Street Art – Banksy & Co. L’arte allo stato urbano

Filed under:Emilia Romagna,Grandi eventi — scritto da Mostre in Italia il 24 marzo 2016
Lee Quiñones Howard the Duck 1988 Olio su tela Museum of the City of New York, Gift of Martin Wong

Lee Quiñones
Howard the Duck
1988 Olio su tela
Museum of the City of New York, Gift of Martin Wong

L’arte allo stato urbano
Intellectual property is the oil of the 21th century. La proprietà intellettuale è il petrolio del XXI Secolo
(Michalis Pichler)

L’urban art ha cinquant’anni. È, infatti, passato circa mezzo secolo da quando i primi writers iniziarono a ripetere in maniera ossessiva le loro firme sui muri di Philadelphia e New York. Le prime tags di Cornbread sono datate 1967, ma la firma “Joe ’58” sulla colonna alle spalle di Stevie Wonder, sulla copertina del suo terzo album – Down to earth – uscito nel 1966, ci ricorda che le origini di questo fenomeno non sono ancora state del tutto chiarite e che forse, senza neanche saperlo, questa mostra celebra una ricorrenza importante. Cinquant’anni di vita e una molteplicità di forme, di nomi e di contesti etnici, sociali, politici e culturali, che è probabilmente scorretto racchiudere sotto la sola etichetta di urban art. Parliamo di graffiti o name writing? Identifichiamo come un unico fenomeno i graffiti della New York degli anni Settanta e quelli che hanno invaso l’Europa e il resto del globo grazie all’hip hop negli anni Ottanta? La street art degli anni Duemila è la semplice evoluzione di un’arte di strada che trovava più interesse nel lettering e, in questo caso, sarebbe più giusto parlare di post-graffiti o la sua estetica è geneticamente altra? In che casella mettiamo la scena dei pochoiristes parigini degli anni Ottanta? Hugo Kaagman, che inizia a dipingere a stencil dei temi ispirati alla cultura punk e reggae all’inizio degli anni Ottanta, merita una casella a sé stante, come i pixaçao di Sao Paulo e il cholo writing di Los Angeles? Il muralismo degli anni 2010 è sempre street art, oppure dobbiamo creare la nuova ennesima categoria di una tassonomia che nessuno vuole, ma a cui molti fanno riferimento, implicitamente, per evitare di essere amalgamati con fenomeni e contesti che nulla hanno a che vedere con il proprio agire?
La storia dell’arte è una battezzatrice recidiva. Gli artisti ignari di aver sottoscritto un manifesto sono molto più numerosi di quanto non si creda. Prendiamo il termine barocco: fa la sua apparizione a fine Seicento, ma il suo uso si diffonde solo nei decenni successivi. Il neoclassicismo, invece, compare nella seconda metà dell’Ottocento, più o meno negli stessi anni in cui l’impressionismo è tenuto a battesimo in occasione della sua prima mostra: i ritmi della nomenclatura accelerano. Gli esempi sarebbero ancora più numerosi se le avanguardie storiche non si fossero ribellate a questo meccanismo, decidendo di autoattribuirsi un nome e di definire, tramite un manifesto, il proprio posizionamento in questa tassonomia, tanto inutile quanto necessaria a strutturare un panorama d’insieme funzionale all’indagine delle peculiarità e delle variabili dei singoli contesti.
Tassonomie a parte, quel che conta, oggi, è che il processo di profondo rinnovamento dell’universo urbano, messo in atto dai writers, dagli artisti e dagli organizzatori di progetti di arte pubblica e di festival sorti a macchia d’olio nel mondo nell’ultimo decennio, attende delle risposte all’altezza dell’importanza storica di questi fenomeni da parte delle istituzioni pubbliche. Musei, comuni, assessorati, così come il mondo universitario sono chiamati a costruire e condividere dei percorsi capaci di inquadrarne e accompagnarne lo sviluppo. Tuttavia, lavorare sul presente non basta, perché la mancata storicizzazione dell’urban art da parte delle istituzioni ne ostacola un’analisi approfondita. Al mondo, esistono solo tre fondi di opere e documenti dedicati a queste culture urbane: la Wong Collection pervenuta al Museum of the City of New York nel 1994, il fondo di graffiti creato negli anni Duemila da Claire Caligirou al MuCEM di Marsiglia e la Hip Hop Collection donata nel 2007 alla Cornell University di Ithaca da Johan Kugelberg. È evidente che, per quanto importanti, questi fondi non possono sovvenire all’interesse crescente della società e del mondo della ricerca per l’urban art. Negli anni a venire, un’attenzione particolare dovrà, quindi, essere consacrata alla costituzione di nuovi fondi museali e archivistici, utili non solo alla salvaguardia dell’arte prodotta in questi ambienti, ma anche alla documentazione del portato antropologico di queste culture urbane.

