AULA DEI -Icone della spiritualità

Filed under:Fotografia,Liguria — scritto da claudia il 25 aprile 2007

flying bible - 1998 - mauro fioreseLe Gallerie Fotografiche FNAC presentano:

AULA DEI -Icone della spiritualità
fotografie di Mauro Fiorese

C/O Fnac GENOVA
Via XX Settembre, 46/R

Vernice: Martedì 22 Maggio, ore 18,30
Durata: 2 Maggio –  27 Giugno 2007
Orari: Lunedì –Sabato : 09.30 – 20.00;  Domenica:  10.00 – 20.00
Informazioni
: Tel. 010-290111
Ingresso libero


Un progetto di lettura dei luoghi, non solamente fisici, dello spirito. Dei loro simboli e degli atteggiamenti di chi li frequenta alla ricerca di una sua intimita’ o di un contatto con lo spirito di un Dio in cui credere. Una ricerca fotografica, durata 12 anni, sulla simbologia religiosa cristiana in ambienti urbani ed extra-urbani iniziata nel 1992 nel Maine in USA e poi sviluppatasi in diverse nazioni tra le quali Spagna, Francia e Scozia per terminare nel 2004 in Italia.
La mostra itinerante è partita dalla sede di Milano il 18 Gennaio ’07  dove ha riscontrato un ottimo interesse e una cospicua affluenza di pubblico. Esposta presso la sede di Napoli fino al 25 Aprile,  verrà ospitata nelle altre Gallerie fotografiche FNAC italiane (Genova e Torino) e terminerà il suo percorso espositivo a Verona l’8 Gennaio 2008.

“Sarebbe forse riduttivo dire che Mauro Fiorese sia andato a cercare (e quindi a ritrarre) madonne, angeli e santi, dispersi nel mondo della quotidianità, in tutti quei luoghi, cioè, dove spesso non li notiamo o non penseremmo di trovarli: in un crocicchio in mezzo al traffico, alle spalle di un medico che sta operando, graffiti sui muri delle periferie cittadine… No, non è stato lui a cercare intenzionalmente le tracce del sacro nella vita di tutti i giorni, in un incontro di famiglia, o durante una delle sue peregrinazioni per il mondo. E’ il sacro invece ad aver incrociato e catturato lo sguardo di Fiorese: ed ora questo stesso sacro sembra osservare anche noi, sembra baluginare o emergere dall’oscurità, dal brusio indistinto e caotico della realtà, tra folle che camminano lungo anonime strade cittadine.”
(Estratto dal testo Da un’altra luce di Gigliola Foschi,  Ottobre 2006)
“Mauro Fiorese potrebbe essere chiamato “il mistico inaspettato”.
Pochi fotografi capiscono che i grandi drammi spirituali si svolgono su piccoli palcoscenici in luoghi inaspettati,  ma i luoghi di Fiorese lo sono più che mai.”
(Estratto dal testo I fotografi di Myst di John Wood,  Marzo 2002)

Cenni biografici:
Mauro Fiorese nasce a Verona nel 1970.
È autore e docente impegnato da diversi anni nel settore della fotografia di ricerca artistica.
Le sue immagini sono state pubblicate in diversi libri tra cui Twospirits (Electa) e HUMANA (Art&). Alla seconda ristampa il suo saggio Fotografia a sua immagine e somiglianza (Ibiskos Editore).
È docente ordinario del corso di Fotografia presso l’Accademia di Belle Arti di Verona e insegna Laboratorio di Linguaggio Fotografico al corso di laurea in Scienze dei Beni Culturali all’Università scaligera.
La sua ricerca pubblicata nel libro corpolibero, relativa ad un progetto a lungo termine sul modo dell’ handicap, è stato inserita nella classifica TOP 100 World Photographers’ list del Golden Light Award nel 1997.
Le sue fotografie fanno parte di collezioni private e pubbliche tra le quali il Museum of Fine Arts di Houston, il Centro Internazionale di Fotografia Scavi Scaligeri di Verona, la Bibliothèque nationale de France di Parigi e la Dancing Bear – W. Hunt Collection di  New York.
Nel 2003 una sua immagine è stata battuta all’asta di Sotheby’s- Milano e nel 2004 è stato citato tra i giovani autori italiani di rilievo da Il Sole 24 ore – Guida Investimenti nell’ambito dell’articolo “La difficile arte di investire”.
Nel 2006 è stato invitato come Portfolio Reviewer al Fotofest di Houston, Texas.
I suoi lavori sono stati esposti in Europa, Giappone, Canada e Stati Uniti.
Il suo sito web è: www.maurofiorese.it

