L’arte delle donne. Dal Rinascimento al Surrealismo.

Filed under:Lombardia,Pittura — scritto da claudia il 30 Novembre 2007

Elisabetta SiraniMilano, Palazzo Reale
5 dicembre 2007 – 9 marzo 2008
L’ARTE DELLE DONNE
dal Rinascimento al Surrealismo

Nell’Anno Europeo delle Pari Opportunità, il primo grande evento espositivo dedicato a cinque secoli di arte al femminile, attraverso 110 artiste e 200 opere, da Sofonisba Anguissola a Camille Claudel, da Lavinia Fontana a Frida Kalho, da Marietta Robusti Tintoretto a Tamara de Lempicka, ad altre ancora.
Artematica destinerà il 5% degli incassi della mostra alla Fondazione Umberto Veronesi e ABO PROJECT per finanziare il progetto di ricerca “Radioterapia Intraoperatoria e Radioterapia Fast”, un nuovo schema terapeutico nel trattamento del carcinoma della mammella, coordinato e diretto dall’Istituto Europeo di Oncologia di Milano (IEO).
Stefanel donerà al progetto 1 euro su ogni acquisto effettuato in tutti i suoi negozi in Italia aderenti all’iniziativa, per tutto il mese di dicembre.

Valorizzare la figura della donna come pittrice e non più solo come soggetto dipinto, assegnandole il ruolo di protagonista della scena artistica a lungo dominata dalla figura maschile, è quello che si propone la mostra L’Arte delle Donne, dal Rinascimento al Surrealismo, in programma a Milano, Palazzo Reale, dal 5 dicembre 2007 al 9 marzo 2008.

L’iniziativa si propone, nell’Anno Europeo delle Pari Opportunità, di promuovere ed evidenziare il ruolo della donna nell’arte e di recuperare il valore scientifico, sociale e antropologico delle opere di alcune fra le più illustri artiste della storia, così come di figure meno note, ma egualmente rilevanti nel panorama creativo internazionale, nonché analizzare com’è cambiata l’immagine della donna artista nel corso degli ultimi cinque secoli.

Artematica destinerà il 5% degli incassi della mostra alla Fondazione Umberto Veronesi e ABO PROJECT per finanziare il progetto di ricerca “Radioterapia Intraoperatoria e Radioterapia Fast”, un nuovo schema terapeutico nel trattamento del carcinoma della mammella, coordinato e diretto dall’Istituto Europeo di Oncologia di Milano (IEO).
Stefanel, partner dell’esposizione, brand da sempre vicino al mondo dell’arte e attivo nell’ambito della solidarietà, ha accolto con particolare entusiasmo l’iniziativa di Artematica di coniugare l’evento artistico con un’azione benefica a favore della ricerca medica, e ha deciso di coinvolgere la propria rete di vendita per contribuire al progetto: per ogni scontrino emesso nel mese di dicembre, i negozi Stefanel aderenti all’iniziativa doneranno 1 Euro alla Fondazione Umberto Veronesi e ABO PROJECT.
A supporto saranno dedicate le vetrine degli store di tutta Italia, una campagna stampa e una radiofonica su Radio DeeJay e il sito internet www.stefanel.it

La mostra presenterà oltre 200 opere realizzate tra il XVI e il XX secolo da 110 artiste, tra cui Rosalba Carriera, Artemisia Gentileschi, Lavinia Fontana, Elisabetta Sirani, Nathalie Gontcharova, Camille Claudel, Tamara de Lempicka, provenienti da musei e collezioni di 14 paesi, europei ed extraeuropei, quali il Museo Nacional del Prado e il Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofia di Madrid, il Centre National d’Art et de Culture Georges Pompidou di Parigi, il National Museum of Women in the Arts di Washington, la Galleria degli Uffizi di Firenze, il Museo Nazionale di Capodimonte di Napoli.

“Certo in nessun’altra età”, ebbe modo di scrivere Giorgio Vasari nelle sue Vite, “s’è ciò meglio potuto conoscere, che nella nostra; dove le donne hanno acquistato grandissime lettere”. Il percorso espositivo non poteva quindi che prendere inizio proprio dal Rinascimento, quando, in Italia e in Europa, il caso di una donna artista non rappresentava più, come nel Medioevo, un fenomeno isolato.

Sofonisba Anguissola e Lavinia Fontana sono alcune delle prime artiste attive nel Cinquecento italiano.
Figura mitica, per aver ricevuto, vecchissima e cieca, l’omaggio di una visita di Anton van Dyck, Sofonisba Anguissola (c.1535-1625), cremonese, si specializzò, come le sue sorelle, soprattutto nel ritratto e nell’autoritratto, introducendo un tema che avrà, nelle biografie delle artiste, uno speciale rilievo e un preciso significato, destinato a divenire uno dei filoni principali della produzione femminile fino ai nostri giorni. “Dama di honore de la Reyna” di Spagna, l’Anguissola, di cui si espongono due tra le opere maggiori, (Autoritratto al cavalletto e Partita a scacchi) fu la prima donna a godere dell’appoggio dei monarchi europei.
Lavinia Fontana (1552-1614), sua quasi coetanea bolognese, divenne a sua volta ritrattista ufficiale delle famiglie nobili della città. Figlia di uno dei protagonisti del manierismo bolognese molto attivo a Roma a metà del Cinquecento, Lavinia si formò alla scuola del padre, animata da un gusto eclettico che univa ai modelli tosco-romani e parmensi i primi sentori di quello spirito nuovo che avrebbe nutrito la “riforma” dei Carracci.
Era assai frequente che le artiste fossero figlie o sorelle e mogli di artisti.
È il caso di Marietta Robusti (c.1550-1590), figlia di Tintoretto, detta la Tintoretta, presente col suo luminoso Autoritratto della Galleria degli Uffizi, che fa cenno alla sua educazione musicale, in accordo con le regole educative del tempo.
Ma è la romana Artemisia Gentileschi (1593-1654) ad avere ricoperto un ruolo fondamentale nell’affermazione della donna artista, non solo perché fu una grande pittrice, ma anche perché fu lei a ispirare, negli anni Settanta del secolo scorso, un nuovo interesse di natura femminista e sociale, su tutto il mondo femminile nelle arti. Figlia di Orazio Gentileschi, caravaggista della prima ora, subì violenza da Agostino Tassi, pittore raffinatissimo, e lo denunciò. La raccolta degli atti del processo per lo stupro subito è uno dei primi documenti di questo tipo e spiega l’oscuro fascino che, unendosi a quello della sua pittura, la trasformò in una eroina senza tempo. Continuò a dipingere scene dove il sangue gronda purpureo e lasciò alcune delle più stupefacenti immagini di Giuditta, l’eroina biblica. Giuditta, Susanna, Betsabea divengono i soggetti preferiti di Artemisia e delle artiste seicentesche, che scelsero di rappresentare donne eccezionali della storia classica e della storie biblica, femmes fortes in cui identificavano il loro stesso destino.
Elisabetta Sirani (1638-1665), figlia di un pittore allievo di Guido Reni, Giovanni Andrea Sirani, ebbe un destino opposto a quello di Artemisia. Dedita soltanto alla sua arte, visse soli ventisette anni, lavorando indefessamente, ma morì all’improvviso, forse avvelenata. Entrò quindi nella leggenda: era donna, era pittrice, era figlia di un pittore. La morte giovane aggiunse un’aura alla sua figura; il sospetto avvelenamento trasformò l’intera vicenda in giallo.
Nel Settecento il palcoscenico delle donne dell’arte si apre per accogliere biografie straordinarie, quali quelle dell’italiana Rosalba Carriera (1675-1757) specializzata nella raffinatissima tecnica del pastello qui rappresentata da uno splendido Autoritratto e da un Ritratto maschile, che fu attiva presso le maggiori corti d’Europa, da Parigi a Vienna e della svizzera Angelica Kauffmann (1741-1897), colta interprete di un precoce neoclassicismo ancora intriso di grazie rococò, splendidamente rappresentato nelle due opere in mostra, Erminia e l’Immortalità.
Con l’Ottocento le schiere s’infoltiscono: ecco dunque Berthe Morisot (1841-1895) cognata di Edouard Manet e protagonista dell’Impressionismo e delle sue battaglie, specializzata nella resa di temi domestici e intimi, Eva Gonzalès (1849 – 1883),e l’americana Mary Cassatt (1844 – 1926), scoperta da Degas e da lui introdotta nell’ambiente impressionista.
Suzanne Valadon (1867-1938), madre di Maurice Utrillo, fu una figura in intelligente equilibrio tra i due secoli, tanto da anticipare molte delle visioni fauviste o cubiste. Negli stessi anni si consumò la vita tormentata di Camille Claudel, (1864-1943) maggior scultrice dell’Ottocento, la cui esistenza fu segnata dalla relazione con Auguste Rodin, suo maestro. La mostra accoglie il famoso ritratto che la giovane allieva eseguì dell’amante, e un bronzo raffigurante La Valse. Grande scultrice, potente artigiana, infaticabile lavoratrice, era la sola donna dell’atelier di Rodin che potesse tagliare il suo marmo – compito da uomini. Allo stesso tempo è interprete delicata e sensibilissima di una misura che declinava il modello rodiniano nella sfumatura più moderna delle curve e dei motivi decorativi: abbassò il tono stentoreo e monumentale del maestro, per scoprire la forza anche dentro una scultura di dimensioni inferiori.
Si giunge così al Novecento, attraverso l’opera elegantissima di Elisabeth Chaplin (1890-1982), francese di origine ma di cultura italiana, di cui si espongono due capolavori provenienti dalla Galleria d’Arte Moderna di Palazzo Pitti, alle prime avanguardie e all’inglese Vanessa Bell (1879-1961), protagonista, con la sorella Virginia Woolf, di un movimento straordinariamente vivace nell’Inghilterra tra i due secoli.
Artiste quali Gabriele Münter (1877-1962), Marianne von Werefkin (1860-1938), Paula Modersohn-Becker (1876-1907) e Käthe Kollwitz (1867-1945), presente con un nutrito gruppo di opere, vissero da protagoniste l’atmosfera cosmopolita della Germania del primo espressionismo gareggiando con le prime donne italiane lanciate nell’entusiasmo mediatico del futurismo.
Meteore fuori dal coro, Tamara de Lempicka (1902-1980) e Frida Kahlo (1907-1954) sconcertano non solo con le opere, ma anche con le loro biografie. Autrici di altissima individualità, seppero tracciare linee uniche e indipendenti tra le correnti del secolo.

Il Novecento spalanca la complessità del contemporaneo presentando voci sparse, ormai non più elencabili secondo un ordine, né di nazione, né di tendenze, come Meret Oppenheim (1913-1985), indiscussa protagonista di uno sperimentalismo sempre all’avanguardia.

Accompagna la mostra un catalogo Federico Motta Editore.
Artematica ringrazia sentitamente per la collaborazione il National Museum of Women in the Arts di Washington e l’Associazione Amici del National Museum of Women in the Arts di Milano.

Dove: Milano, Palazzo Reale (Piazza Duomo, 12)
Quando: 5 dicembre 2007 – 9 marzo 2008
Orari: lunedì dalle 14.30 alle 19.30; martedì, mercoledì, venerdì, sabato e domenica dalle 9.30 alle 19.30; giovedì dalle 9.30 alle 22.30.
Biglietti: intero: 9 euro; ridotto: 7 euro (studenti, tesserati TCI, over 60); ridotto: 6 euro (fino a 18 anni); gratuiti fino a 3 anni, disabili con accompagnatore.
Informazioni e prenotazioni: www.ticket.it; tel. 02.54915

L’esposizione, col patrocinio del Comune di Milano – Assessorato alla Cultura e Assessorato alla Famiglia, Scuola e Politiche Sociali, della Provincia di Milano, realizzata da Artematica, con la partnership di Gobbetto e Stefanel, sponsor Davines, Rcs, sponsor tecnici The Westin Palace, Milano, Trimtec, ATM, è curata da un comitato scientifico presieduto da Hans Albert Peters, storico dell’arte, ex direttore del Kunstmuseum di Düsseldorf, e composto da Sergio Benedetti, curatore capo della National Gallery of Ireland, Beatrice Buscaroli, storica dell’arte, docente di Storia dell’Arte Contemporanea all’Università di Bologna-Ravenna, direttore artistico delle collezioni d’Arte della Fondazione Cassa di Risparmio di Bologna, Susan Fischer Sterling, curatore capo National Museum of Women in the Arts, Washington, Gutman Ilene, direttore Affari Nazionali ed Internazionali del National Museum of Women in the Arts, Washington, Francesco Petrucci, direttore del Museo di Palazzo Chigi in Ariccia, Elena Pontiggia, storica dell’arte, Accademia di Brera, Milano, Nicola Spinosa, sovrintendente Polo Museale Napoletano, Edoardo Testori, critico d’arte, Marco Vallora, professore di Storia dell’Arte Contemporanea all’Università di Urbino, di Estetica al Politecnico di Milano e di Storia dell’arte e Storia della Critica alla Facoltà di Architettura di Parma.

Stefan Hoenerloh – Galleria Rubin

Filed under:Lombardia,Pittura — scritto da claudia il 12 Settembre 2007

Stefan Hoenerloh, Rue Abigail et Brittany Hensel, 2006, olio su tela, 171 x 126 cmStefan Hoenerloh
22 settembre – 22 ottobre 2007

Inaugurazione venerdì 21 settembre 2007 ore 19.00
Galleria Rubin è lieta di annunciare la nuova personale del pittore tedesco Stefan Hoenerloh.

Stefan Hoenerloh dipinge città immaginarie che non hanno riscontri nel reale e lo fa con grande abilità tecnica, descrivendo ogni minimo dettaglio con una perizia degna degli antichi maestri.
L’artista tedesco ci offre vedute di panorami cittadini, con inquadrature limitate a pochi edifici monumentali accostati uno all’altro, a sviluppo verticale. Le opere dell’artista conducono l’osservatore attraverso vicoli e strade nascoste introducendolo in uno spazio scenico fittizio, dai caratteri neutri e indecifrabili per questo avvolti da un’aura di mistero. Il colore è steso in modo che la superficie della tela resti liscia, così che il pigmento pittorico non prenda corpo e non sottragga attenzione alla scena dipinta.
Hoenerloh ritrae città immaginarie che nascono da reminiscenze architettoniche che mescolano la maestosità delle rovine romane con gli antichi e austeri palazzi di una Germania sospesa nel tempo. I suoi panorami urbani sembrano rimandare ad una civiltà europea e occidentale, che in questo inizio secolo si vede minacciata a divenire sempre di più la periferica provincia di un impero che ha spostato il suo baricentro geopolitico.

Nasce a Karlsruhe nel 1960, tra 1980 e il 1986 studia Filosofia e Storia dell’Arte presso la Libera Accademia di Berlino. Vive e lavora a Berlino

Esposizioni personali (selezione):
2007  Galleria Rubin, Milano
2006  Galleria Jean-Luc & Takako Richard, Parigi
2005  The Blue Gallery, Londra
2005  Hof&Huyser, Amsterdam
2004  Galleria Rubin, Milano
2003  Kunstverein Emsdetten, Emsdetten
2002  Galleria Voss, Düsseldorf,
2002  Galleria Städtische, Viersen
2000  Galleria Voss, Düsseldorf
1999  Kunstverein, Tauberbischofsheim,
1999  Arnot Art Museum, New York
1997  Salon D`Art Contemporain de Bagneux, Parigi
1997  Galleria Neumann, Monaco
1997  Johnson und Johnson Fine Art, Berlino
1997  Galleria Raab, Berlino
1996  Kunstverein Friedrichstadt, Berlino
1996  Galerie im Turm, Berlino
1994  Galerie Zellweger, Basilea
1994  Galerie OZ, Parigi
1993  Realismus Trienale, Martin Gropius Bau, Berlino

Partecipazione a Fiere Internazionali (1993 – 2007)         
Art Cologne, Colonia;  Arte Fiera, Bologna; MiArt, Milano; Tefaf, Maastricht; Arco, Madrid; Art Brussels, Bruxelles; Art Frankfurt, Frankfurt; Art Forum Berlin, Berlino; Art International New York, New York;  Art Stockholm, Stoccolma; Gramercy, New York; Art Jonction, Cannes;  Toronto International Art Fair, Toronto; Kunstkabinett, Francoforte; Art Bodensee, Marburgo; Art Rotterdam, Rotterdam; Art Karlsruhe,  Karlsruhe

Galleria Rubin    Via Bonvesin de La Riva , 5  20129 Milano, tel. +39 02 36561080  fax. +39 02 36561075    inforubin@galleriarubin.com

Abituarsi all’idea

Filed under:Lombardia,Pittura — scritto da claudia il 5 Settembre 2007
Spazio espositivo:     Oratorio dei Disciplini, Clusone, (BG)
Titolo:         Abituarsi all’idea / variazioni sul tema della Danza Macabra
Vernissage:        Sabato 15 settembre 2007, alle ore 16.30
Data di chiusura:    7 ottobre 2007

Gli antichi spazi dell’Oratorio dei Disciplini di Clusone (BG), sono noti soprattutto per il celebre affresco che decora la facciata del convento, risalente al 1485 e che raffigura uno dei primi casi di Danza Macabra rinvenuti in Italia. Recenti interventi di restauro hanno consegnato ai visitatori del complesso un nuovo spazio destinato a periodiche esposizioni d’arte. In questo contesto si colloca il progetto intitolato  “ABITUARSI ALL’IDEA”.
Su invito dello storico d’arte Mauro Zanchi, l’artista Paolo Dolzan presenterà un corpo di opere concepite per l’occasione,  (dipinti, grafiche e sculture), nel tentativo di aggiornare l’iconografia e le tematiche di critica sociale legate al complesso tema della Danza Macabra. Durante il processo di elaborazione dell’iniziativa avviato da             più di un anno, si è creduto efficace estendere la proposta  ad altri artisti impegnati su diversi fronti di sperimentazione: Fulvio de Pellegrin, con il ciclo “Homines” (immagini tratte dalle Catacombe dei Cappuccini di Palermo), Heidi Lichtenberger (con le sue installazioni e video-proiezioni), il poeta sonoro Massimo Arrigoni                assieme  ai danzatori Maria Cristina Zanon e Yelly Thioune, (con una performance ispirata al capolavoro cinematografico Il Settimo Sigillo di Ingmar Bergman).

Orari di apertura:   
Tutti i giorni dalle 15.30 alle 19.00 – Mercoledì chiuso – INGRESSO LIBERO

Catalogo:       
Edizioni Publistampa (Pergine Valsugana), a cura di Mauro Zanchi,             112 pag., costo euro 30,00.

Curatore:        
Mauro Zanchi

Artista:       
Paolo Dolzan

Contributi artistici:   
Fulvio de Pellegrin, Heidi Lichtenberger, Massimo Arrigoni,                     Mariacristina Zanon, Yelly Thioune.

Andrea Lucchesi – Galleria Entroterra Milano

Filed under:Lombardia,Pittura — scritto da claudia il 7 Agosto 2007

Maddalena olio su telaANDREA LUCCHESI
Inaugurazione:  15 settembre 2007  h. 17:30. Con la presenza dell’artista. Catalogo in galleria.
Date Mostra: dal 15 settembre 2007  al 13 ottobre 2007
Titolo mostra: Andrea Lucchesi
Spazio Espositivo: Via Biancospini, 2 -Milano
Orari di visita: dal lunedì al venerdì 15:00-19:00; Sabato 11:00 -19:00
Website: www.entroterra.it
Contacts: info@entroterra.it; press@entroterra.it
Ingresso libero

Sabato 15 settembre 2007 alle ore 17:30 presso lo spazio Entroterra si inaugura la personale dell’artista toscano Andrea Lucchesi.

