Gherardo delle Notti Quadri bizzarrissimi e cene allegre

Filed under:Pittura,Toscana — scritto da Mostre in Italia il 21 febbraio 2015

Quadri bizzarrissimi e cene allegre10 febbraio – 24 maggio 2015 Galleria degli Uffizi

La Galleria degli Uffizi apre la stagione espositiva di Firenze 2015. Un anno ad arte con la prima mostra monografica dedicata al pittore caravaggesco di origine olandese Gerrit van Honthorst, più noto al pubblico italiano come Gherardo delle Notti per la particolarità di ritrarre scene a lume di notte, con suggestivi effetti luministici, generati dall’intenso chiarore della luce di candela, contrapposti alle ombre.

Quando Gerrit van Honthorst se ne andò improvvisamente da Roma nella tarda primavera del 1620 per fare definitivamente ritorno nella natìa Utrecht, dovevano essere circa dieci anni che risiedeva in Italia. Probabilmente infatti era giunto a Roma all’inizio del secondo decennio del XVII secolo (1610-1611 circa).

Il periodo dell’attività italiana del pittore è quello qualitativamente più ricco e denso di novità stilistiche. Il suo accostamento alla rivoluzione caravaggesca fu pressoché immediato e i suoi primi dipinti attestano la forza e la crudezza dell’arte di un giovane pittore nordico folgorato dal naturalismo del Merisi.

Honthorst diventò in poco tempo un grande protagonista e le sue prove ebbero l’onore di occupare altari importanti delle chiese romane e genovesi, successo non così comune per un maestro di forte impronta naturalistica. Ben presto fu ricercato da prestigiosi collezionisti, come il marchese Vincenzo Giustiniani e il Granduca di Toscana Cosimo II.

È proprio anche grazie alla passione di Cosimo II per Gherardo se oggi Firenze, e nella fattispecie la Galleria degli Uffizi,  possiede sue cinque bellissime tele: fra queste, tre sono dedicate a soggetti conviviali, decisive per lo sviluppo di questa tipologia d’immagini in ambito italiano e nordico. Anche l’ambasciatore mediceo a Roma, Piero Guicciardini, commissionò a Gherardo nel 1619 la pala per l’altare della sua cappella (la maggiore) in Santa Felicita: quella grande Adorazione dei pastori dipinta a lume di notte, che fu vittima dell’attentato mafioso degli Uffizi nel 1993.

Firenze è dunque una sede significativa per ambientare una mostra sull’attività italiana di Gherardo delle Notti, che è pittore ormai di assoluta rilevanza e d’interesse internazionale, al quale non era stata ancora riservata un’esposizione monografica, né in Italia né all’estero. Per l’occasione sono giunti prestiti da prestigiosi musei internazionali quali la National Gallery di Londra, gli Staatliche Museen di Berlino, l’Ermitage di San Pietroburgo, l’Alte Pinakothek di Monaco, il Rijksmuseum di Amsterdam, l’Ashmolean Museum di         Oxford, il Cleveland Museum of Art, il Los Angeles County Museum of Art, il Minneapolis Institute of Arts.

“Da quando gli Uffizi sono stati investiti dalla furia criminale dell’attentato mafioso, nel 1993, l’Adorazione dei pastori di Gherardo delle Notti s’è fatta memoria di quella stagione buia, assurgendo però nel contempo a simbolo anche d’una rinascita orgogliosa. Ma se gli Uffizi dedicano a Gherardo una rassegna ragguardevole è specialmente per via del pregio che vanta il nucleo d’opere di lui esibite nelle sale di Galleria. Nucleo che, oltre tutto, è anche il più cospicuo, nei numeri, d’ogni museo d’Italia. ” (A. Natali).

