Splendori a corte. Arti del mondo Islamico nelle collezioni del Museo Aga Khan

Filed under:Collettiva,Emilia Romagna — scritto da claudia il 29 marzo 2007

Stendardo, Iran XVI secoloAL PALAZZO DELLA PILOTTA DI PARMA
DAL 31 MARZO AL 3 GIUGNO 2007

L’esposizione è uno degli appuntamenti principali della rassegna ARTS AND MUSIC FROM THE ISLAMIC WORLD che porterà per due mesi nella città emiliana concerti di musiche tradizionali dell’Asia centrale e giornate di studio sul tema ‘Islam e Occidente: dialogo tra culture’.
Nella prossima primavera, Parma diventa punto d’incontro e di dialogo tra la cultura islamica e quella europea. Dal 30 marzo al 3 giugno, infatti, è in programma la rassegna ARTS AND MUSIC FROM THE ISLAMIC WORLD, che propone un ricco calendario di iniziative: un inedito e raffinato evento espositivo, concerti e giornate di studio, che testimonieranno il denso rapporto di scambi culturali intercorso tra i paesi musulmani e quelli europei dal Medioevo fino ai nostri giorni.
Sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica, con il patrocinio del Ministero degli Affari Esteri, del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, della Regione Emilia Romagna, della Provincia di Parma e del Comune di Parma, il progetto culturale, ideato e curato da Fondazione Aga Khan Trust For Culture, da Fondazione Parma Capitale della Musica e dalla Sovrintendenza per il Patrimonio Storico Artistico ed Etnoantropologico di Parma e Piacenza, è promosso dalla Fondazione Teatro Regio di Parma e dall’Università di Parma, con il contributo di Arcus.
“La mostra  – sottolinea S.A. l’Aga Khan –  ha l’ambizione di consentire una visione, multiforme seppur fuggevole, del vasto regno delle arti nelle culture musulmane, nelle sue più diverse espressioni: manoscritti e pagine miniate, pitture, ceramiche, suppellettili in legno e in metallo, tessuti. Il linguaggio dell’arte, soprattutto quando è ispirato dalla spiritualità, può essere uno strumento di comunicazione che trascende e supera le barriere. Questa mostra ha dunque un significato veramente speciale, in un’epoca che ha tanto bisogno di incontri illuminati tra varie fedi e culture”.

Uno dei punti di maggiore interesse della rassegna è rappresentato dalla mostra “SPLENDORI A CORTE. Arti del Mondo Islamico nelle Collezioni del Museo Aga Khan”, che presenta per la prima volta in Italia, dal 31 marzo al 3 giugno, al Palazzo della Pilotta, 170 capolavori della collezione di S.A. l’Aga Khan, che nel 2009 costituirà il nucleo del nuovo Museo Aga Khan a Toronto in Canada.
L’esposizione, curata da Sheila Canby – curatrice del Dipartimento di Arte islamica del British Museum di Londra –, sarà divisa in due sezioni; la prima, dedicata alla ‘Parola di Dio’, nella quale saranno raccolti volumi del Corano splendidamente decorati, databili tra l’VIII e il XVIII secolo. La seconda, dedicata al ‘Potere del Sovrano’ offrirà una rievocazione delle grandi corti islamiche dalla dinastia dei Fatmidi d’Egitto, ai Qajars di Persia, attraverso l’educazione del Sovrano, la poesia e la letteratura, l’esercizio del potere e i suoi passatempi, la caccia e l’equitazione.
Tra le opere esposte, manoscritti e pagine miniate, pitture, ceramiche manufatti in legno e metallo, tessuti provenienti da una vasta aerea islamica che si estende dalla Cina fino ai territori andalusi.
Il catalogo sarà edito da Olivares.
Parma, Palazzo della Pilotta
31 marzo – 3 giugno 2007
Orari: 10.00 – 19.00. Lunedì chiuso. Lunedì 9, 23 e 30 aprile aperto.
Biglietti: € 8 intero; € 6,50 ridotto under 18, over 65, gruppi di min. 15 persone, convenzioni; € 3 ridotto scuole
Catalogo Olivares