“Ogni storia ha la sua importanza, mi interessano quelle persone di cui pochi si accorgono, che vivono nei sobborghi, ai margini degli agglomerati urbani, nelle periferie estreme.
Sono come guerrieri che si sono smarriti nella strada del ritorno dopo aver perso la loro battaglia.
Rifugiatesi in una sorta di terra di mezzo hanno scelto di resistere anziché soccombere”.
Lo stesso  Andrea Lucchesi  con queste  parole ci permette di conoscere la natura più profonda  della sua pittura e di farcene irretire.
Le opere del giovane artista fiorentino raccolgono nelle opache pennellate da cui sono composte stimoli diversissimi: dal classicismo più intenso e quasi arcaico alla modernità dei protagonisti della sua pittura che ci guardano con malinconica fierezza.
Lucchesi dipinge quello che c’è e della cui  esistenza a volte preferiremmo non sapere: un mondo anticonvenzionale, scomodo. L’artista, infatti, registra l’umanità silenziosa che lo circonda un’umanità eterogenea conosciuta attraverso la lunga frequentazione di un centro sociale vicino a Firenze. E’ qui che entra in contatto con tutti quegli antieroi che costituiscono il sottofondo delle nostre grandi e distratte città.
Lucchesi li ritrae rigorosamente dal vero, in studio (uno spazio che fu di Tito Conti e che, vincendo il prestigioso premio Tito e Maria Conti, conferito dall’Accademia delle Arti del Disegno di Firenze, ha in uso per cinque anni).
Con l’incisività della sua pittura, Lucchesi riesce a materializzare su tela la loro condizione incerta, interpretando il contesto urbano come palcoscenico sul quale si svolge questa loro infinita lotta per la sopravvivenza; lotta che, in fondo,  anche ognuno di noi, forse in forme e modalità diverse, deve combattere ogni giorno.
E probabilmente è proprio per questo  motivo che la pittura del giovane e promettente artista toscano ci tocca così profondamente: Lucchesi riesce a cogliere il male di vivere, per dirla come Montale, e ne fa manifesto della propria artisticità.
La malinconia  che il pittore infonde nelle sue tele però, non è disgiunta da una originalissima forma di sentimentalismo, evidente ad esempio ne Les jeunes amoreux, dove i due innamorati, sembrano giovani divinità greche, morbidamente adagiati l’una nelle braccia dell’altro, fieri del loro amore come un moderno Zeus, ornato di peplo e piercing  ed una ninfa dall’acconciatura rasta.
 Altre volte i  dipinti sono permeati da un senso di dolcezza familiare, come in Zoran, un cane che sembra riposarsi, stremato dopo una lunga ricerca, forse quella di una casa? Tenero parallelismo con gli altri soggetti, questa volta umani, anch’essi alla ricerca di un porto sicuro in cui trovare requie.
In un delizioso paradosso la modernità dei  suoi soggetti si lega ad una iconografia tipicamente classica: la pittura, la cui natura bidimensionale è sottolineata dalla scomparsa della prospettiva, diventa così ammantata di un alone ieratico e quasi sacrale, come in Gatto Piramide, quasi un frammento di pittura egizia riportato ai giorni nostri.
La superficie del dipinto, infatti, nega ogni profondità della scena, la campitura dello sfondo è piatta. La deformazione delle prospettive e il segno tagliente dell’espressionismo, la verità della nuova oggettività, la poetica di Bacon incentrata sulla solitudine e l’alienazione dell’individuo moderno si fondono nella sua opera rilevando un universo pittorico profondamente intriso di storia contemporanea e del suo sociale.
Come bene descrive Emma Gravagnuolo: Con una puntuale capacità descrittiva lascia che sia la forza di quanto rappresentato a fornire una chiave di lettura della realtà. I volti dei protagonisti sono presenze reali, immobili, ritratte in una fissità silenziosa. In alcuni quadri Lucchesi evidenzia il loro aspetto caricaturale, ne mette in luce comportamenti ambigui che esemplificano stereotipi e clichè. In altri, invece, i suoi personaggi testimoniano atteggiamenti confidenziali, espressioni spontanee, specchio della loro reiterata frequentazione nello studio dell’artista: la posa per i quadri e spesso lunga, paziente, a volte fatta di tentativi, si avvicina a quanto sosteneva Balthus “l’osservazione è un mezzo di conoscenza del mondo; occorre guardare, guardare e ancora guardare.” La loro forza è a portata di sguardo, sottolinea la domesticità e non l’eccezionalità.
Lo sguardo dell’artista stesso, acuto, sensibile,  sviluppa in questo modo  una politica dell’immagine estranea a facili sociologie, che  abbraccia tutto quello che ci circonda.

BIOGRAFIA

Andrea Lucchesi  è nato il 13 ottobre 1981 a Firenze, dove vive e lavora.
Frequenta il terzo anno dell’Accademia delle Arti del Disegno di Firenze.

Nel 2004 ha vinto il premio “Tito e Maria Conti”.

PRINCIPALI MOSTRE PERSONALI:

2002, Il Mugello disegnato, Convento di Bosco ai Frati San Pietro a Sieve (FI); Villa di Cavaggiolo, Barberino di Mugello (FI) a cura di Giuseppe  Cordoni.

2003, Il Mugello disegnato, Palazzo Panciatichi, Firenze, a cura di Giuseppe Cordoni; Il Mugello dipinto, Villa di Cavaggiolo, Barberino di Mugello (FI) a cura di Giuseppe Cordoni.

2004, Il Mugello dipinto, Fondazione per l’Arte Contemporanea Cà La Ghironda, Zolla Pedrosa (BO); L’Entronauta, Antico Spedale di S.Antonio, Lastra a Signa (FI).

2005, Gente e luoghi del Mugello, Villa Caruso e Antico Spedale di S.Antonio, Lastra a Signa (FI); Figure, Palazzo Ghibellino, Empoli (FI); Abitare il paesaggio, Castello di Grotti, Ville di Corsano (SI) a cura di Nicola Miceli; Gallerie Comunali d’Arte, Palazzo del Ridotto, Cesena; Lospunks, Galleria Blob Art, Livorno a cura di Emma Gravagnuolo.
          
ENTROTERRA : come si arriva
-Tram 14 (che passa da piazza del Duomo – via Torino – P.ta Genova) fermata Largo Giambellino
-Autobus 50  o 61 fermata piazza Frattini
-Metropolitana fino a Primaticcio (linea rossa) + autobus 64 e dopo tre fermate si arriva in largo Gelsomini, a due passi da largo Giambellino.

ASSOCIAZIONE CULTURALE ENTROTERRA
Sede espositiva: Via Biancospini, 2- 20149 Milano tel. +39 02-42297041
Sede legale: Via Perlasca, 13/E- 25086 Rezzato (BS) tel. +39 030-2593763  
cell. 340-7781096 oppure 338-9649806
e-mail: info@entroterra.it
www.entroterra.it

Arte Italiana 1968-2007 Pittura

Filed under:Lombardia,Pittura — scritto da claudia il 24 Luglio 2007

Valerio Adami - Professione PittoreMilano, Palazzo Reale,
13 luglio – 11 novembre 2007

ARTE ITALIANA. 1968 – 2007 PITTURA
Una mostra ideata da Vittorio Sgarbi

Un’appassionata e alternativa ricostruzione della pittura in Italia negli ultimi quarant’anni, questo è quanto si propone la mostra “ARTE ITALIANA 1968 – 2007 PITTURA”, ideata da Vittorio Sgarbi, curata da Maurizio Sciaccaluga, in programma a Milano, a Palazzo Reale, dal 13 luglio all’11 novembre 2007.
Promossa dal Comune di Milano – Assessorato alla Cultura e realizzata da Artematica, la mostra riunisce, decennio per decennio, il meglio che la pittura italiana ha saputo esprimere in quest’ultimo mezzo secolo, dalla data-simbolo del 1968 fino alle esperienze più recenti.
Spartiacque non solo politico ma anche culturale ed estetico, il 1968 rappresenta il simbolo del crollo delle ideologie, ma anche delle idee unanimamente condivise circa il senso del bello in arte e la rottura dei codici espressivi.
«Quella che i quadri di questa mostra raccontano  – afferma Maurizio Sciaccaluga – è “l’altra faccia” della storia dell’arte di questi ultimi decenni: una storia diversa, alternativa a quella che ci è stata spacciata per decenni come l’unica possibile dal conformismo dilagante dei musei e delle manifestazioni internazionali, dove i nomi che si rincorrono sono sempre quelli dei “soliti noti” e dove la buona pittura è quasi sempre bandita, in favore di modeste ideuzze pubblicitarie e provocazioni da quattro soldi».