La mostra documenta accuratamente sia la fase iniziale di attività (più nordica con opere come il Cristo morto con due angeli del Palazzo Reale di Genova o la nuova Preghiera di Giuditta prima di decapitare Oloferne, di collezione privata), sia quella più famosa e matura. A questa seconda fase appartengono i risultati che hanno reso celebre il pittore, come le tele conviviali fiorentine Cena con sponsali, Buona ventura, Cena con suonatore di liuto o quelle appartenute a Vincenzo Giustiniani con l’eccezionale prestito del Cristo dinanzi a Caifa della National Gallery di Londra. Particolarmente importante la presenza di tre pale d’altare: quella genovese per la chiesa di Sant’Anna Santa Teresa incoronata da Cristo, quella per Santa Maria della Scala a Roma Decollazione del Battista e la grande tela della chiesa dei Cappuccini di Albano, del 1618, Madonna in gloria con i santi Francesco e Bonaventura.

Oltre ai quadri eseguiti in Italia è esposto anche un florilegio di dipinti realizzati da Honthorst in Olanda, nei primi anni dopo la partenza dalla penisola, per documentare come la sua tavolozza andò gradualmente schiarendosi: fra essi, il celeberrimo Violinista allegro del Rijksmuseum di Amsterdam.

Un’ampia sezione documenta la grande influenza avuta da Gherardo sullo sviluppo del filone della pittura a lume di notte, presentando opere di Trophime Bigot, del Maestro del lume di candela, di Giovan Francesco Guerrieri, di Francesco Rustici, di Rutilio Manetti, di Adam de Coster, di Mathias Stomer, di Domenico Fiasella e di Paolo Guidotti. Due dipinti di Abraham Bloemaert, maestro di Honthorst, dimostrano la sua evoluzione stilistica dalla fase tardo manierista della fine del XVI secolo a quella dei primi anni venti del XVII (con il lirico Flautista del Centraal Museum di Utrecht), condizionata  anche dal ritorno dell’allievo nella città d’origine nel 1620.

Completa l’esposizione il confronto con alcuni pittori attivi sulla scena romana insieme a Gherardo, che mostrano evidenti tangenze con la sua arte, in uno scambio vivace e fecondo: i suoi concittadini Dirck van Baburen e Hendrick Terbrugghen, entrambi di Utrecht; lo Spadarino (il cui Convito degli dei degli Uffizi era stato riferito a Honthorst); Bartolomeo Manfredi, autore, come Gherardo, di fondamentali scene conviviali.

In mostra Caravaggio è presente col Cavadenti  della Galleria Palatina, eseguito nel 1609 e ben presto giunto alla corte granducale. Il quadro dovette essere decisivo per la messa a punto dei temi prediletti dal pittore olandese, che lo citerà in almeno tre dipinti. Considerata tale circostanza e l’evidente passione di Cosimo II e di Piero Guicciardini per l’opera di Honthorst, pare lecito ipotizzare in questa sede – pur senza il conforto di carte d’archivio – che il pittore abbia soggiornato anche a Firenze.

La mostra, a cura di Gianni Papi come il catalogo edito da Giunti, è promossa dal Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo con la Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici della Toscana, la Soprintendenza Speciale per il Patrimonio Storico, Artistico ed Etnoantropologico e per il Polo Museale della città di Firenze,  la Galleria degli Uffizi, Firenze Musei e l’Ente Cassa di Risparmio di Firenze.

Persone. Ritratti di uomini, donne, bambini (1850-1950)

Filed under:Pittura,Puglia — scritto da Mostre in Italia il

Fra le novità proposte della mostra Persone, che sarà inaugurata il 13 dicembre prossimo presso la Pinacoteca di Bari  e che si qualifica come uno degli eventi più importanti nel panorama espositivo di fine d’anno, c’è un inedito di Silvestro Lega, firmato sul retro, raffigurante un giovane uomo dal volto serio e malinconico, bocca ben disegnata, occhi castani di forma allungata, capelli bruni corti e ben pettinati, vestito con una giacca di velluto marrone ad ampi revers, sulla quale spicca il triangolo bianco della camicia con collo a listino chiuso da un grande fiocco nero.

