Fatto in Italia. Dal Medioevo al Made in Italy

Filed under:Antichità,Piemonte — scritto da Mostre in Italia il 16 aprile 2016

Coppa del miseroniFato in… nella butega de…”, impresso sul retro delle maioliche realizzate in Italia, è il marchio, il segno forte che fin dal Medioevo identificava la qualità artistica e artigianale del prodotto fatto in Italia.

Prende inizio proprio dal Duecento la straordinaria avventura del “Made in Italy”, che la Reggia di Venaria presenta in una mostra dedicata alle eccezionali creazioni artigianali tra il Medioevo e la prima metà del Seicento con alcune riflessioni sul contemporaneo.

La mostra si propone di rintracciare nella storia della produzione artistica italiana quei momenti straordinari in cui la qualità artistica, la capacità di innovazione e l’eccellenza tecnica si sono uniti per produrre beni che, riconoscibili per il loro stile e diventati di moda, sono stati esportati nel resto d’Europa.

Dai tessuti lucchesi a quelli veneziani e genovesi, dagli avori medievali degli Embriachi alle invenzioni dell’oreficeria milanese del Cinquecento, dalle armature lombarde ai bronzetti che diffusero il gusto per l’antico, fino alle maioliche di Faenza poi note in Francia come faïences: sono alcuni dei momenti della produzione artistica italiana in cui vennero creati oggetti di straordinaria qualità tecnica e decorativa. Creazioni che, ispirandosi al rapporto con l’antico che connotava l’arte italiana, attinsero alle più avanzate invenzioni delle arti cosiddette maggiori e costituirono il tramite più rapido della diffusione nel mondo dei modelli iconografici e stilistici elaborati in Italia.

La straordinaria mostra Fatto in Italia sarà visitabile alla Venaria Reale di Torino fino al 10 luglio 2016

Toulouse-Lautrec e il disegno come firma di una presenza

Filed under:Lazio — scritto da Mostre in Italia il

Jane Avril“Che importa. Farò un bove!”. Così, all’età di quattro anni, il bambino Henri de Toulouse- Lautrec, che non sapeva ancora scrivere, chiese ai suoi genitori di poter lasciare, anch’egli, la propria “firma” nel registro degli invitati al battesimo di un fratellino. Prima espressione, forse, di quella propensione, già in nuce, di essere, con il disegno, testimone del proprio presente.
Quel disegno che tanta parte avrebbe avuto, poi, nella produzione artistica della sua brevissima
esistenza.
Intensa fu, infatti, la sua attività di illustratore di libri, giornali e riviste, così come quella di grafico pubblicitario per la realizzazione di manifesti e cartelloni teatrali, nuovo veicolo comunicativo di cui si avvalse il gusto nuovo a cavallo dei due secoli, quell’Art Nouveau che fu ponte di raccordo tra decorazione e produzione industriale.
Sono cronaca illustrata, fotografie disegnate di guizzi di vita fermati in un’istantanea quelle affiche giunte sino a noi. Per raccontare, con tratto sicuro e svelto, lo spettacolo di vita di quello scorcio di tempo. Di quella Belle Époque.
Fu il celebre manifesto del Moulin Rouge (1891) a sancire l’esordio di Lautrec nella litografia, tecnica giovane in cui l’artista si lancia con passione sperimentando sempre nuove soluzioni.
Come il crachis, di sua invenzione: colore schizzato sulla pietra con l’ausilio di spazzolini per conferire, alle opere finali, effetti pittorici insoliti. È una testimonianza lucida, priva di compiacimento ornamentale, quella con cui l’artista seppe trascrivere, nel suo disegno dal contorno spigoloso e sintetico, vicino al cloisonnisme di Gauguin, lo spirito del tempo. Colto in teatri e café-chantants, circhi e maisons closes, e reso per sintesi di tipi umani scrutati nell’essenza da un’osservazione acuta e che, purtuttavia, non giudica. Ma rappresenta in modo schietto e senza turbamento. Protagonisti i corpi, attraverso la posa e la gestualità. Ma anche i caratteri, individuati da brevi accenni caricaturali. Di cantanti, attrici, pagliacce, acrobati o ballerine fermati, in un’istantanea, nei loro atteggiamenti più tipici. Una ricerca, oltre la forma, più a fondo, dell’umana essenza. Travalicando la maschera del trucco o dell’acconciatura; bucando il fragore o il tramestio di fondo. Per arrivare in quella quieta permanenza in cui ciascuno è solo nella folla. Libero da pesi di appartenenza. A corpi non conformi o a status elevati.

Claudio Parisi Presicce
Sovrintendente Capitolino ai Beni Culturali

Al Museo dell’Ara Pacis di Roma, fino all’8 maggio 2016, una spettacolare mostra con circa 170 del grande artista francese.



Powered by Memoka

Questo sito utilizza i cookie, anche di terze parti, per funzionare meglio e per offrire pubblicità attinente agli interessi dei visitatori. Proseguendo con la navigazione oppure cliccando il pulsante ok acconsenti a ricevere cookie sul tuo dispositivo. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi