Looking For The Border

Archiviato in: Collettiva, Lombardia — scritto da claudia il 7 Dicembre 2007

Marcel Broodthaers, l'Oeil, 1966ALLA FONDAZIONE STELLINE DI MILANO
DAL 13 DICEMBRE 2007 AL 3 FEBBRAIO 2008
LOOKING FOR THE BORDER
Una linea concettuale dell’arte italiana e belga tra l’iconico e l’ironico

PROGETTO INTERNAZIONALE A CURA DI
Roberto Pinto & Francesca di Nardo
Luk Lambrecht & Koen Leemans

Dal 13 dicembre 2007 al 3 febbraio 2008, alla Fondazione Stelline di Milano si terrà la mostra Looking for the Border, che prende il nome dall’omonimo progetto internazionale che lega due pesi europei da sempre attenti alle dinamiche e agli sviluppi dell’arte contemporanea, quali l’Italia e il Belgio.
L’iniziativa, curata da un pool di quattro critici – due italiani, Roberto Pinto e Francesca di Nardo, e due belgi, Luk Lambrecht e Koen Leemans – col patrocinio del Comune di Milano – Assessorato allo Sport e Tempo Libero,  coinvolge la Fondazione Stelline di Milano e due istituzioni belghe, il De Garage di Mechelen e il Cultuurcentrum di Strombeek, che ospiteranno momenti espositivi in tempi diversi.

Looking for the Border. Una linea concettuale dell’arte italiana e belga tra l’iconico e l’ironico è una mostra di confronto e di approfondimento, che permette di leggere le nuove proposte creative italiane e belghe, attraverso le opere di 8 artisti (Rossella Biscotti, Dafne Boggeri, Michael Fliri, Geert Goiris, Sophie Nys, Matthieu Ronsse, Luca Trevisani, Sarah Vanagt), presentate in rapporto a figure artistiche importanti del passato prossimo di entrambi i Paesi, quali Alighiero Boetti e Marcel Broodthaers, Cesare Pietroiusti e Guillaume Bijl.
Come ricorda Giovanni Terzi, Assessore allo Sport e Tempo Libero del Comune di Milano, il progetto Looking for the Border è “un’occasione per ampliare le nostre relazioni internazionali e favorire lo sviluppo della creatività giovanile italiana sul territorio e all’estero, nella convinzione che ogni singola azione in questo senso possa un domani coniugarsi in possibilità lavorative”.

Questo progetto illustra quella linea della ricerca artistica italiana e belga che ha origine dalle opere di due importanti figure di riferimento, una italiana e una belga — Alighiero Boetti e Marcel Broodthaers — i cui lavori sono di stringente attualità e costituiscono, soprattutto per le giovani generazioni, materiale di studio e di confronto vitale. La loro influenza e visione, infatti, sono ancora fortemente propositive e le loro riflessioni critiche sull’arte e la sua funzione, sul ruolo dell’artista, sui confini di questa disciplina, accompagnate sempre da una lucidità intellettuale e da una dimensione ironica, si sono rivelate col passare del tempo centrali nel dibattito e nella ricerca artistica.
A essi sono affiancati, come figure di riferimento e di collegamento con la produzione più contemporanea, due artisti viventi: Cesare Pietroiusti e Guillaume Bijl, che più di altri nei rispettivi Paesi hanno indagato gli ambiti e i confini di cosa sia o non sia l’arte, e quali siano gli intrecci che si instaurano tra la messa in scena e la sfera del reale. Le installazioni di Bijl sono spesso incentrate sulla costruzione di ambienti distanti dal contesto artistico (come negozi, stanze di ospedale, agenzie di viaggio, ecc.), assolutamente credibili — tanto da creare un forte senso di straniamento nello spettatore — quanto falsi. L’ironia e lo smascheramento della simulazione sono le sue armi. Armi che possiamo ritrovare anche nel lavoro di Cesare Pietroiusti che attraverso performance, installazioni o video, si pone continuamente l’interrogativo di come entrare in comunicazione con il pubblico, in modo da stabilire una relazione che non si limiti a far vedere delle cose o a spiegarle; si genera così un processo che non smette di domandarsi quali siano i meccanismi di costruzione del pensiero e i pregiudizi che ognuno porta con sé.

Come evoluzione successiva del percorso proposto sono stati individuati quattro artisti belgi e quattro artisti italiani, dell’ultima generazione - Rossella Biscotti, Dafne Boggeri, Michael Fliri, Geert Goiris, Sophie Nys, Matthieu Ronsse, Luca Trevisani, Sarah Vanagt - che con la loro opera possano interpretare e indagare i temi sopra evidenziati. Tali artisti, scelti di comune accordo dal team curatoriale, costituiscono un campione rappresentativo e già internazionalmente riconosciuto dell’arte dei due Paesi. Le loro opere permettono di analizzare come si è trasformata e declinata, a volte in modi diversi e contraddittori, questa linea analitica dell’arte italiana e belga, che ha costituito negli anni una caratteristica forte e distintiva di entrambe le culture figurative, ma non sempre è stata analizzata e approfondita sia a livello teorico che espositivo.

Il progetto è accompagnato da un catalogo in inglese/italiano/fiammingo, con testi critici dedicati all’opera di Marcel Broodthaers e Alighiero Boetti, Guillaume Bijl e Cesare Pietroiusti, e pagine su ognuno dei giovani artisti, con interviste appositamente realizzate.
Tra gli eventi collaterali è in progettazione un breve ciclo di incontri e conferenze, sia in Italia e in Belgio, sull’argomento chiave del progetto espositivo: una particolare indagine sugli ambiti e i confini di cosa sia o non sia l’arte, e quali siano gli intrecci che si instaurano tra la messa in scena e sfera del reale.

LOOKING FOR THE BORDER
Una linea concettuale dell’arte italiana e belga tra l’iconico e l’ironico

13 dicembre 2007 – 3 febbraio 2008
Milano, Fondazione Stelline (corso Magenta 61)
Orari: martedì – domenica 10 – 20  / Chiuso il lunedì chiuso e 25 dicembre 2007 e 1 gennaio 2008
Ingresso libero
Informazioni al pubblico 02/45462411
fondazione@stelline.it
www.stelline.it 

L’arte delle donne. Dal Rinascimento al Surrealismo.

Archiviato in: Lombardia, Pittura — scritto da claudia il 30 Novembre 2007

Elisabetta SiraniMilano, Palazzo Reale
5 dicembre 2007 – 9 marzo 2008
L’ARTE DELLE DONNE
dal Rinascimento al Surrealismo

Nell’Anno Europeo delle Pari Opportunità, il primo grande evento espositivo dedicato a cinque secoli di arte al femminile, attraverso 110 artiste e 200 opere, da Sofonisba Anguissola a Camille Claudel, da Lavinia Fontana a Frida Kalho, da Marietta Robusti Tintoretto a Tamara de Lempicka, ad altre ancora.
Artematica destinerà il 5% degli incassi della mostra alla Fondazione Umberto Veronesi e ABO PROJECT per finanziare il progetto di ricerca “Radioterapia Intraoperatoria e Radioterapia Fast”, un nuovo schema terapeutico nel trattamento del carcinoma della mammella, coordinato e diretto dall’Istituto Europeo di Oncologia di Milano (IEO).
Stefanel donerà al progetto 1 euro su ogni acquisto effettuato in tutti i suoi negozi in Italia aderenti all’iniziativa, per tutto il mese di dicembre.

Valorizzare la figura della donna come pittrice e non più solo come soggetto dipinto, assegnandole il ruolo di protagonista della scena artistica a lungo dominata dalla figura maschile, è quello che si propone la mostra L’Arte delle Donne, dal Rinascimento al Surrealismo, in programma a Milano, Palazzo Reale, dal 5 dicembre 2007 al 9 marzo 2008.