Il ritratto apporta un notevole contributo di conoscenza alla prima stagione artistica di Silvestro Lega e può essere collocato tra il 1850 e il 1860,  trova il suo corrispondente stilistico più vicino nel noto Ritratto del fratello Ettore fanciullo della Pinacoteca di Brera. Anche la cromia, giocata come nel ritratto milanese su una gamma di tonalità spente e cinerine, illuminate delicatamente da una luce limpida e cristallina, portano in questa direzione, tanto da far pensare che il dipinto faccia parte di quel nucleo di ritratti realizzati dal Lega a Modigliana fra il 1855 e il 1857, quando il giovane pittore vi fece ritorno in preda ad una crisi di “carenza d’invenzione” e dove, pur compiendo frequenti puntate a Firenze, eseguì una decina, e forse più, di ritratti, alcuni su commissione, come quello del vescovo Melini, altri più intimi e personali, per parenti ed amici.

ALTAMURA Ritratto BiaselloIl dipinto  costituisce sicuramente uno dei tanti centri d’interesse della mostra, costituita da oltre 100 opere (pittoriche, scultoree, grafiche), datate o databili tra il 1850 (con poche eccezioni di epoca precedente) e il 1950, scelte tra quelle conservate nella stessa Pinacoteca barese e nei più importanti musei pugliesi, nonché in alcune collezioni private, anch’esse pugliesi, propone al grande pubblico una approfondita lettura del genere “ritratto” attraverso gli exempla forniti da alcuni noti artisti pugliesi (da De Napoli a Netti a De Nittis, da Toma ai Barbieri, da Cifariello a Martinez, sino a Speranza, Martinelli, Cavalli, Levi), aprendosi ovviamente ad accogliere anche interessanti opere “extraregionali” (Michele Cammarano, Enrico Fiore, Giuseppe De Sanctis, Giuseppe Costa, Enrico Lionne ed altri napoletani, un inedito di Silvestro Lega, opere di Romolo Pergola, Annibale Belli, ecc.) o addirittura di valenza internazionale (come il cileno, naturalizzato francese, Santiago Arcos y Megalde, morto nel secondo decennio del Novecento, autore di un finissimo Ritratto di signora, o John Singer Sargent, autore dello straordinario, Ritratto di Vernon Lee).

Completeranno il percorso alcuni stralci e frammenti tratti da opere di scrittori dell’Otto e Novecento, veri e propri “ritratti” letterari, che dialogheranno con effetti intriganti con le opere esposte, mostrando le sintonie o le variazioni che intercorrono tra i due diversi “media”.

La mostra, a cura di Clara Gelao, sarà accompagnata da un catalogo scientifico edito da Mario Adda editore di Bari, contenente  brevi saggi introduttivi nonché la riproduzione a colori di tutte le opere, corredate da schede scientifiche che vedono la generosa collaborazione di molti studiosi e storici dell’arte di diverse generazioni, alcuni dei quali impegnati nelle stesse istituzioni museali.

Pinacoteca Provinciale “Corrado Giaquinto”

Via Spalato 19 / Lungomare Nazario Sauro 27 – Bari – Tel. 080/ 5412420-3-4-5-7  pinacotecaprov.bari@tin.it       www.pinacotecabari.it

ORARIO: dal martedì al sabato ore:9.00 – 19.00
domenica ore: 9.00 – 13.00
lunedì e festività settimanali: chiuso

(La biglietteria chiude 30 minuti prima dell’orario di chiusura).

come raggiungere la Pinacoteca

Alla Pinacoteca Provinciale di Bari si può arrivare in treno (dalla stazione 10/15 minuti a piedi), in aereo (30 minuti per giungere in centro città col taxi o col terminal), pullmann provenienti da varie destinazioni. Diversi autobus cittadini si fermano dinanzi al Palazzo della Provincia.

Se si giunge in auto, è consigliabile lasciare la vettura nel grande parcheggio comunale “Pane e Pomodoro”, ubicato nel tratto sud del Lungomare, e di lì prendere la navetta B, che si ferma all’altezza del Palazzo della Regione, distante pochi metri dal Palazzo della Provincia dove ha sede la Pinacoteca. Il parcheggio per 24 h e la navetta costano € 1,00.