La mostra rivisita e ripropone quattro decenni di pittura italiana vengono rivisitati secondo nuovi punti di vista. A metà strada tra il museo, la quadreria secentesca e la raccolta privata dei numerosi collezionisti contemporanei che in questi anni hanno permesso a molti degli artisti presenti di continuare a produrre e a creare, l’esposizione raccoglie oltre cento opere di diversa dimensione, per rappresentare, decennio per decennio, l’evoluzione del gusto e la crescita di una tradizione, quella della pittura italiana, che fino al Futurismo e a Valori Plastici il mondo ha guardato con entusiasmo e ammirazione.
Nelle sale di Palazzo Reale si potranno ammirare quadri degli artisti che hanno segnato la storia artistica italiana ed europea, da Domenico Gnoli, a Renato Guttuso, a Piero Guccione, a Valerio Adami, a Gianfranco Ferroni, ma anche di artisti meno conosciuti e spesso sottovalutati, a torto, dalla critica, come Adelchi Mantovani, Gustavo Foppiani, Lorenzo Tornabuoni, Giancarlo Vitali, pittori che hanno lavorato quasi clandestinamente, per anni, dipingendo, creando mondi e quadri leggendari, amati appassionatamente da ristretti gruppi di critici, di letterati e collezionisti
Attraverso alcuni grandi quadri-simbolo che rappresentano i punti culminanti della pittura italiana, ma anche attraverso moltissime opere di piccole e medie dimensioni, riunite insieme in spettacolari quadrerie a testimoniare l’humus culturale e lo “spirito” estetico dei periodi presi in considerazione, sarà così possibile ripercorrere il succedersi dei grandi movimenti che si sono avvicendati dalla fine degli anni Sessanta a oggi; dalla Pop Art italiana, all’Anacronismo, alla Transavanguardia, per procedere con i Nuovi Nuovi, i Medialisti, l’Officina Milanese, la scuola torinese e la rinascita della nuova pittura tra gli anni Novanta e il Nuovo Millennio.

“ARTE ITALIANA 1968 – 2007 PITTURA”
Milano, Palazzo Reale (Piazza Duomo, 12),
13 luglio – 11 novembre 2007

Una mostra ideata da Vittorio Sgarbi; a cura di Maurizio Sciaccaluga. Promossa da Comune di Milano, Assessorato alla Cultura. Realizzata da Artematica.
Catalogo Skira.
Orari: lunedì dalle ore 14:30 alle ore 19:30; martedì, mercoledì, venerdì, sabato e domenica dalle ore 9:30 alle ore 19:30; giovedì dalle ore 9:30 alle ore 22:30.
Biglietti: intero: 9 euro; ridotto: 7 euro.

Arte e Omosessualità. Da Von Gloeden a Pierre et Gilles

Filed under:Lombardia,Pittura — scritto da claudia il 10 Luglio 2007

Le supplice d'Ixion, Pierre et GillesARTE E OMOSESSUALITA’. Da von Gloeden a Pierre et Gilles
Milano, Palazzo della Ragione
Dal 10 luglio all’ 11 novembre 2007

La mostra, voluta dall’Assessore alla Cultura del Comune di Milano Vittorio Sgarbi, curata da Eugenio Viola e organizzata da Artematica, propone più di 150 artisti per indagare, per la prima volta in Italia in maniera così ampia, le connessioni tra arte e omosessualità nel periodo che dalla nascita della fotografia arriva fino ad oggi, idealmente da Von Gloeden a Pierre et Gilles.

La rappresentazione visiva di soggetti strettamente connessi all’omoerotismo è presente nella storia dell’essere umano dalla notte dei tempi, anche se le valenze culturali che esprime e i significati che sottende sono ovviamente il riflesso di contesti storici e socio-culturali particolari. Scene a sfondo omoerotico compaiono nella produzione vascolare dell’antica Grecia e nei bassorilievi persiani, agli albori dell’arte orientale come nella rinascenza italiana e nel barocco; un fil rouge sottile che attraverso cortocircuiti e passaggi fondamentali giunge sino ad oggi, sviluppandosi autonomamente e molto tempo prima dell’elaborazione del moderno concetto di diversità di genere.

Ma cosa si dovrebbe intendere esattamente per “arte omoerotica”? Opere create da artisti della cui omosessualità siamo certi e in cui spesso, ma non necessariamente, è riscontrabile qualcosa che rimanda ad un gusto omoerotico? Oppure bisogna prendere in considerazione l’opera di autori che ufficialmente non risultano omosessuali ma le cui creazioni rivelano uno straordinario erotismo che spinge verso questa interpretazione? Partire dall’omosessualità di un artista per l’interpretazione della sua opera presenta una serie di questioni spinosissime. La conoscenza dell’orientamento (omo)sessuale dell’autore in genere allerta circa la possibile presenza di una rappresentazione metaforica dell’omosessualità. Quale rapporto s’instaura tra biografia dell’artista e interpretazione dell’opera?

Il criterio di selezione delle opere in mostra non tiene conto di questo rapporto ma si basa sulle caratteristiche specifiche delle singole opere, individuando, oltre le convenzionali identità di genere, un filone tematico all’interno di un comune modo di sentire, di esprimere stati d’animo, attitudini, emozioni, senza alcuna pretesa di definire i canoni di uno “specifico omosessuale” nell’arte. In base a questa logica alcune opere esibiscono un contenuto apertamente omoerotico, mentre in altre questo si esprime in modo latente attraverso codici specifici, simboli, allusioni, allegorie, metafore. Un percorso che dalle fotografie arcadiche del barone von Gloeden ripercorre i territori della fotografia omoerotica, da Herb Ritts e Bruce Weber a Mapplethorpe, da Jack Pierson a Lorca di Corcia, con uno sguardo all’estetica camp di James Bidgood recuperata in anni più recenti da David Lachapelle a Pierre et Gilles. Artisti che operano ormai in un momento storico in cui è possibile affrontare liberamente tematiche gay, lesbiche o transgender, proponendo turbamenti e questioni preponderanti e spesso cruciali per buona parte dell’arte della fine del secolo scorso e dello schiudersi del nuovo millennio. Un percorso per exempla che da Louise Bourgeois e Carol Rama arriva a David Hockney, Andy Warhol e Gilbert&George, passando per le peregrinazioni identitarie di Urs Luthi, Ugo Rondinone, Yasumasa Moritura, EVA &ADELE.
Un percorso per immagini attraverso l’evoluzione della percezione e la conseguente rappresentazione della diversità esistenziale, mettendo in risalto l’opera dell’ultima generazione di artisti che utilizzano l’amore omoerotico come espediente per mettere in questione sovrastrutture di razza, desiderio, genere e identità sessuale, e di abbattere le convenzionali distinzioni tra arte, erotismo e pornografia.