Informazioni e prenotazioni: civita tel. 199 199 111 – servizi@civita.it

Werner Bischof. Immagini

Filed under:Emilia Romagna,Fotografia — scritto da claudia il 22 marzo 2007

werner-bischof-south-korea_small.JPGDAL 24 MARZO AL 27 MAGGIO 2007
A PALAZZO MAGNANI DI REGGIO EMILIA
LA MOSTRA
WERNER BISCHOF IMMAGINI

L’esposizione presenterà 70 scatti del fotoreporter svizzero della Magnum, maestro riconosciuto del bianco e nero
In contemporanea, si terrà l’antologica dedicata all’artista americano Richard Estes, uno dei maggiori esponenti del fotorealismo. Dal 24 marzo al 27 maggio 2007, a Palazzo Magnani di Reggio Emilia si tiene una grande mostra fotografica dedicata a Werner Bischof.
Promossa dalla Provincia di Reggio Emilia e da Palazzo Magnani, con il contributo di Fondazione “Pietro Manodori”, CCPL di Reggio Emilia e Montana (Gruppo Cremonini), l’esposizione curata da Marco Bischof raccoglie 70 scatti del grande fotoreporter della Magnum, maestro riconosciuto del bianco e nero.
Attraverso le immagini esposte sarà possibile ripercorrere i lunghi viaggi che dalla Svizzera portarono Bischof negli angoli più remoti del mondo: dall’India al Giappone, dalla Corea all’Indocina fino ad arrivare a Panama, in Cile ed in Perù.
Nelle sue esplorazioni dei paesi del sud e dell’est del mondo Werner Bischof rimase fortemente colpito dal forte contrasto tra modernità e tradizione, che raccontò con i suoi scatti di paesaggio e le sue nature morte. Ma non solo, Bischof è passato giustamente alla storia come il fotografo delle persone, volti di uomini donne e soprattutto bambini colti nella loro quotidianità.
La mostra raccoglie una ricca selezione dei suoi più importanti reportage, affiancando ai famosi ritratti di bambini che giocano e di uomini e donne nella loro terra, le meno note, ma altrettanto affascinanti, fotografie di paesaggio e di still life.
In contemporanea, nel palazzo reggiano, si terrà l’antologica dedicata all’artista americano Richard Estes, uno dei maggiori esponenti del fotorealismo.

Werner Bischof nasce a Zurigo il 26 aprile 1916. Seguendo la sua attitudine alla pittura, frequenta per un anno un corso di disegno a Schiers. Insoddisfatto, nel 1934 si iscrive alla scuola di arti applicate di Zurigo dove frequenta il corso di fotografia tenuto da Hans Fisler. Specializzatosi nello still-life e conseguito il diploma nel 1936, avvia un laboratorio di fotografia e grafica per manifesti e riviste; due anni dopo viene assunto dagli editori Amstutz & Herdeg. In occasione dell’Esposizione nazionale svizzera del 1939, progetta l’allestimento del padiglione delle arti grafiche e collabora alla realizzazione di quello della moda.
Allo scoppio del secondo conflitto mondiale, dopo un breve soggiorno a Parigi, si arruola nell’esercito svizzero svolgendo anche la mansione di reporter di guerra. Quest’esperienza gli permette di valutare il divario esistente tra la fotografia in studio, basata su un’attenta pianificazione, e il fotoreportage, rapido nell’esecuzione quanto imprevedibile nelle dinamiche. Sceglierà quest’ultimo, per il contatto umano e la possibilità di continuo raffronto col presente, senza però rinunciare alla perfezione tecnica maturata nel corso della sua formazione.
Nel frattempo conosce Arnold Kubler, scrittore, uomo di teatro e caporedattore della rivista d’arte e cultura “Du”, e con lui, tra il ’41 e il ’42, instaura un duraturo rapporto di collaborazione. Contemporaneamente, frequenta gli ambienti delle avanguardie artistiche zurighesi aderendo al movimento surrealista “Allianz”.
A partire dal 1945, collabora con le principali testate internazionali per le quali realizza alcuni importanti reportage nell’Europa martoriata dalla guerra, tra questi, uno dei primi riguarda gli italiani internati in Svizzera. Nel ’46 attraversa l’Italia fissando sulla pellicola le devastazioni e il malessere generati da anni di ostilità, in particolare la protesta dei milanesi per la separazione di Trieste dall’Italia, i sopravissuti ai campi di sterminio nazisti in Trentino Alto-Adige, gli asili per bambini orfani in Emilia Romagna, le rovine dell’abazia di Montecassino. A Rimini conosce la futura moglie Rossellina Mandel.
Nel ’48, fotografa per “Life” le Olimpiadi di Saint Moritz e l’anno seguente diventa membro della Magnum. Continua a viaggiare nell’Europa del Nord e dell’Est, e nel ’50 torna in Italia, dove pubblica alcuni servizi su “Epoca”. In quell’occasione effettua una quindicina di scatti anche in Sardegna documentando la durezza e l’arretratezza delle condizioni di lavoro nel Campidano di Cagliari e nell’Iglesiente.
Dopo un breve soggiorno nella provincia indiana del Bihar e un anno trascorso in Giappone é la guerra a richiamarlo in prima linea, prima in Corea e poi in Indocina.
Nel 1953, parte per gli Stati Uniti. L’anno successivo, su incarico della Magnum, torna nel sud del continente, Panama, Cile e Perù.
Il 16 maggio 1954, a soli trentotto anni, perde la vita in un incidente automobilistico sulla Cordigliera delle Ande.

