ad ogni artista il suo catalogo) e alla forte connotazione culturale e didattica, MIA Fair nasce con l’obiettivo di distinguersi dal tradizionale schema delle fiere italiane, evidenziando il ruolo trasversale che la fotografia ha assunto tra i linguaggi espressivi del sistema dell’arte contemporanea.

Dettagli e informazioni su Mia Milan Image Art

Metamorphosis

Filed under:Fotografia,Lazio — scritto da claudia il 9 novembre 2007

Chiara ColaGalleria ICIPICI fine art print
via Giulia 96 00186 Roma
06/6873992
www.icipici.it – info@icipici.it
Orario: dal lunedì al sabato ore 10.30 – 19.00

Metamorphosis di Chiara Cola

Da Sabato 10 novembre a Sabato 24 novembre 2007
Vernissage: Venerdì 9 novembre ore 18.00

Morphing di immagini in collage elaborate in fotoritocco. Amore per il passato, nostalgia di cose non vissute o ancora da vivere, collages emozionali, rappresentazione di istinti peccaminosi, antiche memorie inglesi, vite future, linguaggio del cuore, ironia colorata.
Grandi amori: primo fra tutti, Caravaggio.
Luci, ombre, forti contrasti, ansia di vertigine, desiderio di caduta e rinascita, passioni del corpo e della mente, visioni di viaggi, voglia di raschiare la superficie in cerca di meno noiosi mondi paralleli, universi immaginari di colore e libertà.
Visione eroica della vita, dell’uomo, del mondo. 
Amore come motore del cambiamento.

OFF China

Filed under:Fotografia,Liguria — scritto da claudia il 2 novembre 2007
Filippo Romano_OFF CHINAOFF China
Fotografie di Filippo Romano

Fnac Genova, via XX Settembre 46/R
Dal 30 ottobre al 3 dicembre 2007
Lun-sab: 9.30 – 20.00
Domenica: 10 – 20.00
Info: 010 290111 – Ingresso libero e gratuito

Con il progetto OFF China Filippo Romano ha vinto il premio Pesaresi\Contrasto 2007, nell’ambito del Festival di Savignano.

“We are proud to give this prize for the excellent work on the transition of China, one of the most important subjects in the world today. Filippo Romano has captured with a touch of surrealism the promentous changes.” Philip Jones Griffiths

La Cina è al centro di un enorme gorgo comunicativo. Da una parte raccoglie il flusso di informazioni che proviene da Occidente contribuendo in misura sostanziale a ridisegnare il proprio orizzonte culturale, dall’altra è il soggetto di un autentico diluvio di dati, racconti e rappresentazioni che ricade sul resto del pianeta. Il volume di quest’ultimo è tale che l’immaginario delle principali città cinesi sta ormai acquisendo una diffusa riconoscibilità, per cui a tutti è data l’impressione di averne attraversati i quartieri e scalati gli alti edifici come accade per Los Angeles oppure New York, tuttavia senza il potente supporto dell’industria di Hollywood ma contando soprattutto sulla corrispondenza giornalistica e sul lavoro degli artisti.
Nel processo di formazione di questo immaginario le fotografie di Filippo Romano costituiscono una brusca lacerazione e una serie di intermittenze. Pure con un tono riflessivo piuttosto che dichiarativo, opposto alle disposizioni del resoconto reportagistico (Romano è un fotografo “gestuale”, le cui immagini appaiono come riflessi di un movimento generato da un improvviso scatto interiore), queste evidenziano alcune fondamentali discontinuità con lo stereotipo della rappresentazione di questo paese.
Primo: mancano le folle. Le metropoli d’Oriente appaiono come luoghi d’isolamento, solitudine e smarrimento. Milioni di abitanti sono dispersi uno ad uno contro fondali smisurati (che siano strade, autostrade, parchi o hall d’albergo), incapaci di trovare un punto d’incontro. Non c’è condivisione, non ci sono rapporti né riferimenti comuni, ma soltanto uno spaventoso senso di svuotamento: del contesto e della sua sfinita umanità.
 Secondo: manca il passato. I numerosi cantieri che si succedono con insistenza nelle immagini di Romano testimoniano il sistematico processo di sostituzione del vecchio con il nuovo. Si applica una sorta di rifiuto della Storia (corollario dell’impulso di morte che il lessico freudiano definisce come Todestrieb). A qualsiasi programma di recupero architettonico viene anteposto il binomio distruzione + riedificazione. Le case e il tessuto urbano non possono ormai raccontare storie antiche, e la memoria di ciò che è stato rimane custodita nei racconti degli anziani, nelle immagini dei viaggiatori e in alcune pagine di letteratura (La condition humaine di André Malraux ambienta nei vicoli della Cina post-coloniale la tragedia dell’impossibilità della comunicazione fra individui e dell’asfissia delle relazioni sociali).
Terzo: manca il futuro. Muovendo qualche passo (il fotografo lo fa per noi) verso le architetture più recenti si vedono già sulla loro pelle i segni di un repentino degrado, con la ruggine tutt’intorno alle parti metalliche e i muri che si sfogliano. Nel luogo designato a prefigurare quello che verrà, si assiste ad un ulteriore segnale di incertezza. Enormi costruzioni viriloidi penetrate nel suolo non svolgono alcuna funzione di rassicurazione. Cosa accadrà ai loro piedi? Quale sarà il destino di individui che paiono animati da una pura vitalità biologica? Come evolveranno le dinamiche sociali? E la questione ecologica (la nuova rivoluzione industriale è causa di contaminazioni e avvelenamenti senza precedenti)? Le fotografie di Filippo Romano non danno nessuna risposta a queste domande, ma stabiliscono il proprio contributo nello scongiurare qualsiasi possibilità di fare chiarezza.