 

PREZZI D’INGRESSO: INTERO   € 2,58

RIDOTTO  € 0,52:
– soci COOP – muniti di tessera di iscrizione;
– soci  TOURING – muniti di tessera di iscrizione;
– possessori coupon QUI!CULTURA.

GRATUITO:
studenti universitari e di istituti AFAM (Accademie di Belle Arti e Conservatori Musicali) – muniti di libretto di iscrizione;
giornalisti – muniti di tesserino;
minori di 18 anni e maggiori di 65 anni;
docenti;
possessori  tessera ICOM.

Ingresso libero in occasione di inaugurazioni, cerimonie e particolari iniziative in programma

Visite guidate per scuole e gruppi:
Informazioni e prenotazioni tel. 080 54 12 422 – 423  (negli orari d’ufficio).

Tempo medio di visita:
Per un giro completo del percorso espositivo sono necessarie circa 2 ore.

La visita alle mostre in corso è inclusa nel biglietto d’ingresso.

Il silenzio dei corpi

Filed under:Piemonte,Pittura — scritto da Mostre in Italia il

Capriola nel nulla - H70xL50 - grafite su carta 2013Il percorso su cui da tempo la ricerca artistica di Elena Monaco si viene articolando sembra svilupparsi lungo un tragitto figurativo particolarmente impegnativo e di fatto sostanzialmente autonomo e, verrebbe da aggiungere, anche piuttosto solitario.

Esso, infatti, non è facilmente incasellabile tra le correnti e i movimenti artistici recenti e contemporanei: non rientra tal quale, ad esempio, nell’astrattismo, né nell’informale e nei successivi esiti concettuali, non è post-concettuale, né, che so, optical, né, diciamo, genericamente “ecologico”, non è nemmeno pienamente figurativo, perché lo è solo apparentemente.

Ciò non significa, però, che esso avanzi come una avventura senza metri di orientamento nella complessità del panorama artistico, che anzi, essi sono presenti, ma rielaborati con la dovuta discrezione e, soprattutto, sottoposti preliminarmente ad un processo di interiorizzazione e di reinterpretazione, fino a celarne l’eventuale sostanza di modelli, che, a ben vedere, è culturalmente, sovente alta e molto ben radicata.

Poiché non c’è qui spazio per una analisi particolareggiata, mi limito ad un duplice livello di suggerimenti: nelle sue opere si alternano e si integrano suggestioni provenienti da alcuni maestri piemontesi della seconda metà del secolo scorso, accanto a riferimenti – che, sia chiaro, non sono da intendersi come citazioni esteriori – anche più lontani nel tempo, fino a quelli pertinenti con la tradizione “classica”.

Nel processo di composizione dell’immagine, o di “costituzione dell’immagine”, secondo la storica definizione di Cesare Brandi, essi operano a distanza, appunto con “discrezione”, come un tenue sostrato entro cui si viene costruendo l’immagine vera e propria, quella che prende forma a conclusione di ogni suo lavoro di ricerca, nella cui densa e paziente elaborazione vengono prendendo corpo, accanto a valori volutamente e consapevolmente espressi, istanze emotive e pulsioni, che paiono sfuggire ad ogni controllo.

In quella fitta congerie e convivenza di immagine e di segni, di figurazione, da una parte, affidata alla pura e semplice “costituzione d’immagine” e, dall’altra, di affioramenti di segni, che per loro intrinseca natura alludono a paradigmi e codici non visivi, in quel conflitto di opposti, si deve rintracciare la condizione inesorabilmente contraddittoria in cui versa e si fonda l’arte contemporanea.

E da cui, ovviamente, nemmeno Elena Monaco può rifuggire, ma che ci sa mostrare con altrettanta severa padronanza.