Presso:
Palazzo Magnani, corso Garibaldi, 29 – Reggio Emilia
Orari: 9.30 – 13.00 / 15.00 – 19.00. Lunedì chiuso.
Biglietti: Euro 6 intero; Euro 4 ridotto; Euro 2 studenti

architettura.paesaggio.design – conferenze ’07

Filed under:Architettura e Design,Lombardia — scritto da claudia il 20 marzo 2007

ORDINE DEGLI ARCHITETTI, PIANIFICATORI, PAESAGGISTI E CONSERVATORI
DELLA PROVINCIA DI MONZA E DELLA BRIANZA

architettura.paesaggio.design  –  conferenze 07
architettura.paesaggio.design è il titolo che accompagnerà il primo ciclo di serate promosse ed organizzate dall’Ordine degli architetti, paesaggisti, pianificatori e conservatori della provincia di Monza e della Brianza.
Le serate vorrebbero far conoscere le diverse sfacettature della figura e della professione di architetto, da paesaggista, a conservatore, a designer, a pianificatore, attraverso la voce di autorevoli protagonisti che hanno o hanno avuto un forte legame con la provincia.
Le serate, scandite nelle tre aree tematiche afferenti all’architettura, vedranno ospiti tre famosi protagonisti dello scenario italiano ed internazionale: Benedetta Tagliabue (3 aprile-Monza) per la serata di Architettura, Andreas Kipar (27 aprile-Vimercate) per quella dedicata al Paesaggio e Antonio Citterio (18 maggio-Cesano Maderno) per la serata del Design.
La scelta di queste figure ricade su quei professionisti che, o per percorsi formativi o per il proprio operato sul territorio, appartengono in qualche modo alla realtà della Provincia di Monza e Brianza. Ecco perché tale scelta va letta come uno degli obiettivi precipui che l’Ordine, da poco istituito, si è posto, ovvero promuovere l’architettura del territorio.
Una risposta alla rarità di occasioni di dibattito, alla scarsa conoscenza della figura dell’architetto e dell’architettura nella contemporaneità e alla mancanza di coinvolgimento del più vasto pubblico (studenti, operatori di settore, cittadini, amministratori) sui temi dell’architettura e del paesaggio.
Il tentativo è quello di sostenere un rinnovato interesse nei riguardi di una disciplina che, quanto meno nel nostro paese, è ancora appannaggio di una ristretta cerchia di professionisti. Questa iniziativa, vuole essere un mezzo attraverso il quale si cerca di divulgare un linguaggio che possa raggiungere non solo gli “esperti” del settore, ma anche la cittadinanza tutta. Ci si vuole rivolgere ad un pubblico “allargato”, perché l’Architettura, come le altre arti, possa essere apprezzata e discussa da tutti.