Biografia
Filippo Romano nasce a Messina nel 1968. Si è formato all’International Center of Photography di New York, dove ha frequentato il full time documentary program nel 1998\99. Dopo un lungo periodo trascorso negli Stati nel 2003 è tornato a vivere a Milano, città dove è cresciuto. Nel 2003 è entrato a fare parte del collettivo francese Tangophoto e nel 2005 è entrato a fare parte dell’ Agenzia GraziaNeri Le sue immagini sono state pubblicate su Courier International, Io Donna, Vanity Fair, Abitare, Dwell Magazine, Flair. Nel 2005 ha partecipato alla Biennale di fotografia di Guanzhou (Canton Cina e nel 2006 al festival di Lianzou (Cina).
Dal 2005 ha iniziato un progetto sulla transizione della Cina contemporanea dal comunismo al capitalismo e con tale progetto dal titolo OFF China ha recentemente vinto il premio Pesaresi\Contrasto 2007.

IRAN gente strade paesaggi – Mestre

Filed under:Fotografia,Veneto — scritto da claudia il 21 agosto 2007

IRAN gente strade paesaggi – Fotografie di Abbas Kiarostami, Riccardo Zipoli e cinquantasei autori persiani contemporanei è il titolo della nuova mostra che sarà inaugurata al Centro Culturale Candiani, lunedì 27 agosto 2007, alle ore 18, visitabile nei locali del centro sino al 14 ottobre. Prodotta dal Centro Culturale Candiani con il contributo dell’ Istituto Culturale dell’Ambasciata della Repubblica Islamica dell’Iran, di Kel12, di Orient Explorer e con il patrocinio dell’Università Ca’ Foscari di Venezia e accompagnata da un catalogo edito da Marsilio, la mostra raccoglie centoventidue immagini scattate in Iran e selezionate da Riccardo Zipoli.
La parte dedicata alle strade presenta quaranta fotografie, venti in bianco e nero del grande regista e fotografo Abbas Kiarostami e venti, a colori, di Riccardo Zipoli, fotografo oltre che studioso di cultura iraniana e docente di letteratura persiana a Ca’ Foscari. Altre dodici fotografie, anch’esse di Riccardo Zipoli, ritraggono paesaggi naturali. Settanta scatti infine, assolutamente inediti, illustrano la vita della gente comune e sono opera di autori di quel paese selezionati  in Iran con un bando pubblicato su un sito apposito il 30 dicembre 2006 e scaduto il 30 gennaio 2007.

La mostra sarà tenuta a battesimo dal grande regista e fotografo Abbas Kiarostami, per l’occasione a Mestre, che non poco ha contribuito, con le sue immagini, a restituirci l’idea di un Iran vero, bello e intenso, ma soprattutto vicino e amico, nonostante le diversità. 
Mettere in risalto la complessità dell’odierno panorama culturale iraniano, tutt’altro che riconducibile alle sole monolitiche espressioni di regime e imparare a conoscere un paese fratello, pur con qualche ovvia, ma non insormontabile, differenza,  agevolandone in tal modo la comprensione e l’apprezzamento, è quanto il Candiani si propone con questa mostra e con una serie di altre iniziative collaterali: rassegne cinematografiche, spettacoli, incontri letterari, serate gastronomiche, accentuando così quella propensione all’internazionalità che costituisce motivo di crescita per l’intera città di Mestre.