Ferruccio Gard. La Venezia Dipinta

Filed under:Pittura,Toscana — scritto da claudia il 18 aprile 2007

Venezia dipinta Ferruccio Gard
La Venezia dipinta. Opere dal 1973

12 maggio – 3 giugno 2007
Pietrasanta, Chiostro di Sant’Agostino

Un viaggio lirico nel colore e nelle sfolgoranti profondità dell’essere. Una musicalità cromatica intensa che cattura e coinvolge. Ferruccio Gard, già protagonista dell’arte cinetica, è uno degli esponenti più significativi dell’astrattismo europeo. A Pietrasanta l’artista proporrà una grande antologica per ripercorrere le tappe salienti dei suoi oltre trent’anni di pittura. In mostra saranno presenti circa quaranta opere, dagli anni Settanta alle fasi geometriche e astratto-informali, sino alle attuali esplosioni cromatiche definite dal critico Renato Barilli “la fissione del colore”.

Da un iniziale periodo surrealista e metafisico, Ferruccio Gard esplora la percezione visiva sviluppando numerose ricerche che lo conducono nel 1987 all’astrattismo della nuova geometria. L’astrattismo è definito da Gard la ricerca dell’assoluto, dunque mai completamente raggiungibile e decifrabile dall’uomo. Nelle sue opere è presente l’assente, ovvero l’uomo, ed è visibile l’invisibile, i sentimenti. Gioie e dolori, il più intimo sentire dell’uomo, sono resi attraverso combinazioni di colori, figure geometriche e simboli. Un universo luminoso che cattura la sensibilità dell’osservatore. Un fascino magnetico che coinvolge in un’esplosione di colori e di forme.

La mostra presenta oltre quaranta opere tra le quali anche una serie di quadri cinetici di grandi dimensioni raffiguranti il Palazzo Ducale di Venezia, realizzati in collaborazione con il noto architetto Maurizio Rosa. Lo splendido edificio storico viene dipinto con i colori e le forme astratte proprie dell’artista. Una provocazione per lanciare la proposta di recuperare architetture non di pregio e del tutto impersonali che si trovano in ogni piccola o grande città, con pannelli cromatici e interventi pittorici coraggiosi.

L’ampia antologica offrirà anche l’occasione per ammirare alcune opere in bianco e nero, realizzate, per la prima volta, dopo anni ed anni di pittura caratterizzata da intensa varietà cromatica.

Dopo Torino, Padova e Venezia – afferma l�assessore alla cultura Daniele Spina – quest’importante percorso espositivo arriva a Pietrasanta. La poesia cromatica di Ferruccio Gard trova nelle sale del Chiostro di Sant’Agostino le sue più compiute espressioni. Un respiro esistenziale che si traduce in tocchi di colore e di simboli. Un seducente percorso nell’io più profondo. Gard ci introduce nel suo mondo pittorico i cui esiti sono certamente considerati fra i più interessanti ed originali del panorama italiano ed internazionale.