L’iniziativa si propone, nell’Anno Europeo delle Pari Opportunità, di promuovere ed evidenziare il ruolo della donna nell’arte e di recuperare il valore scientifico, sociale e antropologico delle opere di alcune fra le più illustri artiste della storia, così come di figure meno note, ma egualmente rilevanti nel panorama creativo internazionale, nonché analizzare com’è cambiata l’immagine della donna artista nel corso degli ultimi cinque secoli.

Artematica destinerà il 5% degli incassi della mostra alla Fondazione Umberto Veronesi e ABO PROJECT per finanziare il progetto di ricerca “Radioterapia Intraoperatoria e Radioterapia Fast”, un nuovo schema terapeutico nel trattamento del carcinoma della mammella, coordinato e diretto dall’Istituto Europeo di Oncologia di Milano (IEO).
Stefanel, partner dell’esposizione, brand da sempre vicino al mondo dell’arte e attivo nell’ambito della solidarietà, ha accolto con particolare entusiasmo l’iniziativa di Artematica di coniugare l’evento artistico con un’azione benefica a favore della ricerca medica, e ha deciso di coinvolgere la propria rete di vendita per contribuire al progetto: per ogni scontrino emesso nel mese di dicembre, i negozi Stefanel aderenti all’iniziativa doneranno 1 Euro alla Fondazione Umberto Veronesi e ABO PROJECT.
A supporto saranno dedicate le vetrine degli store di tutta Italia, una campagna stampa e una radiofonica su Radio DeeJay e il sito internet www.stefanel.it

La mostra presenterà oltre 200 opere realizzate tra il XVI e il XX secolo da 110 artiste, tra cui Rosalba Carriera, Artemisia Gentileschi, Lavinia Fontana, Elisabetta Sirani, Nathalie Gontcharova, Camille Claudel, Tamara de Lempicka, provenienti da musei e collezioni di 14 paesi, europei ed extraeuropei, quali il Museo Nacional del Prado e il Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofia di Madrid, il Centre National d’Art et de Culture Georges Pompidou di Parigi, il National Museum of Women in the Arts di Washington, la Galleria degli Uffizi di Firenze, il Museo Nazionale di Capodimonte di Napoli.

“Certo in nessun’altra età”, ebbe modo di scrivere Giorgio Vasari nelle sue Vite, “s’è ciò meglio potuto conoscere, che nella nostra; dove le donne hanno acquistato grandissime lettere”. Il percorso espositivo non poteva quindi che prendere inizio proprio dal Rinascimento, quando, in Italia e in Europa, il caso di una donna artista non rappresentava più, come nel Medioevo, un fenomeno isolato.

Sofonisba Anguissola e Lavinia Fontana sono alcune delle prime artiste attive nel Cinquecento italiano.
Figura mitica, per aver ricevuto, vecchissima e cieca, l’omaggio di una visita di Anton van Dyck, Sofonisba Anguissola (c.1535-1625), cremonese, si specializzò, come le sue sorelle, soprattutto nel ritratto e nell’autoritratto, introducendo un tema che avrà, nelle biografie delle artiste, uno speciale rilievo e un preciso significato, destinato a divenire uno dei filoni principali della produzione femminile fino ai nostri giorni. “Dama di honore de la Reyna” di Spagna, l’Anguissola, di cui si espongono due tra le opere maggiori, (Autoritratto al cavalletto e Partita a scacchi) fu la prima donna a godere dell’appoggio dei monarchi europei.
Lavinia Fontana (1552-1614), sua quasi coetanea bolognese, divenne a sua volta ritrattista ufficiale delle famiglie nobili della città. Figlia di uno dei protagonisti del manierismo bolognese molto attivo a Roma a metà del Cinquecento, Lavinia si formò alla scuola del padre, animata da un gusto eclettico che univa ai modelli tosco-romani e parmensi i primi sentori di quello spirito nuovo che avrebbe nutrito la “riforma” dei Carracci.
Era assai frequente che le artiste fossero figlie o sorelle e mogli di artisti.
È il caso di Marietta Robusti (c.1550-1590), figlia di Tintoretto, detta la Tintoretta, presente col suo luminoso Autoritratto della Galleria degli Uffizi, che fa cenno alla sua educazione musicale, in accordo con le regole educative del tempo.
Ma è la romana Artemisia Gentileschi (1593-1654) ad avere ricoperto un ruolo fondamentale nell’affermazione della donna artista, non solo perché fu una grande pittrice, ma anche perché fu lei a ispirare, negli anni Settanta del secolo scorso, un nuovo interesse di natura femminista e sociale, su tutto il mondo femminile nelle arti. Figlia di Orazio Gentileschi, caravaggista della prima ora, subì violenza da Agostino Tassi, pittore raffinatissimo, e lo denunciò. La raccolta degli atti del processo per lo stupro subito è uno dei primi documenti di questo tipo e spiega l’oscuro fascino che, unendosi a quello della sua pittura, la trasformò in una eroina senza tempo. Continuò a dipingere scene dove il sangue gronda purpureo e lasciò alcune delle più stupefacenti immagini di Giuditta, l’eroina biblica. Giuditta, Susanna, Betsabea divengono i soggetti preferiti di Artemisia e delle artiste seicentesche, che scelsero di rappresentare donne eccezionali della storia classica e della storie biblica, femmes fortes in cui identificavano il loro stesso destino.
Elisabetta Sirani (1638-1665), figlia di un pittore allievo di Guido Reni, Giovanni Andrea Sirani, ebbe un destino opposto a quello di Artemisia. Dedita soltanto alla sua arte, visse soli ventisette anni, lavorando indefessamente, ma morì all’improvviso, forse avvelenata. Entrò quindi nella leggenda: era donna, era pittrice, era figlia di un pittore. La morte giovane aggiunse un’aura alla sua figura; il sospetto avvelenamento trasformò l’intera vicenda in giallo.
Nel Settecento il palcoscenico delle donne dell’arte si apre per accogliere biografie straordinarie, quali quelle dell’italiana Rosalba Carriera (1675-1757) specializzata nella raffinatissima tecnica del pastello qui rappresentata da uno splendido Autoritratto e da un Ritratto maschile, che fu attiva presso le maggiori corti d’Europa, da Parigi a Vienna e della svizzera Angelica Kauffmann (1741-1897), colta interprete di un precoce neoclassicismo ancora intriso di grazie rococò, splendidamente rappresentato nelle due opere in mostra, Erminia e l’Immortalità.
Con l’Ottocento le schiere s’infoltiscono: ecco dunque Berthe Morisot (1841-1895) cognata di Edouard Manet e protagonista dell’Impressionismo e delle sue battaglie, specializzata nella resa di temi domestici e intimi, Eva Gonzalès (1849 – 1883),e l’americana Mary Cassatt (1844 - 1926), scoperta da Degas e da lui introdotta nell’ambiente impressionista.
Suzanne Valadon (1867-1938), madre di Maurice Utrillo, fu una figura in intelligente equilibrio tra i due secoli, tanto da anticipare molte delle visioni fauviste o cubiste. Negli stessi anni si consumò la vita tormentata di Camille Claudel, (1864-1943) maggior scultrice dell’Ottocento, la cui esistenza fu segnata dalla relazione con Auguste Rodin, suo maestro. La mostra accoglie il famoso ritratto che la giovane allieva eseguì dell’amante, e un bronzo raffigurante La Valse. Grande scultrice, potente artigiana, infaticabile lavoratrice, era la sola donna dell’atelier di Rodin che potesse tagliare il suo marmo - compito da uomini. Allo stesso tempo è interprete delicata e sensibilissima di una misura che declinava il modello rodiniano nella sfumatura più moderna delle curve e dei motivi decorativi: abbassò il tono stentoreo e monumentale del maestro, per scoprire la forza anche dentro una scultura di dimensioni inferiori.
Si giunge così al Novecento, attraverso l’opera elegantissima di Elisabeth Chaplin (1890-1982), francese di origine ma di cultura italiana, di cui si espongono due capolavori provenienti dalla Galleria d’Arte Moderna di Palazzo Pitti, alle prime avanguardie e all’inglese Vanessa Bell (1879-1961), protagonista, con la sorella Virginia Woolf, di un movimento straordinariamente vivace nell’Inghilterra tra i due secoli.
Artiste quali Gabriele Münter (1877-1962), Marianne von Werefkin (1860-1938), Paula Modersohn-Becker (1876-1907) e Käthe Kollwitz (1867-1945), presente con un nutrito gruppo di opere, vissero da protagoniste l’atmosfera cosmopolita della Germania del primo espressionismo gareggiando con le prime donne italiane lanciate nell’entusiasmo mediatico del futurismo.
Meteore fuori dal coro, Tamara de Lempicka (1902-1980) e Frida Kahlo (1907-1954) sconcertano non solo con le opere, ma anche con le loro biografie. Autrici di altissima individualità, seppero tracciare linee uniche e indipendenti tra le correnti del secolo.