AULA DEI -Icone della spiritualità

Filed under:Fotografia,Liguria — scritto da claudia il 25 aprile 2007

flying bible - 1998 - mauro fioreseLe Gallerie Fotografiche FNAC presentano:

AULA DEI -Icone della spiritualità
fotografie di Mauro Fiorese

C/O Fnac GENOVA
Via XX Settembre, 46/R

Vernice: Martedì 22 Maggio, ore 18,30
Durata: 2 Maggio –  27 Giugno 2007
Orari: Lunedì –Sabato : 09.30 – 20.00;  Domenica:  10.00 – 20.00
Informazioni
: Tel. 010-290111
Ingresso libero


Un progetto di lettura dei luoghi, non solamente fisici, dello spirito. Dei loro simboli e degli atteggiamenti di chi li frequenta alla ricerca di una sua intimita’ o di un contatto con lo spirito di un Dio in cui credere. Una ricerca fotografica, durata 12 anni, sulla simbologia religiosa cristiana in ambienti urbani ed extra-urbani iniziata nel 1992 nel Maine in USA e poi sviluppatasi in diverse nazioni tra le quali Spagna, Francia e Scozia per terminare nel 2004 in Italia.
La mostra itinerante è partita dalla sede di Milano il 18 Gennaio ’07  dove ha riscontrato un ottimo interesse e una cospicua affluenza di pubblico. Esposta presso la sede di Napoli fino al 25 Aprile,  verrà ospitata nelle altre Gallerie fotografiche FNAC italiane (Genova e Torino) e terminerà il suo percorso espositivo a Verona l’8 Gennaio 2008.

“Sarebbe forse riduttivo dire che Mauro Fiorese sia andato a cercare (e quindi a ritrarre) madonne, angeli e santi, dispersi nel mondo della quotidianità, in tutti quei luoghi, cioè, dove spesso non li notiamo o non penseremmo di trovarli: in un crocicchio in mezzo al traffico, alle spalle di un medico che sta operando, graffiti sui muri delle periferie cittadine… No, non è stato lui a cercare intenzionalmente le tracce del sacro nella vita di tutti i giorni, in un incontro di famiglia, o durante una delle sue peregrinazioni per il mondo. E’ il sacro invece ad aver incrociato e catturato lo sguardo di Fiorese: ed ora questo stesso sacro sembra osservare anche noi, sembra baluginare o emergere dall’oscurità, dal brusio indistinto e caotico della realtà, tra folle che camminano lungo anonime strade cittadine.”
(Estratto dal testo Da un’altra luce di Gigliola Foschi,  Ottobre 2006)
“Mauro Fiorese potrebbe essere chiamato “il mistico inaspettato”.
Pochi fotografi capiscono che i grandi drammi spirituali si svolgono su piccoli palcoscenici in luoghi inaspettati,  ma i luoghi di Fiorese lo sono più che mai.”
(Estratto dal testo I fotografi di Myst di John Wood,  Marzo 2002)

Cenni biografici:
Mauro Fiorese nasce a Verona nel 1970.
È autore e docente impegnato da diversi anni nel settore della fotografia di ricerca artistica.
Le sue immagini sono state pubblicate in diversi libri tra cui Twospirits (Electa) e HUMANA (Art&). Alla seconda ristampa il suo saggio Fotografia a sua immagine e somiglianza (Ibiskos Editore).
È docente ordinario del corso di Fotografia presso l’Accademia di Belle Arti di Verona e insegna Laboratorio di Linguaggio Fotografico al corso di laurea in Scienze dei Beni Culturali all’Università scaligera.
La sua ricerca pubblicata nel libro corpolibero, relativa ad un progetto a lungo termine sul modo dell’ handicap, è stato inserita nella classifica TOP 100 World Photographers’ list del Golden Light Award nel 1997.
Le sue fotografie fanno parte di collezioni private e pubbliche tra le quali il Museum of Fine Arts di Houston, il Centro Internazionale di Fotografia Scavi Scaligeri di Verona, la Bibliothèque nationale de France di Parigi e la Dancing Bear – W. Hunt Collection di  New York.
Nel 2003 una sua immagine è stata battuta all’asta di Sotheby’s- Milano e nel 2004 è stato citato tra i giovani autori italiani di rilievo da Il Sole 24 ore – Guida Investimenti nell’ambito dell’articolo “La difficile arte di investire”.
Nel 2006 è stato invitato come Portfolio Reviewer al Fotofest di Houston, Texas.
I suoi lavori sono stati esposti in Europa, Giappone, Canada e Stati Uniti.
Il suo sito web è: www.maurofiorese.it

Isabella Bona. Metamorfosi.