ARTISTI:
Alberto Abate, EVA&ADELE, Nobuyoshi Araki, Arbour, Agostino Arrivabene, Assume Vivid Astrofocus, Franko B, Matteo Basilè, Betty Bee, James Bedgood, Jacopo Benassi, Louise Bourgeois, Carlo Bertocci, Antje Blumenstein, Louise Bourgeois, Daniele Buetti, Jeff Burton, Davide Cantoni, Maurizio Cannavacciuolo, Felipe Cardeña, Jota Castro, Maurizio Cattelan, Eleonora Ciroli, Larry Clark, Lovett&Codognone, Mataro Da Vergato, Edwin David, Filippo de Pisis, Mark Dermond, Sebastiano Deva, Gulio Durini, Tracey Emin, Rainer Fetting, Leonor Finì, Tom of Finland, Fischerspooner, Samuel Fosso, Jim French, Lino Frongia, Anna Fusco, Pierre et Gilles, Gilbert&George, Luis Gispert, Nicola Gobbetto, Anthony Goicolea, Nan Goldin, Steven Gontarski, Ettore Greco, David Hilliard, David Hockney, Harry Holland, Nir Hod, Francesco Impellizzeri, Anna Keen, John Kirby, Micha Klein, Steven Klein, Terence Koh\Asian Punk Boy, Yayoi Kusama, Bruce La Bruce, David LaChapelle, Annika Larsson, Alex Lee, Marc Leckey, Christian Leperino, Mariangela Levita, Philip Lorca Di Corcia, Bruce of Los Angeles, Urs Luthi, Ivan Malerba, Robert Mapplethorpe, Ryan McGinley, Klaus Mekrens, Man Lu Ming, Paco&Manolo, Pierre Molinier, Claudio Nonnini, Yasumasa Morimura, Barbara Nahmad, Helmut Newton, Tom of Finland, Erwin Olaf, Luigi Ontani, Gonzalo Orquin, Paul P., Camilla Paternò, Philip Pearlstein, Dino Pedriali, Walter Picardi, Jack Pierson, Guglielmo Pluschow, Carol Rama, Terry Richardson, Terry Rogers, Ugo Rondinone, Rosy Rox, Thomas Ruff, Dean Sameshima, Matteo Sanna, Timothy Greenfield-Sanders, Livio Scarpella, Paolo Schmidlin, Collier Schorr, Andres Serrano, Marcello Severi, Marcello Simeone, Moio&Sivelli, Alix Smith, Paolo Schmidlin, Paul Smith, Orfeo Tamburi, Mario Testino, Giovanni Testori, Lorenzo Tornabuoni, Andy Warhol, Sam Taylor.Wood, Iké Udé, Francesco Vezzoli, Claudio Vitale, Coniglio Viola, Wilhelm Von Gloeden, Bruce Weber, Joel Peter Witkin, Young Elizabeth

Arte e Omosessualità. Da von Gloeden a Pierre et Gilles Milano, Palazzo della Ragione
Mostra promossa dal Comune di Milano – Assessorato alla Cultura e organizzata da Artematica. A cura di Eugenio Viola. Catalogo Electa.
Orario:lunedì dalle 14,30 alle 19,30; altri giorni: 9,30 – 19,30; giovedì apertura prolungata sino alle 22,30. Ingresso: 7 euro, ridotto: 5 euro.

Una sezione della mostra è vietata ai minori di anni 18

Giuliana Fresco alla Fondazione Stelline di Milano

Filed under:Lombardia,Pittura — scritto da claudia il 12 Giugno 2007

Giuliana FrescoALLA FONDAZIONE STELLINE DI MILANO
DAL 21 GIUGNO AL 21 LUGLIO 2007
LA PERSONALE DI
GIULIANA FRESCO
Nella Sala del Collezionista,
trenta dipinti documentano la sua produzione più recente.

La Fondazione Stelline di Milano ospiterà dal 21 giugno al 21 luglio la personale di Giuliana Fresco, pittrice e disegnatrice che da anni alterna un’originale riflessione sul ritratto a invenzioni pittoriche pure, sempre in bilico fra astrazione e figurazione, fra evocazione e memoria, spazio e colore.
La mostra, curata da Martina Corgnati, presenterà nella Sala del Collezionista, una trentina di oli, carte e disegni che documentano la produzione più recente dell’artista genovese di nascita e milanese d’adozione.

Anche in questo suo ultimo ciclo di dipinti, datato 2006-2007, è la figura umana al centro della sua poetica espressiva. “Il mio mondo pittorico è l’uomo – sottolinea l’artista – la figura umana, a volte strettamente compenetrata con il paesaggio, a volte isolata, nel tentativo di raggiungere una rarefazione dell’immagine, per non dire troppo, per non invadere e per lasciare spazio all’immaginazione”.
Il percorso espositivo presenta opere come ‘Guardare dentro il quadro”, in cui una donna, ritratta di spalle, sembra concentrare la sua attenzione all’interno del dipinto stesso, oppure ‘Noi tre’ un dittico in cui le persone sembrano chiacchierare con distacco o altri dipinti dove i protagonisti si incrociano senza riconoscersi, e si completa con una serie di lavori che raffigurano visi in primo piano su cui l’artista, spesso, sottolinea con la forza della pittura le imperfezioni del volto umano.
La mostra milanese evidenzia l’evoluzione del lavoro di Giuliana Fresco, giunto ormai a una condizione di piena maturità espressiva, che si esprime soprattutto nella ricerca di una forte texture e nella costruzione del quadro come stratificazione di materia e colore; grazie alla sua particolare tecnica espressiva, l’artista riesce a ricreare delle atmosfere rarefatte che, come lei stessa dichiara, raccontano una realtà intima senza rivelarla del tutto, lasciando ampio spazio all’osservatore di trarre le proprie conclusioni.

GIULIANA FRESCO
21 giugno – 21 luglio 2007
Milano, Fondazione Stelline
, Sala del Collezionista (corso Magenta 61)
ORARI: lunedì 14 – 19; martedì – sabato 10 – 19 (domenica chiuso)
Ingresso libero
Informazioni al pubblico  02 45462411
Website / www.stelline.it

Fulvio Pendini. Antologica a Padova

Filed under:Pittura,Veneto — scritto da claudia il 21 Maggio 2007

pendiniFULVIO PENDINI (1907 – 1975). Antologica
Padova, Musei Civici agli Eremitani
Dal 19 maggio al 4 novembre 2007