Il Novecento spalanca la complessità del contemporaneo presentando voci sparse, ormai non più elencabili secondo un ordine, né di nazione, né di tendenze, come Meret Oppenheim (1913-1985), indiscussa protagonista di uno sperimentalismo sempre all’avanguardia.

Accompagna la mostra un catalogo Federico Motta Editore.
Artematica ringrazia sentitamente per la collaborazione il National Museum of Women in the Arts di Washington e l’Associazione Amici del National Museum of Women in the Arts di Milano.

Dove: Milano, Palazzo Reale (Piazza Duomo, 12)
Quando: 5 dicembre 2007 – 9 marzo 2008
Orari: lunedì dalle 14.30 alle 19.30; martedì, mercoledì, venerdì, sabato e domenica dalle 9.30 alle 19.30; giovedì dalle 9.30 alle 22.30.
Biglietti: intero: 9 euro; ridotto: 7 euro (studenti, tesserati TCI, over 60); ridotto: 6 euro (fino a 18 anni); gratuiti fino a 3 anni, disabili con accompagnatore.
Informazioni e prenotazioni: www.ticket.it; tel. 02.54915

L’esposizione, col patrocinio del Comune di Milano – Assessorato alla Cultura e Assessorato alla Famiglia, Scuola e Politiche Sociali, della Provincia di Milano, realizzata da Artematica, con la partnership di Gobbetto e Stefanel, sponsor Davines, Rcs, sponsor tecnici The Westin Palace, Milano, Trimtec, ATM, è curata da un comitato scientifico presieduto da Hans Albert Peters, storico dell’arte, ex direttore del Kunstmuseum di Düsseldorf, e composto da Sergio Benedetti, curatore capo della National Gallery of Ireland, Beatrice Buscaroli, storica dell’arte, docente di Storia dell’Arte Contemporanea all’Università di Bologna-Ravenna, direttore artistico delle collezioni d’Arte della Fondazione Cassa di Risparmio di Bologna, Susan Fischer Sterling, curatore capo National Museum of Women in the Arts, Washington, Gutman Ilene, direttore Affari Nazionali ed Internazionali del National Museum of Women in the Arts, Washington, Francesco Petrucci, direttore del Museo di Palazzo Chigi in Ariccia, Elena Pontiggia, storica dell’arte, Accademia di Brera, Milano, Nicola Spinosa, sovrintendente Polo Museale Napoletano, Edoardo Testori, critico d’arte, Marco Vallora, professore di Storia dell’Arte Contemporanea all’Università di Urbino, di Estetica al Politecnico di Milano e di Storia dell’arte e Storia della Critica alla Facoltà di Architettura di Parma.

Il cielo provvisorio

Archiviato in: Lombardia — scritto da claudia il 16 Novembre 2007
invito mostra castellani e paolettiCASTELLANI e PAOLETTI
IL CIELO PROVVISORIO
 
giovedì 22 novembre 2007 ore 19:00
Twelve - viale sabotino, 12
Milano
 
fino al 12 dicembre 2007
dalle 7:00 alle 2:00 tutti i giorni
ingresso libero

  

Iacopo Castellani e Andrea Paoletti, già da tempo, hanno stretto un sodalizio artistico molto singolare che vede accomunate le reciproche specificità e gli individuali talenti. Nella mostra il cielo provvisorio, infatti, i due artisti espongono opere realizzate a quattro mani. Sulle fotografie, sugli squarci di cielo di Paoletti, talvolta forti, densi, cupi oppure vivaci, soavi, intensi, ma comunque sempre mutevoli, Castellani si inserisce con interventi materici, dati da resine di vario tipo, e “sconvolge” l’assetto primario dell’immagine, lo muta…

Il cielo sopra di noi è un cielo mai uguale, in continuo divenire, è un cielo sempre provvisorio che cambia in continuazione e che Paoletti con la fotografia – mezzo espressivo per eccellenza nel cogliere l’attimo – fissa in un’immagine. Gli interventi di Castellani trasformano nuovamente quest’immagine, la mutano quasi a voler sottolineare l’inafferrabilità e l’ineffabilità del cielo in sé; un cielo sempre diverso che ci sovrasta e sotto il quale tutto accade, quel cielo che ci vede nascere, vivere, morire…

Il risultato del connubio artistico tra Castellani e Paoletti è dato da opere che fermano il cielo, le nuvole, la luce, l’istante; opere che a guardarle appaiono sempre “diverse”, sempre provvisorie.

Iacopo Castellani nato a Firenze nel 1970 vive e lavora a Sesto Fiorentino. Realizza quadri che esprimono idee e sentimenti attraverso forme, materia e colori. Considera le sue opere come oggetti che non hanno nessuna funzione se non quella di comunicare sensazioni. Li compone sempre in orizzontale, abbandonando definitivamente l’idea del quadro come una finestra aperta sul mondo e abbracciando invece quella di un’apertura per scendere su sensazioni e pensieri nascosti. L’artista interviene sulla materia, la esplora, la “lavora” con resine, sabbie, terre, ossidi, foglie metalliche, fibra ottica sempre su supporto ligneo. Questi sono gli ingredienti di un impasto ben amalgamato che guida l’osservatore verso sensazioni e pensieri. La mutevole incidenza della luce sulle superfici intensamente materiche porta il fruitore a scoprire un’emozione nuova a ogni sguardo. 

Andrea Paoletti è nato a Firenze e da sempre ha coltivato l’interesse per l’arte e il viaggio. Lavorando da oltre un decennio per una collezione privata di arte contemporanea e collaborando da circa tre anni per una casa editrice di libri d’arte, ha potuto arricchire il suo bagaglio culturale tramite il contatto diretto con gli artisti provenienti da tutto il mondo. Grazie ai numerosi viaggi fatti, dall’Asia alle Americhe passando per tutta l’Europa, ha creato un archivio fotografico di centinaia di immagini di reportage, scatti di paesaggi, di persone, documentazioni di usi e costumi dei paesi visitati. La passione per l’arte contemporanea lo ha portato a orientarsi verso la fotografia tanto che essa è diventata la sua forma espressiva prediletta e si è specializzato in reportage di taglio giornalistico.