Cenni biografici:
Ferruccio Gard, già fra i protagonisti dell’arte cinetica, è uno degli esponenti più noti dell’astrattismo. Considerato un maestro del colore, è stato invitato a tre Biennali di Venezia (1982, 1986, 1995) e all’XI Quadriennale di Roma. Ha tenuto oltre 130 mostre personali in Musei e Gallerie di tutto il mondo. La sua recente operazione estetica è fra le più stimolanti dell’attuale panorama, sia per la personale ricerca cromatica, sia per l’originale fusione di due esperienze fondamentali dell’arte contemporanea quali l’astrattismo e l’informale, che si risolvono nel segno di una esplosione di colori disseminati sulla spazialità della tela. E’ nato a Vestignè (Torino) nel 1941. Dal 1973 vive e lavora a Venezia, con studio nell’isola del Lido. Determinante, per la sua attività artistica, è stato l’incontro con il critico Giuseppe Marchiori, fondatore a Venezia, nel 1946, dello storico Fronte Nuovo delle Arti. Fu proprio Marchiori ad incoraggiare Gard verso il neocostruttivismo e la pittura cinetica. Fra gli ultimi importanti riconoscimenti la vasta antologica che la Regione Piemonte gli ha dedicato a Torino, nella Sala Bolaffi (dicembre 2004-gennaio 2005) per il ciclo “I maestri piemontesi viventi”. Mostra trasferita poi a Treviso, nella pure prestigiosa Casa dei Carraresi, allestita dalla Fondazione Cassamarca dopo il quinquennale ciclo di mostre dedicate agli Impressionisti. Nel 2006 la Città di Padova gli ha dedicato la mostra antologica “Emozioni Cromatiche” nel Palazzo del Monte di Pietà, poi trasferita a Venezia nella Scuola Grande di San Giovanni Evangelista, con la collaborazione della Regione Veneto. Sull’arte di Gard hanno scritto notissimi critici, da Pierre Restany ad Achille Bonito Oliva.

Mostra: La Venezia dipinta

Artista: Ferruccio Gard

Date esposizione: 12 maggio –  3 giugno 2007

Orario:   16.00-19.00; lun. chiuso

Ingresso: libero

Rinaldo Bigi. I sogni di Gorky.

Filed under:Pittura,Scultura,Toscana — scritto da claudia il 11 aprile 2007

Opera Rinald BigiSeravezza , 5 MAGGIO- 3 GIUGNO 2007
Palazzo Mediceo

INAUGURAZIONE
sabato 5 maggio ore 17,30

Seravezza (Lucca) – Sarà inaugurata sabato 5 maggio la mostra antologica di Rinaldo Bigi, intitolata “I sogni di Gorky, opere dal 2000 al 2006” Le sale espositive di Palazzo Mediceo ospiteranno le opere del pittore e scultore toscano, conosciuto in tutto il mondo per le sue figure dal forte temperamento ludico ed emotivo. 15 sculture e 50 dipinti di grande formato che segnano le  tappe evolutive della carriera del maestro, divisa tra l’umorismo plastico delle figure scolpite e la drammaticità inquietante dei paesaggi su tela.
Un doveroso tributo che l’Amministrazione Comunale di Seravezza rende ad uno dei pochi artisti capaci di coinvolgere i sensi, l’intelligenza e le emozioni con un sapiente accostamento di materiali e colori in continuo, apparente, contrasto.

Nato a Pietrasanta, Bigi ben conosce la bellezza e le difficoltà del denso marmo e del rigido bronzo, che tratta con grande rispetto e straordinaria familiarità. Consapevole della forza che si sprigiona dall’accostamento di due materiali così diversi, realizza sculture che, nonostante la loro ieratica staticità,  sembrano pronte a cambiare posa e azione ad ogni girar d’occhio. Come i personaggi dei cantastorie, le figure di Bigi – solari e astuti assemblaggi di forme disparate – trasmettono con vigoroso umorismo ed esuberante fantasia, un candore soltanto apparente: l’inganno e lo stratagemma fuorviante sono spesso usati da Bigi per ricordare che nella vita niente è mai come appare e che dietro la favola più bella si può nascondere la tragedia più amara, nella vita e nell’arte. Da qui la necessità per lo scultore di calare le sue grandi opere nell’esperienza, collocandole negli spazi urbani, con i quali quotidianamente interagiamo, ci confrontiamo, e ci orientiamo.
Di tono opposto le opere di Rinaldo Bigi pittore. I grandi pastelli, pur mantenendo il suo inconfondibile stile, sorprendono per l’inquietante visione notturna dell’esperienza umana. Tele cariche di angoscia in cui le figure, collocate in paesaggi lontani dalla nostra esperienza, sembrano dare voce alle incertezze e alle paure. I pastelli sono introspettivi, richiamano i momenti di solitudine, ed interrogano sulle misteriose ragioni della mente.
Il passaggio dai pastelli alle sculture è liberatorio per lo spettatore, che si sente liberato dalle angosce e rafforzato dal vigore di un ottimismo che non è risultato di una battaglia interiore vinta, ma di una nuova e pacata visione dell’uomo nel suo mondo.

