Mappamondino – San Marino

Filed under:Scultura — scritto da claudia il 28 maggio 2007

mappamondino“ M A P P A M O N D I N O ”
Antologia di opere di Aldo Mondino tra gli Anni ’60 e gli Anni 2000

a cura di Vittoria Coen
in collaborazione con l’Archivio Aldo Mondino
 
Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di San Marino
23 giugno – 26 agosto 2007

Dal 23 giugno 2007 la Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea della Repubblica di San Marino presenta Mappamondino, mostra personale di Aldo Mondino, in collaborazione con l’Archivio Aldo Mondino.
L’esposizione, a cura di Vittoria Coen, sintetizza alcune tappe dell’opera del grande artista torinese scomparso nel 2005. Si tratta di una retrospettiva che raccoglie un’importante sintesi di opere realizzate tra la prima metà degli Anni ‘60 e la prima metà degli Anni 2000.
Aldo Mondino inizia il proprio personalissimo percorso artistico durante la prima metà degli Anni ‘60 come interprete del Movimento Concettuale, per poi gradualmente rivolgere il suo interesse verso una ricerca decisamente più pittorica. Dalle opere su faesite, ad esempio, alle sue sculture realizzate con materiali sempre differenti fino al recupero della pittura, realizzata prevalentemente su linoleum e filtrata da una grande attrazione per l’Oriente, l’Africa, il Marocco, l’India, senza dimenticare i pattern variopinti di cioccolatini che delineano luoghi geografici e talvolta ritratti, l’universo poetico di Mondino è all’insegna dell’eclettismo stilistico e di una grande ironia che pervade tutta la sua opera. I giochi di parole (tra Ali e Ali-ghiero Boetti) tra titoli e contenuti sono come i suoi famosi Dervisci danzanti che sembrano sospesi in uno spazio surreale.
La curiosità per culture e tradizioni lontane rispecchia una costante attenzione che ha portato l’artista a servirsi di tecniche diverse, dai supporti di linoleum, appunto, alla cioccolata, dallo zucchero al vetro (in mostra 9 bellissimi Iznik, che hanno per soggetti preziose ceramiche turche realizzate in quella città),  al bronzo (Eiffel) così come Lobby Star, ai tappeti di eraclite e a quelli composti a terra  con chicchi di caffè e fagioli, per non citare l’opera Gravère realizzata con sardine vere alla fine degli Anni Sessanta.
Le due mostre antologiche realizzate rispettivamente a Trento nel 2000 e a Ravenna nel 2003 hanno poi avuto il ruolo di mostrare simultaneamente tutta la ricca e varia produzione di un artista che non ha mai cessato di interrogarsi sull’arte e sul nostro tempo, che è stato assistente di Tancredi e che ha “citato” Casorati (in mostra la celebre Tenda del 1964), che ha amato Kupka così come la pittura orientalista di fine ‘800 e che ha fatto della sua leggera miopia un filtro nella percezione delle cose del mondo tanto da tradurre gli oggetti apparentemente più banali in esiti arditi.
In mostra sono esposte circa quaranta opere bidimensionali e tridimensionali di grandi e medie dimensioni che ripercorrono la carriera artistica di Aldo Mondino, dalle Tavole anatomiche a quelle realizzate su quadrettature (Il pittore del 1963), fino ai dipinti di soggetto vario realizzati su linoleum e su tela.
La mostra è accompagnata da un catalogo pubblicato da Damiani Editore.

Sede:                                  
Galleria di Via Eugippo
Via Eugippo – 47890  San Marino (RSM)
Periodo:                              
23 giugno – 26 agosto 2007
Orari di apertura:                
da martedì a domenica ore 11.00 – 13.00 / 15.00 – 19.00
lunedì chiuso 
Ingresso:                             
Libero
Catalogo:                            
Damiani Editore 
Informazioni:                      
Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di San Marino 
Tel. +39 0549 882670 
info@museidistato.sm

Fulvio Pendini. Antologica a Padova

Filed under:Pittura,Veneto — scritto da claudia il 21 maggio 2007

pendiniFULVIO PENDINI (1907 – 1975). Antologica
Padova, Musei Civici agli Eremitani
Dal 19 maggio al 4 novembre 2007