 

Divinità, scimmie e segni zodiacali

Archiviato in: Lombardia — scritto da claudia il 26 Settembre 2007

Divinità, scimmie e segni zodiacali

8 – 30 Novembre 2007

La mostra “Divinità, scimmie e segni zodiacali”  nasce dal desiderio della galleria Moshe Tabibnia di proseguire e portare in Italia le celebrazioni attualmente in corso in Francia (12 maggio – 30 settembre 2007 : "Les Gobelins 1607-2007, Trésors dévoilés - Quatre  siècles de création"), volute dal Mobilier National e dalla Galerie des Gobelins, per festeggiare i 400 anni d’insediamento della Galerie des Gobelins al 42 di avenue des Gobelins a Parigi.
La manifattura vera e propria era stata in realtà voluta qualche anno prima del 1607, per la precisione nel 1601, da Enrico IV, re di Francia (1553 - 1610), consigliato dall’allora Ministro dell’Economia Barthélemy de Laffemas (1545 -1612), ma la Galerie des Gobelins, chiusa al pubblico dal 1972, ha deciso di festeggiare l’importante anniversario nel 2007, in occasione della sua riapertura al pubblico con rinnovati e più ampi spazi espositivi, dopo un silenzio durato 35 anni.

La Mostra
La galleria Moshe Tabibnia, molto attenta al panorama internazionale, desidera fornire un’analisi di tale manifattura, attraverso l’esposizione di una suite di 12 arazzi in seta, con dettagli in lana, del 1710-30 circa, rappresentanti i 12 mesi dell’anno, serie altresì nota come “Les douze mois grotesques” o “Mois grotesque par bandes”.

La galleria Moshe Tabibnia, con l’esposizione “Divinità, scimmie e segni zodiacali”, crea una tappa importante a Milano, inserendo la città in un circuito internazionale.
Appassionati e studiosi di arazzi antichi, ritornati dalle celebrazioni parigine (in chiusura il 30 settembre),  dall’inaugurazione del 17 ottobre di “Tapestry in the Baroque: Threads of Splendor ” al Metropolitan Museum di New York (mostra che rimarrà al Metropolitan fino a gennaio 2008) e dal simposio internazionale che avrà luogo sempre a New York il 20 e 21 ottobre, avranno proprio a Milano l’opportunità di osservare, studiare, dialogare su una serie di arazzi Gobelins, estremamente importante da un punto di vista storico e antiquario.

Si tratta di una rara ri-edizione di una serie di arazzi commissionata da Re Sole (Luigi XIV) per il Gran Delfino nel 1709, per il castello di Meudon, realizzata su disegno di Claude Audran il Giovane, forse coadiuvato da Antoine Watteau e Alexandre - François Desportes. In realtà il Gran Delfino morì poco dopo, nel 1711, ed insieme a lui il figlio Luigi, Duca di Borgogna (nipote di Luigi XIV), dunque alla morte di Luigi XIV (avvenuta nel 1715), l’erede divenne il bisnipote Luigi, Duca d’Angiò (nato nel 1710), che diverrà re col nome di Luigi XV e rimarrà sul trono fino al 1774.

L’editio princeps e la serie Moshe Tabibnia
Nell’editio princeps, precedentemente menzionata, voluta da Re Sole, la sequenza dei 12 mesi era suddivisa su tre panelli, comprendenti rispettivamente tre, sei, e tre mesi, a racchiudere l’alcova reale, nella stanza da letto del Gran Delfino. L’ultimo pannello, con i mesi di ottobre, novembre e dicembre risulta scomparso già nel 1830 (cfr. Histoire et Description des Tapisseries du Garde – Meuble, p. 115).
Negli anni successivi, dagli ateliers dei Gobelins uscirono diverse edizioni di questo ciclo, nessuno di questi accuratamente documentato, in quanto non destinato alla Corona, ma a privati.
In queste riedizioni le “bande” dei mesi vennero separate, ciascuna serie comprendeva dunque 12 pannelli, ed i disegni subirono leggere modifiche, le stesse che si riscontrano su un ciclo di incisioni di Jean Audran (fratello del Claude Audran vedi sopra), risalenti al 1726, probabilmente copiato dai cartoni degli arazzi o da “modelletti” preparatori.
Di queste edizioni la serie Tabibnia è una delle quattro che si pensa siano sopravvissute complete (una è in esposizione nella Sala Gialla, presso il Palazzo Doria Pamphilj a Roma, un’altra, ora in una collezione privata, proveniva dal Palazzo del Principe Giovannelli a Venezia, della quarta, nota ai primi del ‘900, si sono al momento perse le tracce). Altri gruppi di arazzi appartenenti ad altre edizioni, incomplete o ulteriormente modificate, sono conservate in collezioni pubbliche e private, tra cui risultano l’Art Institute di Chicago e la Wernher Collection in Ranger’s House in Gran Bretagna.
La serie Tabibnia è fra le più importanti perché comprendente tutti i 12 mesi, è eseguita con estrema raffinatezza e si trova in un eccezionale stato di conservazione.
La trama degli arazzi è in seta, con qualche dettaglio in lana; è verosimile pensare che sia stata eseguita per destinatari importanti e facoltosi, da ricercarsi verosimilmente entro la cerchia della nobiltà che la Corona, nell’età di Luigi XIV, aveva asservito, e che facilmente avrebbe potuto trarre ispirazione, per il proprio arredo, dagli appartamenti reali.

“Divinità, scimmie e segni zodiacali” 
Questo il titolo ideato per far emergere i personaggi che abitano questi 12 esemplari: le divinità a cui sono stati consacrati i mesi; le scimmie, tipiche del Rococò francese, nella sezione grottesca; i segni zodiacali, posizionati in alto a fornire una guida astrologica e astronomica.
Dà il titolo all’esposizione questa particolare “imagerie” degli arazzi, nei quali i “mesi” sono rappresentati con immagini allegoriche, che rinviano ad una tradizione secolare, radicata nell’antichità classica e nel Rinascimento, ma rivisitata secondo il gusto laico e leggero del primo ‘700.
Ogni mese è descritto con una divinità pagana, collocata in un fragile padiglione centrale, che ricorda il repertorio delle “cineserie” Rococò; a sottolinearne il ruolo e gli attributi appartenenti ad ogni divinità olimpica vi è una miriade di dettagli, animali, soprattutto scimmie, che personificano le attività umane connesse alla venerazione di Giunone, Nettuno, Marte, Venere, Minerva, Vulcano, e così via. Nello spirito del primo ‘700, laico e giocoso, la serie volge le spalle alle tematiche eroiche e militaresche degli arazzi del XVIII secolo, e scopre i valori della leggerezza e della grazia: gli stessi di Mozart e Fragonard.

Le iniziative
La mostra occuperà parte del I piano della galleria Moshe Tabibnia, al 3 di via Brera, per tre settimane: dall’8 al 30 novembre.
Durante l’esposizione la galleria ospiterà un ciclo di conferenze con oggetto la manifattura Gobelins e il ciclo dei 12 mesi. Fra i relatori siamo già in grado di menzionare autorità nel campo degli arazzi, quali il Professor Nello Forti Grazzini di Milano, ed il Professor Pascal – François Bertrand dell’Università di Bordeaux, che hanno già accettato di partecipare all’iniziativa.
In occasione della mostra, uscirà una pubblicazione , edita per i tipi della Moshe Tabibnia e curata dal gruppo di ricerca della galleria con interventi dei relatori delle conferenze, e una descrizione dettagliata di tutti i 12 arazzi del ciclo esposto.
Sono previsti anche intermezzi musicali, ad apertura o chiusura della mostra, con musiche del ‘700 francese, al fine di ricercare e ricreare l’atmosfera più congeniale alla visione e all’apprezzamento degli arazzi esposti.
L’ingresso all’esposizione sarà gratuito, come altresì alle conferenze e agli intermezzi musicali, previa conferma, che, per ovvi motivi organizzativi sarà necessaria per arrecare meno disagio possibile ai visitatori.