La mostra antologica di Rinaldo Bigi, curata da Nicola Micieli, autore dell’introduzione al catalogo edito da Bandecchi e Vivaldi, sarà visitabile a Palazzo Mediceo fino al 3 giugno prossimo, tutti i giorni (escluso il lunedì) dalle 15.00 alle 19.30.

Rinaldo Bigi
I sogni di Gorky, opere dal 2000 al 2006
Seravezza, Palazzo Mediceo
Via del Palazzo

5 maggio – 3 giugno 2007
Ore  15.00 -19.30 (lunedì chiuso)
ingresso: intero € 5,00 – ridotto € 3,00

Il segno dell’arte – Bologna, Palazzo Saraceni

Filed under:Collettiva,Emilia Romagna — scritto da claudia il 7 aprile 2007

Il segno dell'arteIl segno dell’arte. Disegni di figura nella collezione Certani alla Fondazione Giorgio Cini (1500-1750)
Bologna, Palazzo Saraceni
19 aprile – 27 maggio 2007

Inaugurazione e apertura al pubblico: 19 aprile – ore 17.30.

Giovedì 19 aprile alle ore 17.30 verrà inaugurata a Bologna, a Palazzo Saraceni, la mostra Il segno dell’arte. Disegni di figura nella collezione Certani alla Fondazione Giorgio Cini (1500 – 1750), organizzata dalla Fondazione Giorgio Cini in collaborazione con l’Associazione Francesco Francia e la Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna.
La mostra, a cura di Giuseppe Pavanello, direttore dell’Istituto di Storia dell’Arte della Fondazione Giorgio Cini, presenta una selezione dei disegni di figura presenti nella collezione Certani della Fondazione Giorgio Cini databili a partire dall’inizio del secolo XVI fino alla metà di quello XVIII.

La ricchezza del materiale grafico della collezione Certani, che appartiene alla Fondazione Cini di Venezia, comprendente disegni di figura e di paesaggio, studi architettonici e decorativi, bozzetti teatrali ed altro ancora testimonia il suo grande rilievo storico-artistico. A metterla insieme era stato l’eminente violoncellista e musicista bolognese Antonio Certani (1879-1952) con acquisizioni sul mercato antiquario locale tra le due guerre. A distanza di oltre mezzo secolo dalla sua scomparsa alcuni dei fogli più spettacolari tornano ad essere visibili a Bologna.
L’eccezionalità della raccolta è legata tuttavia alla presenza di esempi dei maggiori artisti emiliani attivi nei secoli d’oro di quella rinomata scuola. Proprio un prezioso nucleo di quel patrimonio, forte di centinaia di fogli, costituisce la maggiore attrazione della mostra.
L’esposizione si articola in due sezioni. La prima comprende ben 70 fogli dei maggiori esponenti della pittura emiliana tra Cinquecento e metà Settecento. La seconda raccoglie una selezione di 16 testi grafici realizzati da artisti chiamati a rappresentare autorevolmente diverse scuole pittoriche della penisola, da quella veneta a quella romana.
Tra i pezzi di maggiore interesse vanno ricordati, oltre alla primizia del San Sebastiano attribuito al maestro tardoquattrocentesco Nicoletto da Modena, due reperti del bolognese Bartolomeo Passerotti che rappresentano ad alto livello il secolo XVI.  Per il momento aureo del Seicento si potranno vedere opere di pregio, come un disegno di Ludovico Carracci, alcuni studi di Guido Reni e di suoi contemporanei e seguaci, come Cantarini, Schedoni, Cavedone, Torri, Brizio, Pasinelli, Sirani. Spiccano quattro capolavori a gesso rosso e a penna del Guercino, tra i quali la nota Donna che allatta per l’affresco con Venere che allatta  Amore sul camino di una camera di palazzo Pannini a Cento e la Testa di ragazzo con cappello di straordinaria freschezza esecutiva. Meno noti ma altrettanto rappresentativi della civiltà figurativa emiliana del Settecento gli autori di quel secolo presenti nella selezione esposta: oltre a una straordinaria scelta di ben 13 disegni di Donato Creti, vanno segnalati fogli di Rolli, String, Dal Sole, Crespi, Bigari, Bertuzzi, Gionima. Tra i maestri che esulano dall’ambito bolognese ed emiliano verranno fatti conoscere esempi dei lombardi Polidoro da Caravaggio e Aurelio Luini, del veneziano Battista Franco, del veronese Marc’Antonio Bassetti, e testi di artisti centroitaliani del calibro di Poppi, Pollini, Balducci, Diamantini. A questi si aggiunge la rarità del disegno riferito allo scultore di origine fiamminga Giusto Le Court, presente in mostra con uno studio per una figura del Monumento Pesaro nella chiesa veneziana dei Frari.
Catalogo a cura di Vincenzo Mancini e Giuseppe Pavanello, edito da Bononia University Press.