Padova celebra Fulvio Pendini nel centenario della nascita. La mostra, allestita presso i Musei Civici agli Eremitani, rappresenta l’occasione sia per ricordare, approfondire e riscoprire un artista che per mezzo secolo è stato protagonista della scena culturale cittadina e nazionale, sia per ripercorrere gli anni cruciali compresi tra le mostre sindacali degli anni trenta e lo scoppio delle neo-avanguardie degli anni sessanta.a sua attività si colloca tra gli episodi salienti dello scenario artistico cittadino del secolo scorso: il cantiere del Novecento al Bo, voluto dal rettore Carlo Anti e diretto da Gio Ponti, e l’attività del Gruppo N, esponente di punta dei movimenti ottico-cinetici nei primi anni sessanta. Tra queste due polarità scorrono solo tre decenni ma, in realtà, si dipana la vicenda artistica di una città che affonda da un lato nel mito della classicità (accordata alla vocazione umanistica patavina e risvegliata dalla riscoperta del Mantegna ad opera di Giuseppe Fiocco) e dall’altro si spinge sul bordo della contemporaneità più sperimentale collegandosi con Milano e Düsseldorf.a biografia di Fulvio Pendini si situa tra questi due momenti, incarnando la figura ideale di un artista che si è dedicato per tutta la vita alla pittura partendo da un distillato e parco classicismo neo-giottesco sulla scia del primo Oppi, per poi adottare e sviluppare una linea di primitivismo novecentista incentrata sull’animazione di feste popolari entro scenari di piazze e cortili, per approdare infine alla rappresentazione stilizzata di matrice medioevale di Padova e di altre città venete, ma anche emiliane, toscane, spagnole e algerine.
Tuttavia, pur se il tema figurativo è dominante, nelle opere di Pendini si avverte subito come l’interesse principale sia rivolto ai valori compositivi, ai rapporti cromatici, alle dinamiche lineari. Questa disposizione a cogliere la natura espressiva delle forme pittoriche in quanto tali lo porta, nella seconda metà degli anni quaranta e negli anni cinquanta, a sperimentare le vie delle avanguardie storiche filtrate dalla lezione del Fronte Nuovo delle Arti. E’ la stagione felice delle nature morte con scorci di cucine, stufe, strumenti musicali, ceste e gabbie d’uccelli. Una speciale sensibilità cromatica lo porta a smorzare l’impronta neocubista, privilegiando il gioco dei tagli e la disposizione delle pezzature. Se nel cantiere novecentista del Bo sono stati Gio Ponti (con il quale collabora nell’affrescare la scala del rettorato) e Gino Severini le figure di riferimento, nell’immediato dopoguerra sarà piuttosto Giuseppe Santomaso tra gli artisti del Fronte Nuovo a influenzarne la ricerca.
Il percorso espositivo e l’ordinamento del catalogo seguiranno l’evoluzione della pittura di Pendini soffermandosi sulle variazioni stilistiche e tematiche.

L’artista fu presente alle mostre sindacali interprovinciali di Ca’ Pesaro negli anni trenta, a sei edizioni della Biennale dal 1940 al 1954, alle Biennali d’Arte Triveneta degli anni cinquanta e sessanta e a molti premi e concorsi nazionali. Sue opere si trovano in musei nazionali e in importanti raccolte come la collezione Gori e quella del Quirinale.a produzione di Pendini è costituita soprattutto da oli di diverse dimensioni e da affreschi o grandi pannelli decorativi realizzati sia per privati che per pubbliche istituzioni. Le sue numerose imprese decorative l’hanno reso l’ideale continuatore della tradizione “murale” patavina che lo stesso Anti intendeva riproporre e valorizzare con gli interventi all’università.
Fulvio Pendini fu anche figura di riferimento per la comunità degli artisti padovani: fu tra i fondatori dei gruppi “Il Bastione” e “Il Coccodrillo”, nonché animatore e segretario della Mostra Triveneta d’Arte contribuendo in modo determinante alla sua rinascita post-bellica.