Padova celebra Fulvio Pendini nel centenario della nascita. La mostra, allestita presso i Musei Civici agli Eremitani, rappresenta l’occasione sia per ricordare, approfondire e riscoprire un artista che per mezzo secolo è stato protagonista della scena culturale cittadina e nazionale, sia per ripercorrere gli anni cruciali compresi tra le mostre sindacali degli anni trenta e lo scoppio delle neo-avanguardie degli anni sessanta.a sua attività si colloca tra gli episodi salienti dello scenario artistico cittadino del secolo scorso: il cantiere del Novecento al Bo, voluto dal rettore Carlo Anti e diretto da Gio Ponti, e l’attività del Gruppo N, esponente di punta dei movimenti ottico-cinetici nei primi anni sessanta. Tra queste due polarità scorrono solo tre decenni ma, in realtà, si dipana la vicenda artistica di una città che affonda da un lato nel mito della classicità (accordata alla vocazione umanistica patavina e risvegliata dalla riscoperta del Mantegna ad opera di Giuseppe Fiocco) e dall’altro si spinge sul bordo della contemporaneità più sperimentale collegandosi con Milano e Düsseldorf.a biografia di Fulvio Pendini si situa tra questi due momenti, incarnando la figura ideale di un artista che si è dedicato per tutta la vita alla pittura partendo da un distillato e parco classicismo neo-giottesco sulla scia del primo Oppi, per poi adottare e sviluppare una linea di primitivismo novecentista incentrata sull’animazione di feste popolari entro scenari di piazze e cortili, per approdare infine alla rappresentazione stilizzata di matrice medioevale di Padova e di altre città venete, ma anche emiliane, toscane, spagnole e algerine.
Tuttavia, pur se il tema figurativo è dominante, nelle opere di Pendini si avverte subito come l’interesse principale sia rivolto ai valori compositivi, ai rapporti cromatici, alle dinamiche lineari. Questa disposizione a cogliere la natura espressiva delle forme pittoriche in quanto tali lo porta, nella seconda metà degli anni quaranta e negli anni cinquanta, a sperimentare le vie delle avanguardie storiche filtrate dalla lezione del Fronte Nuovo delle Arti. E’ la stagione felice delle nature morte con scorci di cucine, stufe, strumenti musicali, ceste e gabbie d’uccelli. Una speciale sensibilità cromatica lo porta a smorzare l’impronta neocubista, privilegiando il gioco dei tagli e la disposizione delle pezzature. Se nel cantiere novecentista del Bo sono stati Gio Ponti (con il quale collabora nell’affrescare la scala del rettorato) e Gino Severini le figure di riferimento, nell’immediato dopoguerra sarà piuttosto Giuseppe Santomaso tra gli artisti del Fronte Nuovo a influenzarne la ricerca.
Il percorso espositivo e l’ordinamento del catalogo seguiranno l’evoluzione della pittura di Pendini soffermandosi sulle variazioni stilistiche e tematiche.

L’artista fu presente alle mostre sindacali interprovinciali di Ca’ Pesaro negli anni trenta, a sei edizioni della Biennale dal 1940 al 1954, alle Biennali d’Arte Triveneta degli anni cinquanta e sessanta e a molti premi e concorsi nazionali. Sue opere si trovano in musei nazionali e in importanti raccolte come la collezione Gori e quella del Quirinale.a produzione di Pendini è costituita soprattutto da oli di diverse dimensioni e da affreschi o grandi pannelli decorativi realizzati sia per privati che per pubbliche istituzioni. Le sue numerose imprese decorative l’hanno reso l’ideale continuatore della tradizione “murale” patavina che lo stesso Anti intendeva riproporre e valorizzare con gli interventi all’università.
Fulvio Pendini fu anche figura di riferimento per la comunità degli artisti padovani: fu tra i fondatori dei gruppi “Il Bastione” e “Il Coccodrillo”, nonché animatore e segretario della Mostra Triveneta d’Arte contribuendo in modo determinante alla sua rinascita post-bellica.

L’esposizione presenterà più di cento opere che illustrano il percorso di Pendini, mettendo in luce l’inclinazione più lirica e sperimentale, assai poco conosciuta, dell’artista e la sua attività di decoratore di spazi architettonici interni ed esterni, oltre alla vasta produzione a soggetto sacro disseminata nelle chiese del territorio.a mostra, organizzata dal Comune di Padova, Assessorato ai Musei, Politiche Culturali e Spettacolo – Settori Attività Culturali e Musei e Biblioteche, è curata da Davide Banzato, Virginia Baradel (cui si deve anche la predisposizione del progetto scientifico) e Franca Pellegrini. Alla realizzazione dell’evento ha contributo Banca Aletti (private bank del Gruppo Banco Popolare di Verona e Novara) che quest’anno nell’ambito del progetto Banca Aletti per l’Arte è sostenitrice di questa mostra presso i Musei Civici agli Eremitani. La mostra sarà allestita dal 19 maggio al 4 novembre nelle sale per esposizioni temporanee dei Musei Civici agli Eremitani e si avvarrà di un catalogo Skira con testi di Davide Banzato, Virginia Baradel, Vittorio Dal Piaz, Giovanni Lorenzoni, Andrea Nante, Franca Pellegrini, Benedetta Pendini, Elena Pontiggia e Pietro Randi. In contemporanea, presso Palazzo Zuckermann, saranno esposte le opere di Paolo De Poli (1905 – 1996), celebre maestro padovano dell’arte dello smalto, di recente donate dai figli al Museo d’Arte Medioevale e Moderna. Verrà così messo in luce il percorso comune di queste due forti personalità artistiche, protagoniste negli stessi anni della scena culturale cittadina.

Musei Civici agli Eremitani, piazza Eremitani 8
Orario: tutto l’anno 09.00 – 19.00
chiusura: tutti i lunedì non festivi, Natale, S. Stefano, Capodanno, I Maggio
Biglietti: intero (mostra e Museo) euro 10,00; cumulativo (mostra, musei e cappella degli Scrovegni) euro 12,00; ridotto euro 8,00, ridotto speciale euro 5,00; gratuito bambini fino ai 6 anni, disabili
Catalogo SKIRA

Visite guidate: max 25 persone euro 70,00; scolaresche euro 50,00
ImmaginArte – tel. e fax .049 8719255, info@immaginarte.pd.it
info: http://padovacultura.padovanet.it
Vernice: 18 maggio 2007, ore 12,00

Adriana Bisi Fabbri e il rinnovamento della pittura italiana dell’inizio del ‘900

Filed under:Lombardia,Pittura — scritto da claudia il 14 Maggio 2007

angeliAdriana Bisi Fabbri e il rinnovamento della pittura italiana dell’inizio del ‘900.

