L’arte delle donne. Dal Rinascimento al Surrealismo.

Filed under:Lombardia,Pittura — scritto da claudia il 30 novembre 2007

Elisabetta SiraniMilano, Palazzo Reale
5 dicembre 2007 – 9 marzo 2008
L’ARTE DELLE DONNE
dal Rinascimento al Surrealismo

Nell’Anno Europeo delle Pari Opportunità, il primo grande evento espositivo dedicato a cinque secoli di arte al femminile, attraverso 110 artiste e 200 opere, da Sofonisba Anguissola a Camille Claudel, da Lavinia Fontana a Frida Kalho, da Marietta Robusti Tintoretto a Tamara de Lempicka, ad altre ancora.
Artematica destinerà il 5% degli incassi della mostra alla Fondazione Umberto Veronesi e ABO PROJECT per finanziare il progetto di ricerca “Radioterapia Intraoperatoria e Radioterapia Fast”, un nuovo schema terapeutico nel trattamento del carcinoma della mammella, coordinato e diretto dall’Istituto Europeo di Oncologia di Milano (IEO).
Stefanel donerà al progetto 1 euro su ogni acquisto effettuato in tutti i suoi negozi in Italia aderenti all’iniziativa, per tutto il mese di dicembre.

Valorizzare la figura della donna come pittrice e non più solo come soggetto dipinto, assegnandole il ruolo di protagonista della scena artistica a lungo dominata dalla figura maschile, è quello che si propone la mostra L’Arte delle Donne, dal Rinascimento al Surrealismo, in programma a Milano, Palazzo Reale, dal 5 dicembre 2007 al 9 marzo 2008.

L’iniziativa si propone, nell’Anno Europeo delle Pari Opportunità, di promuovere ed evidenziare il ruolo della donna nell’arte e di recuperare il valore scientifico, sociale e antropologico delle opere di alcune fra le più illustri artiste della storia, così come di figure meno note, ma egualmente rilevanti nel panorama creativo internazionale, nonché analizzare com’è cambiata l’immagine della donna artista nel corso degli ultimi cinque secoli.

Artematica destinerà il 5% degli incassi della mostra alla Fondazione Umberto Veronesi e ABO PROJECT per finanziare il progetto di ricerca “Radioterapia Intraoperatoria e Radioterapia Fast”, un nuovo schema terapeutico nel trattamento del carcinoma della mammella, coordinato e diretto dall’Istituto Europeo di Oncologia di Milano (IEO).
Stefanel, partner dell’esposizione, brand da sempre vicino al mondo dell’arte e attivo nell’ambito della solidarietà, ha accolto con particolare entusiasmo l’iniziativa di Artematica di coniugare l’evento artistico con un’azione benefica a favore della ricerca medica, e ha deciso di coinvolgere la propria rete di vendita per contribuire al progetto: per ogni scontrino emesso nel mese di dicembre, i negozi Stefanel aderenti all’iniziativa doneranno 1 Euro alla Fondazione Umberto Veronesi e ABO PROJECT.
A supporto saranno dedicate le vetrine degli store di tutta Italia, una campagna stampa e una radiofonica su Radio DeeJay e il sito internet www.stefanel.it

La mostra presenterà oltre 200 opere realizzate tra il XVI e il XX secolo da 110 artiste, tra cui Rosalba Carriera, Artemisia Gentileschi, Lavinia Fontana, Elisabetta Sirani, Nathalie Gontcharova, Camille Claudel, Tamara de Lempicka, provenienti da musei e collezioni di 14 paesi, europei ed extraeuropei, quali il Museo Nacional del Prado e il Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofia di Madrid, il Centre National d’Art et de Culture Georges Pompidou di Parigi, il National Museum of Women in the Arts di Washington, la Galleria degli Uffizi di Firenze, il Museo Nazionale di Capodimonte di Napoli.

“Certo in nessun’altra età”, ebbe modo di scrivere Giorgio Vasari nelle sue Vite, “s’è ciò meglio potuto conoscere, che nella nostra; dove le donne hanno acquistato grandissime lettere”. Il percorso espositivo non poteva quindi che prendere inizio proprio dal Rinascimento, quando, in Italia e in Europa, il caso di una donna artista non rappresentava più, come nel Medioevo, un fenomeno isolato.