Paolo Nesta

Titolo mostra: Il silenzio dei corpi

Luogo:  Galleria “Arte per Voi” Piazza Conte Rosso, 3 – 10051 Avigliana (To)
Tipologia: Dipinti e disegni
Artista: Elena MONACO
Organizzazione: Associazione culturale “Arte per Voi” – Avigliana (To)
Patrocinio: Città di Avigliana
Vernissage: sabato 6 dicembre 2014 ore 16:00
Durata: da sabato 7 a domenica 29 marzo 2015
Orario di apertura: sabato e domenica dalle 15:00 alle 19:00
A cura di: Luigi Castagna e-mail: lcastagna@artepervoi.it e Paolo Nesta     e-mail: paolnest@tin.it
Testo critico di: Paolo Nesta
Sito web: http://artepervoi.it/

Emotions

Filed under:Collettiva,Lazio — scritto da Mostre in Italia il 19 febbraio 2015

4. Ermanno BARTOLIDal 21 al 28 febbraio a Palazzo Margutta esplodono “Emotions”

La collettiva, che punta ad attirare l’attenzione dello spettatore sull’arte come momento di condivisione delle emozioni, a prescindere da tematiche e stili, vuole essere un omaggio a sei artisti contemporanei

 

Roma, 21 febbraio 2015 – Un prezioso confronto artistico costruito attraverso un’attenta selezione di tecniche, percorsi e linguaggi, differenti fra di loro eppur ugualmente capaci di suscitare emozioni intense che diventano un momento di condivisione fra autori e pubblico. E’ questo, in sintesi, il punto di partenza e il risultato della collettiva “Emotions”, organizzata dalla Galleria “Il Mondo dell’Arte” e in programma nella storica sede di Palazzo Margutta (Via Margutta, 55) da sabato 21 a sabato 28 febbraio, con orario 10.00-13.00 e 16.00-20.00 (ingresso gratuito, domenica 22 aperto).

 

L’esposizione, che è uno degli appuntamenti più attesi nel calendario della nota galleria romana, punta a far sì che lo spettatore, entrando in contatto con artisti caratterizzati da percorsi formativi, patrimoni conoscitivi e produzioni diversi, possa migliorare la propria capacità critica, riuscendo così a distaccarsi dai condizionamenti imposti dalle mode e dalle omologazioni volute dal mercato per lasciarsi andare alla ricerca del senso più profondo dell’opera d’arte e farsi travolgere dalle emozioni che la stessa genera.

 

Così, una accanto all’altra e perfettamente amalgamate tra di loro, trovano il proprio spazio tele di enorme impatto visivo, caratterizzate da un linguaggio forte e indirizzate verso la ricerca e la valorizzazione di ogni singolo potenziale espressivo e comunicativo di chi decide di mettere in gioco la propria identità artistica. Tutti questi lavori sono il segno incisivo e fiero del mondo interiore che anima e ispira i pittori in mostra, un intreccio estremamente variegato di fili differenti tra di loro ma assolutamente capaci di spingere lo spettatore in un interminabile viaggio all’interno dell’animo umano.

Diversi tra loro i generi in esposizione: si passa dal figurativo, anche di ispirazione metafisica, all’astrattismo geometrico, dal surrealismo all’action painting.Tante anche le tecniche utilizzate: da quelle tradizionali dell’olio e dell’acrilico a quelle miste, dagli smalti all’acquerello, dalla matita alle chine, dalla tempera all’uovo, invenzione tutta italiana ideata del ‘400 con la quale si sono espressi i più grandi pittori, al dripping, una tecnica veloce che in passato è stata usata anche da artisti del calibro di Pollock.

 

Sei i pittori, di provenienza, non soltanto culturale, assolutamente diversa: Ermanno Bartoli, Pina Buonocore, Rita Delle Noci, Maria Sole Sollazzi, Sabatino Tarquini ed Elio Tosti.

A selezionarli il Maestro Elvino Echeoni, direttore artistico di Palazzo Margutta e Presidente dell’Associazione Margutta Arte, e il gallerista Remo Panacchia, entrambi soci fondatori de “Il Mondo dell’Arte”, che, da sempre, propone in questo prestigioso luogo espositivo artisti professionisti e pittori che hanno portato l’arte italiana nel mondo.