Informazioni pratiche:
Bologna, Palazzo Saraceni
19 aprile – 27 maggio 2007ostra a cura di Giuseppe Pavanello
Catalogo a cura di Vincenzo Mancini e Giuseppe Pavanello, Bononia University Press.perto tutti i giorni (festivi compresi) ore 10.00 – 19.00
Ingresso libero
Informazioni: tel. 051 2754076

Isabella Bona. Metamorfosi.

Filed under:Fotografia,Piemonte — scritto da claudia il 4 aprile 2007

Isabella Bona operaDal 5 aprile al 5 maggio 2007
Cenacolo Felice Casorati in Campidoglio
Via Balme 20 – Torino

Il Cenacolo Felice Casorati prosegue la sua indagine intorno alle dimensioni che
il corpo assume, grazie alle infinite possibilità dell’arte, ospitando la personale di Isabella
Bona, un’artista che in questo percorso ha messo proprio il corpo al centro di una
ricerca dove la convivenza di ideale e reale si configura in nuove ed originali
“metamorfosi”.
lsabella Bona, di origini bellunesi, approda a Torino dopo una biografia artistica
che la vede diplomarsi all’accademia di Belle Arti di Venezia, con una tesi sul tema del
restauro dell’arte contemporanea. Un’articolata serie di esposizioni collettive e personali
– tra cui spicca la personale nella prestigiosa cornice di Palazzo Crepadona a Belluno, la
conducono da Venezia e dal Veneto fino a Genova, all’Emilia e infine a Roma, dove
all’inizio del 2007 è stata premiata nell’ambito della manifestazione Open Art ed ha
esposto nella Sala del Bramante: attraverso questo percorso l’artista affina
progressivamente la sua ricerca approdando all’uso di Photoshop quale potentissimo
mezzo per dare forma ad un’ispirazione creativa sempre più spericolata.
Nel 2000 ha conseguito un importante riconoscimento per questa sua scelta
espressiva con il Premio Mondadori nella sezione Computer graphic, mentre del 2002 è
la partecipazione al workshop veneziano del Maestro giapponese Nobuyoshi Araki,
genio mondiale della fotografia d’avanguardia. Il tratto distintivo dell’opera di Isabella
Bona è la continua ricerca per fondere le possibilità del mezzo tecnologico spinta
all’estremo, con un’espressività che non rinnega la tradizione della storia dell’arte, ma
anzi la ingloba in sé rinnovandola e trasformandola. Ecco che nelle opere di questa
prima esposizione torinese il motivo letterario delle metamorfosi, con il quale artisti di
ogni epoca si sono confrontati, viene rinnovato attraverso l’utilizzo di audaci
contaminazioni materiche artificialmente riprodotte grazie a Photoshop, novello
incantesimo in grado di mescolare reale ed immaginario, un dualismo da sempre al
centro del vissuto umano.
Le “Metamorfosi” in mostra nelle sale del Cenacolo sono autoritratti in divenire
dove è il corpo dell’artista ad essere contaminato con quello di creature che si
potrebbero dire appartenenti al mondo animale, ma che pure stanno perdendo la
connotazione naturale per farsi materia artificiale e fantastica. Questa mostra ha anche il
pregio di essere una felice unione di femminilità diverse – oltre all’artista intervengono
infatti la curatrice Delia Gianti e Sara Bona per il profilo critico- che vogliono proporre al
pubblico una parentesi d’arte e di immaginazione.



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