L’esposizione presenterà più di cento opere che illustrano il percorso di Pendini, mettendo in luce l’inclinazione più lirica e sperimentale, assai poco conosciuta, dell’artista e la sua attività di decoratore di spazi architettonici interni ed esterni, oltre alla vasta produzione a soggetto sacro disseminata nelle chiese del territorio.a mostra, organizzata dal Comune di Padova, Assessorato ai Musei, Politiche Culturali e Spettacolo – Settori Attività Culturali e Musei e Biblioteche, è curata da Davide Banzato, Virginia Baradel (cui si deve anche la predisposizione del progetto scientifico) e Franca Pellegrini. Alla realizzazione dell’evento ha contributo Banca Aletti (private bank del Gruppo Banco Popolare di Verona e Novara) che quest’anno nell’ambito del progetto Banca Aletti per l’Arte è sostenitrice di questa mostra presso i Musei Civici agli Eremitani. La mostra sarà allestita dal 19 maggio al 4 novembre nelle sale per esposizioni temporanee dei Musei Civici agli Eremitani e si avvarrà di un catalogo Skira con testi di Davide Banzato, Virginia Baradel, Vittorio Dal Piaz, Giovanni Lorenzoni, Andrea Nante, Franca Pellegrini, Benedetta Pendini, Elena Pontiggia e Pietro Randi. In contemporanea, presso Palazzo Zuckermann, saranno esposte le opere di Paolo De Poli (1905 – 1996), celebre maestro padovano dell’arte dello smalto, di recente donate dai figli al Museo d’Arte Medioevale e Moderna. Verrà così messo in luce il percorso comune di queste due forti personalità artistiche, protagoniste negli stessi anni della scena culturale cittadina.

Musei Civici agli Eremitani, piazza Eremitani 8
Orario: tutto l’anno 09.00 – 19.00
chiusura: tutti i lunedì non festivi, Natale, S. Stefano, Capodanno, I Maggio
Biglietti: intero (mostra e Museo) euro 10,00; cumulativo (mostra, musei e cappella degli Scrovegni) euro 12,00; ridotto euro 8,00, ridotto speciale euro 5,00; gratuito bambini fino ai 6 anni, disabili
Catalogo SKIRA

Visite guidate: max 25 persone euro 70,00; scolaresche euro 50,00
ImmaginArte – tel. e fax .049 8719255, info@immaginarte.pd.it
info: http://padovacultura.padovanet.it
Vernice: 18 maggio 2007, ore 12,00

Adriana Bisi Fabbri e il rinnovamento della pittura italiana dell’inizio del ‘900

Filed under:Lombardia,Pittura — scritto da claudia il 14 maggio 2007

angeliAdriana Bisi Fabbri e il rinnovamento della pittura italiana dell’inizio del ‘900.