Christian Omodeo
(tratto dal testo in catalogo “L’arte allo stato urbano”)

tutti i dettagli della mostra

Alessandro Tassoni. Spirito bisquadro

Filed under:Curiosità,Emilia Romagna — scritto da Mostre in Italia il 22 gennaio 2016

Alessandro Tassoni. Spirito bisquadro

La mostra “Alessandro Tassoni. Spirito bisquadro” si svolge nell’ambito delle Celebrazioni per i 450 anni della nascita dell’autore (Modena 1565-1635), iniziativa promossa dal Comune di Modena, con la collaborazione degli istituzioni culturali della città, e organizzata dal Dipartimento di Studi Linguistici e Culturali dell’Università di Modena e Reggio Emilia e dal Dipartimento di Filologia, Letteratura e Linguistica dell’Università di Pisa.

L’evento intende commemora la figura di Alessandro Tassoni, inventore del poema eroicomico barocco, mettendone in luce gli aspetti poliedrici di intellettuale in sintonia con lo spirito del suo tempo e partecipe delle vicende politiche italiane dell’epoca. Il titolo della mostra richiama lo pseudonimo scelto da Tassoni come membro dell’Accademia degli Umoristi di Roma e con cui firmò l’edizione della Secchia del 1624: “bisquadro”, ovvero “fuori di squadra” cioè irregolare, definizione che allude alla vena bizzarra che lo rese figura emblematica del gusto del paradosso e del peregrino del Seicento barocco. La mostra si caratterizza per la presenza di molteplici percorsi: sulla scia della parabola biografica dell’autore sono rivisitati i fasti della Corte papale seicentesca, la vita culturale della corte di Francesco I d’Este e la vicenda editoriale del poema La secchia rapita, fantasmagoria del conflitto tra Bologna e Modena al tempo dell’imperatore Federico II.

Nella mostra sono impiegate le più recenti tecnologie di proiezione multimediale per ricostruire gli scenari in cui prendono vita i beni culturali in esposizione; inoltre sono previsti anche percorsi didattici e laboratori per l’infanzia.

Promosso da: Musei civici di Modena.

Redattore: CATERINA MELAPPIONI
Informazioni Evento:

Data Inizio: 15 dicembre 2015
Data Fine: 13 marzo 2016
Costo del biglietto: (vedi sito); Per informazioni (vedi sito)
Prenotazione:Facoltativa
Luogo: Museo civico d’arte di Modena
Proprietà: Comune
Città: Modena
Indirizzo: Viale Vittorio Veneto, 5,
CAP: 41121
Provincia: MO
Telefono: 0592033100
Fax: 0592033110
E-mail: museo.arte@comune.modena.it
Sito web: http://www.comune.modena.it/museoarte
Sito web: http://www.museicivici.modena.it/it

 

ART in LOVE a Cesena

Filed under:Collettiva,Emilia Romagna — scritto da Mostre in Italia il 4 marzo 2010

ART in LOVE OPERE IN COLLETTIVA

PERIODO: dal 14 febbraio fino al 8 marzo 2010

SEDE ESPOSITIVA: L’IMMAGINE – Cesena Galleria d’Arte Contemporanea
Piazza Aguselli, 42 – Tel e fax. 0547.612981