Il farsi della città
Benedetta Tagliabue Miralles-Monza, Urban Center – 3 aprile 2007, ore 21
Milanese di nascita, la sua biografia è fatta di continui spostamenti e di esperienze importanti. A Barcellona fonda nel 1993 con Eric Miralles lo studio EMTB, studio che ancora oggi dirige. Tra i  molti progetti realizzati, ricordiamo quelli per il  nuovo Parlamento scozzese, per l’Università di Architettura di Venezia IUAV, per il mercato di S. Caterina, per la nuova sede del Gas Natural e per la diagonal Mar Parc a Barcellona, per  Campus Universitario di Vigo in Spagna e per il porto di Amburgo. È Visiting professor in diverse Facoltà di Architettura in Europa e Stati Uniti e attualmente è docente presso la Escola Tecnica Superior d’Arquitectura del Valles.

Il progetto di paesaggio
Andreas Kipar-Vimercate, Auditorium Biblioteca Civica – 7 aprile 2007, ore 21
Architetto e paesaggista, si forma in Germania e opera nel campo della pianificazione e della progettazione paesaggistica, del verde storico e del recupero ambientale sia in Italia che all’estero. Sul tema della riqualificazione del paesaggio e della ricomposizione urbana è tra gli autori del progetto 2009: Molta + Brianza, che ricalca il modello dei progetti europei già avviati in aree industriali e urbanizzate − come la Brianza −.

Il segno del design
Antonio Citterio-Cesano Maderno, Palazzo Arese Borromeo – 8 maggio 2007, ore 21
È ormai annoverato tra i grandi maestri del design italiano e non solo. Citterio, infatti, investiga larga parte del costruito e lo fa con devozione e amore. La ricercatezza dei dettagli in architettura gli proviene dal mestiere: vincitore del premio più ambito nel campo del design: il compasso d’oro nel 1987 e nel 1995; i suoi prodotti “Mobil” e “Battista”, per Kartell, sono esposti nella collezione permanente del MoMA di New York.

Con il patrocinio di
Comune di Monza
Comune di Vimercate
Comune di Cesano Maderno

Informazioni
www.ordine.architetti.mb.it
Via Zanzi 8a, 20052 Monza
0392307447

Enzo Cucchi. Sculture

Filed under:Lombardia,Scultura — scritto da claudia il 15 marzo 2007

Opera Enzo CucchiALLA GAMeC DI BERGAMO
DAL 4 APRILE
AL 27 MAGGIO 2007

Per la prima volta in un’istituzione pubblica, la personale di uno dei maggiori esponenti della Transavanguardia, interamente dedicata alla sua produzione plastica, dagli anni Novanta a oggi. Dal 4 aprile al 27 maggio 2007 la GAMeC – Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo ospita nello Spazio Zero una personale di Enzo Cucchi, a cura di Giacinto Di Pietrantonio, la prima in un’istituzione pubblica interamente dedicata all’opera scultorea dell’artista, tra i maggiori esponenti della Transavanguardia.
Il percorso espositivo copre un arco cronologico che, dagli inizi degli anni Novanta, giunge fino ad oggi con oltre quaranta bronzi, una grande opera in ceramica e una tela di oltre 6 metri per 6 realizzata appositamente per lo spazio della GAMeC; quest’ultima, collocata sull’estremità della grande sala, farà da sfondo all’intera mostra.
L’iniziativa consente di esplorare l’universo plastico di un artista noto al pubblico soprattutto come pittore. In realtà, anche nella pittura, Cucchi non ha mai smesso di confrontarsi con le forme scultoree o ancora installative. Molti dei suoi primi lavori, infatti, esprimevano tridimensionalità, una qualità spaziale che si respira sia nella pittura che nel disegno. Cucchi presta molta attenzione allo spazio e le immagini che ne risultano non sono mai piatte, ma colme di una visionarietà che le colloca sempre in un vuoto tridimensionale. Questo è forse uno dei motivi che lo hanno portato ad incontrarsi culturalmente con maestri dello spazio come Lucio Fontana o a lavorare con un architetto delle forme e spazi metafisici come Ettore Sottsass.
Questo affondare le proprie radici nella scultura permette al suo lavoro di imporsi per originalità rispetto alle tendenze predominanti alla fine degli anni Settanta e al contempo di differenziarsi dalle coeve nuove ricerche puramente pittoriche. In tal modo egli mantiene vivo lo sperimentalismo tipico delle avanguardie: le sue installazioni sono composte dai materiali più diversi, dislocati liberamente nello spazio espositivo ed utilizzati come supporto dell’immagine dipinta, scolpita o disegnata. In questo senso la mostra alla GAMeC, pur essendo composta da oltre quaranta bronzi – da sculture così piccole da essere contenute nel pugno di una mano ad altre alte oltre 4 metri e mezzo – cui si aggiungono una grande ceramica ed un quadro di enormi dimensioni, è concepita e allestita come un’unica grande installazione.