Sofonisba Anguissola e Lavinia Fontana sono alcune delle prime artiste attive nel Cinquecento italiano.
Figura mitica, per aver ricevuto, vecchissima e cieca, l’omaggio di una visita di Anton van Dyck, Sofonisba Anguissola (c.1535-1625), cremonese, si specializzò, come le sue sorelle, soprattutto nel ritratto e nell’autoritratto, introducendo un tema che avrà, nelle biografie delle artiste, uno speciale rilievo e un preciso significato, destinato a divenire uno dei filoni principali della produzione femminile fino ai nostri giorni. “Dama di honore de la Reyna” di Spagna, l’Anguissola, di cui si espongono due tra le opere maggiori, (Autoritratto al cavalletto e Partita a scacchi) fu la prima donna a godere dell’appoggio dei monarchi europei.
Lavinia Fontana (1552-1614), sua quasi coetanea bolognese, divenne a sua volta ritrattista ufficiale delle famiglie nobili della città. Figlia di uno dei protagonisti del manierismo bolognese molto attivo a Roma a metà del Cinquecento, Lavinia si formò alla scuola del padre, animata da un gusto eclettico che univa ai modelli tosco-romani e parmensi i primi sentori di quello spirito nuovo che avrebbe nutrito la “riforma” dei Carracci.
Era assai frequente che le artiste fossero figlie o sorelle e mogli di artisti.
È il caso di Marietta Robusti (c.1550-1590), figlia di Tintoretto, detta la Tintoretta, presente col suo luminoso Autoritratto della Galleria degli Uffizi, che fa cenno alla sua educazione musicale, in accordo con le regole educative del tempo.
Ma è la romana Artemisia Gentileschi (1593-1654) ad avere ricoperto un ruolo fondamentale nell’affermazione della donna artista, non solo perché fu una grande pittrice, ma anche perché fu lei a ispirare, negli anni Settanta del secolo scorso, un nuovo interesse di natura femminista e sociale, su tutto il mondo femminile nelle arti. Figlia di Orazio Gentileschi, caravaggista della prima ora, subì violenza da Agostino Tassi, pittore raffinatissimo, e lo denunciò. La raccolta degli atti del processo per lo stupro subito è uno dei primi documenti di questo tipo e spiega l’oscuro fascino che, unendosi a quello della sua pittura, la trasformò in una eroina senza tempo. Continuò a dipingere scene dove il sangue gronda purpureo e lasciò alcune delle più stupefacenti immagini di Giuditta, l’eroina biblica. Giuditta, Susanna, Betsabea divengono i soggetti preferiti di Artemisia e delle artiste seicentesche, che scelsero di rappresentare donne eccezionali della storia classica e della storie biblica, femmes fortes in cui identificavano il loro stesso destino.
Elisabetta Sirani (1638-1665), figlia di un pittore allievo di Guido Reni, Giovanni Andrea Sirani, ebbe un destino opposto a quello di Artemisia. Dedita soltanto alla sua arte, visse soli ventisette anni, lavorando indefessamente, ma morì all’improvviso, forse avvelenata. Entrò quindi nella leggenda: era donna, era pittrice, era figlia di un pittore. La morte giovane aggiunse un’aura alla sua figura; il sospetto avvelenamento trasformò l’intera vicenda in giallo.
Nel Settecento il palcoscenico delle donne dell’arte si apre per accogliere biografie straordinarie, quali quelle dell’italiana Rosalba Carriera (1675-1757) specializzata nella raffinatissima tecnica del pastello qui rappresentata da uno splendido Autoritratto e da un Ritratto maschile, che fu attiva presso le maggiori corti d’Europa, da Parigi a Vienna e della svizzera Angelica Kauffmann (1741-1897), colta interprete di un precoce neoclassicismo ancora intriso di grazie rococò, splendidamente rappresentato nelle due opere in mostra, Erminia e l’Immortalità.
Con l’Ottocento le schiere s’infoltiscono: ecco dunque Berthe Morisot (1841-1895) cognata di Edouard Manet e protagonista dell’Impressionismo e delle sue battaglie, specializzata nella resa di temi domestici e intimi, Eva Gonzalès (1849 – 1883),e l’americana Mary Cassatt (1844 – 1926), scoperta da Degas e da lui introdotta nell’ambiente impressionista.
Suzanne Valadon (1867-1938), madre di Maurice Utrillo, fu una figura in intelligente equilibrio tra i due secoli, tanto da anticipare molte delle visioni fauviste o cubiste. Negli stessi anni si consumò la vita tormentata di Camille Claudel, (1864-1943) maggior scultrice dell’Ottocento, la cui esistenza fu segnata dalla relazione con Auguste Rodin, suo maestro. La mostra accoglie il famoso ritratto che la giovane allieva eseguì dell’amante, e un bronzo raffigurante La Valse. Grande scultrice, potente artigiana, infaticabile lavoratrice, era la sola donna dell’atelier di Rodin che potesse tagliare il suo marmo – compito da uomini. Allo stesso tempo è interprete delicata e sensibilissima di una misura che declinava il modello rodiniano nella sfumatura più moderna delle curve e dei motivi decorativi: abbassò il tono stentoreo e monumentale del maestro, per scoprire la forza anche dentro una scultura di dimensioni inferiori.
Si giunge così al Novecento, attraverso l’opera elegantissima di Elisabeth Chaplin (1890-1982), francese di origine ma di cultura italiana, di cui si espongono due capolavori provenienti dalla Galleria d’Arte Moderna di Palazzo Pitti, alle prime avanguardie e all’inglese Vanessa Bell (1879-1961), protagonista, con la sorella Virginia Woolf, di un movimento straordinariamente vivace nell’Inghilterra tra i due secoli.
Artiste quali Gabriele Münter (1877-1962), Marianne von Werefkin (1860-1938), Paula Modersohn-Becker (1876-1907) e Käthe Kollwitz (1867-1945), presente con un nutrito gruppo di opere, vissero da protagoniste l’atmosfera cosmopolita della Germania del primo espressionismo gareggiando con le prime donne italiane lanciate nell’entusiasmo mediatico del futurismo.
Meteore fuori dal coro, Tamara de Lempicka (1902-1980) e Frida Kahlo (1907-1954) sconcertano non solo con le opere, ma anche con le loro biografie. Autrici di altissima individualità, seppero tracciare linee uniche e indipendenti tra le correnti del secolo.