La galleria
La mostra “Divinità, scimmie e segni zodiacali” del prossimo autunno sottolinea ancora una volta:
Il contesto di una galleria – museo
la ricchezza della collezione della galleria Moshe Tabibnia, che può disporre di esemplari significativi di qualsiasi tipologia, epoca e provenienza;
il fermento intellettuale, che anima la galleria ed il gruppo di ricerca, voluto da Moshe Tabibnia;
il rigore accademico con cui il centro di ricerca opera;
l’attenzione ad eventi e manifestazioni nazionali ed internazionali, affinché nella pianificazione di mostre ed eventi si possa lavorare in sinergia con altre istituzioni, così da amplificare i risultati e le iniziative delle singole istituzioni che operano e progrediscono nell’ambito del tessile antico
Questa, dunque, l’impostazione che con lungimiranza e generosità Moshe Tabibnia ha voluto conferire alla galleria, rinnovata nel 2006, ed ampliata così da disporre di nuove sale espositive, di una moderna biblioteca altamente specializzata, che annovera già più di 4000 volumi, una fototeca con più di 20.000 immagini, uffici specializzati dediti alla ricerca.

Stefan Hoenerloh - Galleria Rubin

Archiviato in: Lombardia, Pittura — scritto da claudia il 12 Settembre 2007

Stefan Hoenerloh, Rue Abigail et Brittany Hensel, 2006, olio su tela, 171 x 126 cmStefan Hoenerloh
22 settembre - 22 ottobre 2007

Inaugurazione venerdì 21 settembre 2007 ore 19.00
Galleria Rubin è lieta di annunciare la nuova personale del pittore tedesco Stefan Hoenerloh.

Stefan Hoenerloh dipinge città immaginarie che non hanno riscontri nel reale e lo fa con grande abilità tecnica, descrivendo ogni minimo dettaglio con una perizia degna degli antichi maestri.
L’artista tedesco ci offre vedute di panorami cittadini, con inquadrature limitate a pochi edifici monumentali accostati uno all’altro, a sviluppo verticale. Le opere dell’artista conducono l’osservatore attraverso vicoli e strade nascoste introducendolo in uno spazio scenico fittizio, dai caratteri neutri e indecifrabili per questo avvolti da un’aura di mistero. Il colore è steso in modo che la superficie della tela resti liscia, così che il pigmento pittorico non prenda corpo e non sottragga attenzione alla scena dipinta.
Hoenerloh ritrae città immaginarie che nascono da reminiscenze architettoniche che mescolano la maestosità delle rovine romane con gli antichi e austeri palazzi di una Germania sospesa nel tempo. I suoi panorami urbani sembrano rimandare ad una civiltà europea e occidentale, che in questo inizio secolo si vede minacciata a divenire sempre di più la periferica provincia di un impero che ha spostato il suo baricentro geopolitico.

Nasce a Karlsruhe nel 1960, tra 1980 e il 1986 studia Filosofia e Storia dell’Arte presso la Libera Accademia di Berlino. Vive e lavora a Berlino

Esposizioni personali (selezione):
2007  Galleria Rubin, Milano
2006  Galleria Jean-Luc & Takako Richard, Parigi
2005  The Blue Gallery, Londra
2005  Hof&Huyser, Amsterdam
2004  Galleria Rubin, Milano
2003  Kunstverein Emsdetten, Emsdetten
2002  Galleria Voss, Düsseldorf,
2002  Galleria Städtische, Viersen
2000  Galleria Voss, Düsseldorf
1999  Kunstverein, Tauberbischofsheim,
1999  Arnot Art Museum, New York
1997  Salon D`Art Contemporain de Bagneux, Parigi
1997  Galleria Neumann, Monaco
1997  Johnson und Johnson Fine Art, Berlino
1997  Galleria Raab, Berlino
1996  Kunstverein Friedrichstadt, Berlino
1996  Galerie im Turm, Berlino
1994  Galerie Zellweger, Basilea
1994  Galerie OZ, Parigi
1993  Realismus Trienale, Martin Gropius Bau, Berlino

Partecipazione a Fiere Internazionali (1993 – 2007)         
Art Cologne, Colonia;  Arte Fiera, Bologna; MiArt, Milano; Tefaf, Maastricht; Arco, Madrid; Art Brussels, Bruxelles; Art Frankfurt, Frankfurt; Art Forum Berlin, Berlino; Art International New York, New York;  Art Stockholm, Stoccolma; Gramercy, New York; Art Jonction, Cannes;  Toronto International Art Fair, Toronto; Kunstkabinett, Francoforte; Art Bodensee, Marburgo; Art Rotterdam, Rotterdam; Art Karlsruhe,  Karlsruhe

Galleria Rubin    Via Bonvesin de La Riva , 5  20129 Milano, tel. +39 02 36561080  fax. +39 02 36561075    inforubin@galleriarubin.com

Abituarsi all’idea

Archiviato in: Lombardia, Pittura — scritto da claudia il 5 Settembre 2007
Spazio espositivo:     Oratorio dei Disciplini, Clusone, (BG)
Titolo:         Abituarsi all’idea / variazioni sul tema della Danza Macabra
Vernissage:        Sabato 15 settembre 2007, alle ore 16.30
Data di chiusura:    7 ottobre 2007

Gli antichi spazi dell’Oratorio dei Disciplini di Clusone (BG), sono noti soprattutto per il celebre affresco che decora la facciata del convento, risalente al 1485 e che raffigura uno dei primi casi di Danza Macabra rinvenuti in Italia. Recenti interventi di restauro hanno consegnato ai visitatori del complesso un nuovo spazio destinato a periodiche esposizioni d’arte. In questo contesto si colloca il progetto intitolato  “ABITUARSI ALL’IDEA”.
Su invito dello storico d’arte Mauro Zanchi, l’artista Paolo Dolzan presenterà un corpo di opere concepite per l’occasione,  (dipinti, grafiche e sculture), nel tentativo di aggiornare l’iconografia e le tematiche di critica sociale legate al complesso tema della Danza Macabra. Durante il processo di elaborazione dell’iniziativa avviato da             più di un anno, si è creduto efficace estendere la proposta  ad altri artisti impegnati su diversi fronti di sperimentazione: Fulvio de Pellegrin, con il ciclo “Homines” (immagini tratte dalle Catacombe dei Cappuccini di Palermo), Heidi Lichtenberger (con le sue installazioni e video-proiezioni), il poeta sonoro Massimo Arrigoni                assieme  ai danzatori Maria Cristina Zanon e Yelly Thioune, (con una performance ispirata al capolavoro cinematografico Il Settimo Sigillo di Ingmar Bergman).

Orari di apertura:   
Tutti i giorni dalle 15.30 alle 19.00 – Mercoledì chiuso – INGRESSO LIBERO

Catalogo:       
Edizioni Publistampa (Pergine Valsugana), a cura di Mauro Zanchi,             112 pag., costo euro 30,00.

Curatore:        
Mauro Zanchi

Artista:       
Paolo Dolzan

Contributi artistici:   
Fulvio de Pellegrin, Heidi Lichtenberger, Massimo Arrigoni,                     Mariacristina Zanon, Yelly Thioune.

Os Gemeos - Assum Preto. Milano

Archiviato in: Lombardia — scritto da claudia il 4 Settembre 2007

Galleria Patricia Armocida
Milano
Inaugurazione del nuovo spazio espositivo

OS GEMEOS
Assum Preto

3 settembre – 3 novembre 2007

inaugurazione lunedì 3 settembre 2007 ore 18.00

Il 3 settembre apre a Milano, in Via Bazzini n° 17, in zona Piola a Milano, la Galleria Patricia Armocida, che prende il nome dalla sua giovane ideatrice. Il nuovo spazio espositivo, dedicato all’arte contemporanea, inaugura la sua attività con la personale degli artisti brasiliani Os Gemeos, per la prima volta esposti in una galleria in Italia.

