Capa, Taro e la guerra di Spagna: la mostra a Saluzzo

Agosto 1936. Due giovani fotografi — ventitré anni lui, ventisei lei — partono da Parigi per la Spagna in guerra. Lui è Endre Ernő Friedmann, nato a Budapest nel 1913; lei è Gerda Pohorylle, rifugiata tedesca di origine ebraica. Da pochi mesi hanno adottato i nomi con cui diventeranno celebri: Robert Capa e Gerda Taro. La guerra civile spagnola, oltre a essere il primo grande conflitto che Capa documenta, è il luogo in cui nasce il suo linguaggio. La mostra Robert Capa. Dentro la storia, alla Castiglia di Saluzzo dal 23 ottobre 2026 al 29 marzo 2027, dedica alla Spagna una delle sue sezioni più intense e la mette al centro del racconto.

Capa e Taro: due nomi inventati, un lavoro condiviso

I nomi d’arte di Capa e Taro nascono a Parigi nel 1936. “Robert Capa” viene presentato all’inizio come un fotografo americano — un personaggio costruito ad arte per vendere meglio le proprie foto in un mercato europeo che pagava poco gli europei e meglio gli americani. L’operazione commerciale funziona, e Friedmann/Capa comincia a lavorare per riviste illustrate di tutta Europa.

In Spagna i due lavorano fianco a fianco, schierandosi apertamente con la causa repubblicana antifascista. Documentano i combattimenti, ma anche la vita quotidiana dei soldati, i momenti di pausa, la vulnerabilità dei corpi, e in seguito la condizione dei rifugiati in Francia. Capa non punta a restituire il conflitto come astrazione geopolitica, ma come esperienza umana concreta — segnata da precarietà, attesa, perdita e sradicamento.

Il 26 luglio 1937 Gerda Taro muore in seguito alle ferite riportate durante la battaglia di Brunete. È uno degli episodi che segna Capa più profondamente, e che la mostra alla Castiglia ricostruisce attraverso scatti e materiali d’archivio.

Il miliziano colpito a morte: una delle immagini più discusse della storia

Attorno all’icona assoluta della fotografia di guerra — Il miliziano colpito a morte, meglio conosciuta nel mondo come The Falling Soldier — ruota una delle sezioni più dense della mostra. In mostra, oltre allo scatto, si potranno ammirare le fotografie dei combattimenti sul fronte, quelle della quotidianità dei soldati, i momenti di pausa e, in seguito, i volti dei rifugiati che attraversavano i Pirenei.

La mostra dedica inoltre un approfondimento specifico al dibattito sull’autenticità di The Falling Soldier, uno dei casi più studiati della storia della fotografia: discussioni critiche, analisi tecniche, letture iconografiche hanno fatto di questo scatto, nei decenni, un punto di partenza obbligato per riflettere sui confini tra documento, testimonianza e costruzione dell’immagine.

1939: l’esodo dei repubblicani in Francia

Nel 1939, dopo la vittoria franchista, Capa documenta l’esodo dei repubblicani spagnoli verso la Francia. Entra così nel suo repertorio, in modo stabile, il tema dei rifugiati: una scelta che segnerà in modo decisivo tutto il suo lavoro successivo, dal dopoguerra alla fondazione dello Stato di Israele, e che rende Capa non soltanto un fotografo di battaglie, ma uno dei primi fotoreporter capaci di raccontare le conseguenze della guerra con lo stesso rigore delle sue cause.

Il metodo “dentro la storia”

È sui fronti spagnoli che Capa mette definitivamente a punto quello che oggi conosciamo come il suo metodo. «Se le tue foto non sono abbastanza buone, non sei abbastanza vicino», dirà. Le sue immagini sono spesso imperfette, mosse, ma è proprio questo a renderle così coinvolgenti: restituiscono il caos e l’urgenza del momento vissuto, più che il racconto ordinato di un fatto già avvenuto. È lo stesso linguaggio che, dalla Spagna in poi, Capa porterà in Cina, in Normandia, in Israele e, infine, in Indocina — dove nel 1954 morirà calpestando una mina.

Robert Capa, [Man in a civil-defense drill, Paris], October 1936.

Informazioni pratiche

La mostra Robert Capa. Dentro la storia, a cura di Monica Poggi in collaborazione con l’International Center of Photography di New York, è aperta dal 23 ottobre 2026 al 29 marzo 2027 alla Castiglia di Saluzzo, in piazza Castello 1. Orari: venerdì 15.00-19.00; sabato, domenica e festivi 10.00-19.00 (biglietteria fino alle 18.00). Intero 13 euro, ridotto 10 euro, gratuità specifiche (bambini fino a 6 anni, ICOM, Abbonamento Musei e altre categorie). Biglietteria sul posto o su ticket.it.

La ricostruzione completa della mostra, dalla formazione di Capa a Berlino e Parigi fino all’Indocina del 1954, con tutte le sette sezioni espositive, la cornice storica della Castiglia e il progetto congiunto con Marc Riboud. Verso il mondo al Filatoio di Caraglio, è raccontata in questo speciale su italyhowto.com.

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