Inaugurazione: mercoledì 2 maggio 2007
Apertura al pubblico: 3 maggio – 17 giugno 2007
Orari: 10-20 tutti i giorni; 10-22 giovedì; lunedì chiuso
Ingresso: € 6 intero – € 3 ridotto
La Società per le Belle Arti ed Esposizione Permanente di Milano mercoledì 2 maggio 2007 inaugura Adriana Bisi Fabbri e il rinnovamento della pittura italiana dell’inizio del ‘900.
Adriana Bisi Fabbri nasce a Ferrara nel 1881, ma presto è costretta, a causa del dissesto economico del padre, a lasciare la città natale per recarsi a Padova in cerca di lavoro.
A Padova è ospite di Amelia e Cecilia Boccioni, rispettivamente sorella e madre di Umberto, il noto artista. Adriana è cugina di secondo grado di Umberto, infatti sua madre Olga Mantovani è cugina di primo grado di Cecilia Boccioni.
A Padova Adriana inizia, nelle ore libere del lavoro di sarta, a disegnare assiduamente. Ritrae più volte Amelia e Cecilia Boccioni e realizza numerosi autoritratti a matita.
Nell’autunno del 1905 si trasferisce a Milano presso sua madre e qui riesce a ricavare in un angolo della casa uno spazio che adibisce a studio di pittura.
Nella Milano di inizio secolo Adriana incontra i pittori Conconi, Previati, Carcano, Grubicy de Dragon ed altri.
Nel frattempo Amelia e Cecilia Boccioni si trasferiscono nel capoluogo lombardo e rivedono con gioia Adriana, alla quale sono legate da profonda amicizia.
Adriana nel 1907 sposa il giornalista Giannetto Bisi e dal matrimonio nascono Marco e Riccardo i quali, dopo la morte prematura di Adriana nel 1918 e di Giannetto nel 1919, vengono adottati rispettivamente da uno zio paterno e da Amelia Boccioni.
Adriana intorno al 1910 è attratta dal movimento futurista, tanto che Boccioni la invita ad esporre accanto ai futuristi nella Prima Mostra d’Arte Libera presso il padiglione dello stabilimento ex Ricordi, a Milano.
Nel 1914 il critico d’arte Ugo Nebbia la invita a partecipare a Milano alla mostra Nuove Tendenze, con artisti che sono vicini per affinità artistiche ed intellettuali al futurismo (Sant’Elia, Dudreville, Funi ed altri). Nella prima metà degli anni Dieci è invitata ad esporre anche a Venezia a Cà Pesaro, e partecipa alle mostre “dei rifiutati”, cioè con gli artisti come Arturo Martini che venivano considerati troppo “moderni” per esporre alla Biennale di Venezia.
In quegli stessi anni partecipa ad alcune mostre collettive presso la Permanente di Milano.
Adriana Bisi Fabbri è stata anche una formidabile disegnatrice: i suoi disegni furono pubblicati, con lo pseudonimo di Adrì, sul “Popolo d’Italia” durante la Prima Guerra Mondiale. Inoltre all’epoca era molto conosciuta anche per i disegni caricaturali, che furono esposti nelle più importanti esposizioni dedicate all’arte umoristica, come Frigidarium al Castello di Rivoli di Torino, nel 1910.

La mostra in programma traccia, con circa 50 dipinti, il percorso artistico di Adriana dal 1905 al 1918. Inoltre saranno presenti circa 100 opere su carta tra disegni, acquarelli e tempere.
Verrà esposto anche il dipinto Ritratto di Adriana che Umberto Boccioni dipinse a Padova nell’estate del 1905. Molte delle opere che saranno esposte sono inedite.
In mostra anche numerosi documenti e fotografie che testimonieranno i contatti di Adriana con il mondo artistico dell’epoca, soprattutto con i futuristi.
La mostra prevede anche due sezioni dedicate ai due figli di Adriana: alle sculture di Marco Bisi, che fu allievo di Wildt e Minerbi, e ai disegni di Riccardo Bisi, promettente artista che morì giovanissimo mentre ancora frequentava l’Accademia di Belle Arti di Brera. Una terza sezione sarà dedicata alle pubblicazioni di letteratura e di critica d’arte di Giannetto Bisi, marito di Adriana, allo scopo di completare il quadro di questa prima importante mostra in omaggio ad Adriana Bisi Fabbri, artista di forte e sensibilissima personalità con tutta la sua famiglia, vissuta con lei e per lei in una totale, vibrante dimensione artistica.

Le opere provengono da: Gabinetto Disegni delle Civiche Raccolte d’Arte Contemporanea, Milano; Museo d’Arte Moderna e Contemporanea, Trento e Rovereto; Museo d’Arte Moderna e Contemporanea, Ferrara; Museo dei Bersaglieri, Roma; Museo del Paesaggio, Pallanza; Calcografia di Stato, Roma.

Presso il Museo della Permanente – via Turati a Milano

Trappole tra sensualità e alinazione a Milano

Filed under:Lombardia,Pittura — scritto da claudia il 3 Maggio 2007

oda_jaune_ritratto-seduta-con-opere_small.JPGFONDAZIONE MUDIMA
www.mudima.net
info@mudima.net
via Tadino 26, 20124 Milano
tel. +39 02.29.40.96.33 fax +39 02.29.40.14.55

ODA JAUNE
Trappole tra sensualità e alienazione

9 maggio – 8 giugno 2007
Inaugurazione martedì 8 maggio, ore 18.30

La Fondazione Mudima presenta dal 9 maggio all’8 giugno la prima personale di Oda Jaune a Milano.
Oda Jaune è una tra le più interessanti artiste della nuova generazione in Germania. Nata a Sofia, in Bulgaria, nel 1979, ha frequentato i corsi del Prof Jörg Immendorff all’Accademia di Düsseldorf, dove vive e lavora ormai da anni.
La giovane artista bulgara ha realizzato per l’evento dieci nuovi lavori su tela e una ventina di disegni, più un grande dittico verticale di 4.80 m x 4.40 m.
Oda Jaune inizia a dipingere da bambina, sollecitata dal clima creativo che respira in famiglia. Il padre, graphic designer, e la sorella, anche lei artista, invece di raccontarle favole le mostrano immagini di capolavori del passato e del presente, spiegandole quante cose si possono fare con il colore o con un segno. Insieme viaggiano molto e ogni anno si recano a Roma in un devoto pellegrinaggio ai capolavori classici dei Musei vaticani: lì Oda impara ad apprezzare la pittura italiana. Poi il ritorno a casa, in quel paesaggio bulgaro immerso nella natura e nella nostalgia che sempre emerge nei suoi lavori, memoria di un tempo particolarmente felice.
I suoi quadri sono tutti rigorosamente senza titolo perché l’artista ci vuole lasciare liberi di interpretarne le strane figure e le situazioni al limite del paradosso. I corpi che sembrano galleggiare nell’aria e il ricorso ad espedienti classici come l’anamorfosi e l’ipertrofia fanno pensare al manierismo cinquecentesco, stile che Oda continua a studiare e ad approfondire. Il surrealismo di Magritte è un altro punto di partenza, con la pittura che si fa più analitica e dettagliata e i personaggi che emergono da paesaggi onirici e fiabeschi come se fossero capitati lì per caso, sotto una luce irreale che rimanda alla metafisica de chirichiana e al romanticismo di Böcklin. Eppure Oda non è certo un’artista classica né citazionista. Buona parte dei soggetti sono infatti di matrice fotografica ispirati a sue istantanee o a immagini pescate sulle riviste o su Internet. Il tema ricorrente nei suoi lavori è la maschera, per esaltare la teatralità del dipingere e giocare con l’ambiguità. Non sappiamo se ciò che vediamo siano persone o animali, uomini o donne. Ma ci troviamo comunque oltre la realtà. Seducenti e disturbanti, i lavori di Oda, come confessa lei stessa, aspirano ad essere trappole per chi li osserva.

L’artista sarà presente all’inaugurazione.
Il catalogo della mostra è edito dalla Fondazione Mudima.

Orari: lunedì-venerdì ore 10.30 – 13.00 / 15.30 – 19.30


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