Il Novecento spalanca la complessità del contemporaneo presentando voci sparse, ormai non più elencabili secondo un ordine, né di nazione, né di tendenze, come Meret Oppenheim (1913-1985), indiscussa protagonista di uno sperimentalismo sempre all’avanguardia.

Accompagna la mostra un catalogo Federico Motta Editore.
Artematica ringrazia sentitamente per la collaborazione il National Museum of Women in the Arts di Washington e l’Associazione Amici del National Museum of Women in the Arts di Milano.

Dove: Milano, Palazzo Reale (Piazza Duomo, 12)
Quando: 5 dicembre 2007 – 9 marzo 2008
Orari: lunedì dalle 14.30 alle 19.30; martedì, mercoledì, venerdì, sabato e domenica dalle 9.30 alle 19.30; giovedì dalle 9.30 alle 22.30.
Biglietti: intero: 9 euro; ridotto: 7 euro (studenti, tesserati TCI, over 60); ridotto: 6 euro (fino a 18 anni); gratuiti fino a 3 anni, disabili con accompagnatore.
Informazioni e prenotazioni: www.ticket.it; tel. 02.54915

L’esposizione, col patrocinio del Comune di Milano – Assessorato alla Cultura e Assessorato alla Famiglia, Scuola e Politiche Sociali, della Provincia di Milano, realizzata da Artematica, con la partnership di Gobbetto e Stefanel, sponsor Davines, Rcs, sponsor tecnici The Westin Palace, Milano, Trimtec, ATM, è curata da un comitato scientifico presieduto da Hans Albert Peters, storico dell’arte, ex direttore del Kunstmuseum di Düsseldorf, e composto da Sergio Benedetti, curatore capo della National Gallery of Ireland, Beatrice Buscaroli, storica dell’arte, docente di Storia dell’Arte Contemporanea all’Università di Bologna-Ravenna, direttore artistico delle collezioni d’Arte della Fondazione Cassa di Risparmio di Bologna, Susan Fischer Sterling, curatore capo National Museum of Women in the Arts, Washington, Gutman Ilene, direttore Affari Nazionali ed Internazionali del National Museum of Women in the Arts, Washington, Francesco Petrucci, direttore del Museo di Palazzo Chigi in Ariccia, Elena Pontiggia, storica dell’arte, Accademia di Brera, Milano, Nicola Spinosa, sovrintendente Polo Museale Napoletano, Edoardo Testori, critico d’arte, Marco Vallora, professore di Storia dell’Arte Contemporanea all’Università di Urbino, di Estetica al Politecnico di Milano e di Storia dell’arte e Storia della Critica alla Facoltà di Architettura di Parma.

Mirò 1893-1983 il trionfo del colore

Filed under:Disegni,Friuli Venezia Giulia — scritto da claudia il

Mirò 1893-1983 il trionfo del colore

Spazi Espositivi della Provincia di Pordenone, 7 dicembre 2007 – 2 marzo 2008

“Farò emergere il mio lavoro come il canto di un uccello o la musica di Mozart, senza sforzo apparente, ma pensato per lungo tempo e lavorato all’interno”. Con queste parole Joan Mirò sintetizzava il suo impegno nell’arte che lo avrebbe portato alla realizzazione di una serie di opere in parte esposte nella mostra “Mirò 1893-1983 il trionfo del colore” che si inaugurerà venerdì 7 dicembre alle ore 17:30 presso gli Spazi Espositivi della Provincia di Pordenone e resterà aperta al pubblico fino al 2 marzo 2008.

La mostra è curata da Giuseppe Bergamini ed Enzo di Martino ed è organizzata dalla Triennale Europea dell’Incisione e dalla Provincia di Pordenone, in collaborazione con la Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia e la Fondazione Cassa di Risparmio di Udine e Pordenone. Verranno esposte 80 grafiche provenienti da una delle gallerie d’arte moderna più importanti del mondo, lo Sprengel Museum di Hannover, che sigla questa sinergia con la Triennale Europea dell’Incisione per il quinto anno.