ORARI: 10 – 13 e 16 – 19.30 Chiuso Lunedì e martedì
aperto ogni domenica

La Mostra:

E’ l’ultima settimana nella quale è possibile vedere l’esposizione “ART in LOVE” opere dedicate all’amore e alla figura femminile nell’arte.
Dal giorno di San Valentino è aperta alla Galleria L’IMMAGINE di Cesena, la collettiva con opere di Grandi Maestri internazionali, contemporanei e giovani, che col loro personale linguaggio hanno interpretato e celebrato tale tema
Eugenio Carmi, Luciano Deliberato, Riccardo Licata, Enrico Baj, Virgilio Guidi, Domenico Grenci, Giorgio Villa, Alma’ Ch, Robert Indiana, uno degli artisti contemporanei americani della Pop Art fra i più famosi al mondo, esposto un grande LOVE in bianco e nero, ed eccezionalmente, alcune opere fotografiche di Man Ray, i cui negativi risalgono al 1930, pieno periodo parigino.

Man Ray, una delle figure più geniali, brillanti, anticonvenzionali ed eclettiche della storia dell’arte del Novecento, passa e indaga lungo tutta la sua vita, fin dall’inizio, il Cubismo, il Dadaismo, il Surrealismo, anticipando, a volte in modo inconsapevole, i Movimenti, con intuizioni tanto lucide quanto occasionali, senza mai perdere di vista l’unico vero obbiettivo del suo essere artista: la libertà di pensiero e la completa indipendenza espressiva.
Le opere esposte sono della serie “femmes”, cui è dedicato un catalogo.
Il grande artista americano muore a Parigi nel 1976.

Direzione: Maria Grazia Melandri

Il segno dell’arte – Bologna, Palazzo Saraceni

Filed under:Collettiva,Emilia Romagna — scritto da claudia il 7 aprile 2007

Il segno dell'arteIl segno dell’arte. Disegni di figura nella collezione Certani alla Fondazione Giorgio Cini (1500-1750)
Bologna, Palazzo Saraceni
19 aprile – 27 maggio 2007

Inaugurazione e apertura al pubblico: 19 aprile – ore 17.30.

Giovedì 19 aprile alle ore 17.30 verrà inaugurata a Bologna, a Palazzo Saraceni, la mostra Il segno dell’arte. Disegni di figura nella collezione Certani alla Fondazione Giorgio Cini (1500 – 1750), organizzata dalla Fondazione Giorgio Cini in collaborazione con l’Associazione Francesco Francia e la Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna.
La mostra, a cura di Giuseppe Pavanello, direttore dell’Istituto di Storia dell’Arte della Fondazione Giorgio Cini, presenta una selezione dei disegni di figura presenti nella collezione Certani della Fondazione Giorgio Cini databili a partire dall’inizio del secolo XVI fino alla metà di quello XVIII.