Filed under:Fotografia,Piemonte — scritto da claudia il 4 aprile 2007

Isabella Bona operaDal 5 aprile al 5 maggio 2007
Cenacolo Felice Casorati in Campidoglio
Via Balme 20 – Torino

Il Cenacolo Felice Casorati prosegue la sua indagine intorno alle dimensioni che
il corpo assume, grazie alle infinite possibilità dell’arte, ospitando la personale di Isabella
Bona, un’artista che in questo percorso ha messo proprio il corpo al centro di una
ricerca dove la convivenza di ideale e reale si configura in nuove ed originali
“metamorfosi”.
lsabella Bona, di origini bellunesi, approda a Torino dopo una biografia artistica
che la vede diplomarsi all’accademia di Belle Arti di Venezia, con una tesi sul tema del
restauro dell’arte contemporanea. Un’articolata serie di esposizioni collettive e personali
– tra cui spicca la personale nella prestigiosa cornice di Palazzo Crepadona a Belluno, la
conducono da Venezia e dal Veneto fino a Genova, all’Emilia e infine a Roma, dove
all’inizio del 2007 è stata premiata nell’ambito della manifestazione Open Art ed ha
esposto nella Sala del Bramante: attraverso questo percorso l’artista affina
progressivamente la sua ricerca approdando all’uso di Photoshop quale potentissimo
mezzo per dare forma ad un’ispirazione creativa sempre più spericolata.
Nel 2000 ha conseguito un importante riconoscimento per questa sua scelta
espressiva con il Premio Mondadori nella sezione Computer graphic, mentre del 2002 è
la partecipazione al workshop veneziano del Maestro giapponese Nobuyoshi Araki,
genio mondiale della fotografia d’avanguardia. Il tratto distintivo dell’opera di Isabella
Bona è la continua ricerca per fondere le possibilità del mezzo tecnologico spinta
all’estremo, con un’espressività che non rinnega la tradizione della storia dell’arte, ma
anzi la ingloba in sé rinnovandola e trasformandola. Ecco che nelle opere di questa
prima esposizione torinese il motivo letterario delle metamorfosi, con il quale artisti di
ogni epoca si sono confrontati, viene rinnovato attraverso l’utilizzo di audaci
contaminazioni materiche artificialmente riprodotte grazie a Photoshop, novello
incantesimo in grado di mescolare reale ed immaginario, un dualismo da sempre al
centro del vissuto umano.
Le “Metamorfosi” in mostra nelle sale del Cenacolo sono autoritratti in divenire
dove è il corpo dell’artista ad essere contaminato con quello di creature che si
potrebbero dire appartenenti al mondo animale, ma che pure stanno perdendo la
connotazione naturale per farsi materia artificiale e fantastica. Questa mostra ha anche il
pregio di essere una felice unione di femminilità diverse – oltre all’artista intervengono
infatti la curatrice Delia Gianti e Sara Bona per il profilo critico- che vogliono proporre al
pubblico una parentesi d’arte e di immaginazione.

Werner Bischof. Immagini

Filed under:Emilia Romagna,Fotografia — scritto da claudia il 22 marzo 2007

werner-bischof-south-korea_small.JPGDAL 24 MARZO AL 27 MAGGIO 2007
A PALAZZO MAGNANI DI REGGIO EMILIA
LA MOSTRA
WERNER BISCHOF IMMAGINI