Nato nel 1893 a Barcellona, Mirò esprime al meglio la sua visione poetica e fiabesca del mondo alimentata da impulsi di una memoria segreta e inconsapevole, apparentemente gioiosa, ma anche misteriosamente tragica e inquietante.

La grafica è stata per Mirò – come per molti grandi artisti del passato, da Dürer a Rembrandt, da Goya a Picasso, abbondantemente celebrati nei cataloghi editi dalla Triennale Europea dell’Incisione – un segmento estremamente importante della sua produzione artistica ed egli stesso ha affermato che “un’incisione può avere la stessa bellezza e dignità di un buon quadro”.

Molte di queste opere saranno esposte nella mostra di Pordenone, così come quelle realizzate anche negli anni Cinquanta attraverso il procedimento della morsura diretta dell’acido su lastra di rame, realizzate nel celebre atelier di Lacourière, ai piedi di Montmartre, altro spazio celeberrimo, frequentato dai più grandi artisti della storia dell’incisione europea del XX secolo.

Va sottolineata la particolare considerazione che Mirò aveva per la grafica d’arte, con riflessioni al di fuori dell’àmbito strettamente artistico, anche grazie ai successi ottenuti con questa tecnica che lo porterà a importanti risultati come quello del 1954, quando all’artista venne attribuito il Gran Premio Internazionale per la Grafica alla Biennale di Venezia.

“Dal punto di vista sociale e umano – ha scritto lo stesso Joan Mirò – l’incisione, benché se ne stampi un numero limitato di esemplari, ha maggiori capacità di diffusione di un dipinto che sarà invece un’opera unica, conservata nel museo”.

Ma è proprio il mondo immaginativo di Mirò, quello affollato di sogni prevalentemente rossi e neri, di figure fantastiche apparentemente infantili, di uccelli sconosciuti dalla lunga coda, forme vaganti nello spazio infinito, il più apprezzato del suo panorama artistico. Una sorta di spericolato funambolismo espressivo nel quale ogni forma e ogni segno si organizzano magicamente nello spazio in un’immagine che non sembra avere più nulla a che fare con la realtà conosciuta.

Dagli appunti di lavoro emerge chiara e limpida la poetica dell’artista, tanto chiara ed essenziale quanto naturale e priva di cerebralismi: “Nel disegnare – scrive – si badi al fatto che il tratto è la cosa più importante, riempiendo solo alcuni spazi con il nero, come le rarissime aree colorate nei grandi pastelli, e che i neri assumono la stessa importanza come nei punti di luce degli interni olandesi”. E ancora: “Farò emergere il mio lavoro come il canto di un uccello o la musica di Mozart, senza sforzo apparente, ma pensato per lungo tempo e lavorato all’interno”.

Il fatto è che la “scrittura” di Mirò, inventata, non convenzionale, indipendente da un preciso rapporto con la realtà, apparentemente dipendente dal caso o dal capriccio, è immediatamente percepibile.

Le 80 grafiche presentate alla mostra riassumono e traducono in forme diverse un pensiero interiore logico e conseguente, che inizia nei primissimi anni del Novecento: invitano a meditare sulla vicenda umana e artistica di Mirò, uno dei protagonisti della cultura figurativa del XX secolo, che per tutta la vita, anche quando il mondo era sconvolto da guerre, dittature, odi razziali e sociali, conservò intatto il raro dono di saper sognare, dando così vita a un’arte a sua volta capace di introdurci nel mondo senza confini dell’onirico e dell’inconscio.

24^ Rassegna Internazionale del Presepio

Filed under:Natale,Veneto — scritto da claudia il 23 novembre 2007
Nell’Arena di Verona dal 1  dicembre 2007  al 20 gennaio 2008
AL VIA LA 24^ RASSEGNA INTERNAZIONALE DEL PRESEPIO
PATROCINATA DALL’UNESCO

Dal 1 dicembre prossimo e sino al 20 gennaio 2008, la 24^ edizione della Rassegna Internazionale del Presepio nell’Arte e nella Tradizione vedrà esposte, nella suggestiva ambientazione degli arcovoli dell’Anfiteatro Arena di Verona, oltre 400 opere provenienti da quasi tutti i Paesi del mondo: Francia, Spagna, Slovenia, Polonia, Svizzera, Germania, Austria, Repubblica Ceca, Portogallo, Perù, Africa, America Latina, Cuba, Corea, Cina, Giappone, Filippine, Thailandia, Cile, Egitto, Uruguay, Madagascar e tanti altri ancora.