La ricchezza del materiale grafico della collezione Certani, che appartiene alla Fondazione Cini di Venezia, comprendente disegni di figura e di paesaggio, studi architettonici e decorativi, bozzetti teatrali ed altro ancora testimonia il suo grande rilievo storico-artistico. A metterla insieme era stato l’eminente violoncellista e musicista bolognese Antonio Certani (1879-1952) con acquisizioni sul mercato antiquario locale tra le due guerre. A distanza di oltre mezzo secolo dalla sua scomparsa alcuni dei fogli più spettacolari tornano ad essere visibili a Bologna.
L’eccezionalità della raccolta è legata tuttavia alla presenza di esempi dei maggiori artisti emiliani attivi nei secoli d’oro di quella rinomata scuola. Proprio un prezioso nucleo di quel patrimonio, forte di centinaia di fogli, costituisce la maggiore attrazione della mostra.
L’esposizione si articola in due sezioni. La prima comprende ben 70 fogli dei maggiori esponenti della pittura emiliana tra Cinquecento e metà Settecento. La seconda raccoglie una selezione di 16 testi grafici realizzati da artisti chiamati a rappresentare autorevolmente diverse scuole pittoriche della penisola, da quella veneta a quella romana.
Tra i pezzi di maggiore interesse vanno ricordati, oltre alla primizia del San Sebastiano attribuito al maestro tardoquattrocentesco Nicoletto da Modena, due reperti del bolognese Bartolomeo Passerotti che rappresentano ad alto livello il secolo XVI.  Per il momento aureo del Seicento si potranno vedere opere di pregio, come un disegno di Ludovico Carracci, alcuni studi di Guido Reni e di suoi contemporanei e seguaci, come Cantarini, Schedoni, Cavedone, Torri, Brizio, Pasinelli, Sirani. Spiccano quattro capolavori a gesso rosso e a penna del Guercino, tra i quali la nota Donna che allatta per l’affresco con Venere che allatta  Amore sul camino di una camera di palazzo Pannini a Cento e la Testa di ragazzo con cappello di straordinaria freschezza esecutiva. Meno noti ma altrettanto rappresentativi della civiltà figurativa emiliana del Settecento gli autori di quel secolo presenti nella selezione esposta: oltre a una straordinaria scelta di ben 13 disegni di Donato Creti, vanno segnalati fogli di Rolli, String, Dal Sole, Crespi, Bigari, Bertuzzi, Gionima. Tra i maestri che esulano dall’ambito bolognese ed emiliano verranno fatti conoscere esempi dei lombardi Polidoro da Caravaggio e Aurelio Luini, del veneziano Battista Franco, del veronese Marc’Antonio Bassetti, e testi di artisti centroitaliani del calibro di Poppi, Pollini, Balducci, Diamantini. A questi si aggiunge la rarità del disegno riferito allo scultore di origine fiamminga Giusto Le Court, presente in mostra con uno studio per una figura del Monumento Pesaro nella chiesa veneziana dei Frari.
Catalogo a cura di Vincenzo Mancini e Giuseppe Pavanello, edito da Bononia University Press.

Informazioni pratiche:
Bologna, Palazzo Saraceni
19 aprile – 27 maggio 2007ostra a cura di Giuseppe Pavanello
Catalogo a cura di Vincenzo Mancini e Giuseppe Pavanello, Bononia University Press.perto tutti i giorni (festivi compresi) ore 10.00 – 19.00
Ingresso libero
Informazioni: tel. 051 2754076

Splendori a corte. Arti del mondo Islamico nelle collezioni del Museo Aga Khan

Filed under:Collettiva,Emilia Romagna — scritto da claudia il 29 marzo 2007

Stendardo, Iran XVI secoloAL PALAZZO DELLA PILOTTA DI PARMA
DAL 31 MARZO AL 3 GIUGNO 2007

L’esposizione è uno degli appuntamenti principali della rassegna ARTS AND MUSIC FROM THE ISLAMIC WORLD che porterà per due mesi nella città emiliana concerti di musiche tradizionali dell’Asia centrale e giornate di studio sul tema ‘Islam e Occidente: dialogo tra culture’.
Nella prossima primavera, Parma diventa punto d’incontro e di dialogo tra la cultura islamica e quella europea. Dal 30 marzo al 3 giugno, infatti, è in programma la rassegna ARTS AND MUSIC FROM THE ISLAMIC WORLD, che propone un ricco calendario di iniziative: un inedito e raffinato evento espositivo, concerti e giornate di studio, che testimonieranno il denso rapporto di scambi culturali intercorso tra i paesi musulmani e quelli europei dal Medioevo fino ai nostri giorni.
Sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica, con il patrocinio del Ministero degli Affari Esteri, del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, della Regione Emilia Romagna, della Provincia di Parma e del Comune di Parma, il progetto culturale, ideato e curato da Fondazione Aga Khan Trust For Culture, da Fondazione Parma Capitale della Musica e dalla Sovrintendenza per il Patrimonio Storico Artistico ed Etnoantropologico di Parma e Piacenza, è promosso dalla Fondazione Teatro Regio di Parma e dall’Università di Parma, con il contributo di Arcus.
“La mostra  – sottolinea S.A. l’Aga Khan –  ha l’ambizione di consentire una visione, multiforme seppur fuggevole, del vasto regno delle arti nelle culture musulmane, nelle sue più diverse espressioni: manoscritti e pagine miniate, pitture, ceramiche, suppellettili in legno e in metallo, tessuti. Il linguaggio dell’arte, soprattutto quando è ispirato dalla spiritualità, può essere uno strumento di comunicazione che trascende e supera le barriere. Questa mostra ha dunque un significato veramente speciale, in un’epoca che ha tanto bisogno di incontri illuminati tra varie fedi e culture”.