Inaugurazione: mercoledì 2 maggio 2007
Apertura al pubblico: 3 maggio – 17 giugno 2007
Orari: 10-20 tutti i giorni; 10-22 giovedì; lunedì chiuso
Ingresso: € 6 intero – € 3 ridotto
La Società per le Belle Arti ed Esposizione Permanente di Milano mercoledì 2 maggio 2007 inaugura Adriana Bisi Fabbri e il rinnovamento della pittura italiana dell’inizio del ‘900.
Adriana Bisi Fabbri nasce a Ferrara nel 1881, ma presto è costretta, a causa del dissesto economico del padre, a lasciare la città natale per recarsi a Padova in cerca di lavoro.
A Padova è ospite di Amelia e Cecilia Boccioni, rispettivamente sorella e madre di Umberto, il noto artista. Adriana è cugina di secondo grado di Umberto, infatti sua madre Olga Mantovani è cugina di primo grado di Cecilia Boccioni.
A Padova Adriana inizia, nelle ore libere del lavoro di sarta, a disegnare assiduamente. Ritrae più volte Amelia e Cecilia Boccioni e realizza numerosi autoritratti a matita.
Nell’autunno del 1905 si trasferisce a Milano presso sua madre e qui riesce a ricavare in un angolo della casa uno spazio che adibisce a studio di pittura.
Nella Milano di inizio secolo Adriana incontra i pittori Conconi, Previati, Carcano, Grubicy de Dragon ed altri.
Nel frattempo Amelia e Cecilia Boccioni si trasferiscono nel capoluogo lombardo e rivedono con gioia Adriana, alla quale sono legate da profonda amicizia.
Adriana nel 1907 sposa il giornalista Giannetto Bisi e dal matrimonio nascono Marco e Riccardo i quali, dopo la morte prematura di Adriana nel 1918 e di Giannetto nel 1919, vengono adottati rispettivamente da uno zio paterno e da Amelia Boccioni.
Adriana intorno al 1910 è attratta dal movimento futurista, tanto che Boccioni la invita ad esporre accanto ai futuristi nella Prima Mostra d’Arte Libera presso il padiglione dello stabilimento ex Ricordi, a Milano.
Nel 1914 il critico d’arte Ugo Nebbia la invita a partecipare a Milano alla mostra Nuove Tendenze, con artisti che sono vicini per affinità artistiche ed intellettuali al futurismo (Sant’Elia, Dudreville, Funi ed altri). Nella prima metà degli anni Dieci è invitata ad esporre anche a Venezia a Cà Pesaro, e partecipa alle mostre “dei rifiutati”, cioè con gli artisti come Arturo Martini che venivano considerati troppo “moderni” per esporre alla Biennale di Venezia.
In quegli stessi anni partecipa ad alcune mostre collettive presso la Permanente di Milano.
Adriana Bisi Fabbri è stata anche una formidabile disegnatrice: i suoi disegni furono pubblicati, con lo pseudonimo di Adrì, sul “Popolo d’Italia” durante la Prima Guerra Mondiale. Inoltre all’epoca era molto conosciuta anche per i disegni caricaturali, che furono esposti nelle più importanti esposizioni dedicate all’arte umoristica, come Frigidarium al Castello di Rivoli di Torino, nel 1910.

La mostra in programma traccia, con circa 50 dipinti, il percorso artistico di Adriana dal 1905 al 1918. Inoltre saranno presenti circa 100 opere su carta tra disegni, acquarelli e tempere.
Verrà esposto anche il dipinto Ritratto di Adriana che Umberto Boccioni dipinse a Padova nell’estate del 1905. Molte delle opere che saranno esposte sono inedite.
In mostra anche numerosi documenti e fotografie che testimonieranno i contatti di Adriana con il mondo artistico dell’epoca, soprattutto con i futuristi.
La mostra prevede anche due sezioni dedicate ai due figli di Adriana: alle sculture di Marco Bisi, che fu allievo di Wildt e Minerbi, e ai disegni di Riccardo Bisi, promettente artista che morì giovanissimo mentre ancora frequentava l’Accademia di Belle Arti di Brera. Una terza sezione sarà dedicata alle pubblicazioni di letteratura e di critica d’arte di Giannetto Bisi, marito di Adriana, allo scopo di completare il quadro di questa prima importante mostra in omaggio ad Adriana Bisi Fabbri, artista di forte e sensibilissima personalità con tutta la sua famiglia, vissuta con lei e per lei in una totale, vibrante dimensione artistica.

Le opere provengono da: Gabinetto Disegni delle Civiche Raccolte d’Arte Contemporanea, Milano; Museo d’Arte Moderna e Contemporanea, Trento e Rovereto; Museo d’Arte Moderna e Contemporanea, Ferrara; Museo dei Bersaglieri, Roma; Museo del Paesaggio, Pallanza; Calcografia di Stato, Roma.