Nato a Moro d’Alba (Ancona) nel 1949, Enzo Cucchi è uno dei maggiori esponenti della Transavanguardia.
Il suo lavoro si connota fin da subito per l’originalità, derivante dal recupero dei mezzi espressivi più tradizionali (pittura, disegno, scultura, ceramica e grafica) posti al servizio dello sperimentalismo tipico dell’epoca. L’arte, nel senso più generico del termine, rappresenta per Cucchi il mezzo necessario per veicolare all’esterno la propria interiorità, immagini visionarie e poetiche della realtà radicate nella sua memoria esistenziale che, al tempo stesso, superano questi confini per farsi coinvolgimento emotivo universale, svincolato dalla singola esperienza dell’artista. È in quest’ottica che va interpretata l’attività svolta dall’artista in diversi ambiti; degni di nota, in questo senso, sono i lavori che Cucchi ha realizzato per il teatro come scenografo, per l’editoria come illustratore di poeti e scrittori e come scultore di opere permanenti all’aperto.
Dall’inizio degli anni Ottanta viene riconosciuto a livello internazionale come uno degli artisti più rappresentativi del nuovo clima culturale. È invitato a partecipare alla Biennale di Venezia nel 1980 e nel 1993, a Documenta a Kassel nel 1982 e nel 1987, alla Quadriennale di Roma nel 1992 e nel 2005 e alla Bienal Internacional de Sao Paulo a San Paolo del Brasile nel 1985 e nel 1996. Sue personali sono state organizzate presso prestigiosi musei e gallerie tra cui la Kunsthaus di Zurigo nel 1982 e nel 1988, la Kunsthalle di Basilea nel 1984, l’ICA di Boston nel 1984, il Kunstmuseum di Düsseldorf e il Louisiana Museum di Humlebæk nel 1985, il Solomon R. Guggenheim Museum di New York e il Centre Georges Pompidou di Parigi nel 1986, la Wiener Secession di Vienna e la Kunsthaus di Zurigo nel 1988, il Museo Luigi Pecci di Prato nel 1989, la Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma nel 1998 e, infine, il Tel Aviv Museum of Art nel 2001.

“Natura e vita” al Bidone

Filed under:Campania,Collettiva — scritto da Mostre in Italia il 13 marzo 2007

Giovedì 15 marzo alle ore 17.30 presso il Centro d’Arte e Cultura Il Bidone, in via Salvator Rosa 159, a Napoli, sarà inaugurata la mostra “Natura e vita”, collettiva degli Artisti del Movimento Esasperatismo-Logos & Bidone a cura di Adolfo Giuliani. Espongono: M. Barrotta, A. De Chiara, R. Elia, M. Fortunato,F. Iuliano, P. Napoletano, P. Rago, F. Santamaria. “Arte, natura e vita – ha scritto in una nota di presentazione il giornalista Domenico Raio – rappresentano un trinomio inscindibile il cui valore gli aderenti al Movimento dell’Esasperatismo si stanno impegnando a tenere alto attraverso un’espressione pittorica che, lungi da ogni facile esercizio contemplativo, vuole ribadire l’importante ruolo che l’arte stessa dovrà avere nell’evitare che l’uomo possa causare ulteriori infausti fenomeni ai danni della terra e degli esseri viventi.”
La mostra resterà aperta fino al 27 marzo dalle 16.30 alle 19.30. Sabato e Domenica per appuntamento