L’esposizione presenterà 70 scatti del fotoreporter svizzero della Magnum, maestro riconosciuto del bianco e nero
In contemporanea, si terrà l’antologica dedicata all’artista americano Richard Estes, uno dei maggiori esponenti del fotorealismo. Dal 24 marzo al 27 maggio 2007, a Palazzo Magnani di Reggio Emilia si tiene una grande mostra fotografica dedicata a Werner Bischof.
Promossa dalla Provincia di Reggio Emilia e da Palazzo Magnani, con il contributo di Fondazione “Pietro Manodori”, CCPL di Reggio Emilia e Montana (Gruppo Cremonini), l’esposizione curata da Marco Bischof raccoglie 70 scatti del grande fotoreporter della Magnum, maestro riconosciuto del bianco e nero.
Attraverso le immagini esposte sarà possibile ripercorrere i lunghi viaggi che dalla Svizzera portarono Bischof negli angoli più remoti del mondo: dall’India al Giappone, dalla Corea all’Indocina fino ad arrivare a Panama, in Cile ed in Perù.
Nelle sue esplorazioni dei paesi del sud e dell’est del mondo Werner Bischof rimase fortemente colpito dal forte contrasto tra modernità e tradizione, che raccontò con i suoi scatti di paesaggio e le sue nature morte. Ma non solo, Bischof è passato giustamente alla storia come il fotografo delle persone, volti di uomini donne e soprattutto bambini colti nella loro quotidianità.
La mostra raccoglie una ricca selezione dei suoi più importanti reportage, affiancando ai famosi ritratti di bambini che giocano e di uomini e donne nella loro terra, le meno note, ma altrettanto affascinanti, fotografie di paesaggio e di still life.
In contemporanea, nel palazzo reggiano, si terrà l’antologica dedicata all’artista americano Richard Estes, uno dei maggiori esponenti del fotorealismo.

Werner Bischof nasce a Zurigo il 26 aprile 1916. Seguendo la sua attitudine alla pittura, frequenta per un anno un corso di disegno a Schiers. Insoddisfatto, nel 1934 si iscrive alla scuola di arti applicate di Zurigo dove frequenta il corso di fotografia tenuto da Hans Fisler. Specializzatosi nello still-life e conseguito il diploma nel 1936, avvia un laboratorio di fotografia e grafica per manifesti e riviste; due anni dopo viene assunto dagli editori Amstutz & Herdeg. In occasione dell’Esposizione nazionale svizzera del 1939, progetta l’allestimento del padiglione delle arti grafiche e collabora alla realizzazione di quello della moda.
Allo scoppio del secondo conflitto mondiale, dopo un breve soggiorno a Parigi, si arruola nell’esercito svizzero svolgendo anche la mansione di reporter di guerra. Quest’esperienza gli permette di valutare il divario esistente tra la fotografia in studio, basata su un’attenta pianificazione, e il fotoreportage, rapido nell’esecuzione quanto imprevedibile nelle dinamiche. Sceglierà quest’ultimo, per il contatto umano e la possibilità di continuo raffronto col presente, senza però rinunciare alla perfezione tecnica maturata nel corso della sua formazione.
Nel frattempo conosce Arnold Kubler, scrittore, uomo di teatro e caporedattore della rivista d’arte e cultura “Du”, e con lui, tra il ’41 e il ’42, instaura un duraturo rapporto di collaborazione. Contemporaneamente, frequenta gli ambienti delle avanguardie artistiche zurighesi aderendo al movimento surrealista “Allianz”.
A partire dal 1945, collabora con le principali testate internazionali per le quali realizza alcuni importanti reportage nell’Europa martoriata dalla guerra, tra questi, uno dei primi riguarda gli italiani internati in Svizzera. Nel ’46 attraversa l’Italia fissando sulla pellicola le devastazioni e il malessere generati da anni di ostilità, in particolare la protesta dei milanesi per la separazione di Trieste dall’Italia, i sopravissuti ai campi di sterminio nazisti in Trentino Alto-Adige, gli asili per bambini orfani in Emilia Romagna, le rovine dell’abazia di Montecassino. A Rimini conosce la futura moglie Rossellina Mandel.
Nel ’48, fotografa per “Life” le Olimpiadi di Saint Moritz e l’anno seguente diventa membro della Magnum. Continua a viaggiare nell’Europa del Nord e dell’Est, e nel ’50 torna in Italia, dove pubblica alcuni servizi su “Epoca”. In quell’occasione effettua una quindicina di scatti anche in Sardegna documentando la durezza e l’arretratezza delle condizioni di lavoro nel Campidano di Cagliari e nell’Iglesiente.
Dopo un breve soggiorno nella provincia indiana del Bihar e un anno trascorso in Giappone é la guerra a richiamarlo in prima linea, prima in Corea e poi in Indocina.
Nel 1953, parte per gli Stati Uniti. L’anno successivo, su incarico della Magnum, torna nel sud del continente, Panama, Cile e Perù.
Il 16 maggio 1954, a soli trentotto anni, perde la vita in un incidente automobilistico sulla Cordigliera delle Ande.

Presso:
Palazzo Magnani, corso Garibaldi, 29 – Reggio Emilia
Orari: 9.30 – 13.00 / 15.00 – 19.00. Lunedì chiuso.
Biglietti: Euro 6 intero; Euro 4 ridotto; Euro 2 studenti



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