Uno dei punti di maggiore interesse della rassegna è rappresentato dalla mostra “SPLENDORI A CORTE. Arti del Mondo Islamico nelle Collezioni del Museo Aga Khan”, che presenta per la prima volta in Italia, dal 31 marzo al 3 giugno, al Palazzo della Pilotta, 170 capolavori della collezione di S.A. l’Aga Khan, che nel 2009 costituirà il nucleo del nuovo Museo Aga Khan a Toronto in Canada.
L’esposizione, curata da Sheila Canby – curatrice del Dipartimento di Arte islamica del British Museum di Londra –, sarà divisa in due sezioni; la prima, dedicata alla ‘Parola di Dio’, nella quale saranno raccolti volumi del Corano splendidamente decorati, databili tra l’VIII e il XVIII secolo. La seconda, dedicata al ‘Potere del Sovrano’ offrirà una rievocazione delle grandi corti islamiche dalla dinastia dei Fatmidi d’Egitto, ai Qajars di Persia, attraverso l’educazione del Sovrano, la poesia e la letteratura, l’esercizio del potere e i suoi passatempi, la caccia e l’equitazione.
Tra le opere esposte, manoscritti e pagine miniate, pitture, ceramiche manufatti in legno e metallo, tessuti provenienti da una vasta aerea islamica che si estende dalla Cina fino ai territori andalusi.
Il catalogo sarà edito da Olivares.
Parma, Palazzo della Pilotta
31 marzo – 3 giugno 2007
Orari: 10.00 – 19.00. Lunedì chiuso. Lunedì 9, 23 e 30 aprile aperto.
Biglietti: € 8 intero; € 6,50 ridotto under 18, over 65, gruppi di min. 15 persone, convenzioni; € 3 ridotto scuole
Catalogo Olivares

Informazioni e prenotazioni: civita tel. 199 199 111 – servizi@civita.it

Werner Bischof. Immagini

Filed under:Emilia Romagna,Fotografia — scritto da claudia il 22 marzo 2007

werner-bischof-south-korea_small.JPGDAL 24 MARZO AL 27 MAGGIO 2007
A PALAZZO MAGNANI DI REGGIO EMILIA
LA MOSTRA
WERNER BISCHOF IMMAGINI

L’esposizione presenterà 70 scatti del fotoreporter svizzero della Magnum, maestro riconosciuto del bianco e nero
In contemporanea, si terrà l’antologica dedicata all’artista americano Richard Estes, uno dei maggiori esponenti del fotorealismo. Dal 24 marzo al 27 maggio 2007, a Palazzo Magnani di Reggio Emilia si tiene una grande mostra fotografica dedicata a Werner Bischof.
Promossa dalla Provincia di Reggio Emilia e da Palazzo Magnani, con il contributo di Fondazione “Pietro Manodori”, CCPL di Reggio Emilia e Montana (Gruppo Cremonini), l’esposizione curata da Marco Bischof raccoglie 70 scatti del grande fotoreporter della Magnum, maestro riconosciuto del bianco e nero.
Attraverso le immagini esposte sarà possibile ripercorrere i lunghi viaggi che dalla Svizzera portarono Bischof negli angoli più remoti del mondo: dall’India al Giappone, dalla Corea all’Indocina fino ad arrivare a Panama, in Cile ed in Perù.
Nelle sue esplorazioni dei paesi del sud e dell’est del mondo Werner Bischof rimase fortemente colpito dal forte contrasto tra modernità e tradizione, che raccontò con i suoi scatti di paesaggio e le sue nature morte. Ma non solo, Bischof è passato giustamente alla storia come il fotografo delle persone, volti di uomini donne e soprattutto bambini colti nella loro quotidianità.
La mostra raccoglie una ricca selezione dei suoi più importanti reportage, affiancando ai famosi ritratti di bambini che giocano e di uomini e donne nella loro terra, le meno note, ma altrettanto affascinanti, fotografie di paesaggio e di still life.
In contemporanea, nel palazzo reggiano, si terrà l’antologica dedicata all’artista americano Richard Estes, uno dei maggiori esponenti del fotorealismo.