Presso il Museo della Permanente – via Turati a Milano

One of Many. Pawel Althamer a Milano

Filed under:Installazione,Lombardia — scritto da claudia il 7 maggio 2007

ONE OF MANY. Un progetto di PAWEL ALTHAMER
Palazzina Appiani dell’Arena Civica di Milano
Ingresso da Viale Byron 2, Milano
dal 7 maggio al 6 giugno 2007
Aperto tutti i giorni dalle ore 10:00 alle ore 20:00

Opening:        Lunedì 7 maggio 2007 / ore 18:30
Palazzina Appiani, Arena Civica di Milano
Ingresso da Viale Byron 2, Milano

A cura di:        Massimiliano Gioni, Direttore Artistico / Fondazione Nicola Trussardi

Dal 7 maggio al 6 giugno 2007 la Fondazione Nicola Trussardi presenta One Of Many (Uno dei Tanti), la prima grande mostra personale in Italia di Pawel Althamer negli spazi della Palazzina Appiani dell’Arena Civica di Milano.
Pawel Althamer è l’artista più rispettato dell’Est europeo e con le sue sculture, installazioni, performance e video racconta un mondo popolato da piccoli eroi, personaggi marginali e fragili martiri: l’uomo è sempre al centro dell’universo di Althamer, ma è scosso da paure ancestrali, tensioni sociali e visioni allucinate.
Come uno sciamano, l’artista polacco ha compiuto, attraverso rituali mistici e religiosi, un lungo percorso introspettivo per carpire ogni sfaccettatura della condizione umana. Ha utilizzato il proprio corpo e la propria immagine per svelare i demoni che abitano il nostro mondo. Dagli autoritratti realizzati con materiali organici – erba, foglie, intestini e pelli di animali – ai film in cui ha sperimentato su di sé il condizionamento dell’ipnosi e delle sostanze stupefacenti, le sue opere sono un racconto poetico sulla ricerca della propria identità. Come in un esercizio di autoanalisi, Althamer usa la propria arte per sperimentare il potere sconfinato dell’immaginazione e le infinite capacità della mente.
Nelle opere di Pawel Althamer realtà e finzione di mescolano e si confondono. In Kosmonauta, rinchiuso in una tuta da astronauta l’artista si avventura alla scoperta della Terra trasformata come per magia in un pianeta lontano. Nelle sue performance ironicamente intitolate Film, Althamer dirige e coreografa i gesti più banali di attori e comparse che si mescolano in maniera invisibile tra i passanti di una strada trafficata. Altre volte Althamer ha accelerato il passare del tempo trasformando gallerie d’arte in ruderi e macerie, quasi a scrutare il nostro futuro.
Sempre attento alle debolezze e alla fragilità della nostra vita quotidiana, l’opera dell’artista polacco combina lavori spirituali e fiabeschi con sculture sociali e performance politiche che analizzano il ruolo della società nella trasformazione degli individui. Pawel Althamer ha invitato bambini emarginati a partecipare a una grande opera d’arte collettiva e ha convinto centinaia di persone a collaborare alla realizzazione di una monumentale insegna luminosa. Lo scorso anno in Germania Althamer ha trasformato una sua opera in una petizione per salvare un immigrato irregolare dalle spirali della burocrazia. L’artista polacco ha lavorato anche con disabili, malati di mente, alcolisti e barboni: in ogni sua opera Pawel Althamer cerca di ridare voce ai più deboli, non con proclami retorici ma piuttosto con una dedizione di una semplicità quasi francescana.
Con la mostra One of Many  la Fondazione Nicola Trussardi continua la sua avventura alla ricerca dei luoghi storici più significativi della città, rimessi al centro dell’attenzione attraverso lo sguardo dell’arte contemporanea. Nell’anno in cui si celebra il bicentenario della sua apertura al pubblico, l’Arena Civica di Milano si trasforma in un palcoscenico neoclassico per le opere introspettive di Pawel Althamer. Cornice di eventi memorabili come gli spettacoli pirotecnici e circensi dell’800, l’arrivo della prima edizione del Giro d’Italia, e perfino teatro del primo derby calcistico tra le due squadre cittadine, l’Arena Civica è stata testimone della storia di Milano nei suoi lampi di splendore ma anche nei suoi momenti più bui, come i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale. Nel luogo dove lo sport glorifica l’eroismo di azioni straordinarie, con la mostra della Fondazione Nicola Trussardi Pawel Althamer celebra l’essere umano nelle sue azioni più semplici e quotidiane.