Come ogni anno, a testimoniare l’arrivo del Natale e, quindi dei presepi, sarà la famosa Stella cometa, archiscultura in acciaio alta 70 metri (con un peso di 78 tonnellate)  Per allestirla è stata impiegata la più potente gru presente in Europa. Una copia in miniatura è stata donata a Papa Giovanni Paolo II, Gorbaciov e Reagan. Quest’ultimo utilizzò l’immagine della stella, in occasione del messaggio di fine anno agli americani, come simbolo di pace e fratellanza nel mondo. Essa è divenuta oramai simbolo non solo della Rassegna stessa bensì del Natale a Verona e, simbolicamente nel mondo. L’esposizione è particolarmente suggestiva come pure  l’ambientazione che la trasforma in una mostra-spettacolo in cui musica, luce e proiezioni contribuiscono a creare un’atmosfera correlata con gli oggetti esposti: un modo per trasformare il visitatore da semplice spettatore in attore tra sculture e oggetti connessi non solo con il presepio tradizionale, ma anche con l’arte.

La mostra, organizzata dalla Fondazione Verona per l’Arena, ideata e curata da Alfredo Troisi e realizzata grazie alla collaborazione del Comune di Verona, della Camera di Commercio I.A.A.,della Regione Veneto e della Provincia di Verona e di aziende private, raccoglie  opere artistiche provenienti da musei, collezionisti, presepisti e appassionati di tutto il mondo, continuando ad ottenere grandi consensi e riconoscimenti ogni anno. Essa si rinnova totalmente ad ogni edizione presentando opere d’arte e presepi mai visti prima.

Molte le sezioni speciali della Rassegna: una sezione sarà dedicata al tema “La vita di Gesù”, in collaborazione con l’Accademia d’Arte e Artigianato Artistico di Verona.

Le altre sezioni speciali saranno dedicate all’arte presepiale veneta, a quella siciliana con opere che rappresentano la tradizione del Natale in queste regioni, alla scultrice croata Margareta Kristic e all’Associación de Belinistas de Alicante con nuovi venti diorami scelti tra i più significativi.

La Rassegna ha come tema quest’anno “Personaggi del Presepio”, che diventa il simbolo dell’esposizione, un invito al visitatore a soffermarsi sulla molteplicità dei modi di rappresentare i personaggi che formano il presepio, così come è stato ideato nel 1223 da San Francesco d’Assisi. Una pregiata scultura del Santo è stata appositamente realizzata dal maestro Lino Agnini ed è collocata emblematicamente all’inizio del percorso.

La parte centrale della Rassegna ospiterà un presepio di enormi proporzioni, più di 100 m², il più grande esposto in Arena, realizzato dalla Confraternita Jesina dei “Mastri Presepai”. L’opera si sviluppa su tre linee narrative: gli episodi del Natale, dall’Annunciazione alla fuga in Egitto; i lavori di un secolo fa ambientati in caratteristici scorci della vita della Vallesina e Marchigiana; le relative tradizioni folcloristiche natalizie.

Quattrocento, come sopra ricordato, sono i presepi esposti, di diverse dimensioni realizzati con diverso materiale dai più importanti presepisti del mondo. Tra le molteplici curiosità un gigantesco presepio meccanico con figure in movimento ed effetti speciali che affascinerà grandi e piccini, opera realizzata dall’artista Divo Pettorossi in collaborazione con gli Amici del Presepe di Penna in Teverina (Tr).

Una sezione della mostra, che anche quest’anno ripropone il nuovo percorso più funzionale alle esigenze dei visitatori oltreché offrire una maggiore superficie espositiva, ospiterà i famosi diorami spagnoli dell’Associación de Belinistas de Alicante – parola che significa rappresentazione di luoghi, persone ed oggetti eseguita con particolari tecniche di illuminazione . Si tratta di vere e proprie "scatole magiche",  in cui il gioco delle luci dilata ampiamente la visione frontale fino ad ottenere raffinate illusioni di prospettiva.

Dal 1982, da quando Don Antonio Molinè realizzò un prototipo, il diorama presepistico è entrato a far parte della tradizione prima spagnola e poi diffusasi in altri paesi, perfezionandosi nel tempo con straordinaria efficacia. Audacissime prospettive intonate a colori naturalistici  sono le curiosità costruttive che attirano l’interesse dei visitatori della Rassegna.

Naturalmente anche quest’anno ogni regione italiana sarà presente all’interno della Rassegna con le proprie tradizioni presepistiche  tra queste citiamo il Lazio, la Campania, il Piemonte, la Lombardia, il Veneto, l’Emilia, la Sicilia, l’Abruzzo, la Basilicata, la Toscana, l’Umbria, la Sardegna, le Marche, il Friuli Venezia Giulia. Tutte le opere rappresentano le peculiarità tipiche delle tradizioni locali contribuendo così ad arricchire il patrimonio artistico nazionale.

Inoltre, ricco il programma di avvenimenti e rappresentazioni che si terranno durante tutto il periodo natalizio sotto la Stella cometa, in particolare ricordiamo l’ormai famoso e spettacolare evento dell’arrivo dei Re Magi il 6 gennaio sempre sotto la Stella cometa che appassiona ogni anno decine e decine di migliaia di persone.