 

“In quest’esposizione – ha detto il Maestro Elvino Echeoni – abbiamo messo insieme autori che presentano tecniche originali e affrontano temi diversi, accentuandone le differenze stilistiche e tematiche. Così facendo siamo riusciti, a mio avviso, a presentare visioni differenti della realtà da cui prendono forma lavori eterogenei ma ugualmente coinvolgenti, capaci di far vibrare l’animo di chi li osserva”.

 

L’appuntamento per il vernissage è fissato per sabato 21 febbraio 2015 dalle 18.00 alle 21.30.

 

Ermanno Bartoli: romano di nascita, dopo la maturità classica si laurea in matematica. Ancora giovanissimo, si interessa all’arte contemporanea, con particolare attenzione alla metafisica, all’astrattismo e al surreale. Dopo aver insegnato nei licei prima e nelle università di stato poi, tra la fine del secolo scorso e il primo decennio del presente, riprende a dipingere, producendo una consistente mole di opere negli ambiti a lui congeniali del figurativo di ispirazione metafisica, del surreale e dell’astrattismo geometrico. E’ capace di interpretare l’astrattismo in forma prevalentemente geometrica e di esprimere il surrealismo in forma di pura fantasia con riferimento a elementi spaziali utilizzando le tecniche tradizionali dell’olio, dell’acrilico e quelle miste.

 

Pina Buonocore: romana, classe 1953, amante dell’arte a tutto tondo, ha fatto da sempre della pittura, alla quale si è avvicinata da autodidatta nel ’68, parte integrante di sé, dei suoi interessi e del suo tempo. Costretta a rinunciare alla scuola artistica, la Buonocore ha saputo sperimentare ogni forma pittorica: dall’acquerello all’olio, dalla matita alle chine, dagli acrilici alle tempere fino all’attuale tempera all’uovo, tecnica utilizzata per riuscire a realizzare lavori eseguiti proprio come nel ‘400 e nel ‘500. Diverse le esposizioni, personali e collettive, alle quali ha preso parte e che le hanno consentito di ricevere apprezzamenti positivi da pubblico e critica. Da qualche anno risiede in Abruzzo.

 

Rita Delle Noci: nasce a Melfi (PZ), ma vive e lavora a Formia. Ha partecipato a diverse esposizioni di pittura e grafica in Italia e all’estero e lavorato come illustratrice di libri presso case editrici italiane, inglesi e spagnole e per riviste di cultura. Ha insegnato grafica pubblicitaria e diretto un Centro di Programmazione culturale della Regione Puglia. Figlia della lezione novecentesca, realizza opere di enorme forza lirica. Osservare le sue composizioni significa innanzitutto porsi di fronte al lavoro di un’artista che ha piena coscienza di sé, plasmata attraverso una rigorosa ricerca che dura da quasi cinquanta anni e che non lascia il minimo margine di dubbio sulla profonda riflessione poetica che accompagna il suo percorso. Sue opere sono presenti presso enti, strutture pubbliche e religiose. La sua tecnica grafica – realizzata a china su cartoncino, con inserti di colore a tempera o acquarello, e creata alla fine degli anni ’60 – si basa su una ‘trama’ di linee in cui si svolge una decorazione modulare che si plasma sul soggetto prescelto.

 

Maria Sole Sollazzi: nasce a Roma, dove tuttora vive e lavora. Laureata in sociologia, si nutre di pittura sin dalla più tenera età. E’ “figlia d’Arte” e diversi componenti della sua famiglia sono pittori affermati. Capace di raccontare sulla tela il mondo attraverso l’universo dei colori, opera utilizzando pennellate forti che entrano nella mente dell’osservatore. Molti i riconoscimenti a lei assegnati. Tra questi: il premio “Arte in Divisa” (2011), il “Premio Europa” (1999) e il primo premio Campidoglio d’Oro (1987). Tantissime anche le esposizioni, personali e collettive, alle quali l’artista, nel tempo, ha preso parte, sia nella Capitale che in Italia. Di lei Mara Ferloni, giornalista e critico d’arte, scrive: “Sono molto eloquenti i suoi paesaggi che, immersi nel silenzio, creano nell’osservatore un particolare stato d’animo che inevitabilmente porta a pensare alle città di oggi, a fare certi confronti e a subire il fascino della dolce, silente armonia che emana dalle sue tele dense di note nostalgiche di poesia in colore”.