Brevi Note Biografiche: 
Pawel Althamer è nato a Varsavia nel 1967 e espone con mostre personali da molti anni nel circuito dei musei e degli spazi espositivi più importanti del mondo tra cui il Centre Pompidou di Parigi, il Museo di Arte Contemporanea di Chicago, la Biennale di Venezia, la Biennale di Istanbul, di Berlino, di Mosca e la più importante mostra internazionale del mondo, Documenta a Kassel. L’artista polacco ha partecipato a numerose mostre collettive in spazi autorevoli come il museo Ludwig di Vienna, il Carnegie Museum of Art di Pittsburgh, la Haus der Kunst di Monaco, l’Institute of Contemporary Art di Londra, la Kunsthalle di Basilea, lo spazio Creative Time di New York.  Nell’estate del 2007 Pawel Althamer parteciperà alla prestigiosa mostra Skulptur Projekte di Münster e nel mese di ottobre sarà protagonista di un nuovo progetto della Tate Modern di Londra.

Trappole tra sensualità e alinazione a Milano

Filed under:Lombardia,Pittura — scritto da claudia il 3 maggio 2007

oda_jaune_ritratto-seduta-con-opere_small.JPGFONDAZIONE MUDIMA
www.mudima.net
info@mudima.net
via Tadino 26, 20124 Milano
tel. +39 02.29.40.96.33 fax +39 02.29.40.14.55

ODA JAUNE
Trappole tra sensualità e alienazione

9 maggio – 8 giugno 2007
Inaugurazione martedì 8 maggio, ore 18.30

La Fondazione Mudima presenta dal 9 maggio all’8 giugno la prima personale di Oda Jaune a Milano.
Oda Jaune è una tra le più interessanti artiste della nuova generazione in Germania. Nata a Sofia, in Bulgaria, nel 1979, ha frequentato i corsi del Prof Jörg Immendorff all’Accademia di Düsseldorf, dove vive e lavora ormai da anni.
La giovane artista bulgara ha realizzato per l’evento dieci nuovi lavori su tela e una ventina di disegni, più un grande dittico verticale di 4.80 m x 4.40 m.
Oda Jaune inizia a dipingere da bambina, sollecitata dal clima creativo che respira in famiglia. Il padre, graphic designer, e la sorella, anche lei artista, invece di raccontarle favole le mostrano immagini di capolavori del passato e del presente, spiegandole quante cose si possono fare con il colore o con un segno. Insieme viaggiano molto e ogni anno si recano a Roma in un devoto pellegrinaggio ai capolavori classici dei Musei vaticani: lì Oda impara ad apprezzare la pittura italiana. Poi il ritorno a casa, in quel paesaggio bulgaro immerso nella natura e nella nostalgia che sempre emerge nei suoi lavori, memoria di un tempo particolarmente felice.
I suoi quadri sono tutti rigorosamente senza titolo perché l’artista ci vuole lasciare liberi di interpretarne le strane figure e le situazioni al limite del paradosso. I corpi che sembrano galleggiare nell’aria e il ricorso ad espedienti classici come l’anamorfosi e l’ipertrofia fanno pensare al manierismo cinquecentesco, stile che Oda continua a studiare e ad approfondire. Il surrealismo di Magritte è un altro punto di partenza, con la pittura che si fa più analitica e dettagliata e i personaggi che emergono da paesaggi onirici e fiabeschi come se fossero capitati lì per caso, sotto una luce irreale che rimanda alla metafisica de chirichiana e al romanticismo di Böcklin. Eppure Oda non è certo un’artista classica né citazionista. Buona parte dei soggetti sono infatti di matrice fotografica ispirati a sue istantanee o a immagini pescate sulle riviste o su Internet. Il tema ricorrente nei suoi lavori è la maschera, per esaltare la teatralità del dipingere e giocare con l’ambiguità. Non sappiamo se ciò che vediamo siano persone o animali, uomini o donne. Ma ci troviamo comunque oltre la realtà. Seducenti e disturbanti, i lavori di Oda, come confessa lei stessa, aspirano ad essere trappole per chi li osserva.

L’artista sarà presente all’inaugurazione.
Il catalogo della mostra è edito dalla Fondazione Mudima.

Orari: lunedì-venerdì ore 10.30 – 13.00 / 15.30 – 19.30



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