INFORMAZIONI:
La Rassegna sarà aperta tutti i giorni, compresi i festivi, dal 1 dicembre 2007 al 20 gennaio 2008 con orario continuato dalle 9.00 alle 20.00. Il prezzo del biglietto è di 7 euro intero, 6 euro ridotto per le comitive, 4 euro speciale scuole.
Ulteriori informazioni: 045 592544
info@veronaperlarena.it
www.presepiarenaverona.it

Il cielo provvisorio

Filed under:Lombardia — scritto da claudia il 16 novembre 2007
invito mostra castellani e paolettiCASTELLANI e PAOLETTI
IL CIELO PROVVISORIO
 
giovedì 22 novembre 2007 ore 19:00
Twelve – viale sabotino, 12
Milano
 
fino al 12 dicembre 2007
dalle 7:00 alle 2:00 tutti i giorni
ingresso libero

  

Iacopo Castellani e Andrea Paoletti, già da tempo, hanno stretto un sodalizio artistico molto singolare che vede accomunate le reciproche specificità e gli individuali talenti. Nella mostra il cielo provvisorio, infatti, i due artisti espongono opere realizzate a quattro mani. Sulle fotografie, sugli squarci di cielo di Paoletti, talvolta forti, densi, cupi oppure vivaci, soavi, intensi, ma comunque sempre mutevoli, Castellani si inserisce con interventi materici, dati da resine di vario tipo, e “sconvolge” l’assetto primario dell’immagine, lo muta…

Il cielo sopra di noi è un cielo mai uguale, in continuo divenire, è un cielo sempre provvisorio che cambia in continuazione e che Paoletti con la fotografia – mezzo espressivo per eccellenza nel cogliere l’attimo – fissa in un’immagine. Gli interventi di Castellani trasformano nuovamente quest’immagine, la mutano quasi a voler sottolineare l’inafferrabilità e l’ineffabilità del cielo in sé; un cielo sempre diverso che ci sovrasta e sotto il quale tutto accade, quel cielo che ci vede nascere, vivere, morire…

Il risultato del connubio artistico tra Castellani e Paoletti è dato da opere che fermano il cielo, le nuvole, la luce, l’istante; opere che a guardarle appaiono sempre “diverse”, sempre provvisorie.

Iacopo Castellani nato a Firenze nel 1970 vive e lavora a Sesto Fiorentino. Realizza quadri che esprimono idee e sentimenti attraverso forme, materia e colori. Considera le sue opere come oggetti che non hanno nessuna funzione se non quella di comunicare sensazioni. Li compone sempre in orizzontale, abbandonando definitivamente l’idea del quadro come una finestra aperta sul mondo e abbracciando invece quella di un’apertura per scendere su sensazioni e pensieri nascosti. L’artista interviene sulla materia, la esplora, la “lavora” con resine, sabbie, terre, ossidi, foglie metalliche, fibra ottica sempre su supporto ligneo. Questi sono gli ingredienti di un impasto ben amalgamato che guida l’osservatore verso sensazioni e pensieri. La mutevole incidenza della luce sulle superfici intensamente materiche porta il fruitore a scoprire un’emozione nuova a ogni sguardo. 

Andrea Paoletti è nato a Firenze e da sempre ha coltivato l’interesse per l’arte e il viaggio. Lavorando da oltre un decennio per una collezione privata di arte contemporanea e collaborando da circa tre anni per una casa editrice di libri d’arte, ha potuto arricchire il suo bagaglio culturale tramite il contatto diretto con gli artisti provenienti da tutto il mondo. Grazie ai numerosi viaggi fatti, dall’Asia alle Americhe passando per tutta l’Europa, ha creato un archivio fotografico di centinaia di immagini di reportage, scatti di paesaggi, di persone, documentazioni di usi e costumi dei paesi visitati. La passione per l’arte contemporanea lo ha portato a orientarsi verso la fotografia tanto che essa è diventata la sua forma espressiva prediletta e si è specializzato in reportage di taglio giornalistico.

 

Il Presepio nel Mondo nell’Arte e nella Tradizione

Filed under:Natale,Piemonte — scritto da claudia il 13 novembre 2007
Il Presepio nel Mondo nell’Arte e nella Tradizione
“…come tutti i popoli del mondo interpretano  l’evento della Natività”
Ricordando Papa Giovanni Paolo II
Castello di Govone (CN), 25 novembre 2007- 13 gennaio 2008

Dal 25 novembre prossimo sino al 13 gennaio 2008, si svolgerà, presso il Castello di Govone, (Cuneo), la 1^ edizione della mostra “Il Presepio nel Mondo nell’Arte e nella Tradizione – “…come tutti i popoli del mondo interpretano l’evento della Natività” Ricordando Papa Giovanni Paolo II. L’iniziativa è organizzata dall’Associazione Culturale “Generazione” con la collaborazione del Comune di Govone, della Regione Piemonte e della Provincia di Cuneo.