Nata dall’esigenza di creare un luogo specifico che rappresenti il fermento del panorama underground indipendente, la galleria intende promuovere i protagonisti di questa scena artistica, italiani e internazionali, appartenenti alle nuove generazioni. Lo spazio si propone infatti come punto di riferimento per quegli artisti che, operando anche al di fuori dei convenzionali circuiti dell’arte, negli ultimi anni hanno influenzato profondamente la cultura visiva contemporanea, stabilendo un dialogo continuo con la città e il ritmo della metropoli.

Per il primo appuntamento, dal 3 settembre al 3 novembre 2007, Patricia Armocida ha invitato Otavio e Gustavo Pandolfo (1974, San Paolo del Brasile), due gemelli identici: da qui deriva il loro nome d’arte Os Gemeos, che in portoghese significa proprio “i gemelli”. Oltre a dipingere muri di grandi dimensioni nelle città, all’interno delle gallerie e dei musei, Os Gemeos realizzano tele, sculture, pitture-oggetto e installazioni site-specific meccaniche e interattive.

In questa mostra, dal titolo Assum Preto, Os Gemeos presenteranno alcune opere inedite: sei tele di grandi dimensioni e una installazione, oltre ad alcuni lavori che realizzeranno direttamente in galleria.

Amore per il disegno, attenzione per il dettaglio, assoluta padronanza del colore, sono alcuni degli elementi che contraddistinguono il lavoro di questi artisti, profondamente influenzati dalla cultura popolare brasiliana, dal contesto urbano e dal loro personalissimo immaginario. Inconfondibili i loro personaggi dai volti gialli, dove il tratto sottilissimo dello spray permette di creare un linearismo di grande raffinatezza e precisione, sostenuto da un notevole gusto decorativo. I soggetti, insieme fantastici e reali, sembrano usciti talvolta dalla realtà delle strade brasiliane, talvolta da un mondo onirico.

Partendo dalla cultura delle strade di San Paolo, le opere di Os Gemeos hanno ottenuto negli ultimi anni importanti riconoscimenti internazionali, e sono state esposte in prestigiose manifestazioni culturali come la Biennale di San Paolo nel 2001 e la Biennale dell’Havana a Cuba nel 2005. Tra le altre mostre collettive ricordiamo: Area 2010, Sydney, Australia, 2002; Chromopolis, paneli in Athens Olympic Games, Atene, Grecia, 2002; Break, New Image Gallery, Los Angeles, USA, 2003; Urbis Museum, Manchester, UK, 2004; Luggage Gallery, San Francisco, California, USA, 2004; Beatiful Losers: Contemporary Art and Street Culture, Contemporary Arts Center in Cincinnati, USA, 2004; The Smell of the Rain, Deitch Project Art Basel, Miami Beach, USA, 2005. Tra le ultime mostre personali: Cavaleiro Marginal, Deitch Project Gallery, New York, USA, 2005; Creative Time Project, Coney Island, New York, USA 2005; O peixe que comia estrelas cadentes, Galeria Fortes Vilaca, San Paulo, Brasile, 2006; Kelburn Castle Mural in Scozia nel 2007, Desenhos, Galeria Fortes Vilaca, San Paulo, Brasile, 2007.

Coordinate della mostra:
Artista: Os Gemeos
Titolo: Assum Preto
Date: 3 settembre - 3 novembre 2007
Inaugurazione 3 settembre ore 18.00
Presso: Galleria Patricia Armocida, via Bazzini n°17 Milano
Orari: dal martedì al sabato dalle h. 11.30-13.00/ 15.30-19.00
Ingresso: libero
Info: +39 02 36519304 / +39 3397291034
galleriapatriciaarmocida@gmail.com

Andrea Lucchesi - Galleria Entroterra Milano

Archiviato in: Lombardia, Pittura — scritto da claudia il 7 Agosto 2007

Maddalena olio su telaANDREA LUCCHESI
Inaugurazione:  15 settembre 2007  h. 17:30. Con la presenza dell’artista. Catalogo in galleria.
Date Mostra: dal 15 settembre 2007  al 13 ottobre 2007
Titolo mostra: Andrea Lucchesi
Spazio Espositivo: Via Biancospini, 2 -Milano
Orari di visita: dal lunedì al venerdì 15:00-19:00; Sabato 11:00 -19:00
Website: www.entroterra.it
Contacts: info@entroterra.it; press@entroterra.it
Ingresso libero

Sabato 15 settembre 2007 alle ore 17:30 presso lo spazio Entroterra si inaugura la personale dell’artista toscano Andrea Lucchesi.

“Ogni storia ha la sua importanza, mi interessano quelle persone di cui pochi si accorgono, che vivono nei sobborghi, ai margini degli agglomerati urbani, nelle periferie estreme.
Sono come guerrieri che si sono smarriti nella strada del ritorno dopo aver perso la loro battaglia.
Rifugiatesi in una sorta di terra di mezzo hanno scelto di resistere anziché soccombere”.
Lo stesso  Andrea Lucchesi  con queste  parole ci permette di conoscere la natura più profonda  della sua pittura e di farcene irretire.
Le opere del giovane artista fiorentino raccolgono nelle opache pennellate da cui sono composte stimoli diversissimi: dal classicismo più intenso e quasi arcaico alla modernità dei protagonisti della sua pittura che ci guardano con malinconica fierezza.
Lucchesi dipinge quello che c’è e della cui  esistenza a volte preferiremmo non sapere: un mondo anticonvenzionale, scomodo. L’artista, infatti, registra l’umanità silenziosa che lo circonda un’umanità eterogenea conosciuta attraverso la lunga frequentazione di un centro sociale vicino a Firenze. E’ qui che entra in contatto con tutti quegli antieroi che costituiscono il sottofondo delle nostre grandi e distratte città.
Lucchesi li ritrae rigorosamente dal vero, in studio (uno spazio che fu di Tito Conti e che, vincendo il prestigioso premio Tito e Maria Conti, conferito dall’Accademia delle Arti del Disegno di Firenze, ha in uso per cinque anni).
Con l’incisività della sua pittura, Lucchesi riesce a materializzare su tela la loro condizione incerta, interpretando il contesto urbano come palcoscenico sul quale si svolge questa loro infinita lotta per la sopravvivenza; lotta che, in fondo,  anche ognuno di noi, forse in forme e modalità diverse, deve combattere ogni giorno.
E probabilmente è proprio per questo  motivo che la pittura del giovane e promettente artista toscano ci tocca così profondamente: Lucchesi riesce a cogliere il male di vivere, per dirla come Montale, e ne fa manifesto della propria artisticità.
La malinconia  che il pittore infonde nelle sue tele però, non è disgiunta da una originalissima forma di sentimentalismo, evidente ad esempio ne Les jeunes amoreux, dove i due innamorati, sembrano giovani divinità greche, morbidamente adagiati l’una nelle braccia dell’altro, fieri del loro amore come un moderno Zeus, ornato di peplo e piercing  ed una ninfa dall’acconciatura rasta.
 Altre volte i  dipinti sono permeati da un senso di dolcezza familiare, come in Zoran, un cane che sembra riposarsi, stremato dopo una lunga ricerca, forse quella di una casa? Tenero parallelismo con gli altri soggetti, questa volta umani, anch’essi alla ricerca di un porto sicuro in cui trovare requie.
In un delizioso paradosso la modernità dei  suoi soggetti si lega ad una iconografia tipicamente classica: la pittura, la cui natura bidimensionale è sottolineata dalla scomparsa della prospettiva, diventa così ammantata di un alone ieratico e quasi sacrale, come in Gatto Piramide, quasi un frammento di pittura egizia riportato ai giorni nostri.
La superficie del dipinto, infatti, nega ogni profondità della scena, la campitura dello sfondo è piatta. La deformazione delle prospettive e il segno tagliente dell’espressionismo, la verità della nuova oggettività, la poetica di Bacon incentrata sulla solitudine e l’alienazione dell’individuo moderno si fondono nella sua opera rilevando un universo pittorico profondamente intriso di storia contemporanea e del suo sociale.
Come bene descrive Emma Gravagnuolo: Con una puntuale capacità descrittiva lascia che sia la forza di quanto rappresentato a fornire una chiave di lettura della realtà. I volti dei protagonisti sono presenze reali, immobili, ritratte in una fissità silenziosa. In alcuni quadri Lucchesi evidenzia il loro aspetto caricaturale, ne mette in luce comportamenti ambigui che esemplificano stereotipi e clichè. In altri, invece, i suoi personaggi testimoniano atteggiamenti confidenziali, espressioni spontanee, specchio della loro reiterata frequentazione nello studio dell’artista: la posa per i quadri e spesso lunga, paziente, a volte fatta di tentativi, si avvicina a quanto sosteneva Balthus “l’osservazione è un mezzo di conoscenza del mondo; occorre guardare, guardare e ancora guardare.” La loro forza è a portata di sguardo, sottolinea la domesticità e non l’eccezionalità.
Lo sguardo dell’artista stesso, acuto, sensibile,  sviluppa in questo modo  una politica dell’immagine estranea a facili sociologie, che  abbraccia tutto quello che ci circonda.