Werner Bischof nasce a Zurigo il 26 aprile 1916. Seguendo la sua attitudine alla pittura, frequenta per un anno un corso di disegno a Schiers. Insoddisfatto, nel 1934 si iscrive alla scuola di arti applicate di Zurigo dove frequenta il corso di fotografia tenuto da Hans Fisler. Specializzatosi nello still-life e conseguito il diploma nel 1936, avvia un laboratorio di fotografia e grafica per manifesti e riviste; due anni dopo viene assunto dagli editori Amstutz & Herdeg. In occasione dell’Esposizione nazionale svizzera del 1939, progetta l’allestimento del padiglione delle arti grafiche e collabora alla realizzazione di quello della moda.
Allo scoppio del secondo conflitto mondiale, dopo un breve soggiorno a Parigi, si arruola nell’esercito svizzero svolgendo anche la mansione di reporter di guerra. Quest’esperienza gli permette di valutare il divario esistente tra la fotografia in studio, basata su un’attenta pianificazione, e il fotoreportage, rapido nell’esecuzione quanto imprevedibile nelle dinamiche. Sceglierà quest’ultimo, per il contatto umano e la possibilità di continuo raffronto col presente, senza però rinunciare alla perfezione tecnica maturata nel corso della sua formazione.
Nel frattempo conosce Arnold Kubler, scrittore, uomo di teatro e caporedattore della rivista d’arte e cultura “Du”, e con lui, tra il ’41 e il ’42, instaura un duraturo rapporto di collaborazione. Contemporaneamente, frequenta gli ambienti delle avanguardie artistiche zurighesi aderendo al movimento surrealista “Allianz”.
A partire dal 1945, collabora con le principali testate internazionali per le quali realizza alcuni importanti reportage nell’Europa martoriata dalla guerra, tra questi, uno dei primi riguarda gli italiani internati in Svizzera. Nel ’46 attraversa l’Italia fissando sulla pellicola le devastazioni e il malessere generati da anni di ostilità, in particolare la protesta dei milanesi per la separazione di Trieste dall’Italia, i sopravissuti ai campi di sterminio nazisti in Trentino Alto-Adige, gli asili per bambini orfani in Emilia Romagna, le rovine dell’abazia di Montecassino. A Rimini conosce la futura moglie Rossellina Mandel.
Nel ’48, fotografa per “Life” le Olimpiadi di Saint Moritz e l’anno seguente diventa membro della Magnum. Continua a viaggiare nell’Europa del Nord e dell’Est, e nel ’50 torna in Italia, dove pubblica alcuni servizi su “Epoca”. In quell’occasione effettua una quindicina di scatti anche in Sardegna documentando la durezza e l’arretratezza delle condizioni di lavoro nel Campidano di Cagliari e nell’Iglesiente.
Dopo un breve soggiorno nella provincia indiana del Bihar e un anno trascorso in Giappone é la guerra a richiamarlo in prima linea, prima in Corea e poi in Indocina.
Nel 1953, parte per gli Stati Uniti. L’anno successivo, su incarico della Magnum, torna nel sud del continente, Panama, Cile e Perù.
Il 16 maggio 1954, a soli trentotto anni, perde la vita in un incidente automobilistico sulla Cordigliera delle Ande.

Presso:
Palazzo Magnani, corso Garibaldi, 29 – Reggio Emilia
Orari: 9.30 – 13.00 / 15.00 – 19.00. Lunedì chiuso.
Biglietti: Euro 6 intero; Euro 4 ridotto; Euro 2 studenti



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