La rassegna, vedrà esposte, nella suggestiva ambientazione del Castello appartenuto a Carlo Felice di Savoia e Patrimonio dell’Umanità dell’UNESCO, un centinaio di presepi  provenienti da tutti i Paesi del mondo: Francia, Spagna, Slovenia, Polonia, Svizzera, Germania, Austria, Repubblica Ceca, Portogallo, Perù, Africa, America Latina, Cuba, Corea, Cina e Giappone.
    La Rassegna suscita nel visitatore una particolare suggestione ed emozione. I presepi, realizzati con diversi materiali quali la madreperla, il legno d’ulivo, la terracotta, il cartongesso, la stoffa, ecc. sono di notevole valore artistico e provengono da alcuni dei Musei più importanti e da collezioni private. Le dimensioni variano dai grandi presepi (2-3 metri di larghezza, con 2-3 metri di profondità), ai medi (fino a 2 metri di larghezza e 2 metri di profondità), ai piccoli presepi.
  
    Gli oggetti esposti fanno parte di due mondi in un certo senso integrati: quello dello spettacolo – i presepi si possono infatti assimilare a delle sacre rappresentazioni fisse – e quello museografico – per certe caratteristiche scultoree di pregio e per la dimensione di alcuni personaggi scolpiti e modellati nei secoli passati. Il primo richiede luci ed ombre, suoni e colori tipici dello spettacolo, il secondo spazi ampi e luci ben dosate. In virtù di tali caratteristiche l’allestimento è realizzato valorizzando i singoli interventi (presepi di varie provenienze) e dando giusto rilievo ai singoli pezzi, presentati al di fuori del loro contesto originario. Nasce così una mostra-spettacolo in cui musica e luci contribuiscono a creare un’atmosfera correlata con gli oggetti esposti, che siamo sicuri trasformeranno ciascun visitatore da semplice spettatore ad attore.
    Una sezione speciale della rassegna di quest’anno sarà dedicata a Papa Giovanni Paolo II con dei pannelli fotografici (3mt x2) che ricordano tutte le principali tappe della sua vita.  Papa Giovanni Paolo II infatti, aveva avuto più volte parole di profonda considerazione nei confronti del presepio.
Rivolto ai giovani, in un Suo discorso in Piazza S. Pietro lo aveva definito un elemento della cultura e dell’arte, ma soprattutto un segno di Fede.

Durante la mostra avranno luogo una serie di eventi collaterali che animeranno le strade di Govone, tra questi ricordiamo il “Paese di Natale” del 9 e 16 dicembre. Durante le due giornate sarà possibile assistere, nelle vie del Centro Storico, ad una vera e propria rappresentazione del paese di Babbo Natale, un tuffo al Polo Nord con il tipico spirito che ci porta oltre i confini della magia…!! Folletti e fatine accompagneranno i visitatori tra presepi napoletani, cori natalizi, oggettistica natalizia, storie magiche, sottofondi musicali, ed enogastronomia. Babbo Natale accoglierà tutti i piccoli visitatori nella Piazza del Polo Nord pronto a smistare doni a tutti i bambini che scriveranno le loro letterine e le faranno pervenire entro il 1° dicembre  all’indirizzo : La Casa di Babbo Natale, Via Umberto I,n°29 cap. 12040 Govone – CN-.

Aperta tutti i giorni, compresi i festivi, dal 25 novembre 2007 al 13 gennaio 2007.
Biglietto:  euro 5 intero,  euro 4  ridotto per le comitive e le parrocchie, 3  euro speciale scuole.
Orari: da lunedì a venerdì: la mattina su prenotazione per le scuole, il pomeriggio dalle 15 alle 21.
Sabato e domenica orario continuato dalle 10 alle 22.

Metamorphosis

Filed under:Fotografia,Lazio — scritto da claudia il 9 novembre 2007

Chiara ColaGalleria ICIPICI fine art print
via Giulia 96 00186 Roma
06/6873992
www.icipici.it – info@icipici.it
Orario: dal lunedì al sabato ore 10.30 – 19.00

Metamorphosis di Chiara Cola

Da Sabato 10 novembre a Sabato 24 novembre 2007
Vernissage: Venerdì 9 novembre ore 18.00

Morphing di immagini in collage elaborate in fotoritocco. Amore per il passato, nostalgia di cose non vissute o ancora da vivere, collages emozionali, rappresentazione di istinti peccaminosi, antiche memorie inglesi, vite future, linguaggio del cuore, ironia colorata.
Grandi amori: primo fra tutti, Caravaggio.
Luci, ombre, forti contrasti, ansia di vertigine, desiderio di caduta e rinascita, passioni del corpo e della mente, visioni di viaggi, voglia di raschiare la superficie in cerca di meno noiosi mondi paralleli, universi immaginari di colore e libertà.
Visione eroica della vita, dell’uomo, del mondo. 
Amore come motore del cambiamento.