BIOGRAFIA

Andrea Lucchesi  è nato il 13 ottobre 1981 a Firenze, dove vive e lavora.
Frequenta il terzo anno dell’Accademia delle Arti del Disegno di Firenze.

Nel 2004 ha vinto il premio “Tito e Maria Conti”.

PRINCIPALI MOSTRE PERSONALI:

2002, Il Mugello disegnato, Convento di Bosco ai Frati San Pietro a Sieve (FI); Villa di Cavaggiolo, Barberino di Mugello (FI) a cura di Giuseppe  Cordoni.

2003, Il Mugello disegnato, Palazzo Panciatichi, Firenze, a cura di Giuseppe Cordoni; Il Mugello dipinto, Villa di Cavaggiolo, Barberino di Mugello (FI) a cura di Giuseppe Cordoni.

2004, Il Mugello dipinto, Fondazione per l’Arte Contemporanea Cà La Ghironda, Zolla Pedrosa (BO); L’Entronauta, Antico Spedale di S.Antonio, Lastra a Signa (FI).

2005, Gente e luoghi del Mugello, Villa Caruso e Antico Spedale di S.Antonio, Lastra a Signa (FI); Figure, Palazzo Ghibellino, Empoli (FI); Abitare il paesaggio, Castello di Grotti, Ville di Corsano (SI) a cura di Nicola Miceli; Gallerie Comunali d’Arte, Palazzo del Ridotto, Cesena; Lospunks, Galleria Blob Art, Livorno a cura di Emma Gravagnuolo.
          
ENTROTERRA : come si arriva
-Tram 14 (che passa da piazza del Duomo - via Torino - P.ta Genova) fermata Largo Giambellino
-Autobus 50  o 61 fermata piazza Frattini
-Metropolitana fino a Primaticcio (linea rossa) + autobus 64 e dopo tre fermate si arriva in largo Gelsomini, a due passi da largo Giambellino.

ASSOCIAZIONE CULTURALE ENTROTERRA
Sede espositiva: Via Biancospini, 2- 20149 Milano tel. +39 02-42297041
Sede legale: Via Perlasca, 13/E- 25086 Rezzato (BS) tel. +39 030-2593763  
cell. 340-7781096 oppure 338-9649806
e-mail: info@entroterra.it
www.entroterra.it

Arte Italiana 1968-2007 Pittura

Archiviato in: Lombardia, Pittura — scritto da claudia il 24 Luglio 2007

Valerio Adami - Professione PittoreMilano, Palazzo Reale,
13 luglio – 11 novembre 2007

ARTE ITALIANA. 1968 – 2007 PITTURA
Una mostra ideata da Vittorio Sgarbi

Un’appassionata e alternativa ricostruzione della pittura in Italia negli ultimi quarant’anni, questo è quanto si propone la mostra “ARTE ITALIANA 1968 – 2007 PITTURA”, ideata da Vittorio Sgarbi, curata da Maurizio Sciaccaluga, in programma a Milano, a Palazzo Reale, dal 13 luglio all’11 novembre 2007.
Promossa dal Comune di Milano – Assessorato alla Cultura e realizzata da Artematica, la mostra riunisce, decennio per decennio, il meglio che la pittura italiana ha saputo esprimere in quest’ultimo mezzo secolo, dalla data-simbolo del 1968 fino alle esperienze più recenti.
Spartiacque non solo politico ma anche culturale ed estetico, il 1968 rappresenta il simbolo del crollo delle ideologie, ma anche delle idee unanimamente condivise circa il senso del bello in arte e la rottura dei codici espressivi.
«Quella che i quadri di questa mostra raccontano  - afferma Maurizio Sciaccaluga - è “l’altra faccia” della storia dell’arte di questi ultimi decenni: una storia diversa, alternativa a quella che ci è stata spacciata per decenni come l’unica possibile dal conformismo dilagante dei musei e delle manifestazioni internazionali, dove i nomi che si rincorrono sono sempre quelli dei “soliti noti” e dove la buona pittura è quasi sempre bandita, in favore di modeste ideuzze pubblicitarie e provocazioni da quattro soldi».

La mostra rivisita e ripropone quattro decenni di pittura italiana vengono rivisitati secondo nuovi punti di vista. A metà strada tra il museo, la quadreria secentesca e la raccolta privata dei numerosi collezionisti contemporanei che in questi anni hanno permesso a molti degli artisti presenti di continuare a produrre e a creare, l’esposizione raccoglie oltre cento opere di diversa dimensione, per rappresentare, decennio per decennio, l’evoluzione del gusto e la crescita di una tradizione, quella della pittura italiana, che fino al Futurismo e a Valori Plastici il mondo ha guardato con entusiasmo e ammirazione.
Nelle sale di Palazzo Reale si potranno ammirare quadri degli artisti che hanno segnato la storia artistica italiana ed europea, da Domenico Gnoli, a Renato Guttuso, a Piero Guccione, a Valerio Adami, a Gianfranco Ferroni, ma anche di artisti meno conosciuti e spesso sottovalutati, a torto, dalla critica, come Adelchi Mantovani, Gustavo Foppiani, Lorenzo Tornabuoni, Giancarlo Vitali, pittori che hanno lavorato quasi clandestinamente, per anni, dipingendo, creando mondi e quadri leggendari, amati appassionatamente da ristretti gruppi di critici, di letterati e collezionisti
Attraverso alcuni grandi quadri-simbolo che rappresentano i punti culminanti della pittura italiana, ma anche attraverso moltissime opere di piccole e medie dimensioni, riunite insieme in spettacolari quadrerie a testimoniare l’humus culturale e lo “spirito” estetico dei periodi presi in considerazione, sarà così possibile ripercorrere il succedersi dei grandi movimenti che si sono avvicendati dalla fine degli anni Sessanta a oggi; dalla Pop Art italiana, all’Anacronismo, alla Transavanguardia, per procedere con i Nuovi Nuovi, i Medialisti, l’Officina Milanese, la scuola torinese e la rinascita della nuova pittura tra gli anni Novanta e il Nuovo Millennio.

“ARTE ITALIANA 1968 – 2007 PITTURA”
Milano, Palazzo Reale (Piazza Duomo, 12),
13 luglio – 11 novembre 2007

Una mostra ideata da Vittorio Sgarbi; a cura di Maurizio Sciaccaluga. Promossa da Comune di Milano, Assessorato alla Cultura. Realizzata da Artematica.
Catalogo Skira.
Orari: lunedì dalle ore 14:30 alle ore 19:30; martedì, mercoledì, venerdì, sabato e domenica dalle ore 9:30 alle ore 19:30; giovedì dalle ore 9:30 alle ore 22:30.
Biglietti: intero: 9 euro; ridotto: 7 euro.