La pittura naif di Elio Gervasi

Filed under:Lombardia,Pittura — scritto da claudia il 8 marzo 2007

Elio Gervasi

Venerdì 9 marzo 2007 | ore 17.00 | R.S.A. San Giorgio | Milano

Lo Studio Sant’Agnese, galleria d’arte di Milano, venerdì 9 marzo p.v. alle ore 17.00 ha il piacere di presentare la mostra personale dell’artista Elio Gervasi all’interno del nuovo spazio espositivo della R.S.A. San Giorgio, in via Quadrio 14, a Milano.
L’esposizione si compone di una serie di dipinti con soggetti rappresentanti paesaggi, fiori e personaggi da fiaba, i veri protagonisti di un’autentica promenade in un variopinto universo familiare e ideale ad un tempo.
L’artista, siciliano d’origine e romano d’adozione, riesce a creare un’atmosfera che incanta e seduce il pubblico rappresentando opere che evocano figure dal sapore onirico.
Le tele di Elio Gervasi, coloratissime, vivaci, allegre, vogliono esprimere il particolare amore per l’arte popolare siciliana espressa nei carretti e nelle pitture votive.

Elio Gervasi è nato a Messina, vive a Roma dal 1967. Ha studiato presso l’Istituto Statale d’Arte di Roma. Ha cominciato a dipingere giovanissimo, da allora ha iniziato a esporre le sue opere in una serie di mostre in Italia e all’estero. A Roma ha avuto modo di incontrare artisti come Renato Guttuso, Bruno Caruso, Antonio Corpora, Giuseppe Cesetti. Ha ottenuto numerose critiche positive da vari giornalisti italiani e stranieri, tra i quali Vittore Querèl, Toni Bonavita, John Hart, Romana Bagni, Franz Riccobono, Maria Teresa Prestigiacomo. Ultime mostre: Fondazione Mazzullo, Taormina; Galleria Simmi, Roma; Galleria Futurart, Bruxelles.

“… spicca voli pindarici, anche lui, con la sua fantasia per consegnarci isole che non ci sono, paradisi terrestri sulla Terra che rappresentano il sogno-bambino di una condizione migliore. Anche l’artista, romano d’adozione, compie il suo isolamento dal mondo di tutti i giorni per cantare un’esistenza ideale in cui ritrovarsi senza affanni, senza paure…amici degli animali, abitanti di magiche isole sospese nel vento e sul mare…”

 

ELIO GERVASI – La pittura naif di Elio Gervasi –


Dal 9 marzo al 15 aprile 2007
Orari: tutti i giorni dalle 10.30 alle 18.30
Organizzazione: Studio Sant’Agnese

Presso: R.S.A. San Giorgio via Quadrio 14 Milano T +39 02 6268951

 

Carlo Ferrari. Las flores del deseo

Filed under:Lombardia,Pittura — scritto da claudia il 3 marzo 2007

papaveri Carlo FerrariStudio Forni
Via Fatebenefratelli, 13
20121 Milano
22  MARZO   – 28  APRILE 2007
INAUGURAZIONE  GIOVEDÌ 22 MARZO 2007 ore 18.00
ORARI: 10/13 – 16/19,30
Chiuso domenica e lunedi’

Amarillis e papaveri, dai petali leggeri e suadenti come seta campeggiano sulle tele di Carlo Ferrari (Massenzatico – Re, 1946) ritratti contro uno sfondo nero, piatto, che ne accentua la tridimensionalità. Le corolle di queste fiori sembrano sfuggire alla bidimensionalità del quadro, imponendosi nello spazio circostante, carichi di una forza decisa ed irruente, donatagli soprattutto dal colore: quel rosso deciso, intenso, proprio del sangue, della vita, e simbolo della passione. Dai petali, agli stami, al pistillo ogni elemento del fiore viene rappresentato con grande dovizia di particolari; il pennello sembra accarezzare ogni superficie, evidenziando le forme, morbide  e sensuali, e la levigatezza dei petali. Di diverso impatto i dipinti che rappresentano le calle: fiori più “timidi  e discreti” che mostrano sulla tela il loro aspetto candido e verginale. Il bianco
spicca sul nero del fondo dando alla composizione un’atmosfera più spirituale, quasi mistica, che contrasta con la corporeità e carnalità dei papaveri e degli amarillis.
Desiderio e contemplazione vengono così racchiusi all’interno dell’universo pittorico di  Ferrari che lascia ai suoi fiori il compito di raccontare.



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