OFF China

Filed under:Fotografia,Liguria — scritto da claudia il 2 novembre 2007
Filippo Romano_OFF CHINAOFF China
Fotografie di Filippo Romano

Fnac Genova, via XX Settembre 46/R
Dal 30 ottobre al 3 dicembre 2007
Lun-sab: 9.30 – 20.00
Domenica: 10 – 20.00
Info: 010 290111 – Ingresso libero e gratuito

Con il progetto OFF China Filippo Romano ha vinto il premio Pesaresi\Contrasto 2007, nell’ambito del Festival di Savignano.

“We are proud to give this prize for the excellent work on the transition of China, one of the most important subjects in the world today. Filippo Romano has captured with a touch of surrealism the promentous changes.” Philip Jones Griffiths

La Cina è al centro di un enorme gorgo comunicativo. Da una parte raccoglie il flusso di informazioni che proviene da Occidente contribuendo in misura sostanziale a ridisegnare il proprio orizzonte culturale, dall’altra è il soggetto di un autentico diluvio di dati, racconti e rappresentazioni che ricade sul resto del pianeta. Il volume di quest’ultimo è tale che l’immaginario delle principali città cinesi sta ormai acquisendo una diffusa riconoscibilità, per cui a tutti è data l’impressione di averne attraversati i quartieri e scalati gli alti edifici come accade per Los Angeles oppure New York, tuttavia senza il potente supporto dell’industria di Hollywood ma contando soprattutto sulla corrispondenza giornalistica e sul lavoro degli artisti.
Nel processo di formazione di questo immaginario le fotografie di Filippo Romano costituiscono una brusca lacerazione e una serie di intermittenze. Pure con un tono riflessivo piuttosto che dichiarativo, opposto alle disposizioni del resoconto reportagistico (Romano è un fotografo “gestuale”, le cui immagini appaiono come riflessi di un movimento generato da un improvviso scatto interiore), queste evidenziano alcune fondamentali discontinuità con lo stereotipo della rappresentazione di questo paese.
Primo: mancano le folle. Le metropoli d’Oriente appaiono come luoghi d’isolamento, solitudine e smarrimento. Milioni di abitanti sono dispersi uno ad uno contro fondali smisurati (che siano strade, autostrade, parchi o hall d’albergo), incapaci di trovare un punto d’incontro. Non c’è condivisione, non ci sono rapporti né riferimenti comuni, ma soltanto uno spaventoso senso di svuotamento: del contesto e della sua sfinita umanità.
 Secondo: manca il passato. I numerosi cantieri che si succedono con insistenza nelle immagini di Romano testimoniano il sistematico processo di sostituzione del vecchio con il nuovo. Si applica una sorta di rifiuto della Storia (corollario dell’impulso di morte che il lessico freudiano definisce come Todestrieb). A qualsiasi programma di recupero architettonico viene anteposto il binomio distruzione + riedificazione. Le case e il tessuto urbano non possono ormai raccontare storie antiche, e la memoria di ciò che è stato rimane custodita nei racconti degli anziani, nelle immagini dei viaggiatori e in alcune pagine di letteratura (La condition humaine di André Malraux ambienta nei vicoli della Cina post-coloniale la tragedia dell’impossibilità della comunicazione fra individui e dell’asfissia delle relazioni sociali).
Terzo: manca il futuro. Muovendo qualche passo (il fotografo lo fa per noi) verso le architetture più recenti si vedono già sulla loro pelle i segni di un repentino degrado, con la ruggine tutt’intorno alle parti metalliche e i muri che si sfogliano. Nel luogo designato a prefigurare quello che verrà, si assiste ad un ulteriore segnale di incertezza. Enormi costruzioni viriloidi penetrate nel suolo non svolgono alcuna funzione di rassicurazione. Cosa accadrà ai loro piedi? Quale sarà il destino di individui che paiono animati da una pura vitalità biologica? Come evolveranno le dinamiche sociali? E la questione ecologica (la nuova rivoluzione industriale è causa di contaminazioni e avvelenamenti senza precedenti)? Le fotografie di Filippo Romano non danno nessuna risposta a queste domande, ma stabiliscono il proprio contributo nello scongiurare qualsiasi possibilità di fare chiarezza.

Biografia
Filippo Romano nasce a Messina nel 1968. Si è formato all’International Center of Photography di New York, dove ha frequentato il full time documentary program nel 1998\99. Dopo un lungo periodo trascorso negli Stati nel 2003 è tornato a vivere a Milano, città dove è cresciuto. Nel 2003 è entrato a fare parte del collettivo francese Tangophoto e nel 2005 è entrato a fare parte dell’ Agenzia GraziaNeri Le sue immagini sono state pubblicate su Courier International, Io Donna, Vanity Fair, Abitare, Dwell Magazine, Flair. Nel 2005 ha partecipato alla Biennale di fotografia di Guanzhou (Canton Cina e nel 2006 al festival di Lianzou (Cina).
Dal 2005 ha iniziato un progetto sulla transizione della Cina contemporanea dal comunismo al capitalismo e con tale progetto dal titolo OFF China ha recentemente vinto il premio Pesaresi\Contrasto 2007.



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