Arte e Omosessualità. Da Von Gloeden a Pierre et Gilles

Archiviato in: Lombardia, Pittura — scritto da claudia il 10 Luglio 2007

Le supplice d'Ixion, Pierre et GillesARTE E OMOSESSUALITA’. Da von Gloeden a Pierre et Gilles
Milano, Palazzo della Ragione
Dal 10 luglio all’ 11 novembre 2007

La mostra, voluta dall’Assessore alla Cultura del Comune di Milano Vittorio Sgarbi, curata da Eugenio Viola e organizzata da Artematica, propone più di 150 artisti per indagare, per la prima volta in Italia in maniera così ampia, le connessioni tra arte e omosessualità nel periodo che dalla nascita della fotografia arriva fino ad oggi, idealmente da Von Gloeden a Pierre et Gilles.

La rappresentazione visiva di soggetti strettamente connessi all’omoerotismo è presente nella storia dell’essere umano dalla notte dei tempi, anche se le valenze culturali che esprime e i significati che sottende sono ovviamente il riflesso di contesti storici e socio-culturali particolari. Scene a sfondo omoerotico compaiono nella produzione vascolare dell’antica Grecia e nei bassorilievi persiani, agli albori dell’arte orientale come nella rinascenza italiana e nel barocco; un fil rouge sottile che attraverso cortocircuiti e passaggi fondamentali giunge sino ad oggi, sviluppandosi autonomamente e molto tempo prima dell’elaborazione del moderno concetto di diversità di genere.

Ma cosa si dovrebbe intendere esattamente per “arte omoerotica”? Opere create da artisti della cui omosessualità siamo certi e in cui spesso, ma non necessariamente, è riscontrabile qualcosa che rimanda ad un gusto omoerotico? Oppure bisogna prendere in considerazione l’opera di autori che ufficialmente non risultano omosessuali ma le cui creazioni rivelano uno straordinario erotismo che spinge verso questa interpretazione? Partire dall’omosessualità di un artista per l’interpretazione della sua opera presenta una serie di questioni spinosissime. La conoscenza dell’orientamento (omo)sessuale dell’autore in genere allerta circa la possibile presenza di una rappresentazione metaforica dell’omosessualità. Quale rapporto s’instaura tra biografia dell’artista e interpretazione dell’opera?

Il criterio di selezione delle opere in mostra non tiene conto di questo rapporto ma si basa sulle caratteristiche specifiche delle singole opere, individuando, oltre le convenzionali identità di genere, un filone tematico all’interno di un comune modo di sentire, di esprimere stati d’animo, attitudini, emozioni, senza alcuna pretesa di definire i canoni di uno “specifico omosessuale” nell’arte. In base a questa logica alcune opere esibiscono un contenuto apertamente omoerotico, mentre in altre questo si esprime in modo latente attraverso codici specifici, simboli, allusioni, allegorie, metafore. Un percorso che dalle fotografie arcadiche del barone von Gloeden ripercorre i territori della fotografia omoerotica, da Herb Ritts e Bruce Weber a Mapplethorpe, da Jack Pierson a Lorca di Corcia, con uno sguardo all’estetica camp di James Bidgood recuperata in anni più recenti da David Lachapelle a Pierre et Gilles. Artisti che operano ormai in un momento storico in cui è possibile affrontare liberamente tematiche gay, lesbiche o transgender, proponendo turbamenti e questioni preponderanti e spesso cruciali per buona parte dell’arte della fine del secolo scorso e dello schiudersi del nuovo millennio. Un percorso per exempla che da Louise Bourgeois e Carol Rama arriva a David Hockney, Andy Warhol e Gilbert&George, passando per le peregrinazioni identitarie di Urs Luthi, Ugo Rondinone, Yasumasa Moritura, EVA &ADELE.
Un percorso per immagini attraverso l’evoluzione della percezione e la conseguente rappresentazione della diversità esistenziale, mettendo in risalto l’opera dell’ultima generazione di artisti che utilizzano l’amore omoerotico come espediente per mettere in questione sovrastrutture di razza, desiderio, genere e identità sessuale, e di abbattere le convenzionali distinzioni tra arte, erotismo e pornografia.

ARTISTI:
Alberto Abate, EVA&ADELE, Nobuyoshi Araki, Arbour, Agostino Arrivabene, Assume Vivid Astrofocus, Franko B, Matteo Basilè, Betty Bee, James Bedgood, Jacopo Benassi, Louise Bourgeois, Carlo Bertocci, Antje Blumenstein, Louise Bourgeois, Daniele Buetti, Jeff Burton, Davide Cantoni, Maurizio Cannavacciuolo, Felipe Cardeña, Jota Castro, Maurizio Cattelan, Eleonora Ciroli, Larry Clark, Lovett&Codognone, Mataro Da Vergato, Edwin David, Filippo de Pisis, Mark Dermond, Sebastiano Deva, Gulio Durini, Tracey Emin, Rainer Fetting, Leonor Finì, Tom of Finland, Fischerspooner, Samuel Fosso, Jim French, Lino Frongia, Anna Fusco, Pierre et Gilles, Gilbert&George, Luis Gispert, Nicola Gobbetto, Anthony Goicolea, Nan Goldin, Steven Gontarski, Ettore Greco, David Hilliard, David Hockney, Harry Holland, Nir Hod, Francesco Impellizzeri, Anna Keen, John Kirby, Micha Klein, Steven Klein, Terence Koh\Asian Punk Boy, Yayoi Kusama, Bruce La Bruce, David LaChapelle, Annika Larsson, Alex Lee, Marc Leckey, Christian Leperino, Mariangela Levita, Philip Lorca Di Corcia, Bruce of Los Angeles, Urs Luthi, Ivan Malerba, Robert Mapplethorpe, Ryan McGinley, Klaus Mekrens, Man Lu Ming, Paco&Manolo, Pierre Molinier, Claudio Nonnini, Yasumasa Morimura, Barbara Nahmad, Helmut Newton, Tom of Finland, Erwin Olaf, Luigi Ontani, Gonzalo Orquin, Paul P., Camilla Paternò, Philip Pearlstein, Dino Pedriali, Walter Picardi, Jack Pierson, Guglielmo Pluschow, Carol Rama, Terry Richardson, Terry Rogers, Ugo Rondinone, Rosy Rox, Thomas Ruff, Dean Sameshima, Matteo Sanna, Timothy Greenfield-Sanders, Livio Scarpella, Paolo Schmidlin, Collier Schorr, Andres Serrano, Marcello Severi, Marcello Simeone, Moio&Sivelli, Alix Smith, Paolo Schmidlin, Paul Smith, Orfeo Tamburi, Mario Testino, Giovanni Testori, Lorenzo Tornabuoni, Andy Warhol, Sam Taylor.Wood, Iké Udé, Francesco Vezzoli, Claudio Vitale, Coniglio Viola, Wilhelm Von Gloeden, Bruce Weber, Joel Peter Witkin, Young Elizabeth

Arte e Omosessualità. Da von Gloeden a Pierre et Gilles Milano, Palazzo della Ragione
Mostra promossa dal Comune di Milano – Assessorato alla Cultura e organizzata da Artematica. A cura di Eugenio Viola. Catalogo Electa.
Orario:lunedì dalle 14,30 alle 19,30; altri giorni: 9,30 – 19,30; giovedì apertura prolungata sino alle 22,30. Ingresso: 7 euro, ridotto: 5 euro.

Una sezione della mostra è vietata ai minori di anni 18


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