 

Sabatino Tarquini: nato a Prata D’Ansidonia nel 1889 e morto a Roma nel 1981, inizia a frequentare a 12 anni, a L’Aquila, la Scuola d’Arte e Mestieri, diretta da Teofilo Patini. Fu proprio quest’ultimo, stimandolo per le sue qualità, che lo aiutò a entrare in uno dei più noti e prestigiosi istituti d’arte della Capitale, la Scuola preparatoria alle arti ornamentali. Poco interessato agli studi tradizionali, Tarquini amava applicarsi nel disegno, nel lavoro d’intaglio, nella decorazione sul legno. Dopo una breve esperienza parigina, che influì profondamente nella maturazione della sua personalità artistica, rientrò a Roma, dove si trasferì definitivamente nel dicembre del 1930, richiamato dalla possibilità di esercitare la professione di decoratore. Oltre 250 le opere pittoriche realizzate, ma anche sculture in bronzo e marmo, lavori di intaglio e di ornato a stucco, bozzetti, studi preparatori e diversi monumenti ai caduti che gli furono affidati da vari comuni subito dopo il conflitto mondiale. Scultore, pittore di qualità e notevole intagliatore, affascinato dai grandi temi della classicità, dall’arte ellenica e da quella rinascimentale, coltivò molteplici interessi e seppe nutrirsi delle espressioni migliori della cultura nazionale e internazionale del suo tempo.

 

Elio Tosti: romano, classe 1962, dopo gli studi classici, si diploma in pittura all’Accademia di Belle Arti (1988). Presente in diverse mostre collettive, partecipa, nel 1993, alla Fiera Internazionale d’Arte Contemporanea di Calcata, curata da Paolo Portoghesi. Intanto organizza personali presso il Teatro La Scaletta di Roma, l’associazione culturale Metafora verde, nei locali dell’Azzurro Scipioni di Silvano Agosti. Segue un periodo di pura ricerca, nel quale Tosti preferisce dedicarsi esclusivamente all’individuazione di un percorso artistico sempre più personale. La pittura ad olio è la tecnica che predilige, all’inizio, per esplorare i confini del figurativo, declinandolo via via in forme sempre più oniriche. Poi, attraverso l’aggiunta di tecniche miste, tra le quali l’acrilico, gli smalti e l’uso del dripping, abbandona i canoni del formale per individuare luoghi pittorici sempre più difficilmente definibili, paesaggi interiori nei quali la figura diviene puro segno quasi primitivo, e i colori delineano codici mobili quasi a suggerire linguaggi segreti capaci di movimento e ritmo. Di lui hanno detto: “Elio Tosti cerca di trovare l’invisibile che scorre fra quegli stessi atomi, come fossero i corsi d’acqua che separano le case di Amsterdam, o ancora i fiumi di cioccolata che si muovono dentro “La fabbrica di cioccolato” di Tim Burton. Come se la sua più recente pittura fosse una ricerca “liquida” di ciò che l’occhio vede senza avere il coraggio di guardare per davvero”. (Marco Lombardi)

 

Galleria Il Mondo dell’Arte “Palazzo Margutta” (www.ilmondodellarte.com) – Via Margutta, 55 Roma

Mostra collettiva degli artisti: Ermanno Bartoli, Pina Buonocore, Rita Delle Noci, Maria Sole Sollazzi, Sabatino Tarquini ed Elio Tosti.

Vernissage cocktail sabato 21 febbraio 2015, ore 18.00 – 21.30.

La mostra si protrarrà fino al 28 febbraio 2015: dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 16.00 alle 20.00.

Domenica 22 aperto, lunedì mattina chiuso.



Powered by Memoka

Questo sito utilizza i cookie, anche di terze parti, per funzionare meglio e per offrire pubblicità attinente agli interessi dei visitatori. Proseguendo con la navigazione oppure cliccando il pulsante ok acconsenti a ricevere cookie sul tuo dispositivo. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi